Portuno (latino Portunus o Portumnus) è il dio romano dei porti e delle porteGli Scholia Veronensia all'Eneide riportano una citazione di Varrone, che definisce Portuno deus portuum portarumque praeses ("il dio che presiede ai porti e alle porte"). I Romani lo assimilarono al dio greco Palemone, in quanto anch'egli dio dei portiDario Sabbatucci, La Religione di Roma antica, edizioni Il Saggiatore, 1988 (pag. 272). ISBN 9788804309543... Culto Il suo culto pubblico era curato a Roma da uno dei dodici flamini minori, il flamine portunale. La sua festività era denominata Portunalia e si celebrava il 17 agosto. Nel tardo calendario filocaliano, la festa del 17 agosto è chiamata Tiberinalia, nome derivato dall'essere celebrata al Porto Tiberino, dove si trova il tempio di Portuno.

Negli Scholia Veronensia si ha un breve accenno a ciò che accadeva durante la cerimonia dei Portunalia, ma non è chiaro di cosa si trattasse a causa delle differenti tradizioni manoscritte. Secondo l'edizione curata da Heinrich Keil sembra che si gettassero delle chiavi nel fuocohuius dies festus Portunalia, qua apud veteres claves in focum add(ere prope) more institutum: citato da G. Vaccai, Le feste di Roma antica, pag. 164. Roma, Edizioni Mediterranee, 1986.; secondo quella di Angelo Mai (e accettata da Ludwig Preller), invece, si sarebbe trattato di portare le chiavi nel Foro per un sacrificio di espiazionePortunalia qua apud veteres claves in forum adductas piare institutum: Vaccai, ibidem.. In ogni caso le chiavi avrebbero avuto una parte nella festa, forse come simbolo della casa da purificareÈ l'opinione di G. Vaccai, ibidem..

Il tempio di Portuno era stato dedicato proprio il giorno dei Portunalia, secondo quanto riferito da VarroneMarco Terenzio Varrone, De lingua latina, VI, 19: "Portunalia si dicono da Portuno cui in quel giorno fu dedicato un tempio nel porto del Tevere, ed istituita una festa"., e si trovava presso il Ponte Emilio, come indicano alcuni antichi calendari romaniNel calendario di Capranica si legge: Portuno ad pontem Aemiliano ad theatrum Marcelli; in quello di Amiterno: Feriae Portuno Portun... ad pontem Aemilium..

Nell'Eneide, Portuno viene invocato da Cloanto durante la gara delle navi e il dio risponde spingendo la nave in avantiPublio Virgilio Marone, Eneide, V, 241: et pater ipse manu magna Portunus euntem impulit ("il padre stesso Portuno con grande mano sospinse la nave in corsa")..

Durante il processo di reinterpretazione delle divinità romane sulla base della mitologia greca, il dio Portuno fu identificato con Palemone, anch'egli protettore dei porti, assorbendone anche i miti, cosicché a Portuno fu attribuita come madre la dea Mater Matuta, che a sua volta era stata assimilata a Leucotea, la madre di PalemonePublio Ovidio Nasone, Fasti, VI, 545-547: Leucothea Grais, Matuta vocabere nostris; in portus nato ius erit omne tuo, quem nos Portunum, sua lingua Palaemona dicet ("tu sarai chiamata Leucòtea dai Greci, e dai nostri Matuta, e il potere sui porti sarà interamente di tuo figlio, che noi diremo Portuno, e la sua lingua originaria Palèmone")..

Studi moderni su Portuno

Nell'iconografia Portuno veniva rappresentato con le chiavi in mano, in quanto protettore delle porte. Questo aspetto del dio, in passato, ha fatto ritenere ad alcuni studiosi che Portuno potesse essere un duplicato o una "specializzazione" di Giano. Secondo Georg WissowaGeorg Wissowa, Religion und Kultus der Römer, seconda edizione, 1912, p. 112., il senso di protettore dei porti sarebbe solo una funzione secondaria, mentre quella originaria sarebbe la protezione delle entrate. L'opinione di Wissowa è condivisa da Kurt LatteKurt Latte, Römishe Religionsgeschichte, 1960, p. 132., mentre per Albert GrenierAlbert Grenier, "Les religions étrusque et romaine", in Mana, 2, III, 1948, p. 101., Portuno è un "genio della navigazione" ed è lui stesso una specie di Giano perché il porto è una specie di porta. Paul FabrePaul Fabre, "La religion romaine", in Histoire des religions di Maurice Brillant e René Aigrain, 1955., in modo simile, afferma che Portuno è una indigitazione di Giano e che in origine sarebbe stato numen dei passaggi ma poi si sarebbe "specializzato" nella protezione del porto di Roma. Georges Dumézil, invece, rifiuta queste assimilazioni e ritiene che sia un processo secondario derivato dalla vicinanza delle funzioni delle due divinitàGeorges Dumézil, Feste romane, nota 3, pag. 241. Genova, Il Melangolo, 1989. ISBN 8870180913..

Etimologia e significato originario Secondo Dumézil, i termini latini portus e porta (dai quali viene il nome del dio) sarebbero eredi di una radice indoeuropea *protu-.

Da questa radice sarebbe derivato l'avestico peretu, che ha il significato di "passaggio", specialmente di "ponte" e talvolta di "guado"; nelle lingue celtiche abbiamo il gallico ritu-, il gallese ryd, l'irlandese rith che hanno l'esclusivo significato di "guado"; tra le lingue germaniche, abbiamo il norreno fjörðr (da *ferthu-), anglosassone ford, antico alto tedesco furt, che hanno il significato di "guado"Georges Dumézil, Feste romane, pag. 42. Genova, Il Melangolo, 1989. ISBN 8870180913..

Secondo una tesi di Giuliano Bonfante, poi ripresa anche da Georges Dumézil, Portuno sarebbe stato in origine il dio degli attraversamenti d'acqua, cioè dei guadi e tale interpretazione risalirebbe ai tempi in cui gli antenati dei Latini vivevano in villaggi palafitticoli nell'area centro-europea. In quel contesto, l'accesso al villaggio sarebbe stato contemporaneamente un porto (per l'attracco delle imbarcazioni) e una porta (per l'entrata al villaggio)Giuliano Bonfante, "Tracce di terminologia palafitticola nel vocabolario latino?", Atti dell'Istituto Veneto di scienza, lettere e arti, 97, 1937, pp. 53-70..

Note

Voci correlate Tempio di Portuno Flamine portunale Santa Maria in Portuno

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