La Costituzione della Romania, del 1991 e riformata nel 2003, proclama la Romania una repubblica democratica e sociale, che deriva la sua sovranità dal popolo. Afferma inoltre che "la dignità umana, i diritti civili e libertà, lo sviluppo non ostacolato della personalità umana, la giustizia e il pluralismo politico sono valori supremi e garantiti".

Principali istituzioni politiche

La costituzione prevede un Presidente, un Parlamento, una Corte Costituzionale e un sistema separato di tribunali inferiori tra i quali la Corte Suprema.

Potere legislativo Il potere legislativo nazionale è attribuito a un Parlamento (Parlament) bicamerale, che consiste nella Camera dei deputati di 331 membri (Camera Deputaţilor) e nel Senato (Senat) di 136 membri. Essi sono eletti ogni quattro anni per suffragio universale con un sistema proporzionale per liste di partito rumeno.

Il Presidente, il primo ministro e il governo Il presidente è eletto con voto popolare per un massimo di due mandati di 5 anni (4 anni fino al 2004). Egli è il Capo di Stato (incaricato di salvaguardare la costituzione, gli affari esteri e il funzionamento corretto delle autorità pubbliche), comandante supremo delle forze armate e presidente della Corte suprema di difesa. Secondo la costituzione egli funge da mediatore tra i poteri centrali dello Stato, così come tra lo Stato e la società. Il presidente nomina il primo ministro, che a sua volta sceglie il governo. Quest'ultimo deve essere confermato dal Parlamento con un voto di fiducia.

Potere giudiziario Il sistema giudiziario Rumeno si basa sul Codice napoleonico. Il potere giudiziario è indipendente, e i giudici nominati dal presidente non sono rimovibili. Il Presidente e gli altri membri della Corte Suprema sono nominati per un periodo di 6 anni, e possono essere nominati per più mandati consecutivi. I procedimenti sono pubblici, eccetto circostanze particolari indicate dalla legge.

La Corte Costituzionale giudica la costituzionalità delle leggi che le vengono sottoposte in giudizio, e decide sugli appelli provenienti dagli organi giudicanti riguardanti la costituzionalità di leggi e decreti. La Corte è composta da 9 giudici, nominati per un periodo di nove anni. Tre giudici sono nominati dalla Camera dei deputati, tre dal Senato, e tre dal Presidente della Repubblica.

Il Ministero della Giustizia rappresenta "l'interesse generale della società" e difende l'applicazione della legge insieme con i diritti e alle libertà dei cittadini. Il ministero esercita i propri poteri attraverso organi giudicanti pubblici, indipendenti e imparziali.

Suddivisione amministrativa Per ragioni territoriali e amministrative, la Romania è divisa in 41 contee, più la città di Bucarest. Ogni contea è governata da un consiglio cittadino eletto. I consigli locali e i sindaci eletti sono le autorità di pubblica amministrazione nei villaggi e piccole città. Il consiglio di contea è la locale autorità di pubblica amministrazione che coordina le attività di tutti i consigli di villaggi e piccole città in una contea.

Il governo centrale nomina un prefetto per ogni contea e per la municipalità di Bucarest. Il prefetto è il rappresentante del governo a livello locale e dirige qualsiasi servizio pubblico dei ministri e altre agenzie centrali a livello di contea. Un prefetto può bloccare l'azione di un'autorità locale se la giudica illecita o anticostituzionale. La questione è poi decisa da una corte amministrativa.

Con la nuova legislazione in vigore dal gennaio 1999, i consigli locali hanno il controllo sulla spesa delle somme assegnate loro dalla amministrazione centrale, così come l'autorità di istituire imposte locali addizionali. I prefetti designati dal governo centrale, che avevano in precedenza una autorità significativa sui bilanci, si limitano ora a una revisione delle spese per controllare la loro costituzionalità.

Sviluppi Dal 1989 la Romania ha fatto sorprendenti progressi nella istituzionalizzazione dei principi liberali, nelle libertà civili e nel rispetto dei diritti umani. Comunque, un gran numero degli attuali politici rumeni (membri di tutti i partiti di ogni tendenza) sono ex membri del Partito Comunista Romeno.

Poiché essere membri del partito era un'esigenza per avanzare a posizioni di alto livello prima del 1989, tuttavia, si cominciò a farne parte più per un desiderio di fare carriera che per una qualsiasi convinzione politica. Ciò nonostante, il passato comunista della maggioranza dei contemporanei politici rumeni è fonte di controversie infinite.

1990-1992 Più di 200 nuovi partiti politici sorsero dopo il 1989, gravitando attorno a personalità piuttosto che attorno a programmi. Tutti i maggiori partiti sposarono le riforme liberali e del mercato, a vari livelli. Di gran lunga il partito più grande, il Fronte di Salvezza Nazionale (FSN) allora al governo propose riforme economiche lente e caute e un sistema di sicurezza sociale. Al contrario, i maggiori partiti di opposizione, il Partito Nazionale Liberale (PNL) e il Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico (PNTCD) erano a favore di riforme veloci, impetuose, privatizzazione immediata, e la riduzione del ruolo dei membri dell'ex partito comunista. Il Partito Comunista Rumeno cessò di esistere.

Nelle elezioni generali del 1990, il FSN e il suo candidato alla presidenza, Ion Iliescu, vinse con una larga maggioranza di voti (66,31% e 85,07%, rispettivamente). I partiti più forti all'opposizione erano l'Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR), con il 7,23%, e il PNL, con il 6,41%.

Dopo l'improvviso licenziamento del Primo Ministro del FSN Petre Roman (in seguito a un'irruzione a Bucarest, alla fine del 1991, di minatori di carbone arrabbiati e insoddisfatti), solo pochi mesi prima delle elezioni generali del 1992, il FSN si divise in due. I seguaci del presidente Iliescu formarono un nuovo partito, il Fronte Democratico di Salvezza Nazionale (FDSN), mentre i seguaci di Roman mantennero il nome originario del partito, FSN.

1992-1996 Le elezioni locali e nazionale del 1992 rivelarono una spaccatura politica tra i maggiori centri urbani e la campagna. Gli elettori rurali, che erano riconoscenti per la restituzione della maggior parte della terra agricola ai coltivatori ma timorosi dei cambiamenti, appoggiarono fortemente il presidente Ion Iliescu e il FDSN, mentre l'elettorato urbano appoggiò la Convenzione Democratica Romena (CDR), una coalizione composta da molti partiti - dei quali il PNTCD e il PNL erano i più forti - e organizzazioni di cittadini, e riforme più rapide. Iliescu vinse facilmente la rielezione in una competizione con altri cinque candidati. Il FDSN ottenne una maggioranza relativa in entrambe le camere del Parlamento. Con il CDR, il secondo gruppo parlamentare per grandezza, riluttante a prendere parte alla coalizione di unità nazionale, il FDSN (ora PDSR) formò un governo con primo ministro Nicolae Văcăroiu, un economista, con l'appoggio parlamentare dei nazionalisti del Partito Rumeno dell'Unità Nazionale (PUNR) e del Partito Romania Più Grande (PRM), così come del Partito Socialista dei Lavoratori (PSM). Nel gennaio 1994 la stabilità della coalizione al governo divenne problematica, quando il PUNR minacciò di revocare il suo sostegno se non gli fossero stati concessi ministri. Dopo intense negoziazioni, in agosto, due membri PUNR ricevettero gli incarichi nel governo Văcaroiu. A settembre, anche il ministro della giustizia in carica entrò a far parte del PUNR. Il PRM e il PSM lasciarono la coalizione rispettivamente nell'ottobre e nel dicembre del 1995.

1996-2000 Le elezioni locali del 1996 mostrarono un importante cambiamento nell'orientamento politico dell'elettorato rumeno. I partiti di opposizione diventarono popolari a Bucarest e nella maggior parte delle grandi città in Transilvania e in Dobrugia. Questa tendenza continuò nelle elezioni nazionali dello stesso anno, in cui l'opposizione dominò le città e guadagnò grandemente nelle aree rurali precedentemente dominate da Iliescu e dal PDSR, che persero molti elettori nelle loro roccaforti elettorali, tranne che in Transilvania. La campagna elettorale dell'opposizione si incentrò sui due temi della necessità di reprimere la corruzione e di rilanciare le riforme economiche. Questo messaggio fu bene accolto dagli elettori, portando a una vittoria per la coalizione CDR e all'elezione di Emil Constantinescu come presidente. Per assicurare la sua maggioranza elettorale, il CDR invitò al governo anche il Partito Democratico (nuovo nome del FSN) di Petre Roman e l'UDMR (appoggiata dalla minoranza ungherese). Durante i seguenti 4 anni la Romania ebbe tre primi ministri. Comunque, nonostante questi cambi di leadership e costanti contrasti interni, i partiti al governo riuscirono a mantenere la loro coalizione.

2000-2004 Le elezioni parlamentari del 26 novembre 2000 videro la vittoria del Partito Socialdemocratico (PSD: 36,6% e 155 seggi), seguito dal Partito Grande Romania (PRM: 19,4% e 84 seggi), mentre i sostenitori del governo uscente, la Convenzione Democratica Romena, persero tutti i seggi e si dissolsero poco dopo, lasciando il campo in Parlamento al Partito Democratico (PD) e al Partito Nazionale Liberale (PNL), oltre che all'Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR). Il governo fu guidato da Adrian Năstase (PSD). Le elezioni presidenziali del 2000, tenute in contemporanea, furono nuovamente vinte da Ion Iliescu (PSD).

2004-2008 Il 29 novembre 2004 le elezioni del parlamento videro lUnione nazionale (PSD-PUR: 36,8% e 132 seggi) prevalere sull'Alleanza Giustizia e Verità (PD-PNL: 31,5% e 112 seggi); terzo fu il Partito Grande Romania (PRM: 13,0% e 48 seggi), seguito dalla minoranza ungherese (UDMR: 6,2% e 22 seggi). Le altre minoranze nazionali ottennero i 18 seggi previsti dalla costituzione. Nel dicembre 2004, dopo una campagna elettorale serrata e vinta di stretta misura, Traian Băsescu, membro del Partito Democratico (PD), alleato del Partito Nazionale Liberale (PNL), sconfisse al secondo turno Adrian Năstase del Partito Socialdemocratico (PSD) e fu eletto Presidente. Il governo venne sostenuto da una coalizione tra PD, PNL, UDMR e PUR (ora PC) guidata da Călin Popescu Tăriceanu (PNL). Il 19 aprile 2007 il Parlamento rumeno ha sospeso il Presidente dall'incarico, e dopo che la Corte Costituzionale ha riconosciuto la decisione parlamentare il 20 aprile 2007, Nicolae Văcăroiu ha assunto la carica di Presidente ad interim fino al 23 maggio, quando il referendum ha confermato Băsescu nella carica.

2008 a oggi