La famiglia Colonna è una storica casata patrizia romana, tra le più antiche documentate dell'Urbe e una delle più importanti nel Medioevo e nell'Età moderna.
Nella sua millenaria storia si contano un Papa, ventitré cardinali, mecenati, letterati, filosofi, uomini d'arme dello Stato Pontificio, del Regno di Napoli e dell'Impero spagnolo, diplomatici e uomini politici dell'Italia unita. In età medievale, i membri del casato ricoprirono continuativamente la carica di Senatore di Roma. Godettero inoltre dei titoli ereditari di Patrizio Napoletano, Patrizio Veneto, Gran Connestabile del Regno di Napoli e Principe assistente al Soglio pontificio. Uno dei suoi motti è: Mole sua stat ("sta fermo sul suo peso", "sta fermo sulla sua grandezza").
Discendente da un ramo dei Conti di Tuscolo, potentissima consorteria feudale che dominò Roma e il Papato nel corso del X secolo, il casato emerse come autonoma famiglia a partire dal XII secolo con il capostipite Petrus de Columna, inserendosi sin da subito nella lotta tra la Chiesa e il Sacro Romano Impero e schierandosi su posizioni ghibelline, contrariamente ai guelfi Orsini, con i quali sorse una duratura inimicizia.
Particolarmente violento fu, alla fine del XIII secolo, lo scontro con papa Bonifacio VIII e con i Caetani, che innescò una crisi internazionale nella quale venne coinvolto anche il re francese Filippo il Bello, culminata con il celebre episodio dell'Oltraggio di Anagni ad opera di Sciarra Colonna. Lo stesso Sciarra (soprannome di Giacomo Colonna), ora in lotta contro il fratello Stefano, passato alla parte guelfa, incoronò in Campidoglio l'imperatore Ludovico il Bavaro nel 1327.
Nel corso del XIV secolo si illustrò il cardinale Giovanni Colonna, protettore di Francesco Petrarca.
Nei secoli successivi, i Colonna, suddivisi in numerosi rami familiari, dei quali massima importanza assunsero quello di Palestrina e, successivamente, quello di Genazzano-Paliano, mantennero la loro posizione alla testa dell'aristocrazia romana e assunsero un deciso protagonismo nelle vicende italiane e internazionali del loro tempo. Nel 1417 il cardinale Oddone Colonna divenne papa con il nome di Martino V. Egli ricompose lo Scisma d'Occidente e riportò la Sede pontificia da Avignone a Roma, dando impulso alla ripresa economica della città e ai primi slanci della cultura umanistica rinascimentale.
Nel corso delle Guerre d'Italia la tradizione militare e cavalleresca del casato si espresse in molti condottieri e capitani di ventura. In particolare i cugini Prospero e Fabrizio, protagonista quest'ultimo del dialogo sullArte della guerra di Machiavelli, furono al servizio degli Asburgo e tra i principali artefici della vittoria spagnola contro la Francia nel conflitto, in continuità con la fedeltà al ghibellinismo già professato in epoca medievale. I cugini Colonna furono anche protagonisti della Disfida di Barletta, nella quale scelsero i componenti della squadra di 13 cavalieri italiani.
Nel 1512 papa Giulio II riuscì a imporre la cessazione delle plurisecolari lotte tra i Colonna e gli Orsini riaffermando l'autorità pontificia sulle famiglie baronali. Gli scontri tra i Colonna e il papato tuttavia cessarono solo nel 1557 con la pace di Cave, nella quale Marcantonio II, dopo un sanguinoso conflitto e grazie al sostegno dalla Spagna, conseguì la vittoria contro le pretese nepotistiche di papa Paolo IV. Nel 1575, lo stesso Marcantonio fu il comandante della flotta pontificia alla Battaglia di Lepanto e tra i protagonisti della vittoria cristiana sul Turco.
In questo periodo si illustrò anche una delle principali donne intellettuali e umaniste del Rinascimento, Vittoria Colonna, figlia di Fabrizio e musa ammirata di poeti, artisti e letterati, quali, tra gli altri, Ludovico Ariosto e Michelangelo Buonarroti.
Nel corso dei secoli successivi, la storia del casato rimase sempre intrecciata alle vicende dello Stato pontificio e delle altre potenze europee. Il principe Lorenzo Onofrio Colonna si legò alla Francia sposando Maria Mancini, nipote del cardinale Giulio Mazzarino. Avido collezionista e protagonista delle vicende artistiche della Roma barocca, fu tra l'altro il committente della magnifica Galleria che ancora oggi adorna il palazzo romano della famiglia. Imparentati anche con i Savoia, i Colonna ospitarono a Roma il re Carlo Emanuele IV in esilio in seguito all'invasione napoleonica dell'Italia.
In seguito all'Unità d'Italia i Colonna si inserirono nella vita politica del nuovo Stato italiano, tramite un sindaco di Roma, Prospero Colonna, membri del Parlamento e diplomatici. Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, appartenente a un ramo della casata trapiantato in Sicilia sin dal XIII secolo, fu Ministro delle Poste nel Governo Facta I, dal 26 febbraio al 2 marzo 1922 e successivamente nel Governo Mussolini dal 28 ottobre 1922 al 5 febbraio 1924.
Oggi la famiglia si presenta fiorente e ramificata in diversi stipiti: oltre al ramo principale di Paliano, sussiste il ramo dei principi di Stigliano, trapiantato a Napoli dal XVIII secolo, discendente dal viceré di Sicilia Marcantonio Colonna, i rami di RignanoPer eredità dei Massimo, duchi di Rignano. e Summonte e quello dei Barberini-Colonna di Sciarra di Palestrina, cui appartiene per discendenza femminile l'attore Urbano Barberini.
Storia Origini
La leggenda circa le origini dei Colonna attraverso i Conti di Tuscolo vorrebbe far risalire il casato sino alla gens Iulia. Dall'antica gens, del cui territorio originario di Bovillae i Colonna hanno mantenuto il possesso feudale prima e latifondistico poi fino alla metà del XX secolo, discese per via femminile la potente Gens Anicia, protagonista dell'età tardo-imperiale (vi appartennero San Benedetto, papa Gregorio Magno e il filosofo Severino Boezio, oltre all'imperatore d'Occidente Anicio Olibrio) nonché strettamente legata alla corte bizantina, dalla quale sarebbe a suo volta disceso il capostipite dei tuscolani, il senatore Teofilatto. Di ciò resterebbe testimonianza nel nome greco del senatore romano, insolito per l'epoca di predominio germanico in cui visse, oltre ai vasti possedimenti fondiari, tra i quali si ritrovano i tradizionali luoghi di insediamento degli Anici, come Palestrina (l'antica Praeneste, centro di origine della gens)José-Apeles Santolaria de Puey y Cruells, Che cosa succede quando muore il papa, p. 306., a sua volta storica roccaforte di Casa Colonna.
Il primo ascendente accertato della dinastia fu, come già ricordato, il potentissimo Senator romano Teofilatto membro tra il IX e il X secolo degli Optimates Romani, detto Gloriosissimus Dux, Judex Palatinus, Magister Militum, Sacri Palatii Vestararius forse figlio di Gregorio Nomenclator e Apocrisario della Corte Pontificia, che ebbe una parte di rilievo nelle vicende legate a Papa Giovanni VIII e al partito Formosiano. Fu signore di Monterotondo, Poli, Anticoli Corrado, Guadagnolo, Rocca di Nitro, Rocca dei Sorci, Saracinesco, Segni, Valmontone, Alatri, Guarcino, Collepardo, Soriano, Paliano, Sora, Celano e Sonnino: alcuni di questi feudi appartengono tuttora ai discendenti di Teofilatto.
Le origini documentate più risalenti degli avi del Consul Teofilatto si fanno risalire da taluni alla famiglia di Teodoro, appartenente all'aristocrazia militare di Roma e padre di Papa Adriano I, nonché fratello di Teodoto (o Teodato) consul, dux et primicerius Sanctae Romanae Ecclesiae; Teodoro sarebbe stato padre inoltre di Alberico marchio et consul tusculanus princeps potentissimus che alcuni genealogisti ritengono appunto l'antenato più remoto dei conti di TuscoloDiversi storici ipotizzano, ma senza prove a sostegno, che dal fratello di Adriano, anche lui Alberico, discendesse un Benedetto dei Conti di Tuscolo, padre di Teofilatto I Agapito (che taluni identificano con Papa Adriano III) e Sergio (divenuto Papa Sergio III)..
Teofilatto fu, secondo lo storico Pietro Fedele, uno dei più eminenti protagonisti della vita politica dell'Occidente cristiano nel corso del X secoloFranca Allegrezza, Organizzazione del potere e dinamiche familiari. Gli Orsini dal Duecento agli inizi del Quattrocento, 1998.. Concentrò infatti nelle sue mani il potere temporale e quello spirituale, piegando il papato al suo controllo in quello che venne poi definito dalle fonti successive, ostili alla sua famiglia, il Saeculum obscurum. Restaurò l'antico Ordo senatorius e, in accordo con il papa Giovanni X, fu l'artefice dell'alleanza tra il re d'Italia Berengario del Friuli, il genero Alberico, duca di Spoleto i duchi longobardi dell'Italia meridionale e l'Impero bizantino che condusse alla sconfitta degli arabi alla battaglia del Garigliano nell'anno 915, segnando il definitivo arresto dell'espansione islamica nell'Italia continentalePietro Fedele, La battaglia del Garigliano dell'anno 915 e i monumenti che la ricordano, in Archivio Società Romana di Storia Patria, a. XXII (1899), p. 181 e segg..
Da Teofilatto e dalla moglie Teodora, nacque Marozia, reputata al tempo la donna più potente della penisola, che per cupidigia instaurò in Roma quel regime detto pornocrazia di cui essa fu l'artefice, per assoggettare a sé l'intera penisola, riuscendoci per due decenni grazie alla sua politica matrimoniale, che la portò ad essere concubina di papi e moglie di re, tra cui Alberico duca di Spoleto e Camerino, il marchese Guido di Toscana e il conte Ugo di Provenza, poi re d'Italia. Dalla progenie di Teofilatto e Alberico ebbero origine i Conti di Tuscolo che dettero alla Chiesa 5 pontefici.
Capostipite della famiglia in linea maschile attraverso i citati Conti di Tuscolo, secondo ancora una non documentata discendenza (non potendosi escludere una diretta derivazione maschile da Teofilatto e Teodora), si ritiene fosse Alberico di Spoleto duca di Spoleto e marchese di Camerino, marito di Marozia. Secondo una tradizione non verificata, il loro nome deriverebbe dalla colonna Traiana, presso la quale i Colonna avrebbero avuto la loro dimora avita. In realtà, il loro nome deriva da un loro possedimento: il castello del paese Colonna, situato sui Colli Albani, che la famiglia possedeva fin dall'inizio dell'XI secoloLiber Pontificalis, II, p. 298..