LAppennino reggiano è una sezione dell'Appennino tosco-emiliano posta nella provincia di Reggio Emilia, di cui occupa circa la metà della superficie.
Geografia
L'Appennino reggiano confina a nord con la Pianura Padana, a sud con la Garfagnana, ad ovest con l'Appennino parmense ed ad est con il Frignano.
Il territorio dell'Appennino reggiano comprende i seguenti comuni, raggruppati nella comunità montana dell'Appennino reggiano: Castelnovo Monti, è il comune più popoloso e può essere considerato il "capoluogo" dell'Appennino reggiano, il nuovo comune di Ventasso che dal 2016 comprende gli ex comuni di Collagna, Busana, Ramiseto e Ligonchio e il comune di Villa Minozzo dell'alto Appennino; mentre i comuni di Vetto, Canossa, Casina, Viano, Baiso, Carpineti e Toano sono localizzati nella fascia del medio-basso Appennino.
I seguenti comuni fanno invece parte della prima fascia collinare e dell'alta pianura: Quattro Castella, Vezzano sul Crostolo, Albinea, Scandiano, San Polo d'Enza.
Il territorio dell'Appennino reggiano è particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico e paesaggistico ed è preservato da un basso livello di antropizzazione e bassa densità di popolazione. Inoltre, non è attraversato da autostrade o ferrovie e gli insediamenti industriali sono limitati ad alcune zone della fascia basso appenninica.
I territori dei comuni di Castelnovo Monti, Villa Minozzo, Busana, Ramiseto, Collagna e Ligonchio sono in parte inclusi nel Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano.
Cime dell'Alto Appennino La dorsale dell'Appennino reggiano si estende da nord ovest a sud est dal Passo del Lagastrello (m 1.200) che lo divide dall'Appennino parmense, al Monte Giovarello (m 1.760) che confina con l'Appennino modenese. Seguendo la linea del crinale si incontrano successivamente il massiccio dell'alpe di Succiso (m 2.017) fra l'Enza e la Secchia, col Monte Alto (m 1.904), i due vicini passi dell'Ospedalaccio (m 1.220) e del Cerreto (m 1.261) alla testata della valle della Secchia, indi Monte La Nuda (m 1.894), il Belfiore (m 1.810) e i due valichi del Cavorsella (m 1.507) e del Pradarena (m 1.579) divisi da uno sperone del Cavalbianco; il Monte Sillano (m 1.874) ed il Monte Prado (m 2.053) divisi dal Passo di Romecchio (m 1.680), il Monte Vecchio (m 1.981) e il Monte Giovarello (m 1.760) divisi dal Passo delle Forbici (m 1.574).
Dalla dorsale si staccano varie catene digradanti verso la pianura a nord, alcune delle quali, disegnando un semicerchio rivolto a nord ovest, innalzano la prossima testata ad un'elevazione anche maggiore delle maggiori cime della dorsale stessa, e così dal Monte Alto si eleva l'Alpe di Succiso a 2.017 m con l'anticima del Casarola a 1.978 m; dalle pendici del Belfiore il Monte Cavalbianco a 1.855 m; dalle pendici del Prado il Cusna - cima più elevata della provincia di Reggio Emilia - che si innalza fino a 2.120 m.
Questa disposizione si ripete attorno al Cimone, in territorio modenese, il cui piede si distacca dal Libro Aperto formando un semicerchio volto a nord ovest.
Vengono così a delimitarsi altrettante linee di displuvio decorrenti, grosso modo, da sud ovest e limitanti le vallate della Liocca, della Secchia dell'Ozola, del Dolo che segna il confine fra l'Alto Appennino reggiano e quello modenese.
In queste catene minori delimitanti le varie vallate si elevano monti di notevole importanza, quali il Monte Ventasso (m 1.727) fra l'Enza e la Secchia, il Cisa (m 1.698) e il Prampa (m 1.698) che continuano la catena del Cusna fra la Secchia e il Secchiello, la Penna di Novellano (m 1.260) sulla dorsale che divide il Secchiello dal Dolo.
Il Medio e Basso Appennino
La Pietra di Bismantova, nel comune di Castelnovo Monti, è una caratteristica formazione geologica che si staglia isolata, ben visibile da tutto il territorio dell'Appennino reggiano. Di notevole importanza naturalistica e geologica è l'alta valle del Secchia, con le bianche pareti dei Gessi Triassici, antichissime formazioni rocciose risalenti ad un periodo di circa 200 milioni di anni fa, e le Fonti di Poiano, la più importante risorgente carsica dell'Emilia-Romagna.
Questa zona è caratterizzata dalla presenza di pievi e castelli matildici, di cui il più celebre è quello di Canossa.
La fascia pedecollinare Anch'essa è caratterizzata dalla presenza storica di edifici altomedievali di età matildica.
Vegetazione
Estesi boschi di faggio ricoprono le montagne tra quota 900-1.000 m fino ai 1.700-1.800 m, raramente intervallati da rimboschimenti di conifere. Lungo i numerosi corsi d'acqua i faggi lasciano il posto a salici, pioppi e ontani e fra la vegetazione erbacea risaltano le enormi foglie cuoriformi dei farfaracci. Da segnalare una ridotta popolazione naturale di abete bianco, presente nella valle dellOzola, sul Monte Ventasso e al passo del Cerreto. Questa specie ha subito una drastica riduzione a causa di cambiamenti climatici che hanno favorito lo sviluppo del faggio. I castagneti sono solitamente localizzati vicino ai centri abitati, a testimonianza dell'importanza che questa risorsa aveva un tempo per l'economia locale. Nelle aree meno pendenti i boschi lasciano il posto a prati e pascoli sfruttati per l'allevamento e ricchi di fioriture. Ad alta quota il paesaggio si apre su vaste praterie e brughiere a mirtillo interrotte solo dalla roccia affiorante.
Storia Preistoria ed età antica Gli insediamenti preistorici appenninici sono stati studiati a partire dal XIX secolo, in particolare grazie agli studi dell'abate Gaetano Chierici, un fondatore degli studi di paletnologia in Italia.
I primi spostamenti e insediamenti di popolazioni possono risalire alla fase di prosciugamento della Pianura padana, e sono localizzati principalmente sulle alture del basso Appennino. Le tracce ritrovate sono databili al neolitico, al paleolitico, all'età del bronzo recente e all'età del ferro. In seguito si hanno notizie di Umbri, Pelasgi ed infine Etruschi, che si insediarono per circa cinque secoli, per essere poi cacciati dai Galli nella pianura e dai Liguri nell'Appennino, finché anche questi ultimi furono sconfitti dai Romani con Marco Emilio Lepido.
In età romana si ebbe l'insediamento di Luceria, nella pedecollina vicino al torrente Enza.
Medio Evo ed età moderna Il territorio appenninico, fino almeno all'XI secolo, era diviso in due circoscrizioni principali: il territorio del castrum Verabulum, che aveva il suo centro nell'attuale Carpineti, e il territorio del castrum Bismantuae, cioè di Bismantova, l'attuale Castelnovo Monti. Il Medio Evo è caratterizzato dallo sviluppo dei Feudi e dalla costruzione di numerosi castelli. Fra gli altri ebbe importanza la famiglia della casata dei Canossa, che raggiunse l'apice con la Contessa Matilde, nel periodo delle lotte per le investiture che culminarono nel famoso episodio di Enrico IV a Canossa, nello storico castello, e con le successive lotte per il possesso del patrimonio Matildico.
Chi si fu più interessato a garantirsi i diritti sulle terre della Grancontessa fu il Comune di Reggio, sorto proprio poco dopo la morte di Matilde di Canossa. L'espansione del Comune nell'Appennino reggiano iniziò nella seconda metà del 1100 e terminò circa un secolo dopo. La sottomisisone del contado garantiva a Reggio di poter disporre di maggiori risorse economiche e umane per le guerre, alimentari e materiali per la popolazione urbana che in quel periodo necessitava di quantità sempre maggiori di alimenti e materie prime. Tra i primi villaggi a sottomettersi al Comune vi furono Baiso e Castellarano, nel 1169. Più tardi, in un periodo compreso tra il 1188 ed il 1240 giurarono anche, tra le altre, Castelnovo ne' Monti, Leguigno, Felina, Cavola, Ramiseto, Carpineti, Cerreto Alpi, Cervarezza e i borghi della Val d'Asta. Non furono queste vere e proprie conquiste militari, ma sottomissioni volontarie poiché era interesse dei reggiani evitare di impegnarsi in lunghi assedi contro castelli ben muniti assicurarono e interesse dei nobili montanari avere dalla loro parte un potente alleato contro i feudatari vicini. Rimanevano escluse dall'influenza reggiana Sologno, la valle dell'Ozola, Toano e buona parte della Val d'Enza. Non di rado vi furono scontri con i comuni vicini, in particolar modo con Parma, per il possesso dei castelli appenninici.
Vennero poi gli Estensi che tennero la provincia reggiana e l'Appennino, salvo brevi interruzioni, dal sec. XIII al 1796. Fu quindi proclamata la Repubblica Cispadana (27 dicembre 1796), poi la Cisalpina e infine la Repubblica Italiana, con Napoleone primo Console. Durante quest'ultimo periodo i Commissari nell'Emilia furono sostituiti dai Prefetti Dipartimentali e la montagna reggiana appartenne al Dipartimento del Crostolo con sede a Reggio.
Nell'ultima parte del dominio estense, con Napoleone e poi di nuovo la Restaurazione vennero avviati e compiuti i lavori della strada del Cerreto, di comunicazione fra Reggio e Sarzana, attraverso il Valico del Cerreto.
Coi decreti del 4 e 27 dicembre 1859 di Luigi Carlo Farini, a seguito dell'estinzione del ducato estense, l'Appennino ebbe una sistemazione amministrativa definitiva come il resto della Provincia di Reggio Emilia.
Arte e archeologia Età antica e medievale
La zona montana della Provincia di Reggio, come quella della pianura, possiede interessanti vestigia archeologiche.
Importante in questi studi fu l'abate prof. Gaetano Chierici, che dai rilievi fatti trasse dati fondamentali per la dottrina delle prime migrazioni umane nella Lombardia, e la documentazione del succedersi delle varie età preistoriche. Importantissimi, per la paletnologia, i ritrovamenti fatti dal Chierici di terramare dell'età del bronzo alla Torretta, a Castellarano, a Roteglia, a Monte Venera; dei residui di fondi di Capanne lungo il torrente Crostolo ad Albinea, a Rivaltella e a Calerno; delle Stazioni all'aperto di Pratissolo, cui seguono in ordine di tempo le vestigia di armi ed utensili scoperti nella Tana delle Mussina, le reliquie sepolcrali di S. Ilario e di S. Polo, i pozzi sepolcrali di Servirola di S. Polo e di Castagneto e la necropoli di Bismantova, appartenenti alle più recenti età del bronzo e del ferro.
In età medievale l'Appennino vide la costruzione di numerosi castelli. Ciò si deve principalmente alla potenza dei Canossa, le cui enormi ricchezze accumulate permisero al conte Bonifacio con la moglie Beatrice di costruire o ampliare fortezze e castelli e di impiegare somme ingenti in preziose opere d'oreficeria e cesello.
Anche la contessa Matilde promosse la costruzione di numerose chiese ed oratori nel reggiano, nell'Appennino Modenese, in Toscana nel Mantovano. Fece numerose donazioni ad abbazie e monasteri, ed eresse fortificazioni di molti paesi in piano e in montagna. In particolare abbellì due dei castelli appenninici da lei prediletti, quello di Canossa e Carpineti.
Architettura
Architetture religiose
Le chiese spesso sono di origine e impianto altomedievale, modificate nel corso dei secoli.
Solitamente sono piccole, a pianta rettangolare, ad una o tre navate ed abside, orientate con la facciata a ponente. Ad esempio la chiesa di Sant'Apollonio di Canossa è a tre navate con cripta sotto al presbiterio rialzato alla quale si scende per due scalette laterali.
Le navate sono divise da colonne semplici, o polistile nelle costruzioni più avanzate, per sostenere le crociere, oppure le coperture a capriate o gli impalcati dipinti.
La porta principale, sempre archivoltata, è priva per lo più di nartece. Nelle chiese più antiche manca lo strombo e l'archivolto è ornato di semplice bassorilievo: gli stipiti sono lisci e nel timpano non è alcuna scultura. In altre più elaborate vi è il portale strombato con colonnette e capitelli scolpiti o il timpano con bassorilievi allegorici.