Il Regno ostrogoto, anche noto come il Regno d'Italia (), venne fondato dal popolo germanico degli Ostrogoti nella penisola italiana e nelle zone confinanti tra il 493 e il 553. In Italia gli Ostrogoti subentrarono a Odoacre, il padrone de facto dell'Italia che aveva deposto l'ultimo imperatore d'Occidente nel 476. La penisola venne quindi organizzata in 17 distretti, con a capo dei governatori che avevano ampi poteri fiscali, giuridici e civili; tutti costoro rispondevano del proprio operato direttamente al prefetto del pretorio, che risiedeva a Ravenna e che era di nomina regia.

Storia Contesto storico Gli Ostrogoti

Gli Ostrogoti erano la branca orientale dei Goti. Si insediarono in Dacia, dove stabilirono un potente stato, ma durante il IV secolo caddero sotto il dominio degli Unni. Dopo il collasso dell'Impero degli Unni nel 454, molti Ostrogoti vennero spostati dall'imperatore Marciano in Pannonia con la qualifica di foederati. Nel 460, durante il regno di Leone I, dal momento che l'Impero romano smise di pagare la quota annuale, devastarono l'Illiria. Venne firmata la pace nel 461, in seguito alla quale il giovane Teodorico Amalo, figlio di Teodemiro della dinastia Amali, venne mandato a Costantinopoli come ostaggio, dove ricevette un'educazione romana.Giordane, Getica, 271 Negli anni precedenti molti Goti, guidati prima da Ardaburio Aspare e poi da Teodorico Strabone, prestarono servizio nell'esercito romano, diventando figure di primo piano in campo politico e militare alla corte di Costantinopoli.

Il periodo compreso tra il 477 e il 483 vide una lotta a tre tra Teodorico Amalo, che successe al padre nel 474, Teodorico Strabone e il nuovo imperatore bizantino Zenone. Nel corso di questo conflitto le alleanze cambiarono più volte, e buona parte dei Balcani vennero devastati. Alla fine, dopo la morte di Strabone avvenuta nel 481, Zenone scese a patti con Teodorico. Parte della Mesia e della Dacia vennero cedute ai Goti, e Teodorico venne nominato magister militum praesentalis e Console nel 484.Bury (1923), Cap. XII, pp. 413-421 Solo un anno dopo Teodorico e Zenone ripresero il loro conflitto, e di nuovo Teodorico invase la Tracia saccheggiandola. Fu allora che Zenone escogitò come placare il sovrano ostrogoto e contemporaneamente pacificare e riportare sotto l'ala bizantina il territorio italico, in mano a Odoacre: con la promessa del benestare imperiale sulla conquista, aizzò Teodorico contro il regno italiano di Odoacre.

Il regno di Odoacre

Nel 476 Odoacre, un magister militum germanico, depose l'imperatore romano Romolo Augusto autoincoronandosi rex Italiae ("Re d'Italia"), mentre restava ufficialmente sotto la sovranità dell'Impero bizantino. Questo fatto venne riconosciuto da Zenone nel 477, quando insignì Odoacre del rango di patrizio. Odoacre mantenne inalterato il sistema amministrativo, cooperando attivamente con il Senato romano, e il suo governo fu efficiente. Eliminò i Vandali della Sicilia tra il 477 e il 485, prima per vie diplomatiche poi con le armi, e nel 480 conquistò la Dalmazia in seguito alla morte di Giulio Nepote."In quel tempo, Odovacar sconfisse ed uccise Odiva in Dalmatia", Cassiodoro, Chronica 1309, s.a.481Bury (1923), Cap. XII, pp. 406-412

La conquista dell'Italia da parte dei Goti

Venne raggiunto un accordo tra Zenone e Teodorico in base al quale il secondo, in caso di vittoria, avrebbe governato l'Italia col titolo di rappresentante dell'imperatore.Bury (1923), Cap. XII, p. 422 Teodorico e il suo popolo partirono da Novae in Mesia nell'autunno del 488, attraversando la Dalmazia e oltrepassando le Alpi Giulie, ed entrarono in Italia alla fine dell'agosto del 489. Il primo confronto con l'esercito di Odoacre si ebbe sul fiume Isonzo (Battaglia dell'Isonzo) il 28 agosto. Odoacre venne sconfitto e fuggì verso Verona, dove un mese dopo si svolse un'altra battaglia, conclusa con una vittoria gotica sanguinosa e schiacciante. Odoacre si ritirò nella capitale Ravenna, mentre il grosso del suo esercito guidato da Tufa si arrese ai Goti. Teodorico mandò Tufa e i suoi uomini da Odoacre, ma questi si riunirono al loro re. Nel 490 Odoacre fu in grado di organizzare una nuova campagna militare contro Teodorico, conquistando Milano e Cremona, e assediando la principale base gotica sul Ticino, Pavia. A questo punto intervennero i Visigoti; l'assedio venne tolto e Odoacre subì una nuova sconfitta sulle rive dell'Adda l'11 agosto 490. Odoacre tornò a Ravenna, mentre il Senato e numerose città italiane si consegnarono a Teodorico.Bury (1923), Cap. XII, pp. 422-424

A questo punto fu il turno dei Goti di assediare Ravenna ma, dal momento che non disponevano di una flotta e che la città poteva essere rifornita via mare, l'assedio avrebbe potuto protrarsi all'infinito. Fu solo nel 492 che Teodorico ebbe una flotta a disposizione per poter conquistare il porto di Ravenna, tagliando completamente le sue connessioni con il mondo esterno. Gli effetti di questa azione si videro sei mesi dopo quando, tramite la mediazione di Giovanni, vescovo della città, incominciarono le negoziazioni tra le due parti. Venne raggiunto l'accordo il 25 febbraio 493, secondo il quale i due si sarebbero dovuti dividere l'Italia. Venne organizzato un banchetto per celebrare il trattato. Fu a questa festa che, il 15 marzo, Teodorico, dopo un brindisi, uccise Odoacre con le proprie mani. Seguì il massacro di tutti i soldati di Odoacre. A questo punto Teodorico divenne il padrone dell'Italia.Bury (1923), Cap. XII, pp. 454-455

Il regno di Teodorico il Grande

La natura del regno di Teodorico Come Odoacre, anche Teodorico poteva vantare il titolo di patrizio e rispondeva all'imperatore di Costantinopoli con la qualifica di viceré d'Italia, titolo riconosciuto dall'imperatore Anastasio nel 497. Contemporaneamente era a capo del proprio popolo, che non era composto da cittadini romani. In realtà agì con una certa autonomia, nonostante, a differenza di Odoacre, mantenesse ufficialmente la dipendenza da Bisanzio.

Il sistema amministrativo del regno di Odoacre, che in essenza corrispondeva a quello del precedente impero, venne mantenuto e gestito da soli cittadini romani, come ad esempio il letterato Cassiodoro. Il Senato continuò a funzionare normalmente, e le leggi dell'impero venivano riconosciute dalla popolazione romana, mentre i Goti venivano governati usando le proprie leggi, e a ufficiali goti venisse demandato il controllo militare.

Essendo un regnante subordinato, Teodorico non aveva il diritto di emanare proprie leggi (leges) nel sistema del diritto romano, ma solo editti (edicta) o precisazioni di alcuni dettagli.Bury (1923), Cap. XIII, pp. 422-424 La continuità dell'amministrazione è dimostrata dal fatto che molti ministri esperti di Odoacre, come Liberio e Cassiodoro, vennero tenuti al vertice delle istituzioni nel nuovo impero.Bury (1923), Vol. II, Cap. XIII, p. 458

La stretta cooperazione tra Teodorico e la classe dirigente romana incominciò a entrare in crisi negli anni seguenti, soprattutto dopo la ricomposizione della frattura ecclesiastica tra Roma e Costantinopoli, quando alcuni importanti senatori cospirarono contro l'imperatore. Questo portò all'arresto e all'esecuzione del magister officiorum Boezio e del fratellastro Simmaco nel 524.Bury (1923), Cap. XVIII, pp. 153-155

D'altra parte, l'esercito e tutti gli ufficiali militari rimasero ad appannaggio dei Goti. I Goti erano insediati soprattutto in Italia settentrionale, e si tennero distanti dai Romani, tendenza rafforzata dai loro differenti destini: i Goti erano soprattutto ariani, mentre le persone che comandavano erano principalmente calcedoniani. Nondimeno, e a differenza di Visigoti e Vandali, esisteva un'ampia tolleranza religiosa, che venne estesa anche agli ebrei.Bury (1923), Cap. XIII, p. 459 La diplomazia di Teodorico viene ben dimostrata dalle sue lettere agli ebrei genovesi: "Il vero segno della civilitas è l'osservanza della legge. È questo che rende possibile la convivenza comunitaria, e che separa gli uomini dai bruti. Siamo lieti di accettare le vostre richieste di rinnovo dei privilegi garantiti a voi in precedenza..."Cassiodoro, Variae, IV.33 e "Non possiamo imporre una religione, perché nessuno può essere obbligato a credere contro la propria volontà".Cassiodoro, Variae, II.27

L'editto di Teodorico

Nel 500 lo stesso Teodorico emanò un editto nominato Edictum Theodorici Regis, composto da 154 articoli. Lo spirito alla sua base era di origine romana, così come le normative che lo componevano. Ad esempio, erano di estrazione latina quelle disposizioni che delegavano ai tribunali civili le cause di natura economico-sociale e a quelli militari le cause in campo bellico. Solitamente, i primi erano retti da magistrati romani e i secondi da generali goti. Difficilmente un romano compariva davanti a un giudice goto, a meno che l'altro contendente non fosse goto. In questi casi veniva affiancato un giudice di origine romana al magistrato di estrazione gota. Il codice di leggi promulgate da Teodorico, quindi, si basava essenzialmente sulla personalizzazione del diritto, ovvero: la legge applicata cambiava a seconda dell'appartenenza etnica.

I goti, secondo le leggi dell'hospitalitas, reclamarono un terzo dei territori di cui rivendicavano il possesso essendone rimasti gli unici difensori. Il sovrano era anche comandante supremo dell'esercito e lo richiamava alla mobilitazione generale, che avveniva solitamente nel distretto immediatamente più vicino al teatro bellico. I cittadini goti provvedevano personalmente al loro equipaggiamento, e i romani avevano l'obbligo di fornire ai militari di passaggio vitto e alloggio gratuito.

Il senato romano mantenne le prerogative "puramente onorifiche" attribuitegli verso la fine dell'impero. Aveva l'obbligo di offrire aiuto e sussidi alla plebe mediante distribuzioni settimanali di grano, e i due consoli davano il nome all'anno in corso. I senatori, in linea teorica, rappresentavano ancora la massima magistratura civile della città, ma in realtà Teodorico li mise sotto tutela del praefectus urbi (a sua volta dipendente dal prefetto del pretorio, di nomina regia), che estendeva la sua giurisdizione anche sulla nomina dei membri del senato.

Relazioni con gli stati germanici occidentali

Fu in politica estera, piuttosto che in quella interna, che Teodorico apparve come un governatore autonomo. Attraverso alleanze strette grazie ai matrimoni, tentò di guadagnarsi una posizione di primo piano tra gli stati germanici occidentali. Come disse Giordane: "...non vi fu razza tra i regni occidentali con cui Teodorico non abbia stretto amicizia o sottomesso durante la sua vita".Giordane, Getica 303 Questo fu in parte dovuto a una cautela difensiva, e in parte per controbilanciare l'influenza dell'Impero. Le figlie vennero sposate al re Visigoto Alarico II e al principe Burgundo Sigismondo,Giordane, Getica, 297 la sorella Amalfrida sposò il re Vandalo Trasamondo,Giordane, Getica, 299 mentre egli stesso prese in moglie Audofleda, sorella del re Franco Clodoveo I.Bury (1923), Cap. XIII, pp. 461-462

Queste politiche non furono sempre coronate dalla pace: Teodorico si trovò in guerra contro Clodoveo quando quest'ultimo attaccò i domini dei Visigoti in Gallia nel 506. I Franchi vinsero in breve tempo, uccidendo Alarico durante la battaglia di Vouillé e sottomettendo l'Aquitania nel 507. A partire dal 508 Teodorico diede il via alle campagne in Gallia, riuscendo a salvare la Settimania per conto dei Visigoti, estendendo il dominio ostrogoto nella Gallia meridionale (Provenza) a spese dei Burgundi. Qui Teodorico ristabilì l'antica Prefettura del pretorio delle Gallie. Ora Teodorico aveva un confine condiviso con il regno visigoto dove, dopo la morte di Alarico, egli governava in qualità di tutore del nipote neonato Amalarico.Bury (1923), Cap. XIII, p. 462