Il dittatore (lat.: dictator) era una figura caratteristica dell'assetto della costituzione della Repubblica romana. Egli era nominato in casi eccezionali e posto al comando assoluto e illimitato di Roma per un massimo di sei mesi.

Il nome di tale carica deriva dal fatto che il dittatore non veniva eletto dalle assemblee popolari, come tutti gli altri magistrati, ma veniva dictus, cioè nominatoAd eccezione di Silla, che fu non nominato bensì eletto dai comizi centuriati con la Lex Valeria de Sulla dictatore (v. infra)., da uno dei consoli, di concerto con l'altro console e con il Senato, seguendo un rituale che prevedeva la nomina di notte, in silenzio, in territorio romano. Cicerone e Varrone, anzi, ricollegano l'etimologia del termine a questa particolare procedura di nominaCic. de re publ. 1.40.63: dictator quidem ab eo appellatur, quia diciturVarr. de lingua Lat. 5.82: dictator, quod a consule dicebatur.

Il dittatore, a differenza di tutti gli altri magistrati romani, non aveva alcun collega, e nominava come proprio subalterno il magister equitum ("comandante della cavalleria").. È probabile che il dittatore derivasse dall'antico comandante della fanteria, il magister populi, e questo spiegherebbe l'antico divieto per lui di montare a cavallo.

Per tutta la breve durata della carica il dittatore aveva pieni poteri (plenissimum imperium), limitati però dalla durata semestrale del suo mandato. Inoltre, il dittatore doveva agire nel solo ambito per cui era stato eletto, e non era soggetto al potere del senato e dei tribuni della plebe, inclusi il veto e l’appello al popoloLivio, AUC, Libro XXII, 33-34..

Si ritiene comunemente che la dittatura fosse una magistratura straordinaria, ma tale convincimento si fonda sulla distinzione fra magistrature ordinarie e magistrature straordinarie che è estranea alle fonti e che riposa esclusivamente sull'autorità di Theodor Mommsen. Si dovrebbe anzi dubitare che la dittatura possa qualificarsi semplicemente come una magistratura, perché difetterebbe comunque di due delle caratteristiche essenziali delle magistrature dell'età repubblicana, e cioè della collegialità e della elettività, nonché della continuità.

Poteri del dittatore Alla dittatura si faceva ricorso solamente in casi straordinari (quali particolari pericoli da nemici esterni, rivolte, un impedimento grave ad operare del console che lo nominava), e il dittatore durava in carica fino a quando non avesse svolto i compiti per i quali era stato nominato, e comunque non più di sei mesiLiv. 3.29.7; 9.34.12; 23.23.1; D. 1.2.2.18 Pomp. l.s. ench.; inoltre il dittatore usciva dalla propria carica una volta scaduto l'anno di carica del console che lo aveva nominatoLiv. 30.39.5.

Il dittatore era dotato di summum imperium, e cumulava in sé il potere dei due consoli; per questa ragione era accompagnato da ventiquattro littori.. Inoltre non era soggetto al limite della provocatio ad populum, quando non sollevata da un tribunoLiv. 2.29.11; 3.20.8, e per questo i suoi littori giravano anche all'interno del pomerium con le scuri inserite nei fasci. Tutti gli altri magistrati erano a lui subordinati. Il suo potere era però limitato dal senato e dai tribuni della plebe, che potevano svolgere la provocatio e l'intercessio sulle sue decisioni (soltanto l’interrex ne era esentato).

Funzioni del dittatore

Alla dittatura i Romani facevano ricorso in situazioni di emergenza:

seditionis sedandae causa o tumultus causa (per reprimere una rivolta); rei gerundae causa o belli gerundi causa (per affrontare pericoli esterni e governare lo Stato in situazioni di difficoltà).

Altri tipi di dittatori erano nominati occasionalmente per motivi contingenti, come, per esempio: comitiorum habendorum causa (per convocare i comitia per le elezioni); clavi figendi causa (per piantare il clavus annalis, il chiodo annuale, nella parete del tempio di Giove, utile ai fini del computo calendariale degli anni); feriarum constituendarum causa (per determinare le festività); ludorum faciendorum causa (per officiare i giochi pubblici); quaestionibus exercendis (per tenere determinati processi); legendo senatui (per nominare nuovi senatori ai posti che si erano resi vacanti nel Senato).

I più noti dictatores rei gerundae causa furono Cincinnato, (durante le guerre contro Equi e Volsci), Marco Furio Camillo (durante il sacco di Roma da parte dei Galli Senoni), e Fabio Massimo (durante la Seconda guerra punica). Dopo di allora questa forma di dittatura cadde in disuso.

Nell'82 a.C. Lucio Cornelio Silla, dopo aver sbaragliato i populares nella Battaglia di Porta Collina, si fece eleggere dictator legibus scribundis et rei publicae constituendae causa ("dittatore al fine di scrivere leggi e di riordinare lo Stato") dai comizi centuriati, con la Lex Valeria de Sulla dictatore, proposta dallinterrex Lucio Valerio FlaccoAppiano, Guerre civili, I, 98-99.. Questa nuova dittatura non corrispondeva a quella tradizionale, perché non aveva alcun limite temporale e non era basata su una nomina. Silla tenne questa carica per tre anni prima di abdicare volontariamente e ritirarsi dalla vita pubblica.

Successivamente Giulio Cesare ripristinò la dittatura rei gerendae causa, quindi la modificò con la durata di un anno completo. Fu nominato dictator rei gerendae causa per un anno completo nel 49 a.C. e poi fu successivamente designato per nove volte consecutive a questa carica annuale, diventando di fatto dittatore per dieci anni. Nel 44 a.C. il Senato votò per nominarlo dictator perpetuo ("dittatore in perpetuo").

Dopo l'assassinio di Cesare alle Idi di marzo, il suo collega consolare Marco Antonio fece approvare una lex Antonia che abolì la dittatura e la espulse dalla costituzione repubblicana. La carica fu successivamente offerta ad Augusto, che prudentemente rifiutò ed optò invece per la potestà tribunizia e per l'imperium consolare senza detenere nessun'altra carica che quella di pontifex maximus e di princeps senatus, una disposizione politica che lo lasciò con le funzioni di dittatore senza doverne tenere il discutibile titolo.

Lista dei dittatori romani (incompleta) N° Anno Dictator Magister equitum 1 501 a.C. Tito Larcio Flavo (o Rufo)Questa dittatura è dell'anno 501 a.C. secondo Tito Livio, dell'anno 498 a.C. secondo Dionigi di Alicarnasso. Spurio Cassio Vecellino (o Viscellino) 2 499 a.C. Aulo Postumio Albo Regillense Tito Ebuzio Helva 3 494 a.C. Manio Valerio Voluso Massimo Quinto Servilio Prisco 4 458 a.C. Lucio Quinzio Cincinnato I Lucio Tarquizio Flacco ? 5 439 a.C. Lucio Quinzio Cincinnato II Gaio Servilio Strutto Ahala 6 437 a.C. Mamerco Emilio Mamercino ILivio, IV, 2, 17. Lucio Quinzio Cincinnato 7 435 a.C. Quinto Servilio Prisco Fidenate I Postumio Ebuzio Helva Cornicino 8 434 a.C. Mamerco Emilio Mamercino IILivio, IV, 2, 23. Aulo Postumio Tuberto 9 431 a.C. Aulo Postumio Tuberto Lucio Giulio Iullo 10 426 a.C. Mamerco Emilio Mamercino III Aulo Cornelio Cosso 11 418 a.C. Quinto Servilio Prisco Fidenate II Gaio Servilio Axilla 12 408 a.C. Publio Cornelio Rutilo Cosso Gaio Servilio Strutto Ahala 13 396 a.C. Marco Furio Camillo I Publio Cornelio Maluginense 14 390 a.C. Marco Furio Camillo II Lucio Valerio Potito 15 389 a.C. Marco Furio Camillo III Gaio Servilio Strutto Ahala 16 385 a.C. Aulo Cornelio Cosso Tito Quinzio Cincinnato Capitolino 17 380 a.C. Tito Quinzio Cincinnato Capitolino Aulo Sempronio Atratino 18 368 a.C. Marco Furio Camillo IV Lucio Emilio Mamercino 19 368 a.C. Publio Manlio Capitolino Gaio Licinio Calvo Stolone 20 367 a.C. Marco Furio Camillo V 21 363 a.C. Lucio Manlio Capitolino Imperioso 22 362 a.C. Appio Claudio Crasso Inregillense 23 361 a.C. Tito Quinzio Peno Capitolino Crispino 24 360 a.C. Quinto Servilio Ahala 25 358 a.C. Gaio Sulpicio Petico 26 356 a.C. Gaio Marcio Rutilo 27 353 a.C. Tito Manlio Imperioso Torquato 28 352 a.C. Gaio Giulio Iullo 29 351 a.C. Marco Fabio Ambusto 30 350 a.C. Lucio Furio Camillo 31 349 a.C. Tito Manlio Imperioso Torquato 32 345 a.C. Lucio Furio Camillo 33 344 a.C. Publio Valerio Publicola 34 342 a.C. Marco Valerio Corvo I 35 340 a.C. Lucio Papirio Crasso 36 339 a.C. Quinto Publilio Filone 37 337 a.C. Gaio Claudio Regillense 38 335 a.C. Lucio Emilio Mamercino Privernate 39 333 a.C. Publio Cornelio Rufino 40 332 a.C. Marco Papirio Crasso 41 331 a.C. Gneo Quinzio Capitolino 42 327 a.C. Marco Claudio Marcello 43 324 a.C. Lucio Papirio Cursore 44 322 a.C. Aulo Cornelio Cosso Arvina 45 321 a.C. Quinto Fabio Ambusto 46 321 a.C. Marco Emilio Papo 47 316 a.C. Lucio Emilio Mamercino Privernate 48 315 a.C. Quinto Fabio Massimo Rulliano 49 314 a.C. Gaio Menio Publio 50 313 a.C. Gaio Petelio Libone Visolo 51 312 a.C. Gaio Sulpicio Longo 52 309 a.C. Lucio Papirio Cursore 53 306 a.C. Publio Cornelio Scipione Barbato 54 302 a.C. Gaio Giunio Bubulco BrutoLivio, X, 1, 8.Marco TitinioLivio, X, 1 ,9. 55 302 a.C. Marco Valerio Corvo IILivio, X, 3, 3: «Itaque propter eos tumultus dictus M. Valerius Maximus dictator magistrum equitum sibi legit M. Aemilium Paulum».Marco Emilio Paolo 56 292 a.C. Appio Claudio Cieco I 57 287 a.C. Quinto Ortensio 58 285 a.C. Appio Claudio Cieco II 59 249 a.C. Aulo Atilio Calatino, in seguito al disastro della battaglia svoltasi a Drepana, durante la Prima guerra punica 60223 a.C.Lucio Cecilio MetelloILLRP, 44f.Numerio Fabio Buteone 61 217 a.C. Quinto Fabio Massimo Verrucoso, nella Seconda guerra punicaMarco Minucio RufoPolibio, III, 87. 62 216 a.C. Marco Giunio PeraLivio, XXII, 57, 9: «Dictator ex auctoritate patrum dictus M. Iunius et Ti. Sempronius magister equitum»., dopo il disastro della battaglia di Canne Tiberio Sempronio Gracco 63 210 a.C. (fine anno) Quinto Fulvio Flacco Publio Licinio Crasso Divite 64 208 a.C. Tito Manlio Torquato Gaio Servilio Gemino 65 203 a.C. Publio Sulpicio Galba MassimoMarco Servilio Pulice Gemello 66202 a.C.Gaio Servilio GeminoPublio Elio Peto 67 82/79 a.C. Lucio Cornelio Silla, dictator legibus scribundis et rei publicae constituendae causa (carica creata e unico detentore del titolo)Lucio Valerio Flacco 68 49/44 a.C. Gaio Giulio Cesare, dictator rei gerendae causa dal 49, con incarico decennale dal 47, quindi dictator perpetuo dal 14 febbraio al 15 marzo 44 a.C. Marco Antonio (49-47 a.C.) e Marco Emilio Lepido (46-44 a.C.)Carica abolita

Note

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