La conferenza di Rapallo tra gli Alleati della prima guerra mondiale si tenne nell'omonima cittadina ligure, nelle sale del Kursaal New Casino, gestito dalla società Celle' & Fumo, il 6 e il 7 novembre 1917, a seguito della sconfitta italiana nella battaglia di Caporetto della prima guerra mondiale.
I partecipanti Alla conferenza di Rapallo furono presenti i tre paesi Alleati: Italia, Francia e Regno Unito. Per la delegazione italiana parteciparono il presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando, il ministro degli affari esteri Sidney Sonnino, il generale Vittorio Alfieri, il sottocapo di stato maggiore Carlo Porro, l'onorevole Leonida Bissolati e il segretario Luigi Aldrovandi Marescotti..
La rappresentanza francese fu invece composta dal presidente del Consiglio Paul Painlevé, il ministro di Stato Henry Franklin-Bouillon, l'ambasciatore in Italia Camille Barrère, il Chef de bataillon dello stato maggiore Jacques Helbronner e i generali Ferdinand Foch, Maxime Weygand e De Gondrecourt.
Per il Regno Unito furono presenti il premier Lloyd George, Maurice Hankey e i generali Jan Smuts, William Robertson e Henry Maitland Wilson.
Resoconto
6 novembre Mattino Alle 10:15 il convegno ha inizio: Orlando commenta la situazione italiana dopo la battaglia di Caporetto, affermando che il Regio Esercito si trova a dover combattere contro tutto l'esercito austriaco, aumentato da soldati tedeschi scelti, e dichiara che la situazione è grave, ma riparabile; Orlando ritiene che siano indispensabili degli aiuti temporanei da parte degli Alleati per poter riorganizzare i uomini che compongono la seconda delle quattro armate italiane, sbandata nel corso della ritirata; al tempo stesso, ritiene necessario tenere la linea del Piave, respingendo eventuali attacchi dal Trentino; da questo dipenderà la conservazione dell'efficienza militare dell'Italia; secondo Orlando, questi aiuti dovrebbero corrispondere a non meno di quindici divisioni.
Lloyd George risponde che è nell'interesse comune degli Alleati sostenere l'Italia in questo momento difficile, prestandole gli aiuti necessari. La Francia manderà quattro delle sue migliori divisioni e l'Inghilterra, oltre ad averne già due in viaggio, ne invierà altre due, per un totale di otto. Subito dopo, però, aggiunge che gli Alleati invieranno questi soldati solo se saranno sicuri che in Italia saranno effettivamente utilizzati; Lloyd George, infatti, sostiene che, da indagini fatte, il Comando italiano non sia tale da poter ricevere dei rinforzi, a meno che non venga cambiato; le critiche non vanno mosse all'esercito, di cui riconosce il coraggio, ma ai comandanti, tutti incapaci con l'eccezione del Duca d'Aosta, eroico comandante della III Armata. Painlevé, concordando con Lloyd George, insiste sull'impellente necessità di risolvere i problemi del Comando italiano..
Orlando, dopo aver ringraziato entrambi per le loro amichevoli dichiarazioni, conferma che il governo ha già considerato necessaria la riorganizzazione dello Stato Maggiore e concorda sul bisogno di svolgerla rapidamente. Smuts, a questo punto, dopo aver sottolineato il bisogno di procedere immediatamente alla riorganizzazione della II Armata, comincia a sindacare sul numero di divisioni richiesto da Orlando, quindici, sostenendo che otto, composte da truppe scelte, sarebbero sufficienti, vista anche la facilità della difesa del Piave e il fatto che il Trentino sarà impraticabile, dato che tra poco tempo si coprirà di neve. Sonnino insiste sulla richiesta di quindici divisioni, sottolineando che l'esercito italiano non ha riserve e che non può mandare le nuove reclute in prima linea..
Barrère afferma che il numero di divisioni va trattato coi militari e Lloyd George, dopo essersi felicitato di quanto riferito da Orlando sulla situazione dello Stato Maggiore, ribadisce che l'invio di rinforzi avverrà solo dopo la sostituzione di Cadorna e Porro, sottolineando che si tratta di una condizione sine qua non. Franklin-Bouillon, alla fine, propone di sospendere l'assemblea per il pranzo..
Pomeriggio Alle 14:45 il convegno riprende: Lloyd George chiede ai ministri italiani cosa hanno deciso riguardo alla sostituzione dei comandanti e Orlando risponde che, visto che si proporrà un consiglio di guerra interalleato, si è pensato di mandarvi il generale Cadorna, mentre oggi verrà scelto un suo sostituto come capo di Stato Maggiore. Ottenuta la certezza della sostituzione, Lloyd George introduce la questione del numero e dell'uso delle truppe che verranno inviate dagli Alleati in Italia e fa entrare i generali (Alfieri e Porro; Robertson e Wilson; Foch, Weygand e De Gondrecourt)..
Smuts chiede a Robertson e Foch un parere sul numero di divisioni richiesto da Orlando. Robertson sostiene di non sapere da dove sia stato ricavato il numero di quindici divisioni, affermando che secondo lui otto sono ampiamente sufficienti e che verrà mandato uno dei migliori generali inglesi sul posto per verificare se non ne servano di più; Lloyd George ribadisce questo concetto e Robertson, riprendendo la parola, afferma che, anche se le altre sette divisioni fossero necessarie, non arriverebbero in tempo a causa delle ferrovie. Orlando chiede se sarà il generale inviato a decidere sull'ammontare dell'ulteriore concorso britannico e Robertson risponde che sarà il gabinetto di guerra britannico a decidere, basandosi sull'opinione di quest'ultimo. A questo punto Sonnino replica che l'attesa del generale provocherà un grande ritardo, ma Robertson replica che questi verrà subito, senza aspettare che siano giunte le quattro divisioni britanniche..
Lloyd George chiede l'opinione del generale Porro, che risponde enumerando i battaglioni italiani schierati sul fronte e, subito dopo, quelli austro-tedeschi; la conclusione finale è che ci sono 318 di questi ultimi in Trentino e 493 sul Piave, contro i soli 377 italiani totali. Lloyd George chiede il numero delle divisioni tedesche schierate in Italia e Franklin-Bouillon gli risponde che, secondo quanto appena detto da Porro, sono comprese tra le 21 e le 24; Robertson obietta però che, secondo rapporti pervenutigli quello stesso giorno, non ce ne sono più di 6 identificate. A questo punto Lloyd George sottolinea il grande divario tra le stime dei due generali, ma Sonnino sottolinea il termine identificate; allora Wilson chiede l'opinione di Foch, che si concentra invece sul numero di battaglioni nemici che Porro aveva stimato esserci nelle Alpi Giulie il 24 ottobre: visto che le divisioni austro-tedesche comprendono ognuna 9 battaglioni, Foch chiede come si giunga al numero di 611, citato da Porro, mentre secondo lui il conto sarebbe di 486 (basandosi sul numero di 54 divisioni nemiche, dato da Porro stesso); Porro risponde che ci sono battaglioni fuori dalle divisioni, ma Foch ritiene che non ce ne possano essere ben 125; infine, Foch afferma che, dopo il 24 ottobre, non si hanno più informazioni sul numero di divisioni tedesche presenti, che a quella data erano probabilmente 9. Llody George chiede a Foch se le divisioni tedesche possano essere aumentate da 9 a 21 o 24 in due settimane, e Foch risponde di crederlo molto difficile, ma Porro afferma che, secondo lui, in Trentino ci sono già 3 divisioni tedesche che non hanno ancora combattuto..
Robertson, riportando la conferenza sul suo argomento principale, afferma nuovamente che, anche volendo, le divisioni che l'Italia chiede in più non potrebbero comunque giungere in Italia in tempo debito a causa delle ferrovie. Su richiesta di Sonnino, Robertson afferma che il 16 novembre giungeranno in Italia solo 6 delle 8 divisioni stabilite, mentre le munizioni e gli equipaggiamenti arriveranno dopo il 20 e le altre due divisioni partiranno dalla Francia il 9. A questo punto Orlando soggiunge che, anche coi numeri di Foch, gli austro-tedeschi restano comunque in netta superiorità, ma Robertson afferma che si raggiungerebbe la parità con le 8 divisioni anglo-francesi; alla replica di Sonnino, che sostiene che i nemici potrebbero ricevere dei rinforzi tedeschi, Foch replica che i numeri non sono l'unico fattore da tenere in considerazione, visto che, restando in difesa, si può resistere anche in inferiorità numerica, come i francesi sull'Yser e a Verdun. Porro concorda con la visione di Foch, sottolineando che gli italiani intendono tenere il Piave ma, su suggerimento di Sonnino, dichiara che c'è un punto debole: la zona dirimpetto al Montello, infatti, potrebbe essere esposta ai colpi di un'eventuale artiglieria posta su quest'ultimo, ma, d'altro canto, i nemici ci metteranno tempo a costruirvi delle strade e, inoltre, l'inverno è prossimo; il punto debole principale, secondo Porro, è il Trentino, specialmente la valle dell'Adige e l'altopiano di Asiago, che sarà debole fino a quando la neve non ne impedirà il passaggio; per proteggere quest'ultimo, secondo lui, l'Italia deve poter disporre di una riserva, temporanea, in attesa della riorganizzazione della II Armata..
A questo punto, Franklin-Bouillon chiede quanto ci vorrà per riorganizzarla e Porro risponde che è difficile prevederlo e che si potrebbero ricavare 15 divisioni se non ci fosse un attacco all'altopiano di Asiago; per questo, secondo lui, servono 15 divisioni alleate. Alla domanda di Lloyd George, che chiede dove si trovano le truppe della II Armata, Porro risponde che sono dietro Padova, aggiungendo che dei possibili rinforzi tedeschi, scendendo da Asiago, potrebbero aggirare il Piave. Robertson, allora, soggiunge che gli italiani avevano affermato che la neve, ad Asiago, cadeva in ottobre, ma Porro risponde che, talvolta, non vi cade prima di dicembre; Lloyd George interviene sostenendo che, in agosto, gli italiani avevano sostenuto l'impossibilità di manovrare oltre il 15 ottobre, mentre gli austro-tedeschi hanno cominciato il loro attacco il 24. Porro sostiene che ciò non si riferiva al Trentino, dove comunque ci sono poche linee da sfondare e, in risposta all'insistenza di Lloyd George, replica che a Londra si parlò di un'offensiva nel Carso, non ad Asiago. Sonnino afferma che le parole di Londra appartengono al passato e che bisogna pensare al presente, ma Lloyd George insiste sul fatto che a chiedere quindici divisioni sono coloro che prima sostenevano che un attacco non poteva essere perpetrato oltre ottobre; dopodiché, legge il resoconto della conferenza di Londra del 7 agosto, dove ciò era stato affermato. Sonnino, sviando la conversazione, afferma che i tedeschi si sono molto avvicinati al fronte italiano dalla parte di Merano e Bolzano e che, con tempo favorevole, potrebbero discendere senza che gli italiani possano opporre loro delle riserve; Lloyd George chiede da quando si conosce la concentrazione delle truppe tedesche a Merano e Porro risponde che l'ultima conferma è arrivata il 4 novembre; Franklin-Bouillon chiede quando si pensa che i nemici possano attaccare sul Piave e Porro risponde che non potranno prima di tre settimane e, per far le cose in grande, almeno due mesi, quando arriveranno loro le artiglierie pesanti; all'affermazione di Foch, secondo il quale non sono stati distrutti tutti i ponti, Porro risponde che ne è rimasto integro solo uno sul Tagliamento, saltato solo per 20 metri; Franklin-Bouillon chiede se è stata distrutta la ferrovia di Udine, ma Porro replica che si è fatto quanto si è potuto, osservando che la ferrovia di Udine è rimasta..