La malaria (detta anche paludismo) è una parassitosi, malattia provocata da parassiti protozoi del genere Plasmodium (regno Protista, phylum Apicomplexa, classe Sporozoea, ordine Eucoccida). Fra le varie specie di parassita Plasmodium, quattro sono le più diffuse, ma la più pericolosa è il Plasmodium falciparum, con il più alto tasso di mortalità fra i soggetti infestati. Il serbatoio del parassita è costituito dagli individui infettati in maniera cronica. I vettori sono zanzare del genere Anopheles.

La malaria è la più diffusa fra tutte le parassitosi, con il suo quadro clinico di malattia febbrile acuta che si manifesta con segni di gravità diversa a seconda della specie infettante. La sua diffusione attuale non si limita alle aree tropicali dell'America del sud, dell'Africa e dell'Asia, ma interessa sporadicamente anche gli USA e alcuni paesi europei, in cui casi clinici della malattia possono apparire a seguito di spostamenti di persone che contraggono la malattia in zone in cui essa è endemica.

Si pensa che la malaria sia stata tra le cause dell’affermazione della talassemia minor (e conseguente major) poiché, durante il medioevo, la malaria era molto diffusa in Europa e la mutazione spontanea del gene corrispondente alla talassemia apportava il vantaggio di rendere la riproduzione del patogeno più complessa nel corpo umano.

Poiché i sintomi della malaria sono aspecifici, e la diagnosi e il trattamento devono essere tempestivi, la malaria deve essere sospettata in tutti i pazienti con segni febbrili di ritorno dai tropici.

Etimologia del nome

L'etimologia di "malaria" deriva da un termine medievale italiano "mal aria" ovvero cattiva aria mentre il termine "paludismo" deriva dalla convinzione che la malattia fosse provocata dai miasmi provenienti dalle zone paludose. Questo termine venne utilizzato nel Settecento anche fuori dall'Italia per descrivere una febbre che compariva solo d'estate e che era spesso mortale.

Storia

La malaria, secondo studi che hanno verificato la presenza del morbo anche negli scimpanzé, infetterebbe l'umanità da oltre anni. Le prime testimonianze verificate le troviamo nel 2700 a.C. in Cina, mentre la prima descrizione del quadro clinico della malaria risale a Ippocrate che nelle Epidemie e negli Aforismi descrive la tipica febbre intermittente.

Lo sviluppo della malaria si spostò in seguito verso l'Italia, dove la sua diffusione venne ostacolata dall'abilità dei Romani nel curare i campi agricoli e dalle loro opere di bonifica. Al V secolo d.C., pressappoco in coincidenza con la data convenzionale di caduta dell'Impero romano d'Occidente, risale la prima evidenza storico-archeologica dell'arrivo in Europa del Plasmodium falciparum, individuata a seguito degli scavi della Necropoli dei bambini di Lugnano in Teverina, nei pressi di una villa romana della media valle del Tevere. Quando l'impero romano perse i suoi antichi fasti, i focolai fecero nuovamente la loro comparsa, una circostanza che comportò una lunga opera di bonifica fino al Medioevo. Secondo uno studio del 2016 esistono evidenze anche precedenti. I ricercatori (Canada, Italia e Australia) hanno analizzato 58 denti di individui adulti provenienti da tre cimiteri (Isola Sacra - Portus Romae, I–III secolo, Velia I–II secolo, e Vagnari I–IV secolo. In 11 individui è stata trovata la presenza di Plasmodium spp.spp. abbreviazione di specie (plurale). mentre in due è stata provata la presenza di Plasmodium falciparum.

Il primo medico che intuì il coinvolgimento delle zanzare nella diffusione della malattia fu Giovanni Maria Lancisi. Alla fine dell'Ottocento si avevano in Italia morti all'anno per malaria, con febbri estivo-autunnali, soprattutto nel Sud e nelle isole. La malaria in Italia è stata eradicata intorno agli anni cinquanta, con campagne di eradicazione finanziate dalla Rockefeller Foundation. Nel 1880 Alphonse Laveran ] Nobel foundation. Ultimo accesso 25 ottobre 2006, a Costantina in Algeria, osservò per primo il parassita nelle cellule del sangue periferico umano delle persone che soffrivano di tale malattia. Egli propose che il morbo fosse causato da quel protozoo, intuizione che gli valse il premio Nobel per la medicina nel 1907. Ettore Marchiafava e Angelo Celli, un anno dopo a Roma, studiarono il protozoo e lo denominarono Plasmodium.

Nel 1885, a Pavia, Camillo Golgi, insignito del premio Nobel nel 1906, dimostrò l'associazione tra periodicità delle febbri malariche e il ciclo del plasmodio. Riuscì a provare come i due diversi tipi di febbre malarica, la terzana e la quartana, fossero provocati da due distinte specie di plasmodio: Plasmodium vivax, responsabile della terzana benigna, e Plasmodium malariae, responsabile della quartana. Nel 1889 dimostrò che gli attacchi febbrili si verificavano nel momento in cui gli sporozoiti (stadio del ciclo del plasmodio) rompevano i globuli rossi e si liberavano nel circolo sanguigno. Ettore Marchiafava, Angelo Celli, Amico Bignami e Giuseppe Bastianelli, a Roma, dimostrarono l'esistenza del Plasmodium falciparum, responsabile della terzana maligna. Nel 1894 Patrick Manson, in Cina, ipotizzò per primo che il Plasmodium fosse trasmesso all'uomo da una zanzara. Questa tesi fu dimostrata nel 1897 da Ronald Ross (Nobel 1902), in India.

Nel 1898 Giovanni Battista Grassi, a Roma, identificò il vettore della malaria, gli Anopheles, e ottenne la prima trasmissione sperimentale. Nel 1899 descrisse il ciclo completo delle varie specie di Plasmodium. Nel 1905, Carlos Chagas, che per primo aveva notato e studiato la trasmissione intradomiciliare del plasmodio, organizzò all'età di 26 anni, e mise in atto a Itatinga, nell'interno dello stato di San Paolo (Brasile), la prima efficace campagna di profilassi antimalarica nella storia. Al 1925 risale la realizzazione a Roma della "Stazione Sperimentale per la Lotta Antimalarica", diretta dall'italiano Alberto Missiroli e dall'americano Lewis Hackett.

Sempre nel 1925 nell'ambito del Primo Congresso Internazionale della Malaria tenutosi a Roma si avanzò la necessità di un istituto internazionale di malariologia, secondo quanto suggerito dalla Società delle Nazioni; il Governo italiano non accolse il suggerimento, ma convertì la proposta fondando nel 1927 un nuovo Ente per la ricerca contro la malaria; la Scuola di Malariologia di Roma, fondata e diretta dal clinico prof. Vittorio Ascoli, che per anni aveva studiato e pubblicato letteratura medica circa la malaria. Alla sua morte, nel 1931, la Scuola venne poi diretta da Giuseppe Bastianelli. Nel 1933 la Scuola divenne l'Istituto di Malariologia, teso alla formazione di medici malariologi.

Epidemiologia

La malaria è la più importante parassitosi e la seconda malattia infettiva al mondo per morbilità e mortalità dopo la tubercolosi, con oltre 200 milioni di nuovi casi clinici all'anno e decessi all'anno (dati 2015).

Il 40% della popolazione mondiale vive in zone in cui la malaria è endemica, situate in aree tropicali e subtropicali e a un'altitudine inferiore ai .

Ogni anno circa - viaggiatori europei e americani si ammalano di malaria.

Le donne in gravidanza sono particolarmente soggette a tale malattia e, malgrado gli sforzi per ridurre la trasmissione aumentando il trattamento, l'effetto ottenuto non corrisponde a quello sperato.

La sua frequenza è dovuta ad una serie di fattori fra le quali le condizioni climatiche favorevoli alla malattia e il numero di soggetti portatori di gametociti nel sangue periferico umano che si trovano nell'area di contagio, anche se uno studio esatto è molto complesso vista l'estensione delle zone coinvolte.

L'ambiente climatico influenza le caratteristiche epidemiologiche: Nelle zone di savana africana la trasmissione è perenne, con variazioni stagionali, più sensibili a mano a mano che ci si allontana dall'equatore; domina P. falciparum e la morbilità e mortalità sono prevalenti nei bambini e nelle donne gravide; è molto diffusa la farmaco-resistenza. Nelle pianure e nelle valli di America centrale, Cina e India, la trasmissione è variabile e moderata, con forti variazioni stagionali e rischio di epidemie. Prevale P. vivax e la farmaco-resistenza è abbastanza stabile. Sugli altopiani, nelle aree semidesertiche e nelle isole (Sahel, Sud-Est Asiatico, Sudafrica, Isole del Pacifico, Caraibi) il rischio di epidemie è dovuto ad aberrazioni climatiche, a fenomeni migratori da aree malariche altamente endemiche e a cambiamenti nelle abitudini agricole. In aree di recente sviluppo agricolo (Africa, Asia, Sudamerica) l'irrigazione in agricoltura può aumentare la trasmissione del plasmodio, con conseguente rischio di malaria stagionale con epidemie tra lavoratori immigrati non-immuni. Nelle aree urbane e periurbane delle città africane la trasmissione e la popolazione immune sono molto variabili anche a piccole distanze.

Criteri statistici Per valutare le aree di maggiore diffusione della malaria sono stati istituiti degli indici di prevalenza; essi sono innumerevoli ma i più importanti sono:

Indice splenico: il numero di bambini che presentano determinati sintomi Indice parassitario: il rapporto fra la quantità di specie del singolo parassita paragonato al numero totale di casi di malaria Densità parassitaria: numero medio della presenza nel sangue dei protozoi infetti Indice sporozoitico: numero di zanzare presenti che siano potenzialmente pericolose per l'uomo Tasso di inoculazione entomologica: collegato all'indice sporozoitico, misura anche la quantità di punture che le persone normalmente subiscono Human Blood Index (HBI): misura quante zanzare in una determinata regione posseggono sangue umano (è un indice studiato anche per comprendere gli effetti di determinati alimenti o minerali)

Eziologia La maggior parte delle infezioni malariche è dovuta a quattro specie di Plasmodium: il P. falciparum, il P. vivax, il P. ovale e il P. malariae.

La diagnosi di specie è importante perché la malaria da P. falciparum è potenzialmente mortale.

Inizialmente si pensava che soltanto queste quattro specie di protozoi potessero interessare l'uomo e trasportare l'infezione, ma recentemente si sono studiate anche altre specie, anch'esse causa della malaria, come il Plasmodium simiovale e il Plasmodium knowlesi, di difficile diagnosi, la cui epidemiologia risulta confinata nel sud-Asia e in particolare nella Malaysia. I vettori dell'infezione sono costituiti da Anopheles latens e da Anopheles hackeri.

Esistono anche altre forme derivate dalla prime che si manifestano negli animali come il Plasmodium brasilianum, molte scimmie sudamericane sono infettate da questo parassita che sembra essere un derivato dalla forma malariae. Esso si è adattato per svilupparsi nelle scimmie, probabilmente dopo la scoperta del continente. In Africa settentrionale la malaria è poco presente e predomina P. vivax. In Africa centrale e orientale predomina P. falciparum, ma sono presenti anche P. vivax e P. malariae. In Africa occidentale predomina P. falciparum, ma è molto diffuso anche P. ovale; presente ma raro anche P. vivax. Nelle isole dell'Oceano Indiano e nel Sudest Asiatico predomina P. falciparum, ma sono presenti anche P. vivax e P. malariae. Nel subcontinente indiano predomina P. vivax, ma è presente anche P. falciparum. Nelle isole dell'Oceano Pacifico e in America centrale sono presenti sia P. vivax, sia P. falciparum, molto più diffusi in Amazzonia. La cosiddetta "malaria da aeroporto" è causata da zanzare infette, che provengono dai paesi epidemici, che infettano persone in paesi non soggetti normalmente all'epidemia: il primo caso si è avuto nel 1977 e da allora si sono registrati quasi un centinaio di casi in Europa.

Patogenesi

Nella maggior parte dei casi si mantiene un equilibrio tra infezione e risposta immunitaria.