Biografia
Ancora prima di diventare tiranno, il suo nome fu inciso insieme a quello dei suoi tre fratelli sui tripodi dedicati da Gelone per commemorare la sua vittoria a Imera. La menzione del fratello è quindi un dettaglio importante che conferma il suo contributo alla battaglia.
Nel 478 a.C., alla morte di Gelone, ereditò da lui il comando dell'esercito e la mano della sua sposa Damarete, divenendo così tiranno di Gela e sostituendo Gerone, che invece ereditò il trono di Siracusa. Ciò gli permise di ottenere potere e una certa influenza tra i sicelioti, elementi che suscitarono l'invidia del fratello: per tale motivo, nel 476 a.C., Gerone lo inviò in soccorso dei Sibariti — che cercavano di tornare nella loro città dopo la sua distruzione da parte dei Crotoniati — nella speranza che morisse in battaglia. Avendo capito l'inganno, Polizelo si rifiutò di partire e si rifugiò presso la corte del suocero Terone, mentre secondo altre fonti partì lo stesso per Sibari ma riuscì nell'impresa, tornando sano e salvo sempre da Terone. Indipendentemente da come siano andate le cose, suscitò le ire del fratello e tra loro nacque una forte inimicizia a cui si pose fine solo grazie al poeta Simonide, che li fece riconciliare.
Nel 478 o 474 a.C. ottenne una vittoria ai giochi pitici, che decise di commemorare donando un gruppo statuario bronzeo di cui oggi rimane solo una scultura, nota come Auriga di Delfi.
Non è noto quando sia morto Polizelo, ma dev'essere stato prima di Gerone dato che a questi succedette il fratello minore Trasibulo. Con la sua morte Gela uscì dal periodo della tirannide, adottando una forma di governo democratico.
Note
Bibliografia
Categoria:Tiranni di Gela Categoria:Dinomenidi