Esponente della dinastia teodosiana, Onorio venne nominato dal padre augusto d'Occidente all'età di otto anni, nel 393, e succedette al padre come imperatore, con il fratello maggiore Arcadio, appena due anni dopo. Durante il suo lungo regno il potere politico fu quasi sempre in mano a uomini forti, ad esempio il generale Stilicone, tra il 395 e il 408, o il coimperatore Costanzo III, tra il 413 e il 421.
Definito "l'imperatore indifferente" da Edward Gibbon, egli dimostrò tutta la sua inettitudine nell'amministrare l'impero, insofferente dinanzi a invasioni, rivolte e perdite di alcune province. Sempre Gibbon definì il regno di Onorio "vergognoso ma memorabile." Fece uccidere difensore dell'impero, Stilicone.
Durante il suo regno l'Impero romano d'Occidente fu soggetto ad una serie di spinte disgregatrici sia esterne che interne, con invasioni di popoli barbari e diverse ribellioni di usurpatori (le fonti ne ricordano nove). Onorio è noto soprattutto per il fallimento della trattativa con il visigoto Alarico, che tenne in assedio Roma, il quale si era offerto di diventare generale dell'Impero romano d'Occidente; vistosi negato l'incarico, Alarico saccheggiò l'Urbe dal 24 al 27 agosto 410.
Biografia Infanzia e l'elevazione ad augusto d'Occidente (384-395)
Onorio nacque a Costantinopoli il 9 settembre del 384 dall'imperatore Teodosio I e della sua consorte Elia Flaccilla, originari ambedue della diocesi della Spagna. Egli fu il terzogenito della coppia imperiale: Arcadio (associato al padre come augusto dal 383) e Pulcheria Teodosia (morta ad appena sette anni d'età nel 385) erano rispettivamente suo fratello e sua sorella maggiori.
Poco dopo la nascita, il padre lo onorò del titolo di nobilissimus puer e, quando aveva solo due anni, gli conferì il consolato per l'anno 386, ponendolo come collega di Euodio, De imperatoribus romanis. Nel 389 Onorio accompagnò il padre a Roma quando questi celebrò il trionfo dopo la vittoria sull'usurpatore Magno Massimo e lo seguì a Costantinopoli nel 391.
Nel 392, mentre Teodosio e i figli erano ancora nella Nuova Roma, morì l'augusto d'Occidente, Valentiniano II, e il generale di origine franca Arbogaste, tutore del defunto, elevò alla porpora imperiale Flavio Eugenio. Teodosio fece inizialmente intendere di accettare il nuovo collega, ma poi, il 23 gennaio 393, proclamò Onorio, all'età di otto anni, augusto d'Occidente, mettendolo in diretta opposizione a Eugenio.
Nel 394, Teodosio lasciò a Costantinopoli Onorio e Arcadio (il quale divenne il reggente della pars orientalis) ed intraprese una campagna militare contro Eugenio portando con sé il genero, il magister militum Stilicone. Il 6 settembre di quell'anno l'usurpatore Eugenio fu sconfitto nella battaglia del Frigido e morì in battaglia, mentre alcuni giorni dopo Arbogaste si suicidò. Teodosio ebbe così il pieno controllo dell'Occidente e il 1° gennaio 395, quando vi furono le celebrazioni della vittoria, Onorio entrò a Milano accompagnato da Serena, moglie di Stilicone, e da Galla Placidia. Durante le celebrazioni del nuovo anno Teodosio si ammallò gravemente e il 17 gennaio morì.
Arcadio e Onorio vennero acclamati come imperatori legittimi, rispettivamente ad Oriente e ad Occidente. Questa divisione fu, dal punto di vista formale, solo amministrativa, essendo l'Impero ancora uno, ma fu anche un importante evento della storia romana, in quanto mai più un imperatore regnò sull'Occidente e sull'Oriente contemporaneamenteFatta eccezione per la parziale riconquista dell'Occidente per opera di Giustiniano I, riconquista che per altro copriva grosso modo proprio l'area territoriale che Onorio controllava nel 410 e cioè l'Italia, il Nordafrica ed i Balcani nord-occidentali, più una buona parte dellaHispania meridionale.
Stilicone uomo forte dell'impero (395-408)
Vista la minore età dell'imperatore, Stilicone, che nel 394 era stato promosso magister utriusque militiae, affermò che Teodosio gli aveva affidato la tutela di Onorio sul letto di morte; altre fonti sostengono che Teodosio affidò entrambi i figli alle cure (se non alla tutela) di Stilicone: si confronti , ,. Dal momento che non vi fu opposizione in Occidente, Stilicone poté tenere in soggezione la corte imperiale di Milano per oltre un decennio.
Per rafforzare il proprio legame col sovrano, nel 398 Stilicone, già marito della sorella adottiva dell'imperatore, diede in sposa ad Onorio la propria figlia Maria. Questo matrimonio tra zio e cugina permise a Stilicone di diventare suocero dell'imperatore e, secondo Gibbon, "parve investir[lo] dell'autorità di padre." Alla morte di lei, nel 407, il generale fece sposare Onorio con la sorella della defunta, Termanzia.
I contrasti tra Occidente e Oriente Sotto la tutela di Stilicone le relazioni tra le due parti dell'Impero peggiorarono sensibilmente, tanto che si poteva parlare di una separazione di fatto tra Oriente ed Occidente.
Nel corso dei primi mesi del 395 Stilicone entrò in contrasto con Flavio Rufino, che nei fatti agiva da tutore di Arcadio, e cercò di sottrarre la prefettura dell'Illirico al controllo di Costantinopoli. Stilicone, quello stesso anno, approfittò della ribellione dei Goti di Alarico per entrare nella prefettura con un esercito. Giunto in Tessaglia, egli accettò l'ordine di Arcadio di mandare le truppe orientali a Costantinopoli e di tornare in Occidente; tuttavia, affidò il comando delle truppe orientali al generale di origine gota Gainas, il quale, coll'appoggio dei propri soldati, si diresse a Costantinopoli e trucidò Rufino.
I rapporti tra Milano e Costantinopoli non migliorarono con l'ascesa dell'eunuco Eutropio, praepositus sacri cubiculi di Arcadio e uno dei principali avversari di Rufino alla corte d'Oriente. Il rifiuto dell'Occidente di accettare la nomina di Eutropio come console del 399, così come la fine di quest'ultimo, ucciso a seguito di una congiura ordita dal prefectus urbi Aureliano e da Gainas, furono celebrati da Claudiano, principale poeta della corte milanese.
Nei primi anni del V secolo sorse una controversia tra Onorio ed Arcadio circa la rimozione di Giovanni Crisostomo dalla carica di vescovo di Costantnopoli, avvenuta col sinodo della quercia del 403. Sotto l'influenza di papa Innocenzo I, l'augusto d'Occidente scrisse due volte al fratello per contestare l'estromissione di Giovanni e, dopo che un sinodo di vescovi italiani ebbe condannato la decisione presa in Oriente, scrisse una terza lettera, la cui consegna fu affidata ad una delegazione di prelati. Arrivati via mare a Costantinopoli, gli emissari di Onorio furono bloccati prima che potessero sbarcare, trattenuti in una fortezza, privati della lettera e rinviati in Occidente. A quel punto, Stilicone impose il blocco dei porti italiani alle navi dei sudditi di Arcadio e fece vietare ogni scambio con l'Oriente.
La ribellione del comes Gildone
Nei primi anni del regno di Onorio, a detta del poeta Claudiano, il comes Africae Gildone, che godeva di larga autonomia, divenne sempre più impopolare per la sua condotta e ipotizzò segretamente di porsi sotto l'autorità formale di Costantinopoli. Nell'estate del 397 Gildone interruppe il rifornimenti di grano verso l'Italia e il Senato di Roma, su proposta di Stilicone, dichiarò il comes nemico pubblico. Stilicone, assicuratisi l'afflusso di viveri per l'Italia dalla Gallia e riunita una flotta a Pisa, affidò il comando della campagna contro Gildone a Mascezel, fratello del comes riparato alla corte di Onorio, il quale sbarcò in Africa nella primavera del 398.
Una volta sbarcato in Africa, Mescezel sbaragliò le forze di Gildone nel luglio del 398 e quest'ultimo, fuggito a Tabarca, morì. Su proposta di Stilicone i principali colpevoli della rivolta furono deferiti al Senato di Roma per essere processati. Poco dopo il rientro in Italia, Mescezel morì annegato dopo esser caduto da cavallo mentre passava su un ponte in compagnia di Stilicone: una morte probabilmente accidentale che però fu attribuita allo stesso Stilicone, forse geloso della gloria ottenuta da Mescezel.
La prima incursione di Alarico in Italia e lo spostamento a Ravenna Verso la fine del 401, approfittando della calata in Rezia e nel Norico dei vandali guidati da Radagaiso, Alarico si mosse verso Occidente e, giunto in Italia, prese Aquileia. Visto il rischio della calata dei visigoti verso sud, Stilicone avviò la ristrutturazione della cinta muraria dell'Urbe.
Temendo di essere raggiunto dai visigoti, Onorio pensò di lasciare Milano per rifugiarsi in Gallia, ma fu convinto a fatica da Stilicone a restare nella città padana. All'inizio del 402 Alarico pose Milano sotto assedio e Stilicone, una volta sconfitto Radagaiso, prese parte dei suoi goti come ausiliari e raggruppò truppe tra i limitanei per andare in soccorso dell'imperatore.
Alarico, allora, tolse l'assedio a Milano e, dopo aver tentato invano di prendere Asti, giunse col suo esercito a Pollenzo. Qui, il 6 aprile del 402, romani e visigoti si scontrarono e Stilicone prese possesso del campo avversario e della moglie e dei figli di Alarico. I visigoti si diressero verso la costa ligure, ma Stilicone non volle inseguirli ed annientarli; pertanto, aprì delle trattative con Alarico, che accettò di lasciare l'Italia e ottenne indietro gli ostaggi presi a Pollenzo.
Nel 403 Alarico entrò nuovamente nell'Italia annonaria e, giunto a Verona, venne sconfitto una seconda volta da Stilicone, il quale aveva passato l'anno precedente a rafforzare le difese della penisola. Anche in questo caso, i visigoti non furono annientati e Stilicone permise ad Alarico e i suoi di acquartierarsi tra la Dalmazia e la Pannonia, da dove avrebbero dovuto contribuire al passaggio della prefettura dell'Illirico alla pars occidentalis. Alarico, dopo poco tempo, si spostò nell'Epiro.
Tra la prima e la seconda incursione di Alarico vi fu lo spostamento della corte imperiale da Milano a Ravenna. La scelta della città adriatica, nella quale Onorio si trasferì tra l'estate e l'autunno del 402, scontentò l'aristocrazia d'Occidente, dal momento che una parte del Senato di Roma sperava che l'imperatore riportasse la propria sede nell'antica capitale. L'augusto pare che fu colpito dalle rimostranze del partito filo-romano e da quel momento in poi visitò Roma con una certa frequenza. Alla fine del 403 Onorio fece un adventus nella città per celebrare le vittorie sui visigoti e si trattenne nei palazzi del Palatino, dove iniziò il suo sesto anno consolare. Durante la sua permanenza nell'Urbe Onorio fece ricchi donativi al clero e fece tenere corse di carri e venationes.
La calata di Radagaiso in Italia Alla fine del 405 un gruppo eterogeneo di barbari guidati dal re ostrogoto Radagaiso varcò i confini dell'Impero tra il Norico e la Pannonia e dilagò nell'Italia annonaria. Stilicone, per affrontare Radagaiso, raggruppò le forze del comitatus a Ticinum e le rinforzò con alani e unni, questi ultimi alla testa del loro re Uldino. Vista la gravità della situazione, Stilicone fece sì che nell'aprile 406 fossero approvate due leggi che obbligavano provinciali e foederati a fornire all'esercito i propri schiavi e che garantivano a quest'ultimi la manomissione e un premio di due solidiCodice teodosiano, Libro VII, 13.16-17, leggi del 17 e 19 aprile 406.
Dopo sei mesi di scorrerie e devastazioni nell'Italia centro-settentrionale, le forze di Radagaiso vennero convogliate dall'esercito romano nei pressi di Fiesole e lì furono circondate e annientate. Radagaiso venne catturato e decapitato il 23 agosto 406. In occasione della vittoria a Fiesole, a Roma sarebbe stato eretto un arco di trionfo a Onorio, Arcadio e al figlio di quest'ultimo, Teodosio II, anche se alcuni autori sostengono che sia stato costruito in occasione della battaglia di Verona.
Le incursioni barbariche e gli usurpatori