Il clavicembalo divenne uno degli strumenti più apprezzati ma anche più identici al pianoforte nel campo della musica,i progressi nella costruzione accompagnarono lo sviluppo di un ampio repertorio musicale a partire dal 5 secolo,inizialmente questo repertorio è in comune con l'organo ma poi trova una propria indipendenza durante il periodo barocco nel quale il clavicembalo può assumere il ruolo di strumento concertante, solista o ancora di vettore principale
Intimamente legato all'estetica barocca ed al primato del contrappunto, simbolo musicale dell'Ancien Régime, venne praticamente abbandonato verso la fine del XVIII secolo per lasciar posto al pianoforte. Questa eclisse durò più di un secolo.
Il clavicembalo ricominciò progressivamente a suscitare qualche interesse a partire dalla fine del XIX secolo, con la riscoperta della musica antica. Inizialmente vennero applicate numerose modifiche tecniche con lo scopo di apportare dei miglioramenti, ma dalla seconda metà del XX secolo si è preferito tornare ai principi ed ai metodi di costruzione originari. Da questo momento, il clavicembalo ritrova un posto significativo nell'interpretazione delle opere antiche e contemporanee.
La storia del clavicembalo, in quanto tale, è una scienza recente, dal momento che non vi è alcuna trattazione generale su questo argomento prima dell'epoca attuale. Essa basa le sue ricerche sull'iconografia, su documenti sparsi di varia natura e sullo studio degli strumenti antichi conservati nei musei e nelle collezioni private, spesso profondamente modificati nel corso della loro esistenza; se numerosi sono quelli che riportano la firma del costruttore, molti altri sono anonimi ed aprono ancora un vasto campo d'investigazione agli esperti.
Le origini: XIV e XV secolo Prime tracce non ufficiali I primi testi che menzionano l'esistenza di strumenti a corde con una tastiera risalgono al XIV secolo, tuttavia mancano descrizioni tecniche che ci permettano di distinguere chiaramente gli strumenti a corde pizzicate (famiglia del clavicembalo) da quelli a corde percosse (famiglia del clavicordo), che dovrebbero essere apparsi nella stessa epoca. I primi derivano dal salterio, nel quale il suonatore pizzica le corde con un plettro, i secondi dal salterio a percussione (tympanon), nel quale le corde sono percosse con leggeri martelletti: questa origine è segnalata dal 1511 nel trattato Musica getutscht di Sebastian Virdung.Sebastian Virdung, Musica getutscht: A Treatise on Musical Instruments (1511), Cambridge, University Press, 1993. L'informazione è riportata in .
Se Johannes de Muris evoca questo genere di strumento nel suo trattato Musica speculativa del 1323., sappiamo che il re di Francia Giovanni II il Buono, nella sua dorata prigionia londinese, aveva ricevuto da Edoardo III d'Inghilterra uno strumento chiamato eschiquier, evidentemente munito di una tastiera ma di cui ignoriamo il meccanismo.. Questo strumento, con una piccola differenza ortografica, apparve verso il 1367 in un testo Guillaume de Machaut intitolato La presa di Alessandria (« eschaquier d'Engleterre ») e successivamente nel 1378 in un verso del poeta francese Eustache Deschamps. Il nome restò in uso, senza maggiori precisazioni, fino all'inizio del XVI secolo, apparendo anche sotto le forme di Schachtbrett, citato nel 1404 da Eberhard Cersne in Der Minne Regel, e di Scacarum, come lo chiama Jean Gerson verso il 1426 nel suo De canticorum originali rationeAndré Pirro, Les clavecinistes, Henri Laurens, coll. «Les musiciens célèbres», Paris, 1924, p. 6.
Nel 1388, in una lettera al duca di Borgogna Filippo II l'Ardito, il re Giovanni I d'Aragona evoca «uno strumento simile all'organo, ma che risuona per mezzo di corde» («semblant dorguens que sona ab cordes»): potrebbe trattarsi di una sorta di clavicembalo verticale (claviciterio)..
Prime tracce ufficiali Soltanto nel 1397 apparve il primo documento che parla esplicitamente di «clavicembalum». Un gentiluomo padovano, Lodovico Lambertacci, scrisse una lettera al genero menzionandovi un certo Hermann Poll come inventore dello strumento - di fatto, probabilmente, aveva ideato il meccanismo col quale vengono pizzicate le corde (il salterello)Salterello ..
Il clavicembalum venne poi menzionato nel poema Der Minne Regel di Eberhard von Cersne, canonico di Minden in Germania, insieme al clavicordium e a una lunga lista di strumenti d'ogni tipo usati in quest'epoca (1404).
I documenti iconografici relativi al clavicembalo primitivo apparvero un po' più tardi, nella prima metà del XV secolo. Il primo è una scultura, datata 1425, proveniente proprio dalla cattedrale di Minden: un angelo musicista suona un piccolo strumento posato orizzontalmente, dotato di una tastiera e di una forma simile al clavicembalo, ma invertita, con i gravi nel lato destro.
Il Weimarer Wunderbuch, intorno al 1440, mostra un clavicembalo primitivo che lo strumentista ha posato su un tavolo; il disegno è sommario, ma rappresenta uno strumento con una sola apertura nella tavola armonica ("rosa") e fasce curve che assumono la forma di un arco di cerchio..
Nello stesso periodo, un manoscritto in latino sugli strumenti musicali di Henri Arnault de Zwolle venne corredato di disegni dettagliati; tra questi, troviamo lo schema di un clavicembalo primitivo (con fasce curve di forma circolare e quattro rose di taglie differenti), della relativa tastiera, formata da 35 note (si-la) e di quattro diversi meccanismi arcaici che permettevano di pizzicare o di percuotere le corde. Sembrerebbe qui che il sistema attuale di salterello abbia potuto coesistere con altri dispositivi prima d'imporsi, anche al di fuori del caso del clavicordo. In questa epoca, i clavicembali potevano adottare la forma caratteristica "ad ala" come pure una forma oblunga (allora rettangolare) che si troverà nella spinetta e nel virginale. Il documento di Arnault indica che clavicembali e clavicordi avevano la medesima struttura, indipendentemente dal meccanismo di produzione del suono. Questo strumento, di taglia contenuta, si suonava posato su un tavolo.
Verso il 1460, Paulus Paulirinus da Praga fu il primo a citare il virginale (strumento di sonorità identica al clavicembalo, ma di forma rettangolare come il clavicordo); egli ne elogia il suono. Quanto al nome, lo spiega nel modo seguente: « virginale dictum quod uti virgo dulcorat mitibus et suavissimis vocibus » (« È detto virginale perché come vergine addolcisce con dolci e soavissimi suoni»).
C'è da notare che l'iconografia di quest'epoca e del secolo seguente mostra di fatto, nella maggior parte dei casi, delle donne alla tastiera piuttosto che degli uomini..
In Italia, dove dei costruttori sono probabilmente attivi verso il 1420, la prima menzione scritta d'uno strumento è in una lettera del 1461 nella quale un cembalaro reclama al duca Borso d'Este il pagamento di un clavicembalo costruito per lui.. Non mancano neppure documenti iconografici, ma non resta alcuno strumento italiano di quest'epoca.
Infatti, il più antico strumento a corde pizzicate giunto fino a noi data all'incirca 1470-1480: si tratta di un clavicembalo verticale (claviciterio) costruito probabilmente a Ulm e conservato oggi al Royal College of Music di Londra, ma purtroppo è andato perduto il suo meccanismoNota descrittiva qui . Le caratteristiche di questo strumento ne fanno un esemplare probabilmente poco rappresentativo della "norma" dell'epoca...
XVI secolo La diffusione del clavicembalo fu rapida in tutta l'Europa occidentale, non solo nella forma più comune del virginale o della spinetta, ma anche, seppure più di rado, in quella del clavicembalo di grandi dimensioni. La costruzione era pressoché monopolizzata dai cembalari italiani, ma verso la fine del secolo cominciò ad emergere una temibile concorrenza ad Anversa.
Nel 1511 venne stampata a Basilea la prima opera dedicata agli strumenti musicali, il Musica getutsch dell'ecclesiastico tedesco Sebastian Virdung, nel quale vengono descritti tre strumenti che egli chiama virginal, clavicimbalum (questi due sono rettangolari, con le corde disposte trasversalmente), e claviciterium. Le illustrazioni allegate al testo, benché grossolane, permettono di determinare la loro estensione, che va da 38 a 40 note, meno di 4 ottave. La taglia ridotta di questi strumenti, stimata in rapporto alla larghezza della tastiera, lascia pensare che suonassero all'ottava alta (ottavino).. Una tendenza costante nei decenni successivi fu di aumentare questa estensione. Senza cambiare la larghezza esterna degli strumenti, in un primo tempo il principio dell'ottava corta permise, aggiungendo un solo tasto nei gravi, di guadagnare una quarta discendente, dal fa1 al do1Per la determinazione dell'ottava delle note elencate nella voce, si è utilizzato il sistema sudeuropeo, nel quale il do centrale è segnato con do3. Il sistema consiste nel mettere al posto del fa# e del sol# dell'ottava più bassa, che erano scarsamente utilizzati in quest'epoca, rispettivamente il re ed il mi, che venivano quindi suonati utilizzando i tasti delle note soppresse. Per reintrodurre le note eliminate, più tardi, vennero messi a punto i tasti spezzati, tasti cromatici divisi in due parti nel senso della lunghezza, nei quali una parte agiva sulla corda della nota diatonica, come nell'ottava corta, l'altra sulla corda della nota cromatica reintrodotta..
Nel corso del secolo, gli strumenti più importanti videro anche aumentare il numero dei registri; le loro date d'apparizione, secondo Curt Sachs., sono: due registri nel 1514, principale e ottava nel 1538, tre registri nel 1576, quattro nel 1583; essi avevano lo scopo di aumentare il volume del suono o variarne il timbro.
Italia
La produzione di clavicembali più importante si trovava in Italia ed è da questo paese che provengono la maggioranza degli strumenti del XVI secolo giunti fino a noi, e i più antichi: il clavicembalo costruito nel 1515/1516 da Vincentius Livigimeno conservato presso l'Accademia Chigiana di Siena., quello di Girolamo da Bologna (Hieronymus Bononiensis) del 1521 al Victoria and Albert Museum di Londra, la spinetta di Francesco de Portalupi del 1523 al Musée de la musique a Parigi., i clavicembali di Alessandro Trasuntino del 1531 al Royal College of Music di Londra., di Dominicus Pisaurensis del 1533 al Musikinstrumenten Museum der Universität di Lipsia, ecc. Le città in cui si esercitò l'arte della fattura di clavicembali erano numerosa e ripartite in tutta la penisola: Venezia (il centro più importante, dove operarono tra gli altri Baffo, Bertolotti, Celestini, Patavinus, Pisaurensis, Trasuntino), Milano (Rossi, ecc.), Brescia (Antegnati, ecc.), Roma (Bononiensis, ecc.), Napoli (Fabri), ecc.
In questa epoca, gli strumenti italiani erano molto tipizzati e le loro caratteristiche li differenziavano profondamente da quelli costruiti nelle regioni più settentrionali dell'Europa. La costruzione era molto leggera e tuttavia robusta: le fasce erano sottili, da 3 a 6 millimetri,., erano rinforzate da modanature che avevano funzione al tempo stesso decorativa e strutturale ed erano montate intorno ad un fondo spesso, al quale erano assicurate con delle squadre (di legno) e talvolta delle barre di rinforzo oblique che partivano ugualmente dal fondo.