Compositore dal precoce talento, nonostante la breve vita e i pochi anni di attività, riuscì a realizzare opere di alto valore artistico e importanza storica, tra le quali si ricordano, fra le altre, La serva padrona, punto di riferimento fondamentale per lo sviluppo e la diffusione dell'opera buffa in Europa, L'Olimpiade, considerata uno dei capolavori dell'opera seria della prima metà del Settecento,"...one of the finest opere serie of the early eighteenth century": Donald Jay Grout e Hermine Weigel Williams, A Short History of Opera (quarta edizione), New York, Columbia University Press, 2003, p. 229, ISBN 978-0-231-11958-0. e lo Stabat Mater, fra le più importanti composizioni di musica sacra di ogni tempo. Nel contesto della querelle des bouffons, in Francia, alla metà del Settecento, La serva padrona fu assunta ad archetipo del nuovo gusto musicale derivato dall'opera buffa italiana contro la tradizione francese della tragédie lyrique.Dorsi & Rausa, p. 177 e ss.
Biografia e opere maggiori Infanzia nelle Marche e trasferimento a Napoli
Giovanni Battista Draghi (o Drago) nacque a Jesi in provincia d'Ancona nel 1710, terzogenito di Francesco Andrea e da Anna Vittoria Giorgi. Il nonno, Cruciano Draghi, era un calzolaio, figlio del Maestro Francesco di Pergola (PU). Cruciano nel 1663 sposò a Jesi una donna del luogo; in tale città la famiglia divenne perciò conosciuta come i Pergolesi, sebbene il fratello e la sorella maggiori del compositore fossero iscritti nel registro dei battesimi con il nome Draghi. Nei documenti del Conservatorio dove studiò, Giovanni Battista venne inserito sotto il nome Jesi, anche se il ragazzo indicava se stesso come 'Pergolesi'; la documentazione coeva usava anche la forma 'Pergolese'.
La posizione del padre, amministratore dei beni della Confraternita del Buon Gesù, consentì a Giovanni Battista di avere una giovinezza relativamente agiata e una buona prima formazione musicale.
Tuttavia, il ragazzo perse i genitori precocemente: nel 1727 la madre e il 27 maggio 1732 il padre, Francesco. Anche due fratelli del compositore e una sorella morirono durante l'infanzia; lo stesso Giovanni Battista sembra che fosse malato sin da piccolo, motivo per il quale, forse, fu cresimato già il 27 maggio 1711.
Fece i primi studi di organo e violino nella città natale, durante i quali mostrò notevole talento. All'età di quindici anni, grazie al mecenatismo del Marchese Cardolo Maria Pianetti, fu ammesso nel celebre Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo a Napoli, dove ebbe modo di studiare composizione con alcuni dei più celebri autori della Scuola musicale napoletana, come Francesco Durante, Leonardo Vinci e Gaetano Greco.
Napoli nella prima metà del Settecento era senza dubbio una delle città più vivaci dal punto di vista musicale: artisti come Alessandro Scarlatti, Nicola Porpora o Leonardo Leo avevano proposto con successo lo stile musicale napoletano nelle corti di tutta Europa e non è sorprendente che nel 1739 lo scrittore e politico francese Charles de Brosses riferendosi alla città partenopea, la definisse la capitale del mondo della musica.
Grazie al suo talento, Pergolesi non dovette pagare la retta del conservatorio, dal momento che procurava guadagni all'istituto grazie ai concerti che teneva, prima come ragazzo del coro, poi come violinista e capoparanzaEra denominato paranza, parola che indica genericamente un gruppo di persone, un gruppo di musicisti che suonavano e/o cantavano a Napoli e nelle zone limitrofe, fuori dai conservatori nei quali studiavano; il capo-paranza era scelto tra i migliori elementi e aveva responsabilità su tutti gli altri. di uno dei gruppi orchestrali del conservatorio (titolo che si potrebbe associare all'attuale primo violino), nominato nel 1729.
Si diplomò nel 1731 a ventun'anni, componendo, come saggio finale, il dramma sacro Li prodigi della divina grazia nella conversione e morte di san Guglielmo duca d'Aquitania; nell'ultimo anno di studi aveva già composto un altro lavoro di pregio, l'oratorio La fenice sul rogo, ovvero la morte di San Giuseppe, e, grazie alla rinomanza conquistata (e agli appoggi ricevuti), riuscì immediatamente a ottenere la commessa per la composizione di un'opera seria presso il maggiore dei teatri napoletani dell'epoca, il San Bartolomeo. L'opera che scrisse, La Salustia, incontrò però notevoli problemi a causa della morte improvvisa del protagonista, il castrato Nicolò Grimaldi, e poté andare in scena solo verso la metà del mese di gennaio 1732, senza peraltro riscuotere molto successo. Pergolesi fu comunque assunto subito dopo da uno dei suoi protettori, il principe di Stigliano Ferdinando Colonna, con l'incarico di maestro di cappella, incarico che passerà successivamente a ricoprire presso un altro dei parenti del principe, il duca di Maddaloni Domenico Marzio VIII Carafa.Il nome indicato da Toscani è Marzio IV, mentre in effetti secondo la completa genealogia dei duchi di Maddaloni elaborata da Francesco Dandolo e Gaetano Sabatini (Lo Stato feudale dei Carafa di Maddaloni. Genesi e amministrazione di un ducato nel regno di Napoli (secc. XV-XVIII), Napoli, Giannini, 2009, pp. 11-13, ISBN 978-88-7431-439-3), il duca in carica dal 1716 al 1748, marito di Anna Colonna, si chiamava Domenico Marzio VIII (p. 13).
La Salustia e Lo frate 'nnamorato (1732) Grazie all'ottimo successo del suo Oratorio La conversione e morte di San Guglielmo, nel periodo tra il 1731 e il 1732 Pergolesi ebbe modo di allestire la sua prima opera lirica: il dramma per musica La Salustia, su libretto di anonimo, tratto dallAlessandro Severo di Apostolo Zeno. Commissionatagli dal Teatro San Bartolomeo di Napoli, ebbe la prima rappresentazione nel gennaio del 1732.
Dal punto di vista musicale si trattò di un'opera decisamente conservatrice, certamente a causa delle pressioni del primo attore, Nicolò Grimaldi, detto Nicolino, cantante di valore, ma anziano e legato alle convenzioni della "vecchia scuola" di autori come Georg Friedrich Händel. La morte del Nicolino a poche settimane dalla prima e la sostituzione col ben più giovane Gioacchino Conti crearono seri problemi all'allestimento e costrinsero, fra l'altro, a riscrivere ben tre volte la sinfonia d'apertura e a riadattare alcune arie. Queste vicissitudini aiutano a comprendere la sensazione di incompiutezza e di immaturità dell'opera e a giustificare il successo solo parziale che ottenne alla sua messa in scena.
Tutt'altro esito ebbe Lo frate 'nnamorato, una commedia in musica in italiano e in napoletano su libretto di Gennaro Antonio Federico, allestita dal Teatro dei Fiorentini nel settembre 1732, eccezionalmente ripresa, con alcune modifiche dello stesso autore, già due anni dopo per le celebrazioni del carnevale. La commedia, molto applaudita, ebbe un successo straordinario e fu indubbiamente la composizione di maggiore fortuna durante la vita del Pergolesi.
Il 27 ottobre 1732 Pergolesi ottenne l'incarico di organista soprannumerario presso la Cappella Reale. Particolarmente interessante è la relazione sulla sua assunzione, custodita dall'archivio di Stato di Napoli, nella quale si fa riferimento alle enormi aspettative che accompagnavano la sua carriera, al grande successo dell'opera Lo frate 'nnamorato e soprattutto al bisogno che tiene la Cappella Reale de soggetti che compongono sopra il gusto moderno.
Il prigionier superbo e La serva padrona (1733) I drammatici terremoti che colpirono l'Irpinia e anche la città di Napoli alla fine del 1732 portarono alla sospensione delle celebrazioni del carnevale nella città partenopea per il 1733, e la stagione dei teatri, che proprio in quel periodo presentava i più ricchi allestimenti, fu cancellata in ossequio al lutto. Proprio a causa di questa tragica sciagura fu commissionata la Messa in Re maggiore, a dieci voci e due cori.
Per poter mettere in scena il suo nuovo lavoro teatrale, Pergolesi dovette attendere la fine dell'estate, in particolare il 28 agosto 1733, in occasione del compleanno dell'imperatrice Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel, anche se per motivi ignoti la prima slittò al 5 settembre. Si tratta de Il prigionier superbo, dramma per musica in tre atti, con libretto derivante da una rielaborazione (forse a cura di Gennaro Antonio Federico) de La fede tradita e vendicata di Francesco Silvani, la cui musica era pronta da quasi un anno. Malgrado la mediocrità della compagnia il successo fu ottimo, tanto da costringere gli impresari a prolungare le repliche, originariamente previste per il solo mese di settembre, fino alla fine del mese di ottobre.
Tuttavia, la fama di queste rappresentazioni non è tanto collegata all'opera principale, quanto alla composizione che veniva eseguita durante gli intervalli: si trattava infatti della celebre La serva padrona, un breve intermezzo buffo in due atti. Questa composizione, di carattere allegro e scanzonato e non priva di malizia, rappresenta situazioni e personaggi caricaturali ma realistici, vicini a quelli della tradizionale commedia dell'arte. Dal punto di vista compositivo rappresenta uno tra i primi esempi della naturale evoluzione del linguaggio musicale barocco precedente. La sua musica apparentemente spontanea e fresca, riflette la società napoletana, venata da uno stile popolare, in cui sono alternativamente presenti motivi spagnoli e scene comiche, così come sentimentali ed eroiche. Proprio il grande successo della rappresentazione di questo intermezzo a Parigi nella ripresa del 1752 scatenò una disputa, nota come la Querelle des bouffons, fra i sostenitori dell'opera tradizionale francese, incarnata dallo stile di Jean-Baptiste Lully e Jean-Philippe Rameau, e i sostenitori della nuova opera buffa italiana fra cui alcuni enciclopedisti (in particolare Jean Jacques Rousseau, anch'egli compositore). La disputa divise la comunità musicale francese e la stessa corte (con la regina che si schierò a fianco degli "italiani"), per due anni, e portò a una rapida evoluzione del gusto musicale del paese transalpino verso modelli meno schematici e più moderni.
Adriano in Siria e la ripresa di Lo frate 'nnamorato (1734) Dopo il successo dell'anno precedente, nel 1734 Pergolesi mise in scena Adriano in Siria, dramma in musica in tre atti su libretto di Pietro Metastasio, commissionatogli per le celebrazioni del compleanno della regina Elisabetta Farnese e allestita al Teatro San Bartolomeo con Gaetano Majorano. A quest'opera venne abbinato l'altro celebre intermezzo buffo, Livietta e Tracollo, anch'esso destinato a superare per fama l'opera principale in cui era inserito, seppure senza raggiungere la popolarità universale del precedente La serva padrona.
Intanto, il 23 febbraio era stato nominato maestro di Cappella sostituto dalla «Fedelissima Città di Napoli», posizione di prestigio che gli consentiva di aspirare alla successione del titolare, l'anziano e stimato Domenico Sarro. Soprattutto in quest'anno, la ripresa dell'opera Lo frate 'nnamorato addirittura superò per successo l'allestimento originario, diventando l'attrazione principale del carnevale partenopeo e permettendo all'autore di allargare la propria popolarità al di là dei confini della città di Napoli.
Pergolesi a Roma: L'Olimpiade e Il Flaminio (1735) Il 10 maggio 1734 Carlo di Borbone aveva conquistato la città di Napoli e gran parte dell'aristocrazia asburgica che aveva fornito appoggio e sostegno alla carriera di Pergolesi aveva trovato rifugio a Roma, in attesa dell'evolversi della situazione. Su invito e con l'appoggio dei suoi mecenati duchi di Maddaloni e della famiglia Colonna, nel gennaio 1735 Pergolesi debuttò a Roma, al Teatro Tordinona, con L'Olimpiade, dramma in tre atti su soggetto di Metastasio.