Liberale e anticlericale, dopo essere stato ministro delle Poste del Regno d’Italia nel 1899, fu ministro degli Esteri dal 1905 al 1906 e dal 1910 al 1914.
Durante il suo primo mandato agli Esteri, alla Conferenza di Algeciras, l'Italia svolse un ruolo autonomo rispetto all'alleata Germania. Successivamente, dal 1906 al 1910, fu inviato come ambasciatore a Londra e Parigi. Con il suo secondo mandato agli Esteri, nel 1910, seguì per l'Italia la Crisi di Agadir che sfruttò per dare inizio al conflitto con la Turchia per la conquista della Libia. Non gli fu possibile realizzare un semplice protettorato per la decisione del presidente del Consiglio Giovanni Giolitti di attuare un'annessione completa. Prolungatosi per questo il conflitto, gestì la difficile posizione dell'Italia nei confronti dell'Europa.
Guidò le trattative per il rinnovo della Triplice alleanza del 1912 e gestì gli sviluppi per l'Italia delle guerre balcaniche, con particolare attenzione alla nascita dell'Albania, di cui sosteneva l'importanza strategica per il controllo dell'Adriatico. Benché fautore della Triplice alleanza, allo scoppio della prima guerra mondiale iniziò trattative di avvicinamento alla Triplice Intesa. Tali contatti portarono poi, con i suoi successori agli Esteri, alla stipulazione del Patto di Londra e alla conseguente discesa in guerra dell'Italia contro l'Austria-Ungheria nel 1915.
Biografia Le origini e la gioventù
Antonino Paternò Castello, marchese di San Giuliano, discendeva da un'antica famiglia (Paternò) dell'XI secolo proveniente da Embrun, in Francia, il cui primo esponente noto fu Roberto d'Embrun giunto in Sicilia al seguito dei re normanni. Il capostipite del ramo dei San Giuliano fu l'omonimo Antonino Paternò Castello che nel 1693 sposò Giulia Asmundo e Joppolo. Costei, unica figlia del marchese di San Giuliano, gli portò in dote il titolo e i vasti possedimenti tra Catania e Siracusa..
Antonino nacque a Catania il 10 dicembre 1852 dal matrimonio fra Benedetto, settimo Marchese di San Giuliano, e Donna Caterina Statella e Moncada, figlia del principe Antonio Statella di Cassaro. Antonino di San Giuliano fu figlio unico, ebbe quali punti di riferimento culturali la madre, alla quale era molto affezionato, e la ricca biblioteca di Palazzo San Giuliano. Da adolescente i suoi autori preferiti furono Goethe e Dante, della cui Divina commedia divenne poi un cultore..
Il giovane San Giuliano riuscì presto a padroneggiare le principali lingue europee, la cui conoscenza affinò durante alcuni viaggi a Londra e a Vienna. Nel 1872 a Londra poté ascoltare un discorso del politico liberale William Ewart Gladstone e l'anno seguente a Vienna incontrò l'ambasciatore italiano e futuro ministro degli Esteri Carlo Felice di Robilant. Oltre alla passione per i viaggi, San Giuliano coltivò quella per la storia e la geografia che, studiate insieme, lo aiutarono a comprendere le problematiche internazionali del tempo..
Sposatosi con Enrichetta Statella dei conti di CastagnettoFiglia di Enrico Statella dei principi del Cassaro – il nonno è Antonio (1785-1864), Presidente del Consiglio del Regno delle Due Sicilie –, inviato dal re Francesco II, re di Napoli e di Sicilia, a Torino, presso i Savoia, sposò Maria Trabucco di Castagnetto (un Cesare fu segretario privato di Carlo Alberto di Savoia). Cfr.: , lo stesso anno 1875 si laureò in legge e, eletto consigliere comunale a Catania, ne divenne l'assessore alla Pubblica Amministrazione. La carica gli consentì di far trasferire in città da Parigi le spoglie del musicista catanese Vincenzo Bellini.. Dal matrimonio con Enrichetta (deceduta il 9 novembre 1897) nacquero tre figli: Caterina, detta Carina, Benedetto Orazio (1877-1912) e MariaGiarrizzo, Diario fotografico del marchese di San Giuliano, Palermo, Sellerio, 1985, p. 15.
L'ascesa (1882-1898)
Molto ambizioso, San Giuliano divenne sindaco della sua città natale, Catania, a soli 26 anni. Nel 1882 si fece promotore di un progetto per una grande linea ferroviaria circumetnea che, giudicata troppo dispendiosa, fu bocciata dai consiglieri (i quali optarono per una soluzione più modesta). San Giuliano allora si dimise e si presentò candidato alla Camera dei deputati per la XV Legislatura. In un discorso al teatro Arena Pacini di Catania, il 3 settembre 1882 presentò il suo programma, connubio di progresso e conservazione. Esso fu accolto con favore dagli elettori della sezione “Duomo” di Catania che nelle votazioni del 29 ottobre preferirono nettamente San Giuliano agli altri candidati. Questo risultato, però, fu annullato poiché Antonino non aveva compiuto ancora 30 anni. Dopo una nuova elezione che confermò i risultati della prima, il 24 gennaio 1883 San Giuliano entrò alla Camera, occupando un seggio che avrebbe conservato fino al 1904 (per 7 legislature consecutive)..
Deputato San Giuliano era di area liberale. Pur cambiando spesso corrente in Parlamento, mantenne una linea coerente, giudicando i governi in base alla difesa dell'Italia all'estero e all'impegno per il riscatto del Mezzogiorno.. Appoggiò la politica di Francesco Crispi e nel 1892 divenne sottosegretario all'Agricoltura nel primo governo Giolitti. L'anno dopo scrisse Le condizioni presenti della Sicilia, in cui proponeva, per i latifondi mal diretti, l'espropriazione «forzata per pubblica utilità». L'iniziativa avrebbe creato una classe di «contadini-proprietari cointeressata alla conservazione dello Stato»; nel frattempo però il governo avrebbe dovuto, come fece, reprimere le organizzazioni dei Fasci siciliani per il mantenimento dell'ordine nell'isola.. Il 22 giugno 1893 fu iniziato in Massoneria nella Loggia "Universo" di RomaV. Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Mimesis-Erasmo, Milano-Roma, 2005, p.211. e fu in seguito affiliato alla loggia "Dante e l'Italia" di CataniaAldo Alessandro Mola, Storia della Massoneria in Italia del 1717 al 2018, Bompiani/Giunti, Milano-Firenze, 2018, p. 412..
Ministro delle Poste
Nominato nel 1899 ministro delle Poste nel secondo governo Pelloux, San Giuliano riorganizzò le linee di navigazione nel Mediterraneo consentendo alle merci che viaggiavano dal Canale di Suez a Venezia di farlo con un'unica compagnia, la Navigazione Generale Italiana. In poco più di un anno istituì il collegamento telegrafico diretto fra Catania e l'Italia continentale, prese provvedimenti per il miglioramento del servizio postale a Palermo, Genova e Milano, e reperì i fondi per l'ammodernamento degli uffici postali di Roma, Venezia e Milano..
In quegli anni, in cui aspirava a divenire ministro degli esteri, compì diversi viaggi. Nel 1891 e nel 1905 si recò in Eritrea. Nell'estate-autunno del 1902 soggiornò a lungo in Albania, allora dell'Impero ottomano, e nell'area adriatica dei Balcani, luoghi strategici per la sicurezza nazionale nel contesto della Triplice alleanza, di cui l'Italia faceva parte assieme all'Austria e alla Germania. Inizialmente antifrancese come Crispi, San Giuliano si mostrò sostenitore dell'alleanza, sempre che fosse stata accompagnata da rapporti amichevoli con la Gran Bretagna, di cui temeva la potenza navale..
Sempre nella prospettiva di un incarico al Ministero degli Esteri, San Giuliano all'inizio del ‘900 approfondì in Parlamento le tematiche coloniali. Nel 1903 entrò nel consiglio della Società Dante Alighieri per lo sviluppo della lingua italiana nel mondo e assunse la vicepresidenza della Lega navale italiana, per il potenziamento della flotta, mentre nel 1905 entrava nel consiglio direttivo della Società geografica italiana., divenendone presidente l'anno dopo.
Dopo essere stato nominato senatore il 4 marzo 1905, pubblicò nello stesso anno un articolo sull'emigrazione negli Stati Uniti d'America, dove era stato nel 1904. Durante il viaggio, aveva parlato con il presidente Theodore Roosevelt e aveva capito che gli Stati Uniti avrebbero presto bloccato l'arrivo di grandi masse di stranieri. Fino ad allora, partire per l'America era stato il modo con cui i contadini del Sud erano sfuggiti alla miseria. Senza questa valvola di sfogo, la Questione meridionale sarebbe diventata più grave. Per risolvere il problema, San Giuliano decise che l'Italia doveva puntare alla Libia, allora colonia dell'Impero ottomanoSan Giuliano pensava ad un accordo con l'Impero ottomano per lo sfruttamento di quei territori, non necessariamente ad una conquista militare., soprattutto dopo che le potenze interessate al Mediterraneo (Francia e Gran Bretagna) vi avevano riconosciuta «la prevalenza dei nostri interessi»..
Ministro degli Esteri e la conferenza di Algeciras (1905-1906)
L'occasione di colonizzare la Tripolitania e la Cirenaica ottomane si presentò con la conferenza di Algeciras, seguita alla Crisi di Tangeri tra Francia e Germania. Allo scopo di ridisegnare la politica estera italiana, Giovanni Giolitti, capo della maggioranza parlamentare, e re Vittorio Emanuele III, in vista della conferenza, diedero vita il 24 dicembre 1905 al secondo governo Fortis e nominarono ministro degli Esteri Antonino di San Giuliano..
Tre giorni dopo il ministro degli esteri inglese Edward Grey precisò che sulla questione che si doveva discutere alla conferenza la Gran Bretagna era con la Francia e contro la Germania, a favore cioè dell'espansione dell'influenza francese sul Marocco. San Giuliano, che aspirava ad un assenso definitivo di Gran Bretagna e Francia alle mire italiane sulla Libia inviò alla conferenza Emilio Visconti Venosta, già ministro degli Esteri ai tempi della Destra storica e notoriamente filofrancese.. L'anziano diplomatico impostò la linea di condotta dell'Italia che, pur mantenendosi vicina alle posizioni degli alleati della Triplice alleanza, determinò una svolta nella sua politica estera. Non votando infatti contro le mire della Francia nei confronti del Marocco, Venosta si guadagnò il benestare di Parigi e Londra per la colonizzazione della Libia..
Ambasciatore a Londra e Parigi (1906-1910) Da quel momento Francia e Gran Bretagna furono ben disposte verso San Giuliano. In entrambi i Paesi, fra il 1906 e il 1910, San Giuliano ricoprì la carica di ambasciatore. Giunse infatti nella capitale britannica l'11 settembre 1906 e fu accolto molto benevolmente. Quando il suo periodo all'ambasciata si concluse, il 5 novembre 1909 scrisse per il ministro degli Esteri Tommaso Tittoni un lungo rapporto, il cui punto centrale verteva sulla questione se l'Impero britannico fosse o meno in decadenza. San Giuliano vedeva il declino in prospettiva, ma nell'immediato il legame e il confronto con la Gran Bretagna erano per l'Italia di importanza vitale e non negoziabili..
Durante il suo mandato a Londra, nella primavera del 1909, San Giuliano ebbe l'occasione di accompagnare in una tappa del suo viaggio nel Mediterraneo il re d'Inghilterra Edoardo VII. Rientrò, così, al fianco del sovrano, a Catania dove fu accolto assieme al suo ospite con vive dimostrazioni di entusiasmo. Ma l'apice del successo San Giuliano lo raggiunse qualche giorno dopo, quando i sovrani britannici furono accolti in Palazzo San Giuliano, per un tè.. Al periodo londinese seguì una breve esperienza a capo dell'ambasciata italiana a Parigi nel febbraio 1910, dopo di che fu richiamato a Roma per ricoprire nuovamente l'incarico di ministro degli Esteri.
Ministro degli Esteri (1910-1914) Dopo l'esperienza diplomatica, Antonino di San Giuliano, il 1º aprile 1910, fu nominato per la seconda volta ministro degli Esteri, carica che avrebbe ricoperto fino al giorno della sua morte. Il governo di cui fece parte fu quello del filofrancese e conservatore Luigi Luzzatti. San Giuliano aveva inizialmente rifiutato la proposta, poiché riteneva non bilanciato un governo così favorevole all'Entente cordiale, poi, dopo le insistenze di Giolitti e di Vittorio Emanuele III, aveva finito per accettare..