Operazione Market Garden fu il nome in codice assegnato dai comandi Alleati, durante la seconda guerra mondiale, a un'operazione militare in Olanda che aveva l'obiettivo di conquistare e controllare cinque ponti, uno in fila all'altro. All'ultimo ponte ad Arnhem sul Reno le truppe di Montgomery si trovarono però bloccate da un corpo corazzato tedesco che era stato da poco messo lì in riserva (il comando tedesco aveva ritenuto Arnhem zona tranquilla giudicando che gli Alleati avrebbero attaccato più a sud). Poiché per la riuscita dell'operazione quattro ponti non bastavano, il piano fallì.
Market Garden si rivelò tuttavia un tentativo, piuttosto frettoloso, per cercare di sfruttare il particolare momento di debolezza e sbandamento del nemico tedesco e, nel concreto svolgimento dei fatti, si trasformò in una serie di eventi imprevisti e confusi – spesso contrastanti a causa delle volontà di chi eseguiva le operazioniRyan, pp. 141-146, cap. VII. – che videro protagoniste da parte alleata il più alto numero di truppe aviotrasportate dell'intera seconda guerra mondiale sul fronte occidentale, le quali però ad Arnhem si trovarono a fronteggiare non soldati demoralizzati e male armati, ma un corpo d'élite delle SS.
L'ottimismo nell'ideare il piano era dato dalla disfatta improvvisa delle armate tedesche avvenuta alla fine di agosto dopo la sacca di Falaise, che aveva permesso agli Alleati di consolidare e ampliare le proprie teste di ponte nella Francia nord-occidentale e di dilagare in profondità, liberando con grande rapidità gran parte del paese e del Belgio, arrivando quindi a contatto con la cosiddetta Linea Sigfrido sul confine tedesco.
L'obiettivo era quello di attraversare di sorpresa il Reno con le truppe alleate arrivate in Europa in seguito allo sbarco in Normandia, avanzando poi direttamente sul suolo tedesco e sulla vitale regione industriale della Ruhr, allo scopo di provocare un crollo definitivo del nemico e concludere la guerra entro il Natale del 1944. Pur trattandosi di una grande e complessa operazione combinata, aerea e terrestre, messa in atto a partire dal 17 settembre 1944, il successo della stessa dipendeva dal fatto che tutti i ponti venissero conquistati prima che i tedeschi avessero il tempo di distruggerli o, come avvenne ad Arnhem, di difenderli con successo.
I due campi prima delle operazioni Alleati
Dopo il completo successo della battaglia di Normandia le forze alleate erano arrivate con grande rapidità alla frontiera con il Belgio in anticipo rispetto alla pianificazione iniziale, allungando notevolmente le linee di rifornimento con conseguenti difficoltà nell'approvvigionamento soprattutto di carburante (il cui consumo era enorme nelle armate alleate completamente motorizzate) e quindi con la impellente necessità di disporre di almeno un porto di grandi capacità per sostenere le truppe al fronte.
Peraltro, nei comandi alleati e tra le truppe al fronte si accentuava sempre più un sentimento di superiorità e di ottimismo, di fronte al crollo tedesco nella sacca di Falaise, e anche la convinzione di aver ottenuto ormai la vittoria decisiva da sfruttare con la massima rapidità per concludere la guerra prima della fine del 1944Hastings, p. 61..
Gli Stati Maggiori a Washington, inoltre, premevano con insistenza per utilizzare offensivamente e in modo audace anche le ingenti forze aviotrasportate disponibili, accuratamente addestrate e organizzate; la pianificazione operativa rimaneva ancora confusa (durante i mesi di luglio e agosto numerose operazioni delle truppe aviotrasportate erano state in un primo tempo studiate per poi essere annullate, di fronte agli sviluppi delle operazioni), tuttavia sia il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito statunitense, generale George Marshall, sia il comandante delle United States Army Air Forces, generale Henry Arnold, facevano pressioni sul comandante supremo delle forze di spedizione alleate in Europa, generale Dwight Eisenhower, affinché si sfruttasse la situazione e si organizzasse l'impiego anche di queste truppe scelte.
Le valutazioni sulla situazione al fronte e sulle successive operazioni da condurre per ottenere la vittoria definitiva erano in realtà già in corso dalla metà di agosto nel quartier generale alleato: il giorno 13 il generale britannico Bernard Law Montgomery (comandante sul campo di tutte le forze alleate sbarcate in Europa dopo il 6 giugno 1944) suggerì per la prima volta a Eisenhower di organizzare un unico blocco offensivo comprendente soprattutto il XXI Gruppo d'armate anglo-canadese, supportato dalla 1ª Armata statunitense del generale HodgesRyan, pp. 68-71, cap. IV., e limitando a funzioni di supporto le altre armate statunitensi operanti nella Francia centro-orientale.
L'idea del generale britannico suscitò immediatamente grandi polemiche e grossi contrasti nei comandi alleati; dopo dieci giorni venne faticosamente concordato un compromesso reso ufficiale solamente il 1º settembre, quando Eisenhower assunse direttamente il comando supremo sul campo di tutte le forze alleate ([XXI Gruppo d'armate di Montgomery, XII Gruppo d'armate del generale statunitense Omar Bradley e VI Gruppo di Armate del generale Jacob Devers). Con questa nuova organizzazione di comando il generale Eisenhower intendeva assumersi la responsabilità diretta della campagna terrestre e coordinare un'avanzata su due fronti, a nord e a sud, in modo da impiegare anche le potenti e mobilissime armate statunitensi, mentre la tattica originaria di Montgomery mirava a evitare una dispersione di uomini e mezzi, ma indubbiamente era anche studiata per valorizzare al massimo le forze britanniche e il loro comandante.
Dopo numerose discussioni, Eisenhower decise di autorizzare l'avanzata a nord di Montgomery diretta alla rapida conquista di ponti sul Reno con l'ausilio delle truppe scelte aviotrasportate presenti in Inghilterra; tuttavia Bradley si oppose alla concezione operativa di Montgomery diretta a sfondare a nord le linee nemiche nei Paesi Bassi, lungo la costa, su un fronte ristretto, palesando non immotivati dubbi strategici sulla fattibilità del piano e sollecitando da Eisenhower l'autorizzazione a proseguire la sua avanzata più a sud, guidata audacemente dalla 3ª Armata del generale George Smith Patton in direzione della Mosa e della MosellaRyan, p. 74, cap. IV.. Questo non sarebbe stato l'unico caso di astio e di rivalità anche personale tra gli ufficiali alleati; motivata da diversità di concezioni strategiche, da reciproca scarsa considerazione e anche da antichi retaggi storici.
Il 3 settembre, l'11ª Divisione corazzata britannica entrò trionfalmente ad Anversa, il grande porto fluviale belga sull'estuario della Schelda il cui possesso e utilizzo avrebbe risolto tutti i problemi logistici del fronte alleato; ma, in mancanza di ordini espliciti del comando superiore, l'unità meccanizzata non proseguì per liberare gli approcci all'estuario, le cui penisole di Walcheren, Zuid-Beveland e l'allora isola di Noord-Beveland erano saldamente in mano ai tedeschi che si andavano rinforzando con le unità della 15ª armata di Gustav-Adolf von Zangen ed erano dotate di armamento pesante. Pertanto il porto rimase completamente inutilizzabile per il traffico alleatoRyan, p. 60, cap. IV..
Lo stesso 1º settembre, data dell'assunzione diretta del comando supremo da parte di Eisenhower, il generale statunitense trasferì il quartier generale dello SHAEF da Londra a GranvilleRyan, p. 78, cap. IV., in Bassa Normandia, a 700 km dal fronte. Tuttavia i piani alleati stavano prendendo forma grazie soprattutto alle direttive di Montgomery che, dopo essere stato promosso maresciallo di campo e aver assunto il comando del XXI Gruppo d'armate (costituito dalla 1ª Armata canadese del generale Crerar e dalla 2ª Armata britannica del generale Miles Dempsey), si preparava a proseguire l'avanzata in profondità in Belgio e Paesi Bassi.
Gli olandesi, che avevano constatato la debolezza e il mediocre morale delle forze tedesche sul loro territorio e che, tramite la resistenza ne avevano dato ampia e dettagliata comunicazione allo SHAEFRyan, p. 84, cap. IV., premevano per dare inizio alla liberazione e il principe Bernardo dei Paesi Bassi, allora trentatreenne capo delle forze armate dei Paesi Bassi e dipendente direttamente dallo SHAEF, si recò a colloquio con Montgomery per informarlo della sua intenzione di recarsi a Diest, in quel momento quartier generale della Brigata "Principessa Irene", la principale unità dei Paesi Bassi tra le forze di terra alleate situata a 18 km dal fronteRyan, p. 83, cap. IV..
Montgomery si mostrò poco propenso a credere alle informazioni trasmesse dalla resistenza e accennò a Bernardo l'intenzione alleata di effettuare un'ampia operazione aviotrasportata che precedesse le truppe di terraRyan, p. 85, cap. IV., ma senza rivelare dettagli né richiedere alcuna collaborazione da parte degli olandesi, che riteneva inaffidabili e disorganizzati.
Le forze aviotrasportate alleate erano state raggruppate nella 1ª Armata aviotrasportata, composta da un corpo d'armata statunitense su due divisioni (82ª e 101ª) e da un corpo d'armata britannico con altre due divisioni paracadutisti (la 1ª e la 6ª) e altri reparti minori, e comandata dal generale Lewis Brereton. Questa unità era stata approntata per altre operazioni pianificate dopo lo sbarco in Normandia che però erano state annullate dato che le truppe di terra avevano raggiunto gli obiettivi prima dell'inizio dell'attacco dall'aria.
Germania La Germania nazista del 1944 era in uno stato precario: la campagna a est, che nei progetti di Adolf Hitler doveva assicurare al Paese le grandi risorse atte a renderlo la prima potenza europea e impedire qualsiasi attacco alleato alla Festung Europa, si era trasformata nella principale preoccupazione e fonte di perdite per le forze armate; lo sbarco in Normandia aveva scosso i tedeschi e a distanza di un mese, il 20 luglio, un gruppo di ufficiali aveva anche tentato, senza successo, un complotto con l'intento di uccidere il Führer; le conseguenze del fallimento si erano fatte duramente sentire sullo stato maggiore della Wehrmacht.
Durante la spietata repressione, ordinata da Hitler, circa 5 000 persone erano state uccise, tra congiurati, loro famiglie e personaggi legati al complotto anche indirettamenteRyan, p. 41.. Tra queste vi erano anche i feldmarescialli von Kluge e Rommel, entrambi suicidi. Il primo venne sostituito come comandante in capo del fronte occidentale dal feldmaresciallo Walter Model. Kluge, in una lettera di commiato prima del suicidio indirizzata a Hitler, aveva invitato il dittatore a cercare di porre fine a un conflitto ormai senza speranza per la Germania. Coloro che si salvarono dall'arresto dovettero convivere con la paura di essere accusati di disfattismo o di tradimento dall'apparato repressivo nazista, a causa delle nuove inevitabili sconfitte dovute alla superiorità alleata, e alla conseguente inapplicabilità delle direttive hitleriane dirette alla resistenza e al contrattacco.
Nei Paesi Bassi, agli inizi di settembre, la lunga ritirata tedesca si era ormai trasformata in rotta, raggiungendo l'apice il giorno 5, che divenne noto come Dolle Dinsdag (martedì folle)Ryan, p. 16.. In quel momento, i Paesi Bassi erano praticamente aperti a un facile attacco alleato, che tuttavia non si materializzò immediatamente, sia per i problemi di rifornimento, sia per mancanza di informazioni chiare sulla situazione critica dei tedeschi.
Mentre filo-nazisti olandesi ritiravano i loro risparmi dalle banche e iniziavano un esodo, la resistenza si preparava all'insurrezione armataRyan, p. 19.. Tra gli occupanti tedeschi e i membri del NSB scoppiò il panico; molti documenti furono distrutti in tutta fretta e più di 30 000 membri scapparono dai Paesi Bassi in Germania portando con loro le proprie famiglieHirschfeld, p. 194..