Biografia Origine Giuliano nacque nella cittadina di Albisola (corrispondente oggi a due comuni distinti, Albisola Superiore e Albissola Marina, ambedue in provincia di Savona), nella Repubblica di Genova, il 5 dicembre 1443, figlio del nobile savonese Raffaello della Rovere, nipote di Sisto IV, appartenente al casato omonimo, e di Teodora di Giovanni Manirola, d'origini greche.Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. della Rovere di Savona, Milano, 1834.

Carriera ecclesiastica Sotto la speciale custodia dello zio paterno, venne educato tra i francescani e successivamente andò in convento a La Pérouse per approfondire la conoscenza delle scienze. Entrò nell'Ordine dei frati minori conventuali e nel 1471 venne eletto vescovo di Carpentras, in Francia, poco dopo l'elezione dello zio a pontefice col nome di Sisto IV.

Nello stesso anno venne promosso cardinale, prendendo lo stesso titolo che era stato in precedenza dello zio: San Pietro in Vincoli. Con lo zio ottenne grande influenza e, in aggiunta all'arcivescovato di Avignone, resse non meno di altri otto vescovati, tra cui quello di Catania tra il 1473 e il 1474. In qualità di legato pontificio venne inviato nel 1480 in Francia, dove rimase per quattro anni, acquistando presto una grande influenza nel Collegio dei Cardinali, influenza che aumentò durante il pontificato di Innocenzo VIII. Nel 1483 Lucrezia Normanni, futura moglie del maggiordomo della Corte pontificia della Rovere, Bernardino De Cupis, gli diede una figlia illegittima, Felice della Rovere.Caroline P. Murphy, The Pope's Daughter: The Extraordinary Life of Felice della Rovere, Oxford University Press, New York, 2005. Durante il cardinalato aveva preso dimora nell'edificio fatto riedificare da lui stesso, unitamente alla loggia, ora facenti parte del palazzo Colonna, presso la basilica dei Santi XII Apostoli. Poco dopo la nascita di Felice, Giulio della Rovere sistemò Lucrezia con un matrimonio con Bernardino de Cupis, ciambellano alla corte del cugino di Giulio, il cardinale Girolamo Basso della Rovere.

La rivalità con Rodrigo Borgia Nonostante il grande prestigio di cui godeva nel Collegio cardinalizio, col tempo dovette fronteggiare la strenua e violenta opposizione del cardinale Rodrigo Borgia, che alla fine gli costò l'ascesa al Santo Soglio. Il Borgia infatti, alla morte di papa Innocenzo VIII nel 1492, riuscì nel serrato conclave che ne seguì a spuntarla sul Della Rovere per mezzo di un accordo segreto con Ascanio Sforza, che gli accordò sottobanco la maggioranza dei voti e lo fece così ascendere al soglio col nome di Alessandro VI.

Temendo per la propria incolumità, della Rovere decise di cercare rifugio a Ostia, da dove poi salpò per Genova e da cui infine, pochi mesi dopo, si trasferì a Parigi. In seguito, nella capitale francese, incitò Carlo VIII di Francia a scendere in Italia per annettersi militarmente il Regno di Napoli, la cui Corona in principio era stata promessa al monarca francese dallo stesso papa Borgia, fintanto che questi non scelse poi – per maggiori vantaggi geopolitici – d'assegnarla ad Alfonso II d'Aragona-Trastámara (al quale oltretutto il pontefice s'era anche imparentato, avendo fatto sposare suo figlio minore Goffredo con la figlia Sancia).

Della Rovere sbarcò con il giovane Re di Francia nel Lazio, accompagnandolo in luoghi ben conosciuti (era vescovo di Velletri), ed assieme a lui entrò a Roma, dove si impegnò a convocare un concilio che indagasse la condotta di Papa Alessandro, in vista di una sua deposizione. Ma il Borgia, essendosi fatto amico un ministro di Carlo, Briçonnet, con l'offerta del cardinalato, riuscì a contrastare le macchinazioni del rivale. Alla morte di Alessandro nel 1503, della Rovere appoggiò la candidatura del cardinale Francesco Todeschini Piccolomini che venne consacrato con il nome di Pio III, ma che già soffriva per una malattia incurabile, della quale morì dopo soli ventisei giorni.

Conclavi Il cardinale Giuliano della Rovere partecipò a quattro conclavi: conclave del 1484, che elesse papa Innocenzo VIII conclave del 1492, che elesse papa Alessandro VI conclave del settembre 1503, che elesse papa Pio III conclave dell'ottobre 1503, nel quale fu eletto papa egli stesso

Papato

L'elezione al Soglio

Il cardinale della Rovere dovette fronteggiare questo inaspettato evento e riuscì, con un'abile azione diplomatica, ad ottenere l'appoggio della fazione di Cesare Borgia in conclave,. venne quindi eletto Papa con il voto unanime dei cardinali. In particolare, promise al Borgia la conferma della posizione da questi acquisita in Romagna; tuttavia, una volta eletto papa, si adoperò per il suo abbattimento, pur risparmiando la vita del Borgia, consentendogli di trovare asilo in Spagna, tramite una formale deportazione, con consegna a Ferdinando II d'Aragona.

Governo della Chiesa

Il 19 febbraio 1505 Giulio II emanò una bolla sull'invalidità delle elezioni pontificie macchiate di simonia.

Il 18 luglio 1511 il pontefice convocò un concilio ecumenico. Le assise si aprirono il 3 maggio 1512 in Laterano. Il concilio si concluse nel 1517, quattro anni dopo la sua morte.

Governo dello Stato Pontificio Fin dall'inizio del pontificato, Giulio II si predispose con un coraggio e una determinazione raramente eguagliate, per disfarsi dei vari poteri che sopraffacevano la sua autorità temporale. Infatti la scelta del nome si deve tanto al culto di sé (per cui accorciò il nome Giuliano) quanto al rimando alla figura di Giulio Cesare, a cui fin da subito cercò di farsi accostare nell'immaginario collettivo, facendo, a tal proposito, passare il corteo della cerimonia d'incoronazione attraverso sette archi trionfali anticheggianti, posti per l'occasione.. Nel 1506 istituì il corpo della Guardia svizzera pontificia.

Per mezzo di una serie di complicati stratagemmi riuscì innanzitutto a rendere impossibile ai Borgia di restare negli Stati Pontifici. Usò quindi la sua influenza per riconciliare le due potenti famiglie degli Orsini e dei Colonna e, con decreti fatti nel loro interesse, riuscì a legare a sé il resto della nobiltà romana.

Interventi a Bologna, Forlì e Perugia Le città di Bologna e Perugia erano governate da signori locali, i quali avevano approfittato della debolezza militare dello Stato pontificio per salire al potere. Giulio II volle ripristinare il governo della Santa Sede. Con una brillante campagna, nel 1506 le truppe pontificie riuscirono ad entrare a Perugia e a Bologna, abbattendo le libere signorie. A Forlì il pontefice seppe imporre la pace tra i partiti guelfo e ghibellino. Dopo aver riportato la pace, Giulio II effettuò un viaggio nei territori riconquistati. Fu il primo viaggio di un papa nella veste di Capo di stato. Partito da Roma alla fine di agosto, risalì la valle del Tevere sostando a Perugia (13 settembre 1506); scese in Romagna lungo la Valmarecchia fino ad arrivare a Savignano. Dalla via Emilia Giulio II si diresse verso ovest in direzione di Bologna, dove si fermò l'11 novembre 1506. Durante il viaggio di ritorno sostò a Forlì. Nella città romagnola il pontefice volle assistere alla collocazione della pala di Marco Palmezzano La comunione degli apostoli sull'altare principale della Cattedrale cittadina (1506).

Lega di Cambrai e Lega Santa

Giulio II approntò un piano per estromettere i Veneziani da Faenza, Rimini e da altre città e fortezze d'Italia che essi avevano occupato nel 1503 dopo la morte di Alessandro VI. Trovando impossibile spuntarla sul Doge esercitando la propria autorità spirituale, nel 1504 favorì un'unione degli interessi contrastanti di Francia e Impero allo scopo di far concludere tra loro un'alleanza offensiva e difensiva contro la Repubblica di Venezia. Inizialmente il patto fu poco più che nominale, e non fu immediatamente efficace, spingendo i veneziani a cedere solo pochi e non molto importanti castelli della Romagna.

Ma gli eventi successivi giocarono a suo favore, tanto che nel 1508 Giulio II fu in grado di costituire con Luigi XII di Francia, l'Imperatore Massimiliano I e Ferdinando II d'Aragona, la famosa Lega di Cambrai. Nella primavera dell'anno seguente la Repubblica di Venezia venne posta sotto interdetto. I risultati ottenuti dalla Lega andarono oltre le intenzioni di Giulio. Con la sola battaglia di Agnadello tutti i domini di Venezia in Italia vennero praticamente persi; ma poiché né il Re di Francia, né l'imperatore erano soddisfatti di favorire il Papa, quest'ultimo trovò necessario entrare in contatto con i Veneziani per difendersi da quelli che fino a poco prima erano stati i suoi alleati.

I Veneziani, con un atto di umile sottomissione, vennero assolti all'inizio del 1510 e poco dopo la Francia venne posta sotto il bando papale. I tentativi di portare a una rottura tra Francia e Regno d'Inghilterra si rivelarono senza successo; d'altra parte, ad un sinodo convocato da re Luigi a Tours nel settembre 1510, i vescovi francesi sconfessarono l'obbedienza papale e, con la cooperazione di Massimiliano, mirarono alla deposizione di Giulio. Nel novembre 1511 un Concilio si riunì a tale scopo a Pisa.

Nel frattempo gli eserciti preparavano lo scontro. Giulio II, per contrastare gli interessi francesi in Italia, costituì la Lega Santa alla quale nel 1511 aderirono Enrico VIII d'Inghilterra, l'Imperatore Massimiliano I, il Regno di Castiglia e la Repubblica di Venezia. Lo scontro militare avvenne l'11 aprile 1512 nella sanguinosa battaglia di Ravenna. I francesi, nonostante le numerose perdite, ebbero la meglio e si diressero verso Milano, ma sapendo che un esercito imperiale stava scendendo dalla Svizzera, furono costretti a riparare oltre le Alpi.

Successivamente, il 3 maggio, il pontefice aprì a Roma un concilio ecumenico (in seguito divenuto noto come Concilio Lateranense V).

Concistori per la creazione di nuovi cardinali

Papa Giulio II durante il suo pontificato creò 27 nuovi cardinali nel corso di 6 diversi concistori.

Diocesi erette da Giulio II 8 agosto 1511 (bolla Romanus pontifex): Diocesi di Santo Domingo e della Vega (isola di Hispaniola), prima diocesi del continente americanoLe prime diocesi sulla terraferma verranno erette da Leone X.. Diocesi di San Juan di Porto Rico (isola di Porto Rico). 29 ottobre 1511 (bolla Pro excellenti): Diocesi di Saluzzo

La morte Giulio II non vide realizzato il suo progetto: nel febbraio del 1513 morì a causa di una febbre influenzale fatale causata dalla sifilide.

Molto travagliata la storia della tomba di Michelangelo che doveva essere collocata nell'antica basilica di San Pietro in Vaticano. Nel 1545, grazie ad un accordo con gli eredi di Giulio II Michelangelo realizzò una versione della tomba ridotta e collocata in San Pietro in Vincoli. Attualmente la salma riposa all’interno della Basilica di San Pietro, a seguito del trasferimento di quest’ultima dalla sede originale.

Mecenatismo La fama di Giulio II è indissolubilmente legata a progetti artistici che portò avanti, facendosi mecenate di alcuni dei più grandi artisti di sempre e offrendo loro la possibilità di creare opere che sono entrate tra i capolavori dell'arte occidentale. Dietro i suoi slanci da mecenate è però sempre presente un saldo intreccio di politica e arte, legato ai progetti di Renovatio dell'Urbe, sia sul piano monumentale che politico, nell'obiettivo di restituire a Roma e all'autorità papale la grandezza del passato imperiale. Il suo intuito fu infallibile nella scelta degli artisti che meglio potessero attuare la vastità e l'audacia dei suoi propositiDe Vecchi-Cerchiari, cit., p. 196..

Fin da quando era cardinale, Giuliano della Rovere si era dimostrato un committente intelligente e la sua esperienza diretta come legato ad Avignone gli aveva fatto scoprire come la residenza papale in terra di Francia fosse ben più splendida e grandiosa di quella romana.

Giuliano da Sangallo