Le vittime di Cosa nostra in Italia, accertate fino ai primi anni Sessanta del '900, risultano essere circa 2376, che superano il valore di se compresi anche gli stessi mafiosi uccisi. Cosa nostra è attestata esistente fin dal 3 agosto 1838 in Sicilia, sulla base di una relazione del procuratore borbonico Pietro Calà Ulloa. Che la sua esistenza possa essere antecedente lo testimonia però la relazione di un altro procuratore generale, quello di Agrigento, che già dieci anni prima, il 16 ottobre 1828, segnalò nel proprio territorio la presenza di una associazione fuorilegge settaria con le medesime caratteristiche protomafiose. Sebbene le vittime di Cosa nostra cominciarono ad essere documentate solo a partire dal 17 dicembre 1860, data dell'annessione della Sicilia al costituendo Regno d'Italia, che il potenziale delittuoso raggiunto da questa organizzazione criminale fosse elevato già in fase preunitaria è dimostrato dall'attentato mafioso subito il 27 novembre 1859 da Salvatore Maniscalco, comandante della gendarmeria borbonica.
XIX secolo Anni 1860 Giuseppe Montalbano (3 marzo 1861). Medico ed ex Garibaldino guidò i contadini di Santa Margherita Belice nella rivendicazione di feudi usurpati, nonostante avesse ricevuto avvertimenti e minacce. Fu ucciso sotto casa con tre colpi di fucile alle spalle. Pietro Sampolo (17 maggio 1861). Giurista, docente di diritto, avvocato e in seguito giudice. Fu ucciso in un agguato. Giambattista Guccione (27 agosto 1861). Magistrato, giudice consigliere di Corte d'Appello di Palermo. Fu assassinato sotto casa.Atlante delle mafie, Storia, economia, società, cultura, a cura di Enzo Ciconte, Francesco Forgione, Isaia Sales, Volume I, Rubbettino Giovanni Corrao (3 agosto 1863). Combatté con i mille di Garibaldi che lo nominò Generale. Nelle indagini sul suo omicidio comparve, per la prima volta in Italia, la parola mafia.
Anni 1870 Mario Pancari (12 marzo 1871). Fu ucciso con un colpo di fucile. Un processo condannò come mandante il sindaco di Vittoria stabilendo la natura mafiosa del delitto.Pubblicazione dell'On. Paolo Monello edita nel 2002 in una collana di microstoria della sezione "Storia patria". Giuseppe Pace Turrisi (26 novembre 1872). Avvocato, Sindaco trentenne di San Mauro Castelverde. Fu ucciso con tre colpi di rivoltella perché collaborava alla cattura di latitanti. Giuseppe Lipari (4 aprile 1873). Guardia campestre. Fu ucciso a Monreale perché collaborante con le autorità. Salvatore Caputo (13 luglio 1874). Contribuì alla cattura di un boss latitante della società degli stoppaglieri, una cosca mafiosa siciliana di fine '800. Fu ucciso con un colpo di pistola. Felice Marchese (22 ottobre 1874). Custode dell'acqua della Mensa Arcivescovile. Fu ucciso nel corso di una guerra tra cosche con cinque colpi di fucile a pallettoni. Emanuele Attardi (8 novembre 1874) a undici anni è ucciso a Bagheria (Palermo), una sera del novembre 1874, da un colpo di lupara diretto contro il padre Gaspare, cancelliere nella locale pretura, al quale i notabili e i criminali affiliati all'associazione dei Fratuzzi, un'organizzazione di fine Ottocento, addebitano la responsabilità dell'arresto di tre soci e altrettanti assessori comunali. Per la palese connivenza degli amministratori locali con i criminali, cui rilasciano perfino certificati di buona condotta e protezioni durante la latitanza, fuori dall'orario di ufficio il funzionario frequenta soltanto ufficiali del distretto militare. Non basterà ad evitare l'assassinio del bambino, il primo vittima delle mafie di cui si abbia notizia, mentre dà la mano al papà sulla soglia di casa. Il delitto rimarrà impunito. Giuseppe Aguglia (15 giugno 1876). Caporale delle guardie campestri. Fu ucciso a Bagheria per la sua opera di contrasto alla mafia. Anna Nocera (10 marzo 1878). Domestica di 17 anni. Fu uccisa per nascondere la sua gravidanza conseguenza di una relazione con il figlio di un mafioso. Damiano Seidita (19 giugno 1878). Guardiano di un fondo presso Monreale. Fu ucciso a colpi di lupara da uno dei capi-mafia di Porta Montalto perché si era opposto a delle estorsioni. Gaspare Amoroso (15 settembre 1878). Carabiniere di leva. Fu ucciso a coltellate da alcuni suoi parenti mafiosi per la violazione del codice della criminalità organizzata. Giorgio Verdura (7 maggio 1879), Ex sindaco di Bolognetta. Fu ferito a colpi di fucile e morì in ospedale dopo aver fatto rivelazioni agli inquirenti.
Anni 1880 Stanislao Rampolla (23 febbraio 1889). Delegato di pubblica sicurezza. Morto suicida dopo essere stato trasferito dal Prefetto a seguito delle sue denunce di collusione con la mafia da parte del sindaco di Marineo. La vedova riuscì a far arrivare quelle denunce in tribunale, ma il processo stabilì che la mafia non esisteva e si concluse con l'assoluzione degli imputati.
Anni 1890 Baldassarre La Mantia (26 agosto 1890). Custode dell’acqua del manicomio di Palermo. Fu ucciso per essersi rifiutato di cedere il controllo dell'acqua a malavitosi. Francesco Gebbia (10 ottobre 1892). Consulente legale e consigliere comunale. Fu ucciso a colpi di fucile a Mezzojuso. Emanuele Notarbartolo (1° febbraio 1893). Ex sindaco di Palermo ed ex direttore generale del Banco di Sicilia. Fu ucciso a coltellate mentre viaggiava in treno. Emanuela Sansone (27 dicembre 1896). Ragazza diciassettenne. Fu uccisa da un colpo di fucile in un attentato contro la madre sospettata di avere denunciato alle autorità lo spaccio di banconote false. Mauro Gherghi (29 settembre 1897). Delegato di pubblica sicurezza. Fu ucciso a Partinico in un agguato avvenuto di sera sotto casa. Antonino D'Alba (1897), membro della cosca di Falde. Vincenzo Lo Porto e Giuseppe Caruso (24 ottobre 1897), due cocchieri affiliati alla cosca dell'Olivuzza. Salvatore Di Stefano (21 luglio 1898). Giovane pastore sospettato di avere riconosciuto gli esecutori di un omicidio.
XX secolo Anni 1900
Luciano Nicoletti (14 ottobre 1905), contadino socialista, impegnato nelle affittanze collettive per ottenere la gestione delle terre da parte dei contadini. Ucciso a Corleone (PA). Andrea Orlando (13 gennaio 1906), medico chirurgo nonché consigliere comunale socialista di Corleone, sosteneva anch'egli le affittanze collettive. Ucciso a Corleone (PA). Giuseppe (Joe) Petrosino (12 marzo 1909), figlio di emigranti, divenne ben presto tenente della polizia di New York (NYPD), in particolare dell'Italian Legion, cioè gruppi di agenti italiani, a suo giudizio indispensabili per combattere la mafia americana. Stimato da Roosevelt per il suo impegno costante nel cercare di sconfiggere la mafia, allora chiamata Mano Nera, assicurò alla giustizia boss di alto calibro. Capì che la mafia, a New York, aveva le sue radici in Sicilia, tant'è che intraprese un viaggio in Sicilia per infliggerle il colpo mortale. In Sicilia, proprio nell'ultimo giorno della sua permanenza, trovò la morte. Pietro Vasta (5 agosto 1909), medico, fu ucciso a Favara per la sua lotta contro l'usura.
Anni 1910 Don Filippo Di Forti (16 agosto 1910) Sacerdote, economo del seminario di Caltanissetta, ucciso nel paese di San Cataldo. Movente misterioso e autori ignoti, ma la matrice mafiosa del delitto è ritenuta la più credibile. Lorenzo Panepinto (16 maggio 1911), maestro elementare nonché consigliere comunale socialista a Santo Stefano Quisquina. Mariano Barbato (20 maggio 1914), esponente di spicco del Partito socialista del tempo, viene ucciso a Piana dei Greci nel 1914 assieme al cognato Giorgio Pecoraro. Giorgio Pecoraro (20 maggio 1914), contadino sessantaseienne, venne assassinato assieme al cognato Mario Barbato a Piana dei Greci. Bernardino Verro (3 novembre 1915), sindaco socialista di Corleone si batteva anch'egli per le affittanze collettive. Don Giorgio Gennaro (16 febbraio 1916), prete non gradito a Cosa nostra, viene ucciso a Ciaculli (PA) per aver denunciato il ruolo dei mafiosi nell'amministrazione delle rendite ecclesiastiche. Giovanni Zangara (29 gennaio 1919), dirigente contadino e assessore della giunta socialista a Corleone, viene ucciso a Corleone (PA). Don Costantino Stella (6 luglio 1919), arciprete di Resuttano, era uscito dalla sacrestia e si era dedicato ad importanti attività sociali. Viene accoltellato il 28 giugno per poi morire il 6 luglio a Resuttano (CL). Giuseppe Rumore (22 settembre 1919), segretario della Lega contadini, viene ucciso a Prizzi (PA). Alfonso Canzio (19 dicembre 1919), presidente della Lega per il miglioramento agricolo, viene ucciso a Barrafranca (EN).
Anni 1920 Nicola Alongi (29 febbraio 1920), dirigente socialista e anima del movimento contadino, viene ucciso a Prizzi (PA). Paolo Li Puma e Croce Di Gangi (30 settembre 1920), contadini nonché consiglieri comunali socialisti di Petralia Soprana, vengono uccisi a Petralia Soprana (PA). Paolo Mirmina (3 ottobre 1920), combattivo sindacalista socialista, viene ucciso a Noto (SR). Antonino Scuderi (9 ottobre 1920), segretario della cooperativa agricola nonché consigliere comunale socialista di Paceco, viene ucciso a Paceco (TP). Giovanni Orcel (14 ottobre 1920), segretario dei metalmeccanici di Palermo nonché promotore (assieme ad Alongi) del collegamento tra movimento operaio e movimento contadino nel palermitano. Era il candidato socialista alla provincia di Palermo quando viene ucciso a Palermo. Giuseppe Monticciolo (27 ottobre 1920), presidente socialista della Lega per il miglioramento agricolo, viene ucciso a Trapani. Don Stefano Caronia (17 novembre 1920), arciprete di Gibellina. Giuseppe Zaffuto (morto il 26 dicembre 1920), Gaetano Circo (morto a Palermo il 4 febbraio 1921), Calogero Faldetta (morto a Palermo il 31 dicembre 1920), Carmelo Minardi (morto a Palermo il 26 dicembre 1920), Salvatore Varsalona (morto il 27 dicembre 1920): il 26 dicembre 1920, quattro persone incappucciate, rimaste sconosciute, lanciarono una bomba all'interno della sezione socialista di Casteltermini (sita in via Nazario Sauro), in quel momento piena di militanti. L'esplosione provocò, oltre a numerosi feriti, la morte del prof. Zaffuto, segretario locale, insieme a quattro contadini iscritti al partito. Dall'accertamento compiuto dai carabinieri, incaricati di indagare sul grave attentato, risultò che l'atto criminale venne compiuto dalla mafia della Valle del Platani, «perché le cooperative agricole socialiste avrebbero provocato la fine dei campieri della mafia che indisturbati imperavano su tutte le campagne e su tutti i proprietari». Giuseppe Compagna (29 gennaio 1921), contadino nonché consigliere comunale socialista di Vittoria. Pietro Ponzo (19 febbraio 1921), contadino nonché presidente della Cooperativa agricola di Salemi, fu ucciso a Salemi. Mariano De Caro (7 aprile 1921), dirigente locale del Fascio, fu ucciso in piazza a Misilmeri (PA). Vito Stassi (28 aprile 1921), dirigente del movimento dei contadini, viene ucciso a Piana degli Albanesi (PA). Giuseppe Cassarà e Vito Cassarà (5 maggio 1921), dirigenti socialisti nella Piana degli Albanesi (PA), uccisi dalla criminalità locale. Domenico Spatola, Mario Spatola, Pietro Spatola e Paolo Spatola (16 gennaio 1922), parenti di Giacomo Spatola (presidente della locale società agricola cooperativa). Tutti uccisi a Paceco.Visualizzazione limitata su Google Libri: Sebastiano Bonfiglio (11 giugno 1922), sindaco di Erice nonché membro della direzione del Partito Socialista, viene ucciso a Erice (TP). Antonino Ciolino (30 aprile 1924), dirigente delle lotte contadine, ucciso a Piana degli Albanesi (PA). Domenico Perricone (30 gennaio 1929), sindaco e podestà di Vita (TP).
Anni 1930 Bartolomeo Perricone (13 giugno 1932), podestà di Vita (TP).
Anni 1940 Antonio Mancino (2 settembre 1943), carabiniere. Santi Milisenna (27 maggio 1944), segretario della federazione comunista di Enna. Andrea Raia (6 agosto 1944), organizzatore comunista.