Giovanni era il secondogenito di Lorenzo de' Medici (signore di Firenze) e Clarice Orsini e portò alla corte pontificia lo splendore e i fasti tipici della cultura delle corti rinascimentali. Fu l'ultimo papa a essere semplice diacono al momento dell'elezione.

Formazione e carriera ecclesiastica

Giovanni venne destinato fin dall'inizio alla carriera ecclesiastica; ricevette la tonsura a sette anni con la nomina a protonotario apostolico, a otto reggeva dei benefici quale abate di Montecassino e di Morimondo e prima dei tredici erano in corso negoziati per la sua elevazione a cardinale. Innocenzo VIII, il papa regnante (1484-1492), era legato a Lorenzo de' Medici da ottime relazioni e da una comunanza d'interessi: nel 1487 l'adolescente figlia di Lorenzo, Maddalena, era andata in sposa al quasi quarantenne figlio del papa, Franceschetto Cybo. Nel concistoro dell'8 marzo 1489 Giovanni venne nominato cardinale del titolo di Santa Maria in Domnica con la proibizione di vestire le insegne cardinalizie per tre anni, in ragione della giovane età. In questo intervallo di tempo (tra il 1489 e il 1491) venne inviato a Pisa a studiare teologia e diritto canonico. Le materie ecclesiastiche sembrano essere state poco congeniali al giovane principe della chiesa, rispetto alla letteratura, in versi e in prosa, per la quale pare si sentisse decisamente più votato e nella quale aveva fatto grandi progressi, sotto la tutela di Poliziano e Bibbiena.

Il cardinalato (1492-1513) Il 9 marzo 1492 vestì le insegne cardinalizie presso la Badia di Fiesole e il 22 marzo entrò in Roma, mentre il giorno dopo fu accolto in udienza dal papa. In tale circostanza ricevette dal padre una lettera di consigliMerrick Whitcomb, Source-Book of the Italian Renaissance, revised ed. (Philadelphia, University of Pennsylvania Press, 1903), pp. 82-86 (https://sourcebooks.fordham.edu/source/lorenzomed1.asp) (consultato il 14 aprile 2021).. Dopo poco più di un mese dovette tornare a Firenze poiché suo padre morì. Nel medesimo anno 1492, divenne anche Legato a Viterbo.

La morte di Innocenzo VIII (25 luglio 1492) lo richiamò a Roma, dove partecipò al conclave per l'elezione del nuovo pontefice. Nel breve conclave dell'agosto 1492 fu eletto Rodrigo Borgia, che assunse il nome Alessandro VI. A differenza di Innocenzo, che aveva aiutato la famiglia Medici, il nuovo pontefice era ostile all'illustre casato fiorentino. Nel giro di pochi mesi quindi le prospettive del cardinal de' Medici erano state completamente sovvertite. Subito dopo il conclave, il cardinale lasciò Roma e tornò a Firenze.

Una delle prime conseguenze della fine dei delicati equilibri politici tra gli Stati italiani fu l'invasione francese dell'Italia, che ebbe come conseguenza l'espulsione della famiglia Medici da Firenze (novembre 1494). La caduta dei Medici a Firenze fu favorita anche dal predicatore domenicano Girolamo Savonarola, che mentre Carlo VIII si avvicinava a Firenze, tuonò energicamente contro la remissività mostrata da Piero de' Medici, fratello primogenito del prelato; sembra che il cardinale Medici avesse dovuto lasciare la città in incognito vestito da frate francescanoLudwig von Pastor, Storia dei papi dalla fine del Medio Evo: compilata col sussidio dell'Archivio segreto pontificio e di molti altri archivi. Volume IV. Storia dei papi nel periodo del Rinascimento e dello scisma luterano dall’elezione di Leone X alla morte di Clemente VII (1513-1534), parte I, Roma, Desclèe&C., 1926, (ed. orig. Freiburg im Breisgau, 1906), p. 20. . A Firenze si instaurò una repubblica, mentre il cardinale, con suo fratello maggiore e il loro cugino Giulio, futuro papa Clemente VII, trovarono ospitalità presso la corte di Urbino. Poi Giovanni si rifugiò a Bologna e, sapendo di essere malvisto dal papa regnante Alessandro VI, decise con alcuni familiari di intraprendere un viaggio attraverso Germania, Paesi Bassi e Francia. Durante il tragitto conobbe molti uomini illustri ma corse anche dei rischi: in particolare, a Rouen fu arrestato, insieme al cugino Giulio de' Medici, e riuscì ad essere liberato solo grazie alle garanzie offerte da Piero de' Medici al re di Francia.Tornò in Italia nel 1500 e decise di stabilirsi a Roma, nel palazzo di famiglia, l'attuale e famoso Palazzo Madama, sottraendosi per quanto possibile all'attenzione, disarmando le gelosie di Alessandro VI con la sua completa devozione per gli studi letterari e quindi raccogliendo intorno a sé molti letterati e poeti.

Nel 1503 moriva il fratello maggiore Piero de' Medici e quindi egli diveniva capo della prestigiosa famiglia; contemporaneamente essendo morto Alessandro VI, e dopo il breve pontificato di papa Pio III, il 1º novembre 1503 fu eletto papa Giulio II, uomo dalle grandi doti politiche. Anche il nuovo pontefice non fu particolarmente vicino al cardinal de' Medici: i loro rapporti, sebbene non contrastati, non furono neanche particolarmente amichevoli. Quando nell'agosto 1511 Giulio II si ammalò gravemente, Giovanni sperò di poter ottenere il titolo pontificiovon Pastor, Storia dei papi dalla fine del Medio Evo, vol. IV, parte I, p. 21.. Quando poi Giulio II si riprese, egli fu inviato come legato pontificio nella Provincia Romandiolæ (con sede a Bologna) nell'ottobre 1511.

Nel frattempo gli eserciti preparavano lo scontro. Giulio II, per contrastare i francesi di Luigi XII in Italia, il 1º ottobre 1511 costituì la Lega Santa alla quale aderirono l'Inghilterra, il Sacro Romano Impero, i Regni di Spagna (Castiglia e Aragona) e la Repubblica di Venezia. Lo scontro avvenne l'11 aprile 1512 nella sanguinosa battaglia di Ravenna dove Giovanni de' Medici, che vi assisteva, fu fatto prigioniero; i francesi decisero di portare il cardinale de' Medici in Francia come ostaggio, ma durante l'attraversamento del fiume Po, egli riuscì a fuggire, riparando a Ravenna.

Giulio II si rese conto che per ostacolare i francesi in Italia doveva ostacolare uno dei loro principali alleati, cioè la Repubblica di Firenze, e quindi favorire l'ascesa dei Medici, che erano stati costretti a fuggire dalla città dopo la fine della Signoria di Lorenzo il Magnifico. Da qui la consegna di alcune truppe al comando di Raimondo de Cardona al cardinale de' Medici. Tali truppe entrarono in Toscana e assediarono la città di Prato, alla cui capitolazione seguì una tragica devastazione durata 21 giorni. L'episodio è tragicamente noto come Il sacco di Prato. Temendo che al sacco di Prato potesse seguire il sacco di Firenze il governo fiorentino si consegnò volontariamente alla fazione medicea e così i Medici poterono riprendere il controllo della città (14 settembre 1512), pur mantenendone le istituzioni repubblicane. Giovanni e il fratello Giuliano si prodigarono per sedare le tensioni e gli odi e tentare di rappacificare le fazioni. Ma in città lo spirito repubblicano era ancora molto forte e fu scoperto un complotto contro i Medici proprio nel momento in cui giungeva la notizia da Roma della morte di papa Giulio II, avvenuta il 23 febbraio 1513.

L'elezione al Soglio

Il cardinale de' Medici, che non aveva grandi rivali, si recò subito a Roma per il conclave che incominciò il 4 marzo. Grazie all'abile segretario Bernardo Dovizi da Bibbiena, che riuscì a convincere molti cardinali elettori sull'opportunità di un papa mediceo dallo spirito conciliante e che probabilmente non avendo buona salute sarebbe durato poco, il 10 marzo venne eletto papa. Aveva appena trentasette anni, prima di lui soltanto Innocenzo III fu eletto a un'età così giovane e dopo di lui il cugino Clemente VII fu l'unico e l'ultimo a venire eletto a un'età inferiore ai cinquant'anni. Non essendo che diacono, fu subito ordinato sacerdote e vescovo il 13 marzo 1513 e poi incoronato in modo solenne il 19 marzo.

Il pontificato

Governo della Chiesa La sua tendenza alla conciliazione emerse subito appena eletto. Concesse il perdono ai cardinali che avevano aderito al "conciliabolo di Pisa" dove si era tentato di eleggere un antipapa; perdonò Pompeo Colonna che aveva tentato di provocare un'insurrezione popolare per instaurare una repubblica a Roma; perdonò i congiurati Boscoli e Capponi che avevano complottato contro di lui a Firenze, salvando la vita a Niccolò Machiavelli.

Il Concilio ecumenico Tra i primi atti del suo pontificato vi fu la riapertura del Concilio ecumenico (27 aprile 1513, apertura della sesta sessione), già indetto dal suo predecessore. Tra i padri conciliari persistevano molti contrasti; Leone X riuscì a risanarli evitando il pericolo di uno scisma. Il pontefice tenne personalmente la dodicesima e ultima sessione, il 16 marzo 1517.

Durante il concilio il pontefice fece pubblicare le seguenti bolle: Apostolici Regiminis (19 dicembre 1513), sull'immortalità dell'anima (contro le teorie filosofiche degli averroisti) e sulla sottomissione della verità filosofica a quella teologica; Supernae Dispositionis (5 maggio 1514), emanata come decreto di riforma della Curia romana; essa riguarda inoltre la libertà ecclesiastica e la dignità episcopale e condanna alcune esenzioni non autorizzate; Regimini Universalis Ecclesiae (4 maggio 1515), per riformare alcuni abusi presenti nella Chiesa, e rispondere in questo modo all'invocazione di riforma in capite et membris che proveniva dalla base; Inter Sollicitudines (4 maggio 1515): riguarda la censura preventiva dei libri di argomento religioso, la cui stampa deve essere autorizzata dalla Chiesa. La pena per chi avesse pubblicato libri non autorizzati era la scomunica, il rogo pubblico dei libri stampati, una multa di cento ducati e il divieto di stampare per un anno. Qualora si reiterasse nella stampa di libri non autorizzati, erano previste pene più severeConsultabile integralmente in inglese su Intratex.com. Inter Multiplices (4 maggio 1515): essa sancisce la liceità dei Monti di pietà allo scopo di aiutare le persone povere che necessitavano di aiuto nel modo più favorevole; Supremae Maiestatis (19 dicembre 1516), essa stabilisce nuove norme circa la predicazione dei chierici; Dum Intra Mentis (19 dicembre 1516), riguarda i religiosi e i loro privilegi.

Relazioni con la Chiesa di Francia

Dal 1438 era in vigore in Francia un'ordinanza regia in base alla quale il re di Francia si dichiarava guardiano dei diritti della Chiesa nazionale (Prammatica Sanzione di Bourges). Leone X riuscì a temperare la tendenza autonomista della Chiesa francese venendo ad accordi con essa. Il 18 agosto 1516 egli firmò a Bologna con il rappresentante del re di Francia, Antonio Duprat, futuro vescovo e cardinale, un concordato, con il quale la Santa Sede rinunciava ai territori di Parma e Piacenza, ma otteneva la revoca ufficiale, da parte del Sovrano francese, della Prammatica Sanzione. Il Concordato fu ratificato successivamente dal Concilio Lateranense V.John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 624 Il compromesso insito nel concordato portò al riconoscimento della Chiesa gallicana nella Chiesa cattolica, anche se attenuato rispetto a quanto era stato deciso con la Prammatica Sanzione, conferendo tuttavia ai Re di Francia un potere sulla Chiesa francese, del quale nessun altro Sovrano Cattolico disponeva nel proprio regno, e aprendo, fra l'altro, le porte all'introduzione nel regno di Francia del deprecato «regime delle commende». Il concordato di Bologna rimase in vigore praticamente fino alla soppressione dell'autorità della Chiesa in Francia operata dalla Rivoluzione francese.

Relazioni con i monarchi europei