Pietraroja (o Pietraroia) è un comune italiano di abitanti della provincia di Benevento in Campania.

Geografia fisica

Territorio ed idrografia

Pietraroja sorge sulle pendici della parte orientale della catena del Matese, inclusa nell'Appennino meridionale. È il secondo paese della provincia per altitudine media (818 m s.l.m.); l'altitudine minima è di 450 m nella località Casolla, la massima di 1823 m sulla cima del monte Mutria (Mùtigliu in dialetto locale).

Il costone orientale del monte Mutria, oasi di protezione naturale, segna il confine settentrionale del territorio comunale con quello di Guardiaregia (CB) mentre il passo di Santa Crocella collega il paese con Sepino.

Sito al confine con il Molise, è una località di montagna, circondata da boschi ricchi di sorgenti. Fra il monte Mutria e il passo di Santa Crocella, in località Tre Valloni, si trovano le sorgenti del Titerno, le cui acque si uniscono presto a quelle del torrente Acqua Calda (Acqua càura in dialetto) e, costeggiando il contrafforte del monte Mutria, scendono nella piana di Cusano Mutri, passando attraverso uno spettacolare canyon delimitato a sud dalla formazione calcarea della Civita (Cìuta), sul cui versante meridionale sorge il paese, e a nord dalla Civita di Cusano Mutri.

Dal monte Moschiaturo (Rufènza, 1.470 m s.l.m.) nasce l'altro principale torrente, il Torbido (Trovele), che attraversa le contrade Métole e Potéte ad est e a sud di Pietraroja e sfocia nella piana di Civitella Licinio, in cui confluisce nel Titerno.

Clima Il clima di Pietraroja in estate è raramente afoso essendo per lo più fresco all'ombra. Essendovi un forte dislivello nel suo territorio, nell'ambito di questo si hanno differenze di temperature notevoli, specie in inverno. In quest'ultima stagione il freddo è sensibile, specie in presenza della bora (vòria), il vento settentrionale. È immancabile la neve, specie in montagna.

Origini del nome Probabilmente il nome del paese deriva dal latino petra robia (rupe rossa), dall'equivalente spagnolo piedra roja o francese pierre rouge (pietra rossa, da cui l'arcaica denominazione di Pietraroscia, e di Petrerojge o Petra Rogia in documenti ecclesiastici del XIV secolo) per la presenza di alcuni calcari di questo colore, dislocati sul costone orientale del monte Mutria, che la sovrasta. Un'altra etimologia, meno attendibile anche per motivi linguistici,E. Civitillo potrebbe essere petra + rues o ruina (in latino rovina, crollo), che si riferirebbe alle frane ed ai vari sismi (anni 346, 848, 1125 e 1688) che hanno devastato Pietraroja.

Storia Pietraroja nacque come centro dei Sanniti PentriSui Sanniti: SANNITI E SANNIO STORIA ED ARCHEOLOGIA, che abitavano la zona appenninica centro-meridionale compresa fra le Mainarde e il Matese, e posero la loro capitale a Bojano. L'abitato attuale non coincide con il villaggio sannita, in quanto il paese è attualmente alla sua quarta edificazione, posteriore al terremoto del 5 giugno 1688. Certamente gli abitanti del villaggio furono coinvolti nelle guerre sannitiche, nonché in quelle sociali contro Roma, subendo il genocidio dei Pentri perpetrato da Lucio Cornelio Silla. La dominazione romana e la latinizzazione del Sannio hanno fatto sì che nella parlata locale si perdesse ogni traccia della lingua osca parlata in precedenza dai Sanniti.

Dopo quella romana, Pietraroja subì le varie dominazioni del Sannio (longobardi, normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli). Dopo il dominio longobardo nel gastaldato di Telese, facendo parte, dal XII secolo al XIV secolo, del sotto-feudo dei Sanframondo, potente casata di origine normanna. Il capostipite di questa, Raone di San Flaimundo (XI-XII secolo), ottenne dal re normanno Ruggero II di Sicilia, nella sua conquista dell'Italia meridionale, i possedimenti dei vassalli del conte Rainulfo III di Alife, suo cognato, che aveva tentato di resistergli insieme ai baroni meridionaliRuggero II e Rainulfo di Alife Ruggiero II e Rainulfo di Alife. Il riferimento al conte Raone si trova ancora nelle vecchie canzoni di Pietraroja per indicare persone superbe.

I possedimenti suddetti comprendevano, fra l'altro, i territori di Pietraroja, Cerreto Sannita, Cusano Mutri, Guardia Sanframondi, Limatola, San Lorenzo Maggiore, Massa, Faicchio, Ponte nonché Dugenta in Terra di Lavoro e Bojano e San Giuliano del Sannio in Molise. I Sanframondo li mantennero anche sotto i re svevi e angioini. Pietro Sanframondo detenne il titolo di barone di Pietraroja.

Nel XV secolo (periodo aragonese) Pietraroja passò ai Marzano: nel 1401 era posseduta da Goffredo di Marzano, conte di Alife. Nella seconda metà dello stesso secolo il re Ferrante d'Aragona conferì questo titolo, con il possesso di Pietraroscia (l'attuale Pietraroja), Chiusano (ora Cusano Mutri) ed altri comuni ad Onorato GaetaniGiuseppe Mennone - Il Sannio, Cap. IX par.7 - Giuseppe Pennone:riassunto storico 2 dell'antico Sannio. Successivamente Pietraroja passò ai Carafa, i cui possedimenti si estendevano anche in Molise; essi la tennero fino all'abolizione della feudalità promulgata nel 1806 da Giuseppe Bonaparte all'instaurazione del regno francese a Napoli.

Dopo l'annessione del Regno di Napoli a quello d'Italia, il paese è stato un centro di reazione borbonica. Con Guardiaregia, Sepino, Campobasso, Cusano MutriComune di Cusano Mutri: Storia - Briganti e partigiani http://www.comunecusanomutri.it/Arch_Storia_locale/Briganti_e_Partigiani/index.htm fu una delle sedi del brigantaggio sul massiccio del Matese. Di Pietraroja viene ricordato soprattutto Gabriele Varrone, capo della banda omonima, noto per le incursioni (1861) a Civitella Licinio, frazione di Cusano Mutri, e alla stessa Pietraroja contro i posti della guardia nazionaleMario D'Agostino La reazione borbonica in provincia di Benevento II ed. Fratelli Conte Editori Napoli 2005. La base dei briganti era l'imprendibile grotta dei Briganti o delle Fate, a cui si poteva accedere solo calandosi con funi. Nel dicembre 1863 la guardia nazionale pose l'assedio ai briganti rifugiati nella grotta suddetta e li convinse ad uscire facendo salva la vita in cambio. La promessa non fu mantenuta ed essi furono fucilati nella località Aria della Corte (Aria corta), situata dietro l'edificio comunaleStorie di brigantaggio Pietraroja - home page .

Nel periodo unitario Pietraroja ha visto una forte emigrazione, specie negli Stati Uniti. Dopo la seconda guerra mondiale il flusso si è spostato prevalentemente nel nord e nel centro Italia e in Europa (Svizzera, Germania e Inghilterra). L'apertura di una cava di pietra in località Canale, peraltro chiusa successivamente, di una cava di argilla in località Saure, non più estratta per la qualità scadente, e di una di marmo colorato in localita Pesco Rosito, aperta ma mai entrata in funzione, non è servita a ridurre tali flussi.

Simboli Stemma Lo stemma di Pietraroja è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 9 marzo 1935.

Il leone rampante è presente anche negli stemmi dei comuni di Morcone e di San Marco dei Cavoti. Gonfalone Il gonfalone, realizzato in drappo rettangolare di cm 180 × 90, è stato concesso con regio decreto del 7 gennaio 1938.

Monumenti e luoghi d'interesse

La chiesa di Santa Maria Assunta Il monumento più importante è la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in piazza San Nicola, situata nella parte alta del paese. È stata eretta con elementi della precedente Chiesa di San Paolo della Pietraroja distrutta dal terremoto del 1688. Notevoli sono il portale romanico (XI secolo) sorretto ai due lati da una leonessa e un'orsa allattante due infanti e gli altorilievi. Il parco geopaleontologico e "Ciro"

A Pietraroja si trova un parco geopaleontologico con relativo museo, il Paleolab, in cui si possono vedere reperti fossili di notevole importanza.

Particolarmente importante è stato il rinvenimento di Ciro un cucciolo di dinosauro, il primo in Italia, che conserva anche alcuni organi interni: la sua specie è stata denominata Scipionyx samniticus. Il ritrovamento di Ciro ha rivoluzionato la ricostruzione della paleogeografia dell'Italia, precedentemente ritenuta interamente sommersa durante l'era Mesozoica. Tra gli altri resti fossili rinvenuti a Pietraroja, da ricordare quelli di numerosi pesci (tra cui Belonostomus), rettili (Chometokadmon, Derasmosaurus) e anfibi (Celtedens).

Aree naturali

Belvedere La terrazza addossata al caratteristico cimitero, situato dove sorgeva Pietraroja prima del terremoto del 1688, permette di ammirare un ampio panorama sul territorio: i monti Mutria e Moschiaturo, la vallata di Cusano Mutri, la montagna di Solopaca e finanche il Vesuvio nei giorni più limpidi. Sono ancora visibili resti di costruzioni del vecchio paese distrutto dal terremoto.

Un'altra interessante escursione per le vedute spettacolari è la circuitazione dei bordi della tavola calcarea della Civita. Partendo dal quartiere Castello, si può visitare anche la bocca del profondo inghiottitoio carsico chiamato il Trabbucco.

Sulla strada per Sepino Interessante è la visita alla impressionante forra (in località Rave) a monte della fontana Stritto (situata nel territorio di Cusano Mutri) scavata per milioni di anni dal Titerno; in essa si trova l'inaccessibile grotta dei Briganti o grotta delle Fate. Il punto di osservazione si può raggiungere facilmente dalla strada comunale asfaltata nella località Canale, appena fuori Pietraroja in direzione di Sepino, dove bisogna girare sulla sinistra e proseguire verso la località Ariòla, sotto il massiccio roccioso su cui si trova la Civita.

Da non mancare è il valico di Santa Crocella, sella montana con paesaggio di stupende faggete, tra il monte Tre Confini (1.419 m s.l.m.), vicino alle Palummàre (Palombaio, porzione orientale del Monte Mutria) e il monte Moschiaturo. Il passo segna il confine tra i Comuni di Pietraroja e Sepino, nonché tra Campania e Molise.

Sulla stessa strada, circa 1 km prima di arrivare al passo di Santa Crocella, si può visitare, girando sulla sinistra, la località Pesco Rosito (Péscu Rusìnu) da cui si estraeva la pietra rossa che ha dato il nome al paese. Da qui si può anche effettuare la scalata alla cima delle Palummàre o andare nel bosco della Torta, confinante con Campitello di Guardiaregia (CB).

Dalla sella di Santa Crocella, prima del bosco di faggi, per gli escursionisti anche non professionisti, è agevole la scalata al monte Moschiaturo, prendendo il largo sentiero alla destra della rotabile. Il sentiero si inerpica sulla sommità della montagna, da dove si può ammirare un ampio panorama.

Il monte Mutria Un'altra escursione imperdibile per i superbi panorami sulla Campania e sul Molise è quella sul monte Mutria (Mùtigliu). Oltre all'impegnativa scalata diretta centrale costeggiando la grossa formazione rocciosa circolare della Iummènta bianca, la via più agevole è di portarsi alla località sciistica Bocca della Selva (frazione di Cusano Mutri), situata ai piedi della parte occidentale del monte. Arrivati al rifugio i 3 Faggi, va presa la strada sulla destra che sale sul fianco sinistro del monte. Lasciato il mezzo di trasporto alla fine della strada vi è il sentiero, con la segnaletica del percorso da seguire, che porta alla cima centrale del monte.

Itinerari fluviali Gli amanti del trekking possono percorrere il letto torrentizio del Titerno. Allo scopo bisogna recarsi nella località Campusciàru, raggiungibile dalla strada comunale che parte dalla località Canale. Dopo qualche decina di metri si svolta sulla destra e si prosegue per qualche kilometro fino al ponte sul torrente, in cui è possibile scendere. Si incontrano molte vasche naturali d'acqua corrente (gli ùrvi) di cui le maggiori sono quella della Pénta e quella dellUrsu dopo un salto di molti metri. Quest'ultimo ùrvu non è raggiungibile dal letto del torrente, per cui bisogna fare il sentiero che segue sulla sinistra il torrente stesso.