Biografia Nacque a Roma, primo di sette figli, dalla nobile famiglia Borghese originaria di Siena (faceva parte delle circa 350 famiglie dell'oligarchia che dominava la Repubblica di Siena)Enciclopedia dei Papi Treccani., che si era da poco tempo trasferita nell'Urbe. Il padre era l'avvocato concistoriale Marcantonio, patrizio senese; la madre era la nobile romana Flaminia Astalli: ROMANUS appare in molte delle sue iscrizioni. Marcantonio aveva trasferito la famiglia a Roma legando le sue fortune a quelle della Curia pontificia. Preparò i due figli maggiori, Camillo ed Orazio, ad intraprendere carriere di alto livello destinando loro tutte le proprie risorse.

Camillo Borghese studiò all'università di Perugia e in quella di Padova. Dopo essersi laureato in utroque iure (probabilmente a Perugia), svolse dapprima l'attività di avvocato (seguendo le orme del padre), finché non scelse la carriera ecclesiastica. Il suo primo incarico fu quello di referendario della Segnatura di giustizia. Ordinato sacerdote nel 1577, Camillo salì uno dopo l'altro i diversi gradi della gerarchia della Curia romana, fino ad essere nominato, da Sisto V, vicelegato a Bologna (ottobre 1588). Il successore Clemente VIII lo fece nunzio particolare presso il re di Spagna Filippo II (1595) e poi lo creò cardinale (22 maggio 1596).

Durante il cardinalato, il Borghese rivestì diverse cariche, tra cui quelle più importanti furono quella di segretario (massima carica) dell'Inquisizione romana (1602) e di cardinale vicario, cioè rappresentante del papa come vescovo di Roma (1603). Non ebbe mai legami con alcuna parte politica o internazionale, dedicandosi molto allo studio del diritto.

Camillo Borghese partecipò ai due conclavi che si tennero nel 1605.

Cronologia incarichi

1569: è dottore in legge; 20 settembre 1572: è referendario della Segnatura di giustizia; 1573: è abbreviatore di parco maggiore; marzo 1576: è vicario dell'arciprete di Santa Maria Maggiore; 3 settembre 1581: è datario del tribunale della Penitenzieria Apostolica; 20 settembre 1588 – 1591: è vicelegato a Bologna; 1590: è uditore di Sacra Rota; 1595: è nunzio particolare presso il re di Spagna; 5 giugno 1596: è creato cardinale presbitero; 21 giugno 1596 – 10 marzo 1599: assume il titolo cardinalizio di Sant'Eusebio; 14 aprile 1597 – 2 agosto 1599: è vescovo di Jesi; 10 marzo 1599 – 22 aprile 1602: cardinale dei Santi Giovanni e Paolo; 22 aprile 1602 – 16 maggio 1605: è cardinale di San Crisogono; Giugno 1603 – 16 maggio 1605: è capo dell'Inquisizione romana; 16 maggio 1605: è eletto romano pontefice.

Il conclave del maggio 1605 Paolo V fu eletto il 16 maggio 1605 nel Palazzo Vaticano. Fu consacrato dal cardinale protodiacono Francesco Sforza il 29 maggio. Fu il secondo conclave che si tenne quell'anno, dopo il breve pontificato di Leone XI, durato solo 26 giorni. Si aprì l'8 maggio e vi presero parte 61 cardinali. Il partito filo-francese, rappresentato in conclave da Cesare Baronio, cercò di far eleggere Domenico Toschi, ma egli non raggiunse la maggioranza qualificata per soli tre voti. La Spagna, per la prima volta, fece uso del potere di veto contro i candidati a lei non graditi. Successivamente si creò una maggioranza di cardinali disposti a votare lo stesso Baronio, ma egli fece sapere di non volersi gravare di una responsabilità così pesante. Un compromesso fu trovato sulla figura di Camillo Borghese, considerato equidistante e di cui tutti i padri conciliari lodavano le capacità.

Il pontificato

Relazioni con le istituzioni della Chiesa Concessioni pontificie Istituzioni

Con un breve dell'11 aprile 1609 il pontefice approvò la fondazione della Congregazione di San Girolamo in L'Aquila. Con un altro breve del 23 aprile 1618 il pontefice approvò l'Ordine delle Visitandine. Approvò le costituzioni degli Agostiniani scalzi una prima volta, in forma generica, nel 1610 e poi, in forma specifica, nel 1620I. Barbagallo, DIP, vol. I (1974), coll. 407-408.. Approvò gli statuti dei Mercedari scalzi il 6 agosto 1607A. Rubino, DIP, vol. V (1978), coll. 1228-1232.. Concesse agli Obregonisti, fondati dallo spagnolo Bernardino di Obregon (1540-1599), di portare gli abiti grigi (1609). Approvò le costituzioni della congregazione fondata da San Filippo Neri nel 1612A. Cistellini, in DIP, vol VI (1980), coll. 765-775.. Riconobbe la congregazione della Corona d'Aragona dell'Ordine cistercense, fondata il 19 aprile 1616. Approvò la fondazione delle Orsoline claustrali, che nel 1612 adottarono i voti solenni e la regola di sant'Agostino. Il 18 febbraio 1606 consentì a un certo numero di frati Gesuati l'accesso al sacerdozio. Nel 1615 il pontefice concesse ai Gesuiti il permesso di tradurre la Bibbia in cinese e, per i preti locali, di celebrare la Messa e recitare il breviario nella loro lingua (l'autorizzazione fu revocata dalla congregazione di Propaganda Fide sotto i pontificati di Alessandro VII e Innocenzo XI)William V. Bangert, Storia della Compagnia di Gesù, Marietti, Genova 1990, pp. 265-266.. Confraternite mariane Con il breve Cum certas unicuique (14 febbraio 1607) il pontefice concesse numerose indulgenze alle Confraternite di Santa Maria erette presso le chiese dei Servi; Con la costituzione Nuper archiconfraternitati (11 marzo 1607) il pontefice intese definire in modo netto le modalità di costituzione e di funzionamento delle confraternite ecclesiastiche Ordini religiosi cavallereschi Con la bolla Romanus Pontifex (16 febbraio 1608) il pontefice riconobbe il nuovo Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo; il 31 ottobre dello stesso anno stabilì la fusione con l'ordine di San Lazzaro, dando così vita all'Ordine di San Lazzaro e di Nostra Signora del Monte CarmeloI due ordini rimasero uniti finché l'Ordine di Nostra Signora del Monte Carmelo non cessò di esistere per la soppressione della Scuola Reale Militare ai cui allievi era destinato questo ultimo Ordine.. Nel 1614 riconobbe l'Ordine della Maddalena, fondato dal francese Giovanni Chesnel, Signore della Chaponrie; Nel 1615 istituì l'Ordine dei Cavalieri di Gesù MariaAbate di Vallemonte, Gli elementi della storia, ovvero..., Napoli, 1770, p. 286 - versione digitalizzata

Iniziative per una riforma della Chiesa Paolo V fece rispettare il decreto del Concilio di Trento che prevedeva l'obbligo di residenza per i prelati di alto grado; indusse quindi i vescovi che soggiornavano a Roma a ritornare presso le proprie diocesi (19 ottobre 1605).

Nel 1610 conferì il pallio al patriarca della Chiesa maronita Giovanni XI.

Nel 1611 elevò ad abbazia il convento di Montevergine (Avellino) e approvò la regola del monastero francese di Saint-Étienne. Nel 1619 approvò la fondazione del monastero di San Tommaso in Cile.

Nello stesso anno pubblicò la costituzione Universi agri dominici, con la quale estese la sfera d'azione della Sacra Rota a tutte le cause matrimoniali ed ai processi di beatificazione e canonizzazione.

Paolo V creò cardinali i quali, per la prima volta, dovettero mantenersi con una rendita annuale inferiore ai 6.000 scudi ed abbassò l'appannaggio mensile (detto piatto cardinalizio)Creato da Pio II (1458-1464). a 1500 scudi.

Riforme liturgiche

Il 27 settembre 1608 ripristinò la festa degli angeli custodi, soppressa da Pio V; nel 1614 assegnò specifiche indulgenze ai membri delle compagnie dell'Angelo Custode aggregate all'Arciconfraternita di Roma e che si rendessero protagonisti di particolari atti di carità; Nel 1603 il pontefice stabilì che nei sabati e nei giorni di festa dedicati alla Madonna si cantassero le litanie lauretane in musica a due coriLa Civiltà Cattolica, Vol. IX, pag. 178 - versione digitalizzata. Il 17 giugno 1614, con la costituzione Apostolicae sedis, il pontefice promulgò il Rituale romano , il libro liturgico che contiene le preghiere e le istruzioni necessarie al sacerdote per amministrare sacramenti e sacramentali, funerali, processioni e altre funzioni; Il 27 giugno 1615 il pontefice autorizzò i missionari Gesuiti in Cina ad utilizzare il cinese classico per la liturgia; la disposizione però non venne attuata.

Lotta contro le eresie Con la bolla In coena Domini (del 1606 e del 1619) il pontefice indicò 20 nuove cause di comportamenti eretici che potevano essere sanzionati con la scomunica. In sostanza, Paolo V estese la giurisdizione dell'Inquisizione sugli scismatici

Decisioni in materia teologica Sotto il suo pontificato, il 28 agosto 1607 la Congregatio de Auxiliis, nominata dal predecessore Clemente VIII, si espresse definitivamente sulla controversia tra Gesuiti e Domenicani spagnoli innescata dal saggio Concordia liberi arbitrii del gesuita Luis de Molina. La congregazione decise di assolvere il Molina e di consentire sia ai Gesuiti sia ai Domenicani di mantenere le proprie convinzioni sul libero arbitrio. Tale decisione non mancherà, a sua volta, di suscitare polemiche.

Giungevano buone notizie, invece, dalla Francia dove il 7 luglio 1615 l'assemblea del clero dichiarò di accogliere le decisioni del concilio di Trento e ordinò ai concili provinciali di includerle nei loro decreti. Nel 1616 il pontefice stipulò un Concordato con la Francia col quale confermava che le nomine dei Vescovi e degli abati venissero fatte dai governi, riservando al Papa la sola investitura canonica.

Il pontefice pose fine alle polemiche tra Francescani e Domenicani di Spagna sulla Vergine Maria, proibendo a questi ultimi di diffondere in pubblico l'opinione che Maria fosse stata concepita con il peccato originale, come qualsiasi altra donna (31 agosto 1617).

Decisioni in materie di etica e morale Paolo V decise nel 1611 di apportare alcune misure al fine di migliorare le condizioni delle carceri site nello Stato della Chiesa.

Relazioni con i monarchi europei La sua profonda cultura giuridica e la sua visione poco transigente comportarono subito l'insorgere di contrasti con alcuni principati italiani. Difatti Paolo V censurò i duchi di Parma e di Savoia, obbligò inoltre la Repubblica di Genova e quella di Lucca ad abrogare dei provvedimenti per nulla eterodossi, ma solamente per il fatto che non dichiaravano la suprema autorità pontificia.

Il contenzioso con Venezia Agli inizi del Seicento sorsero tensioni tra la Santa Sede e la Repubblica di Venezia. La Serenissima era determinata a difendere la sovranità temporale e intendeva estendere la propria autonomia anche all'ambito ecclesiastico, che invece la Santa Sede considerava una propria prerogativa esclusiva. Di contro Papa Paolo V "era asceso al trono spirituale con il saldo proposito di non rinunciare ad alcuna delle singole rivendicazioni avanzate dai suoi ambiziosi predecessori; anzi, ove possibile, di incrementare con nuove pretese il potere della propria Cattedra"J.A. Eberhard, Storia delle controversie tra Papa Paolo V e la Repubblica di Venezia, trad.it. di Hagar Spano, in La teologia politica in discussione, a cura di S. Sorrentino e H. Spano, Fridericiana, Napoli 2012, p. 212..

La tensione si acuì nel 1605, quando il conte Marcantonio Brandolini, abate titolare di Nervesa, comparve come imputato a Venezia in un processo tenuto dal Consiglio dei Dieci. La Santa Sede protestò vivamente in quanto il processo sarebbe dovuto passare alle autorità ecclesiastiche; dall'altra parte, il governo veneto non intese rinunciare all'esercizio della giustizia entro i propri confini. L'attrito trovò modo di esplicitarsi quando Venezia condannò il Brandolini. Nello stesso periodo fu condannato da un tribunale della Serenissima anche un canonico, Scipione Saraceni, per reati comuni.