Il regno relativamente pacifico. di Pepi II, la cui lunghissima durata fu forse causa di una certa stagnazione, segnò il declino irrefrenabile dell'Antico Regno: a causa dello strapotere dei nomarchi (i governatori locali), l'autorità del faraone diminuì. Con l'autorità centrale indebolita a tal punto, l'aristocrazia locale avviò una serie di conflitti per dividersi il territorio. L'Antico Regno cadde pochi decenni dopo la morte di Pepi II. Come ha scritto l'egittologo inglese Toby Wilkinson:

Famiglia

Identità del padre Ascese al trono all'età di 6 anni, alla morte di Merenra I. Si riteneva tradizionalmente che fosse figlio del faraone Pepi I e della regina Ankhesenpepi II, ma gli annali registrati sulla "Pietra di Saqqara meridionale" indicano che Merenra I ebbe un regno di almeno 11 anni; Pepi II sarebbe quindi nato 5 anni dopo la morte di Pepi I. Vari sigilli reali della VI dinastia e blocchi di pietra (l'ultimo dei quali individuato nel Tempio funerario della regina Ankhesenpepi II, madre certa di Pepi II) furono scoperti nella stagione di scavi 1999/2000, a Saqqara, e dimostrano che Ankhesenpepi II sposò anche Merenra I, dopo la morte di Pepi I.. Le iscrizioni su tali blocchi di pietra enumerano i seguenti titoli di Ankhesenpepi II:

Di conseguenza, molti egittologi sono del parere che Merenra I fosse padre di Pepi II.. Pepi II sarebbe stato, quindi, nipote abiatico di Pepi I. Spose Pepi II ebbe varie coniugi nel corso della sua lunga vita, fra le quali: Neith – "Figlia del re", "Grande dello scettro", "Madre del re", "Sposa del re", fu la madre del successore di Pepi II, Merenra II; potrebbe essere stata figlia di Ankhesenpepi I e, di conseguenza, anche sorellastra e cugina di Pepi II.. Sepolta accanto al marito, i suoi resti si trovano al Museo egizio del Cairo (in precedenza presso la Kas el-Aini Medical School). Iput II – "Sposa del re", "Prima figlia del re, del suo corpo", sorella o sorellastra di Pepi II, sepolta a Saqqara meridionale. Ankhesenpepi III – "Figlia del re", "Sposa del re", figlia di Merenra Nemtiemsaf I e quindi sorella o sorellastra di Pepi II.. Sepolta in una piramide fra quelle delle spose di Pepi II, a Saqqara meridionale. Frammento di un decreto di Pepi II in suo onore furono scoperti a nord del muro di cinta della piramide. Ankhesenpepi IV – "Figlia del dio", "Madre del re", "Sposa del re", "Grande dello scettro", madre di un faraone di nome Neferkara stando a un'iscrizione nella sua tomba. Non è noto con certezza di quale Neferkara si tratti, dal momento che vari faraoni regnarono con questo nome durante il Primo periodo intermedio dell'Egitto: forse Neferkara Nebi. Udjebten – "Sposa del re", "Grande dello scettro": l'assenza per lei del titolo di "Figlia del re", usuale per le figlie del faraone, indica che non fu una sorella o sorellastra di Pepi II, a differenza di altre consorti come Neith e Iput II; altri la ritengono figlia di Pepi I. Fu sepolta accanto al marito.. Fra queste regine, Neith, Iput e Udjebten ebbero ciascuna una piramide minore ("sussidiaria") e un tempio funerario all'interno del complesso sepolcrale di Pepi II a Saqqara. Ankhesenpepi III fu sepolta in una piramide accanto a quella di Pepi I, mentre Ankhesenpepi IV fu modestamente inumata in una cappella nel Tempio funerario Iput II, altra sposa del re.. Altri due figli noti di Pepi II sono Nebkauhor-Idu, visir e sacerdote del culto funerario del faraone Unis della V dinastia, e Ptahshepses D; entrambi furono sepolti presso la tomba di re Unis, a Saqqara.. Biografia

Primi anni di regno Sua madre Ankhesenpepi II (detta anche Ankhesenmerira II) regnò, con ogni probabilità, come reggente per Pepi II ancora bambino. Una statuetta in alabastro, conservata al Brooklyn Museum di New York, rappresenta il giovanissimo Pepi II, rivestito di tutti gli attributi faraonici, seduto sulle gambe della madre. A dispetto del suo regno lunghissimo, si tratta di una delle sole tre rappresentazioni certe di questo sovrano. Ankhesenpepi II potrebbe esser stata affiancata dal fratello Djau (o Zau)., che era stato visir durante il precedente faraone. Alcuni studiosi hanno interpretato la relativa scarsità di statuaria regale del regno di Pepi II come indizio della difficoltà, da parte della corte, di trattenere artigiani di valore.

Politica estera La politica estera di Pepi II non sembra aver differito da quella dei suoi immediati predecessori. Organizzò l'estrazione di rame e turchese dalle miniere dello Uadi Maghara, nel Sinai, e di alabastro da Hetnub. È menzionato da un'iscrizione scoperta nella città fenicia di Biblo, nella Palestina antica..

Spedizioni nubiane: le prime esplorazioni africane Le relazioni con il sud si tradussero nei frequenti viaggi di carovane mercantili da e per la Nubia. Uni, della famiglia dei "coraggiosi e risoluti" principi di Elefantina cui era affidata la protezione della frontiera nubiana con il titolo di "Guardiani delle porte del Sud", stretto collaboratore del giovane Merenra I (padre di Pepi II e, tra l'altro, primo faraone a recarsi a Elefantina), fu fautore di due spedizioni in Nubia per procurarsi granito per la piramide del faraone, e di una terza di cui lasciò scritto:

Il suo successore a Elefantina, il nobile Harkhuf, compì altre tre spedizioni nel cuore del continente africano per conto di Merenra II. Incoronato in giovane età e faraone per meno di un decennio, nel corso del quale ebbe modo di organizzare tutte queste spedizioni, il padre di Pepi II si rivelò un sovrano di notevole intraprendenza: i pionieri da lui inviati furono, di fatto, tra i primi esploratori dell'Africa subsahariana (il futuro Pepi II si trovava allora nella primissima infanzia). La morte prematura di Merenra I, intorno al 2278 a.C., interruppe le spedizioni. Pepi II (o il suo consiglio di reggenza, fra cui la madre, in vece sua) riprese però celermente le attività del predecessore e ordinò a Harkhuf una quarta spedizione: si sarebbe dovuto recare nel Paese di Yam, che il nobile trovò in guerra con un altro Paese, Themeh. Dopo aver imposto la pace, Harkhuf tornò a Menfi con "trecento asini carichi d'incenso, ebano, pelli di pantera, avorio e ogni buon prodotto": Pepi II gli mandò incontro una nave "carica di vino, datteri, focacce e birra".

Lettera di Pepi II bambino a Harkhuf Un lampo della personalità di Pepi II da bambino emerge in una lettera da lui scritta a Harkhuf quando questi capeggiava una ennesima spedizione in Nubia.. Oltre al consueto bottino, Harkhuf riuscì a procurarsi un "nano danzante", quasi certamente pigmeo: ormai ritornato in sicurezza nell'Alto Egitto, comunicò al piccolo faraone il suo ritorno, citando i grandi doni portati da Yam, compreso il pigmeo.

Il re-bambino in persona, assai incuriosito, rispose al governatore ed esploratore con una lettera di ringraziamento particolarmente entusiasta, "in cui c'è tutta la gioia di un bambino per il nuovo giocattolo", della quale segue un estratto:

Ricevere una lettera del genere da parte del sovrano costituiva un enorme onore, ed Harkhuf non mancò di riprodurla integralmente sulla facciata della propria tomba, essendo le pareti interne già decorate con i racconti delle sue precedenti spedizioni ("Autobiografia di Harkhuf"). È grazie a questo espediente che si è preservata l'unica lettera reale completa dell'Antico Regno.

Spedizioni di Mechu e Hekaib Le spedizioni, alcune delle quali potevano durare anche sei o otto mesi, continuarono ben oltre la giovinezza di Pepi II: non tutte però ebbero un esito positivo. Un altro principe di Elefantina, di nome Mechu, fu mandato dal faraone nello Uauat, cioè nella Bassa Nubia, ma rimase ucciso nell'assalto di tribù ostili; senza attendere il beneplacito del re, ma limitandosi a informarlo, il figlio di Mechu, Sabni, cominciò a dare la caccia ai responsabili dell'omicidio del padre, li uccise e recuperò la salma di Mechu che riportò in patria.. Se il suo corpo fosse andato distrutto, anziché essere correttamente imbalsamato, Mechu non avrebbe potuto conseguire la vita eterna nell'aldilà: alla frontiera con l'Egitto, Sabni trovò ad attenderlo i sacerdoti e imbalsamatori del palazzo reale, i quali procedettero a mummificare i resti di Mechu con una ricca dotazione di unguenti e aromi. Sabni proseguì per Menfi per ringraziare Pepi II portandogli in dono una zanna di elefante; Pepi II lo colmò di regali a sua volta e lo insignì dell'"Oro della Lode" per l'eccezionale pietà filiale dimostrata.

Andò così stabilendosi una sorta di sovranità del re egizio sulla Nubia, fino alla terza cateratta. Pepi II nominò un ennesimo principe di Elefantina, Hekaib (anche chiamato Pepinakht, "Forte è Pepi") "Governatore dei Paesi stranieri", titolo con cui quest'ultimo compì due spedizioni, ora di carattere militare, riportandone successi, bottino e capi prigionieri. Una terza sortita, punitiva, nello Uadi Hammamat, fu finalizzata a vendicare l'ammiraglio Enenkhet che era stato ucciso dai predoni durante uno dei suoi consueti spostamenti da Copto al Mar Rosso: su ordine del faraone, Hekaib partì in rappresaglia contro i beduini e recuperò il corpo di Enenkhet per dargli una degna sepoltura.

Declino dell'Antico Regno Le ragioni profonde del declino dell'Antico Regno sono rintracciabili ben prima dell'epoca di Pepi II, con il potere sempre maggiore dei nomarchi (rappresentanti regionali del re). Pepi I, per esempio, prese in moglie due figlie di un nomarca, per poi elevare un loro fratello all'ufficio di visir; l'influenza di queste due regine fu grande, siccome il figlio di ciascuna di loro divenne faraone: prima Merenra I e poi Pepi II. Durante il regno di Pepi II, agli alti funzionari d'Egitto non solo andò un potere sproporzionato rispetto a quello del sovrano, ma anche una considerevole ricchezza: a questo periodo risalgono le ricche tombe particolarmente elaborate di nomarchi in carica, importanti sacerdoti e altri pubblici ufficiali.. I nomarchi erano tradizionalmente esenti dalla tassazione, e la loro carica divenne ereditaria. La crescente ricchezza, unità all'ereditarietà del ruolo, portò a una loro sostanziale indipendenza dal potere centrale del monarca e della corte. È noto che, a un certo punto, Pepi II suddivise il ruolo di visir fra due persone: uno per l'Alto Egitto e uno per il Basso Egitto: un'ulteriore decentralizzazione del potere rispetto alla capitale, Menfi. Mentre la sede del visir dell'Alto Egitto mutò varie volte, quella dell'omologo per il Basso Egitto rimase sempre Tebe. Si è ipotizzato anche il regno estremamente lungo ("troppo lungo" l'ha definito Cimmino.) di Pepi II fra i fattori che portarono al declino e al collasso del potere faraonico e, così, alla fine dell'Antico Regno.

Collasso finale: il Papiro di Ipuwer

In passato si credeva che il saggio Ipuwer avesse lavorato come funzionario presso la Tesoreria negli ultimi anni del regno di Pepi II.. Il Papiro di Ipuwer (Papyrus Leiden I 344 recto) è talvolta ritenuto una descrizione del collasso dell'Antico Regno e dell'inizio del periodo di caos e anarchia noto come "Primo periodo intermedio"... Alcuni sigilli siriaci a forma di bottone supporterebbero questa affermazione. Nel poema, che Gardiner descrisse venato di "disperato pessimismo", Ipuwer (nome molto comune tra il XIX e il XV secolo a.C.) lamenta il disordine in cui è precipitato l'Egitto e chiede al "Signore di Tutto" di decidersi a distruggere i propri nemici e di ricordarsi dei propri doveri religiosi; a questa invocazione segue un violento scenario di disordini e profanazioni: la legge sembra non esistere più e perfino le tombe dei faraoni nelle piramidi vengono violate e rovistate.