Lino () è un personaggio della mitologia greca. Fu un cantore e maestro di musica, considerato uno dei padri fondatori della poesia e delle arti melodiche insieme ad Orfeo e Museo.

Etimologia

Il nome Lino () costituisce un complesso nodo filologico ed etimologico, strettamente legato alla nascita stessa di determinati generi musicali antichi. Gli studiosi, sia antichi che moderni, ne collegano l'origine a tre ipotesi principali:

**Il canto di lamento orientale:** Secondo gli studi moderni, il nome del cantore è in stretta correlazione con il *linos*, un canto melancolico diffuso originariamente in Fenicia e a Cipro, configurandosi come un prestito linguistico orientale. Già nell'antichità si evidenziava come l'espressione correlata *ailinos* () fosse una parola straniera utilizzata dai popoli non greci all'inizio dei lamenti funebri.Cfr. scolio a Euripide, Oreste, 1395. In tal senso, la figura mitica del cantore sarebbe la personificazione dell'espressione di dolore semitica *ai lanu* (o *lenu*), che significa letteralmente "poveri noi". **La corda dello strumento musicale:** Una diversa interpretazione, sostenuta dal grammatico Zenodoto di Efeso, ritiene che il termine si riferisse originariamente allo strumento a corde utilizzato per accompagnare il compianto funebre, la cui caratteristica era quella di avere le corde fatte di fili di lino (, *línon*).Cfr. scolio a Omero, Iliade, XVIII, 570.

La figura mitica di Lino incarna dunque, sin nel nome, la transizione tra il lamento rituale d'oriente e la nascita della tradizione musicale ellenica.

Genealogia

Figlio di Eagro o di Apollo o di Anfimaro (, figlio di Poseidone) e di Calliope o di Urania.

Giovanni Tzetzes scrive che sia figlio di Piero, mentre invece lo storico Carace (di cui alcuni scritti sono pervenuti a noi perché contenuti nella Suda), ribalta i rapporti di parentela dicendo che Lino sia il padre di Piero (avuto da Aetusa ) e che da lui discendono Orfeo ed Omero.

Mitologia

Nel contesto del mito greco, la figura di Lino legata alla tradizione tebana e alla Beozia incarna l'archetipo del maestro ideale e dell'eroe culturale. Sebbene la sua importanza sia universalmente riconosciuta per l'eccezionale talento nelle arti musicali, poetiche e nell'insegnamento, la sua narrazione è costantemente segnata da un destino tragico, che le fonti antiche collegano alla nascita stessa dei canti di cordoglio.

Il Lino tebano e l'insegnamento ad Eracle

Apollodoro scrive che Lino visse a Tebe, (dove fu considerato un musico d'eccezione insieme a suo fratello Orfeo), diventando il più stimato maestro delle arti della sua epoca. Lino ebbe l'incarico di istruire il giovane Eracle nel canto e nell'uso della lira ma il temperamento focoso di Eracle e la severità del maestro, portarono tuttavia ad un esito drammatico e così, un giorno, dopo che Lino lo aveva rimproverato aspramente colpendolo per la sua scarsa applicazione nello studio, Eracle reagì con furia, afferrò la lira e colpì Lino alla testa, uccidendolo sul colpo.

Pausania, al contrario, riporta una variante genealogica locale dei Tebeani volta a sanare l'anacronismo storico in quanto Eracle e Lino non furono contemporanei. Secondo questa tradizione, il Lino (di questa voce) visse in un'epoca molto più antica e che ad essere ucciso da Eracle fu invece un altro Lino anch'egli maestro di musica e che indica come figlio di Ismenio (). Pausania conclude specificando che nessuno di questi due Lini lasciò poemi scritti in esametri.

Lino e l'introduzione della scrittura secondo Diodoro Siculo

Un'altra tradizione di rilievo, tramandata dallo storico Diodoro Siculo, presenta Lino non solo come un virtuoso della musica, ma anche come un fondamento culturale per l'intera antica Grecia. Secondo questo resoconto, Lino fu il primo tra i Greci a scoprire le regole del ritmo e della melodia, introducendo i principi fondamentali della lirica.

La notizia più singolare riportata da Diodoro riguarda l'introduzione dell'alfabeto, poiché quando Cadmo portò le lettere dalla Fenicia, Lino fu il primissimo ad utilizzarle e ad adattarle alla lingua greca, stabilendone la forma e i suoni originali. Proprio per questo motivo, tali caratteri presero storicamente il nome di "lettere pelasgiche", poiché Lino se ne servì per primo per mettere per iscritto le sue opere poetiche, i miti e le storie delle origini.

In questa variante, inoltre, Diodoro ridefinisce i rapporti con Orfeo che non risulta più essere suo fratello ma il suo allievo più brillante, insieme al citaredo Tamiri ed al giovane Eracle, di cui Diodoro conferma la tragica fine a colpi di lira causata dall'indole irascibile dell'eroe e dalla sua lentezza nell'apprendimento della musica.

Il culto funebre e il canto di lamento

Il personaggio di Lino rimase indissolubilmente legato all'invenzione dei canti di cordoglio. Pausania attesta che sul monte Elicona, nei pressi del bosco sacro alle Muse, era visibile una statua di Lino scolpita in una piccola roccia a forma di grotta, e che ogni anno, prima di offrire sacrifici alle Muse, i tebani celebravano un sacrificio in suo onore come eroe.

Il dolore per la sua scomparsa diede origine al celebre canto di lamento chiamato Linos (oppure Oetolinos), una melodia malinconica che persino Omero dimostra di conoscere poiché, nella descrizione dello scudo di Achille, il poeta descrive infatti un giovane ragazzo che suona la cetra con grazia e intona un bellissimo canto in onore di Lino.

Lo storico Erodoto ed il filosofo Plutarco evidenziano inoltre come questo canto avesse superato i confini della Grecia, venendo identificato dagli Egizi con il nome di *Maneros*, un canto tradizionale intonato per ricordare l'unico figlio del primo re d'Egitto, morto anch'egli prematuramente.Plutarco, Su Iside e Osiride, 17.

Note

Voci correlate Oleno Museo Orfeo Omero

Collegamenti esterni

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