Lelmo è un'arma bianca difensiva atta a proteggere passivamente la testa del portatore. Si tratta di uno degli accorgimenti difensivi più antichi cui il genere umano ha fatto ricorso per garantire la propria incolumità durante gli scontri. Ad oggi, è ancora parte integrante dell'equipaggiamento dei corpi di polizia e delle forze armate di fanteria nella sua forma più basilare: l'elmetto.
I primi elmi in metallo vennero realizzati dai Sumeri nel III millennio a.C.Wise T [e] McBride A (1981), Ancient Armies of the Middle East, Osprey Publishing, ISBN 9780850453843., soppiantando i precedenti modelli realizzati in stoffa e/o cuoio con materiale rigido di rinforzo. In Europa, a partire dai manufatti prodotti dagli armorari dell'Antica Grecia (v. kranos), gli elmi furono principalmente di due tipi, più volte ibridatisi tra loro: (i) a scatola chiusa, avvolgenti integralmente la testa del portatore (v. elmo corinzio o grande elmo medievale); o (ii) elmetti coprenti la sola sommità del cranio (v. cervelliera, decorati o meno dal cimiero. Caratteristica comune a tutti gli elmi europei, fatta salva la generazione "primitiva" (es. "elmo villanoviano" in uso presso etruschi e romani), è il coppo tondeggiante. In Medioriente ed in Estremo Oriente, l'elmo sviluppa solitamente modelli "leggeri" (si discosta dal modello l'elaborato e pesante kabuto giapponeseBryant AJ [e] McBride A (1991), Early Samurai: 200-1500 AD, Osprey Publishing, p. 45.), sostanzialmente degli elmetti rinforzati da nasale e paragnatidi, con un coppo dalla caratteristica forma cuspidata al quale si agganciano falde, cappucci e gorgiere avvolgenti il collo e le spalle in luogo della gronda rigida molto diffusa in Occidente.
In araldica, l'elmo compare sia come carico dello scudo che come ornamento esteriore dello stessoCaratti di Valfrei, L (1996), Araldica, Milano, Mondadori, pp. 69-71..
Etimologia Il lemma di lingua italiana "Elmo" ed il suo diminutivo, "elmetto", indicante nello specifico una forma basilare dello stesso, priva cioè di talune componenti, sono stati utilizzati, sin dal XVII secolov. "Elmo" in Vocabolario della Crusca (1612), 1. ed., p. 314., con valore intercambiabile, generando una certa confusione che perdura ancora in epoca contemporaneav. Grassi, Giuseppe (1817), Dizionario militare italiano: volume 1, Torino, dai torchi della vedova Pomba e figli, p. 125: "Elmetto" e "Elmo".. Storia Origini I primi elmi prodotti nel continente eurasiatico furono con buona probabilità realizzati con stoffa/cuoio e materiale rigido di rinforzo. Omero, nell'Iliade (X, 261-265), descrive un elmo realizzato in cuoio e rinforzato da zanne di cinghiale, effettivamente in uso presso i micenei. Già nel III millennio a.C. i Sumeri realizzarono elmi in metallo (prima rame e poi bronzo) con protezioni per le orecchie, la fronte e il viso. I manufatti realizzati per gli aristocratici erano coperti d'oro. Gli Egizi utilizzarono prima copricapi di lino e poi elmi in metallo (bronzo). I primi elmi realizzati in ferro (semplici caschi conici sovente ornati di corna) comparirono nel XIV secolo a.C. per operare degli IttitiBryce T [e] Hook A (2007), Hittite Warrior, Osprey Publishing, ISBN 9781846030819.. I miceneiD'Amato R, Salimbeti A, Rava G (2011), Bronze Age Greek Warrior 1600–1100 BC, Osprey publishing, ISBN 9781472815590. utilizzavano sia elmi di bronzo sia elmi di cuoio rinforzato (v. sopra) simili elmi furono presumibilmente anche utilizzati dai cosiddetti dori che sostituirono le dinastie micenee in Grecia nel XII secolo a.C.D'Amato R, Salimbeti A, Rava G (2016), Early Iron Age Greek Warrior 1100–700 BC, Osprey Publishing, ISBN 9781472815590.. Nel medesimo periodo, l'Europa continentale della cultura dei campi di urne ricorreva ancora principalmente a dei semplici caschi di bronzo, come testimonierebbe l'elmo rinvenuto presso Thonberg, in Alta FranconiaBjörn-Uwe Abels (2002), The Heunischenburg near Kronach : Eine späturnenfelderzeitliche Befestigung, Regensburg, Univ.-Verl., ISBN 3-930480-28-X..
Antica Grecia
Ai primordi della Grecia classica si diffuse tra le polis della Penisola greca l'elmo corinzio che copre tutto il volto con due aperture per gli occhi, paranaso e cimiero a cresta. Più o meno contemporaneamente si diffonde l'elmo calcidico, privo di paranaso e con frontale triangolare decorato dal quale sviluppò poi (VII secolo a.C.) l'elmo degli Illiri, popolazione barbariche con cui gli Antichi Greci avevano frequenti contatti. Nel corso del VI secolo a.C. comparve l'elmo attico "a calotta", sempre ornato dal cimiero ma con paranuca e paraguance mobili, incernierate al coppo e non tutt'uno con esso come nell'elmo corinzio. La medesima linea generale comparve anche nell'elmo frigio (massicciamente diffuso tra le fanterie dell'esercito di Alessandro MagnoSekunda N [e] McBride A (1992), The Army of Alexander the Great, Osprey Publishing, ISBN 0-85045-539-1, p. 6.) con il coppo sviluppante in una cresta al quale sono incernierati i paragnatidi, in alcuni casi sviluppanti in una vera e propria maschera che chiude integralmente il volto del guerriero, e la gronda. Le popolazioni greche della Tessaglia, dedite ad una pratica guerriera che privilegiava la cavalleria alla fanteria, svilupparono un elmo aperto, basato sul modello del copricapo chiamato petasoSekunda-McBride, Op. Cit., p. 69., con paragnatidi e gronda che sviluppavano in lingua di continuità dal coppo come nell'elmo corinzio ma senza chiudersi sul volto del cavaliere, che si diffuse in Grecia per tramite delle popolazioni della Beozia (da cui il nome "elmo beotico") ed ebbe larghissimo utilizzo tra le forze di cavalleria macedoni (es. Eteri).
Impero romano
L'elmo utilizzato dall'esercito romano (in Latino cassis se di metallo o galea se di cuoio) nel corso degli oltre dodici secoli di vita, dalla data della fondazione della città (753 a.C.) fino alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, avvenuta nel 476, subì numerose modifiche nella forma, nei materiali che lo componevano e nelle dimensioni. I primi elmi in metallo dei romani derivarono da modelli etruschi: l'elmo villanoviano a coppo, con cresta metallica che dal lato frontale si congiungeva con quello posterioreCascarino, G (2007), L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. I - Dalle origini alla fine della repubblica, Rimini, Il Cerchio, pp. 16-20., e l'elmo etrusco-corinzioCascarino (2007), Op. Cit., pp. 40-49., variante italiana dell'elmo corinzio greco di dimensioni più ridotte, da portarsi rovesciato all'indietro a protezione della testa ma non del volto. I successivi contatti con la Magna Grecia diffusero presso i romani l'uso degli elmi ellenici veri e propri: fond. elmo corinzio, elmo calcidico ed elmo attico. Quest'ultimo tipo ebbe a Roma grandissimo successo presso le alte classi sociali che fecero realizzare per i loro guerrieri elmi attici da parata sontuosamente decorati. Intorno alla fine del V secolo-inizi del IV secolo a.C. fu introdotto un nuovo tipo di elmo di provenienza celtica, l'elmo montefortino con coppo allungato in una solida gronda, atta a proteggere il fante dai colpi discendenti dei cavalieriCascarino (2007), Op. Cit., pp. 103-116.. Nei secoli successivi, gli armorari romani assorbirono molte altre migliorie della manifattura celtica, producendo, in epoca imperiale, vari tipi di elmi di derivazione celtica, con gronda pronunciata e massicci paragnatidiCascarino, G (2008), L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini, Il Cerchio, pp. 108-124.. Al volgere dell'Impero romano, l'elmo era un manufatto producibile su larga scala, grazie anche alla sua forma semplificata. Fu soprattutto utilizzato dalle legioni delle province orientali a partire dal IV secolo e derivato perciò da modelli persiani, con forma a semicoppa sferica e paraguance ridotti all'essenziale. Si trattava di elmi usati indiscriminatamente sia da forze di fanteria sia da forze di cavalleriaCascarino, G [e] Silvestri, C (2009), L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. III - Dal III secolo alla fine dell'impero d'occidente, Rimini, Il Cerchio, p. ... .. I più noti elmi tardo-imperiali romani sono: elmo "Intercisa" e elmo "Berkasovo". Tra il V e il VI secolo si diffuse massicciamente l'uso dello Spangenhelm, basato su modelli roxolani e già in uso alla cavalleria romana dal IV secolo. Era composto da più segmenti metallici saldati con dei rivetti. La calotta era composta da quattro o sei spicchi saldati da una striscia metallica che ne percorre tutta la circonferenza nella parte inferiore; tra uno spicchio e l'altro erano presenti delle bande metalliche che confluivano sulla cima del coppoCascarino-Silvestri, Op. Cit., pp. 133-134..
Medioevo Lo Spangenhelm diffuso in Europa dai Romani ebbe larga diffusione sia tra le forze armate dell'Impero bizantino sia tra quelle dei regni romano-barbarici. Il modello venne poi sviluppato in Scandinavia nel VI secolo (v. Cultura di Vendel), originando l'elmo vichingo con cresta metallica che irrobustice, dalla fronte alla nuca, la calotta e numerosi accorgimenti difensivi per la maschera facciale: visiere, nasali, visiere con nasali e, nei casi dei modelli più sontuosi, vere e proprie maschere (v. "Elmo di Sutton Hoo"). Le scorribande dei vichinghi nel Vecchio Mondo, a partire dall'VIII secolo, diffondono il nuovo tipo di elmo. Intorno all'Anno Mille, dall'elmo vichingo sviluppano l'elmo conico "a nasale" noto come elmo normanno (de. Nasalhelm) e l'elmo russo a mezza-maschera. Nel corso del Basso Medioevo si comincia ad assistere ad una differenziazione dell'elmo calzato dai militari professionisti dediti all'uso continuo delle armi da quello utilizzato per equipaggiare, rapidamente ed a basso costo, le leve di bassa estrazione sociale (feudali o mercenarie che siano). I milites utilizzano a partire dal XIII secolo il grande elmo cilindrico, con due fessure orizzontali per la vista e dei forellini per la respirazione, sormontato da cimieri e decorazioni sempre più complesse, che copre integralmente la testa e poggia direttamente sulle spalle, mentre i guerrieri di basso ceto ricorrono alla cervelliera (la. cervellerium), in pratica un semplice coppo semisferico di ferro da calzare direttamente sulla testa. Una via di mezzo tra i due tipi era il cappello d'arme, in pratica una cervelliera con vista circolare che correva lungo tutto il bordo del coppo. A partire dal XIV secolo, l'ingombrante grande elmo viene sostituito da manufatti di nuova concezione che, come nell'antico elmo romano imperiale, constano di un coppo al quale vengono agganciate componenti aggiuntive (es. bacinettoNicolle, David (1999), Medieval Warfare : The Unfriendly Interface. The Journal of Military History, v. 63, n. 3 (luglio 1999), p. 583., il tipo di elmo più in uso durante la Guerra dei Cento AnniBennett, Matthew (1991), Agincourt 1415 : Triumph Against the Odds, Osprey Publishing, p. 23.), o, come l'antico elmo corinzio, presentano un coppo con paragnatidi e gronda integrate che seguono la linea del cranio (es. barbuta).