La storia del Brasile è quella parte degli studi di storia focalizzata sull'evoluzione del territorio e della società brasiliana che, canonicamente, si estende dall'arrivo dei portoghesi, nel 1500, fino alla data odierna. Questa voce contiene anche informazioni sulla preistoria del Brasile, ovvero il periodo in cui non ci sono state registrazioni scritte sulle attività svolte dai popoli indigeni.
Popoli precolombiani Originariamente abitato dai popoli indigeni dell'America del sud, il territorio che oggi appartiene al Brasile, oltre che al resto dell'America meridionale, già era spartito tra le due potenze europee, Portogallo e Spagna, ancor prima della sua scoperta ufficiale. Il trattato di Tordesillas, firmato nel 1494, fu un accordo importante per definire la futura frontiera del Brasile, che divideva il continente da nord a sud, dall'attuale stato di Pará fino alla città di Laguna (Santa Catarina), che fu modificata in seguito con l'espansione portoghese a ovest.
Il periodo coloniale
La colonizzazione non era nei propositi dell'impresa mercantile che intraprese la navigazione che, organizzata specificamente per scambi mercantili, operava presupponendo l'esistenza di un prodotto locale nelle aree in cui voleva procedere agli scambi. Il problema della colonizzazione rappresentò grandi difficoltà in un periodo in cui la struttura economica portoghese non era preparata per affrontarlo. L'esplorazione delle Americhe doveva apparire, a quei tempi, come un'impresa straordinariamente difficile, anzitutto perché doveva attirare persone per popolare il continente americano. Gli ostacoli, in questo senso, furono così grandi che nel XVI secolo si riflessero nel controverso problema dei banditi: rendere il Brasile la loro meta pareva una forma per vincere la naturale resistenza al trasferimento in una terra che offriva non poche prospettive. Un altro ostacolo erano le penose condizioni di lavoro nella colonia accanto alle debolissime possibilità di arricchimento, ma anche questo poteva essere superato con più alte retribuzioni per i lavoratori.
Ufficialmente fu l'esploratore Pedro Álvares Cabral, che avvistò terra il 21 aprile e arrivò all'attuale Porto Seguro, nello stato di Bahia, il 22 aprile del 1500.
L'occupazione effettiva però ebbe inizio nel 1532 con la fondazione di São Vicente, grazie a Martim Afonso de Sousa, donatario di due capitanie (concessioni amministrative concesse dal re portoghese), insieme con la capitania della Nova Lusitânia (Pernambuco), ma entrambe faticavano a prosperare.
Insoddisfatto, Giovanni III del Portogallo decise di creare un governo centrale per correggere i problemi e abolire le capitanie. Fu inviato Tomé de Sousa come primo governatore generale che il 29 marzo 1549 fondò la città di Salvador come capitale del Brasile.
Durante il XVI secolo ebbe inizio la schiavitù, inizialmente quella degli indigeni e, a partire dagli ultimi decenni del secolo, anche quella di alcune popolazioni africane, già utilizzate dai portoghesi nella madre patria. Nello stesso secolo cominciarono anche le prime esplorazioni del territorio interno del Brasile, da parte soprattutto dei cosiddetti bandeirantes.
I tassi di mortalità degli schiavi impiegati nella produzione dello zucchero e nell'estrazione dell'oro erano altissimi e spesso, a causa della mancanza di cibo o di altre condizioni sfavorevoli, era impossibile far aumentare la popolazione schiavile in maniera autonoma. Alcuni schiavi scapparono dalle piantagioni e cercarono di stabilire degli insediamenti, detti quilombos. Questi insediamenti, tuttavia, vennero quasi tutti smantellati da truppe private o governative. Gli africani divennero comunque una parte significativa della popolazione brasiliana e, molto prima della fine della schiavitù, avvenuta nel 1888 (legge aurea promulgata dalla principessa Isabella), cominciarono a fondersi con la popolazione di origine europea.
Durante i primi due secoli del periodo coloniale, attratti dalle enormi risorse naturali e dalla terra disponibile, altre potenze europee cercarono di fondare colonie in varie parti del territorio brasiliano, sfidando la bolla papale e il Trattato di Tordesillas. Coloni francesi cercarono di stabilirsi nell'attuale Rio de Janeiro, dal 1555 al 1567 e nell'attuale São Luís, dal 1612 al 1614.
La fallita intrusione olandese in Brasile durò più a lungo, causando maggiori problemi al Portogallo. Soldati olandesi cominciarono depredando la costa, saccheggiando Bahia nel 1604 e addirittura conquistando temporaneamente la capitale, Salvador. Dal 1630 al 1654 gli olandesi si stabilirono in maniera più stabile nel cosiddetto Nordeste, fondando la colonia di Nuova Olanda, e controllarono una lunga striscia della costa più accessibile dall'Europa, controllando comunque l'interno. I coloni olandesi della Compagnia delle Indie Occidentali, tuttavia, si trovavano in un costante stato di assedio, nonostante la presenza, a Recife, del grande Maurizio di Nassau come governatore. Dopo alcuni anni di guerra aperta gli olandesi si ritirarono formalmente nel 1661.
L'influenza culturale ed etnica di questi falliti tentativi francesi e olandesi fu scarsa.
Regno del Brasile (1808-1822)
Il Brasile è stato uno dei due soli stati del cosiddetto nuovo mondo, insieme con l'Impero messicano, a ospitare un vero e proprio stato monarchico per un periodo di quasi 90 anni. Inoltre, dal 1808 al 1821 Rio de Janeiro fu a capo dell'Impero Portoghese che si estendeva dall'Europa all'Africa fino all'Asia.
Trasferimento della Corte portoghese
Nel 1808 la Corte portoghese, scappando dalle truppe di Napoleone che avevano invaso il Portogallo, trasferì, scortata dall'esercito britannico, una grande flotta e tutta la sua burocrazia in quella che era una sua colonia, il Brasile, stabilendosi a Rio de Janeiro. Da lì il re portoghese governò il suo regno per tredici anni fino a che, a causa dell'instabilità che si era creata in patria, anche per via dell'assenza dei reali, non fu costretto a tornare in Portogallo.
Per i dettagli del trasferimento e della permanenza della Corte a Rio de Janeiro si può consultare il libro 1808 del giornalista brasiliano Laurentino Gomes.
Elevazione a Regno Unito
Nel contesto delle negoziazioni del Congresso di Vienna, il Brasile fu elevato a condizione di regno all'interno dello Stato portoghese, che assunse la denominazione ufficiale di Regno Unito di Portogallo, Brasile e Algarve il 16 dicembre del 1815. Il testo della legge fu pubblicato nella Gazeta do Rio de Janeiro del 10 gennaio 1816, ufficializzando l'atto. Rio de Janeiro, conseguentemente, assumeva lo status di Corte e Capitale, le antiche capitanerie passarono a chiamarsi province (oggi sono gli Stati del Brasile). Nello stesso anno, la regina Maria I morì e Giovanni fu incoronato re con il nome di Giovanni VI. Diede al Brasile come blasone la sfera manuelina con le quinas (i cinque scudi d'armi del Portogallo), che si trovava già nel secolo precedente (1770) nelle monete dell'Africa portoghese.
Rottura con il Portogallo
Fu durante la condizione di regno che il Brasile affrontò le maggiori tensioni con il Portogallo, che finirono per dissolvere il Regno Unito. Dopo il ritorno di Giovanni VI in Portogallo, il 26 aprile 1821, ebbe inizio un'intensa pressione politica da parte della Corte di Lisbona per ridurre i privilegi del Brasile. Tra le cause principali, c'era quella del controllo commerciale, il cui Patto Coloniale fu rotto dal Decreto di Apertura dei Porti alle Nazioni Amiche, e il sempre più esiguo dominio politico sull'ex-colonia, principalmente perché lì si trovava la famiglia reale. A sua volta il Portogallo si trovava devastato dalle Guerre napoleoniche e dall'invasione del commercio inglese, che penalizzava la sua bilancia commerciale e generava un alto deficit.
Nel 1821, il Brasile elesse i suoi rappresentanti: 97 fra deputati e supplenti Casimiro Pedro da Silva Neto, , Brasília, Câmara dos Deputados, Coordenação de Publicações, 2003, p. 47. Accesso 18 agosto 2013. per la Costituente di Lisbona. Nell'agosto del 1821, la Costituente presentò tre progetti per il Brasile che irritarono i rappresentanti brasiliani per via delle misure di ricolonizzazione che non volevano accettare.
La separazione informale del Brasile si realizzò il 9 gennaio 1822, quando Pietro I dichiarò che intendeva rimanere in Brasile ("Dia do Fico"), con le seguenti parole: .
Seguì la dichiarazione di indipendenza il 7 settembre 1822, con l'episodio del "grito do Ipiranga", che fu romanticizzato dalla storiografia brasiliana.
Il regno dopo il 1822 Ufficialmente, lo status del Brasile come Regno Unito di Portogallo, Brasile e Algarve si concluse dopo la ratifica da entrambe le parti del trattato di Rio de Janeiro, del 29 agosto 1825, siglato alla fine della Guerra d'Indipendenza del Brasile.
Secondo il trattato, Giovanni VI assunse la qualità e dignità di Imperatore titolare del Brasile de jure, abdicando simultaneamente da questa corona in favore di suo figlio Pietro, giuridicamente allora principe reale di Portogallo, Brasile e Algarve, e già imperatore del Brasile de facto. Si manteneva quindi aperta la possibilità giuridica della riunificazione delle due corone, imperiale e reale, nella persona di Pietro, quando fosse morto suo padre. Essendo il documento riconosciuto dalle due nazioni, tale fatto giuridico fu reso ufficiale da entrambe. Il trattato ufficializzò quindi la peculiare situazione del Brasile che aveva, simultaneamente, un imperatore e un re dal 1822 al 1826, e due imperatori dal 1825 al 1827 (sebbene fossero solo un de facto in entrambi i casi).
L'Impero del Brasile (1822-1889)
Quando il re Giovanni VI tornò in Portogallo lasciò come reggente il figlio, Pietro I del Brasile che, un anno dopo (il 7 settembre 1822), istituì una monarchia costituzionale e dichiarò la secessione del Brasile. Nel 1831 lasciò il regno al figlio di cinque anni, Pietro II che, dopo 9 anni di reggenza fu acclamato imperatore nel 1840, all'età di 14 anni. Il suo regnò durò fino al 1889, quando fu rovesciato da un colpo di Stato che istituì la repubblica. Alla fine del suo regno, nel 1888, dichiarò l'abolizione della schiavitù.
Primo Impero (1822-1831)
Dopo la dichiarazione di indipendenza, il Brasile fu governato da Pietro I fino all'anno 1831, quando abdicò in favore di suo figlio, Pietro II, che aveva 5 anni. Questo periodo si conosce in Brasile come Primo Impero (Primeiro Reinado).
Dopo l'indipendenza e al termine delle lotte nelle province contro la resistenza portoghese, fu necessario cominciare i lavori dell'Assemblea Costituente. Questa era stata convocata sin dal 1822; fu formata, nel frattempo, solo nel mese di maggio del 1823. Fu chiaro che l'Assemblea avrebbe votato una costituzione che avrebbe limitato i poteri imperiali (nonostante un'idea centralizzatrice propagandata da José Bonifácio e suo fratello Antônio Carlos de Andrada e Silva). Però, prima che fosse approvata, le truppe dell'esercito accerchiarono l'assemblea e, per ordine dell'Imperatore, fu sciolta, dovendo la Costituzione essere elaborata da giuristi di sua fiducia.
Fu quindi concessa la costituzione del 1824, che prevedeva l'istituzione del Potere moderatore. Attraverso tale potere, l'imperatore poteva sorvegliare gli altri tre poteri.
Sorsero diverse critiche all'autoritarismo imperiale e una rivolta importante scoppiò nel Nord-est: la Confederazione dell'Equatore. Fu debellata, ma Pietro I fu molto provato dall'episodio. Apparvero anche i primi focolai dello scontento nel Rio Grande do Sul, come la guerra dei Farrapos (drappi) alla quale partecipò anche Giuseppe Garibaldi.
Nel 1831 l'imperatore decise di visitare le province, in un ultimo tentativo di ristabilire la pace interna. Il viaggio cominciò da Minas Gerais; ma l'imperatore vi incontrò un'accoglienza fredda. Un importante giornalista dell'opposizione, Líbero Badaró, fu assassinato.