L'Atlantide è un popolare romanzo avventuroso con elementi fantastici/fantascientifici del 1919, scritto dal francese Pierre Benoît. La sua prima pubblicazione in italiano risale all'anno successivo.
Il romanzo vinse il Grand Prix du roman dell'Académie française e divenne subito un best seller tradotto in quindici lingue. Fu uno dei maggiori successi della letteratura avventurosa della prima metà del Novecento. Benoît stesso divenne membro dell'Académie française nel 1931.
Trama
Durante una spedizione in mezzo al deserto del Sahara due militari francesi, il capitano Morhange ed il tenente de Saint-Avit scoprono le rovine della perduta Atlantide, i cui abitanti sono gli antenati degli odierni Tuareg, su cui regna la regina Antinea, bellissima e amorale sacerdotessa che colleziona amanti trasformandoli in statue di oricalco. Presso di lei vive anche un nobile polacco decaduto dal passato burrascoso ed è lui, una sera che è più ubriaco del solito, a rivelare a Saint-Avit ciò che tutti ignorano, a cominciare dalla stessa Antinea: la regina è in realtà figlia sua e della sua amante francese che egli aveva subdolamente convinto a sposare un dignitario Tuareg in visita a Parigi ed al quale ovviamente avevano nascosto che fosse già incinta.
Antinea, che fino ad allora si era concessa agli uomini che faceva innamorare di sé ma senza innamorarsene a sua volta e portandoli alla morte per disperazione, si innamora realmente di Mohrange ma questi (che era sul punto di prendere gli ordini religiosi) la respinge, per cui lei istiga Saint-Avit ad ucciderlo. Sconvolto da ciò che ha fatto, il tenente riesce a fuggire ma dopo alcuni anni ritorna volontariamente, non potendo vivere senza di lei.
Controversie editoriali Nell'ottobre 1919, all'indomani della pubblicazione del romanzo, il critico Henry Magden accusò pubblicamente il romanzo di plagiare La donna eterna (She) di H. Rider Haggard in un articolo sulla rivista The French Quarterly. Pierre Benoît intentò un'azione per diffamazione, ma la I Sezione del Tribunale della Senna respinse la domanda ritenendo che l'accusa, pur censurabile, fosse stata «attenuata» dalle precisazioni dell'autore dell'articolo.
Ad ogni modo le protagoniste femminili di entrambi i romanzi hanno vari elementi in comune con la leggendaria regina tuareg Tin Hinan; Benoît aveva vissuto in gioventù in Tunisia, dove si era interessato agli usi e costumi dei Tuareg.
Nel 1922 Benoît e il suo editore Albin Michel avviarono un procedimento contro Georges Grandjean, autore di Antinéa ou la Nouvelle Atlantide, presentato come "seguito" non autorizzato del romanzo; al termine della procedura l'opera fu sequestrata e inviata al macero.
Critica Ne L'Atlantide il motivo della biblioteca, accanto alla camera di Antinea e alla sala di marmo rosso, è uno dei tre "luoghi alti" del romanzo: attraverso il personaggio erudito di Le Mesge e il gioco sul Critias "completo", Benoît mette in scena la vittoria della finzione sull'erudizione e il passaggio dal mito al romanzo d'avventura. La stessa fortuna del tema atlantideo entro una genealogia moderna di miti letterari è stata letta come intreccio di mito, storia e "piacere" narrativo, con un uso consapevole di topoi antichi filtrati dalla cultura novecentesca.
Una parte della critica recente ha riletto Antinea come figura-metafora dell'Africa e dispositivo allegorico che rovescia (o complica) stereotipi della letteratura coloniale francese, proponendo una negoziazione tra fascinazione e potere, eros e dominio. In questa prospettiva, la sovrana del "deserto insulare" incarna tensioni simboliche (nobiltà, magia, seduzione) che rinviano a una mappa immaginaria dell'Africa coloniale e alla dialettica tra attrazione e violenza dell'incontro coloniale. Sul piano della mitopoiesi, studi specialistici hanno sottolineato come la riscrittura di Benoît dell'Atlantide si innesti nella lunga tradizione moderna del "mito letterario" atlantideo tra Ottocento e prima metà del Novecento, rielaborandone motivi e funzioni narrative.
La fortuna di lungo periodo dell'opera è legata anche alla sua "traducibilità" intermediale: la seriale trasposizione cinematografica ha alimentato e insieme rimodulato la ricezione del "mito Antinéa" e, più in generale, del repertorio esotico di Benoît nel passaggio tra le due guerre e il dopoguerra.
Opere derivate Dalla storia di Benoît sono state tratte numerose opere cinematografiche, di successo assai variabile, tra le quali: L'Atlantide, film del 1921 per la regia di Jacques Feyder L'Atlantide (Die Herrin von Atlantis), film del 1932 di Georg Wilhelm Pabst Atlantide (Siren of Atlantis), film del 1949 di Gregg G. Tallas Totò sceicco, film farsesco del 1950 per la regia di Mario Mattoli Antinea, l'amante della città sepolta, film del 1961 di Edgar G. Ulmer e Giuseppe Masini L'Atlantide, film del 1992 di Bob Swaim
Molti degli elementi del romanzo di Benoît si possono riscontrare inoltre nella miniserie televisiva Il segreto del Sahara del 1988, che però riporta tra i titoli di testa la dicitura "Ispirato all'opera di Emilio Salgari" (pur non facendo riferimento ad alcun titolo preciso).
Più recentemente dalla storia è stata tratta una graphic novel.
Edizioni
Note
Bibliografia
Voci correlate Atlantide Tin Hinan
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