Larcheosofia o scienza dei princìpi è una dottrina esoterico cristiana elaborata dall'esoterista italiano Tommaso Palamidessi (1915-1983) alla fine degli anni sessanta.
Archeosofia Archeosofia (dal greco ἀρχη, 'principio', e σοφία, 'sapienza') è un vocabolo coniato da Tommaso Palamidessi la cui etimologia proviene dal greco archè, Principio dei Princìpi, e sofìa, che corrisponde a scienza, sapienza, quindi: scienza dei princìpi. Prima di giungere alla formulazione dell'archeosofia Palamidessi studiò e scrisse di alchimia, kabbalah, yoga, astrologia. Queste e altre materie sono trattate e integrate con il cristianesimo nella dottrina archeosofica. L'autore ritiene che ogni religione sia un raggio di un'unica e immutabile rivelazione divina conferita agli uomini e alle donne in tempi diversi, a più riprese e secondo la mentalità del luogo e dell'età del popolo. L'archeosofia è una forma di esoterismo cristiano eclettico che attinge i suoi insegnamenti, oltre che alle tradizioni occulte dell'Occidente (teosofia, ermetismo, cabala, alchimia e astrologia), al tantrismo indiano e al cristianesimo della Chiesa ortodossa. Importante è pure la tradizione dei primi Padri della Chiesa preconciliare, quali Clemente Alessandrino e Origene, che fecero confluire nelle teologia cristiana antica spunti dottrinali provenienti dalla gnosi, dall'ermetismo e dall'Oriente, e che fondarono un'esegesi esoterica, a più livelli, del testo biblico.
L'archeosofia è descritta dall'autore come l'anello di congiunzione tra la tradizione occidentale e quella orientale, concentrando in se stessa le varie discipline spirituali. Tuttavia, per Palamidessi, l'archeosofia non può essere considerata come un compendio o mera sintesi, bensì una rivelazione adatta per i tempi odierni, epoca in cui è sorta la necessità di coniugare la fede e la scienza.
Archeosofia come metodo sperimentale
Nei suoi scritti Palamidessi si riferisce all'archeosofia come una "filosofia a posteriori". L'archeosofia è vista dal suo autore come “metodo spirituale puro” e come "esperienza che fa risalire ai primi princìpi, attraverso la pratica delle numerose ascesi". Nei "Quaderni di Archeosofia" sono ricorrenti i termini “esperimento”, “esperienza”, “sperimentatore”. Il campo di sperimentazione propone vari tipi di indagini: “dalle sperimentazioni parapsicologiche del ricordo delle vite passate a quelle metafisiche trascendenti delle esperienze misteriche del Santo Graal”. L'archeosofia attribuisce quindi la massima importanza alle indagini dei propri sperimentatori. Più nello specifico, Palamidessi stesso propone tre esperimenti pratici quali: il ricordo delle vite passate, lo sdoppiamento e una forma particolare di profetismo detto "ultrafanico". Suddetti esperimenti dovrebbero portare a maturare nello sperimentatore la convinzione della sopravvivenza dell'anima dopo la morte e dunque della necessità di procedere con gli studi e le ascesi archeosofiche.
L'archeosofia come dottrina La struttura degli insegnamenti archeosofici è costituita dai “Quaderni di Archeosofia”, cioè monografie a tema che contengono gli studi, le ricerche e gli esperimenti effettuati dall'autore. Ogni quaderno presenta una struttura caratterizzata da: preliminare comparazione dell'argomento con le varie dottrine religiose anche attraverso un esame storico, esame analitico dell'argomento, descrizione degli esperimenti svolti dall'autore, descrizione illustrativa dell'esperimento e istruzioni per la riproduzione dello stesso. Palamidessi in tal modo propone al lettore un percorso che dovrebbe portarlo alla conoscenza di sé stesso, del cosmo e di Dio.
Secondo l'autore, l'archeosofia "facilita la conoscenza dei mondi superiori tramite lo sviluppo nell'uomo di nuovi sensi definiti spirituali”.
La teologia
Apofatismo e illusionismo cosmico Alla base della dottrina archeosofica c'è l'assunto che tutto quello che esiste nell'universo ha origine da Dio, motore supremo della vita cosmica, nel medesimo tempo immanente, trascendente e personale. Riprendendo i temi dell'apofatismo cristiano ortodosso, benché l'essenza divina sia inconoscibile, allo stesso tempo è considerata l'unica realtà da cui tutti i mondi originano e prendono vita.
In questa visione, se Dio è l'unica realtà, i fenomeni sarebbero solo apparenti e gli stati di coscienza si potrebbero considerare come l'effetto di un'illusoria e temporanea frammentazione dello Spirito unico creato da Dio.
La problematica del possibile rapporto tra la divinità assoluta, intangibile e trascendente, con l'umanità e l'universo materiale, soggetto al divenire temporale e illusorio, viene affrontata da Palamidessi mediante tre concetti fondamentali ripresi contemporaneamente dalla cabala, dalla teologia ortodossa, dal cristianesimo orientale e dalla teosofia antica, ovvero:
Lo Tzimtzum, concetto tipico del sistema cabalistico lurianico del XVI secolo. Le "energie divine increate", discusse dal teologo ortodosso San Gregorio Palamas. Il concetto di "Sofia", trattato da Jacob Böhme nel XIV secolo e poi ripreso dai teologi ortodossi quali Vladimir Solov'ëv e Pavel Florenskij.
La Genesi svelata Richiamando la dottrina delle Sefirot tipica della tradizione cabalistica, Palamidessi considera rilevante il concetto delle "Divine energie increate", quali potenze ordinatrici grazie alle quali è possibile il legame tra le creature e Dio Infinito, inteso quale divinità nascosta di natura incomunicabile.
Distaccandosi dalle visioni panteistiche tipiche dell'esoterismo indiano o di alcune branche della Cabala, Palamidessi si attribuisce una prospettiva cristiana.
L'uomo e la donna, sono considerati dall'archeosofia un riflesso o un'immagine della divinità poiché risentono dell'influsso di queste energie increate, grazie alle impronte impresse nei corpi sottili sotto forma di vortici di energia spirituale, i cosiddetti chakra della tradizione indù e definiti da Palamidessi "centri di forza".
La sofiologia Palamidessi integra nel suo sistema teologico e cosmologico la figura della Sofia già nota nella teologia ortodossa di Vladimir Lossky, Pavel Evdokimov, Vladimir Soloviev e Sergej Bulgakov, presentando una metodologia ascetica, che permetterebbe all'uomo e alla donna di entrare in contatto con questa personalità cosmogonica.
Prima di arrivare a descrivere le direttive pratiche al lettore e la tecnica di meditazione che culmini nell'incontro con Sofia, Palamidessi esamina tutte le sfumature del concetto teologico di “Sofia” e in particolare approfondisce il rapporto che si stabilisce fra questa entità spirituale, l'anima mundi, la Vergine Maria e la Chiesa universale.
Egli distingue innanzitutto tre tipi di sapienza: una Sapienza generata, un aspetto della Sapienza di Dio identificabile con il Logos vale a dire il Cristo come già sostenuto da Origene; una Sapienza emanata coincidente con la sefira Hockma, e una Sapienza creata ovvero la sapienza strumento della creazione del mondo, in quanto prima fra le creature che penetra e vivifica la materia del mondo manifesto pur restando trascendente. Tre “Sofie” quali tre aspetti della medesima Sapienza divina, di cui la Sofia creata sarebbe il modello eterno a cui l'anima del mondo deve aspirare.
Secondo la visione archeosofica, l'anima mundi è una creatura cosmica in divenire, dotata di intelletto, volontà ed eros, un'entità vivente composta di materia ed energia eterica, astrale e mentale, compenetrante gli individui e le singole anime che popolano la terra. Questa creatura che non è la Sofia, soffrirebbe e sarebbe in attesa di essere liberata dal fardello del peccato del disordine e dell'imperfezione, esattamente come descritto da San Paolo nella sua lettera ai Romani: “la creazione geme tutta ed è come in doglie di parto… in attesa che si manifestino i figli di Dio”
La redenzione dell'anima del mondo sarebbe di fatto quel processo di trasformazione che conduce questa a coincidere con il suo modello ideale che è Sofia.
Il processo di redenzione ruoterebbe completamente intorno alla figura di Gesù Cristo e della Vergine Maria. Se Sofia rappresenta l'archetipo dell'anima del mondo, il ruolo di Maria diviene quello di mediatrice fra queste due entità. Per un archeosofo la Vergine Maria diviene la madre per eccellenza nella quale risiede Sofia, dal momento della nascita in lei del redentore. Maria sarebbe dunque "la prima monade costruttrice dell'Anima del Mondo, l'eterna Maria in preghiera prima della caduta adamica e dopo la caduta, durante la nascita, passione e morte di Gesù Cristo suo figlio, ora e sempre".
Palamidessi propone una particolare forma di meditazione sul centro cardiaco per sperimentare in prima persona un contatto intimo con questa entità spirituale e percepire nel cuore la "Grazia soprannaturale di Sofia, come fu per Bohme, Soloviev, Bulgakov".
La cristologia Nella dottrina archeosofica la figura del Cristo occupa uno spazio centrale. Il Cristo viene considerato come "l'ultima manifestazione di Dio" o "l'ultimo Messia venuto sulla terra". Palamidessi intende la Rivelazione di Dio all'uomo come progressiva e portata avanti dall'incarnazione dello stesso Avatar, il Cristo o Verbo, che torna a più riprese in diversi luoghi e in diverse epoche per parlare alle persone secondo un linguaggio "coerente con la mentalità di ciascun popolo e ciascun tempo". La linea degli Avatara sarebbe la stessa dell'ordine di Melchisedech, il personaggio della Bibbia che benedice Abramo e Sara, capostipite della stirpe di David, da cui discende la linea genealogica che porta alla nascita di Gesù Cristo.
Per l'archeosofia al movimento di discesa dell'Avatar, ossia della divinità che si rivela all'uomo per farlo evolvere, corrisponde un moto di risalita dell'uomo che eleva la propria coscienza e che percorre il cammino di ascesi che porta alla divinità. Dal momento della venuta del Cristo nella figura di Gesù, e dopo il sacrificio sul Golgotha, il destino dell'uomo sarebbe mutato irrimediabilmente poiché nel suo cuore, luogo teofanico, si trova la presenza cristica.
Scopo dell'ascesi mistica sarebbe quello di entrare in relazione con tale principio attraverso la meditazione, nello specifico la cardiognosi.
L'antropologia
Reincarnazione, corpi sottili e centri occulti Il pensiero archeosofico ritiene che l'uomo e la donna siano dotati di un'anima immortale, preesistente alla nascita del corpo fisico, definita con il termine “Ego”. Questa parte dell'essere umano è dunque immortale, resiste al ciclo delle reincarnazioni, pur sottostando alle leggi del Karma e della trasmigrazione. Palamidessi tratta della reincarnazione e del ricordo di vite passate come di una tecnica sperimentabile da tutti nel suo quinto quaderno della collana archeosofica: "La memoria delle vite passate e sua tecnica". Secondo Palamidessi, la credenza nella reincarnazione era diffusa nel cristianesimo primitivo, condivisa dai Padri della Chiesa, come Clemente di Alessandria, Origene, Panteno e San Gregorio di Nissa.
La struttura dell'Io: i tre principi immortali. La parte immortale, definita Ego o Individualità, a sua volta sarebbe composta da una triade di principi distinti, dunque secondo la dottrina archeosofica, la parte che perdura alle reincarnazioni è una e trina. I suddetti principi immortali si chiamano: Spirito, Anima Emotiva, Anima Erosdinamica. La trinità umana troverebbe un chiaro collegamento con la Trinità Divina secondo cui il Padre corrisponde allo Spirito, il Figlio all'Anima Emotiva, e lo Spirito Santo all'Anima Erosdinamica.
L'Ego si esprimerebbe attraverso diversi corpi sottili, che si compenetrano tra loro, creando un tutt'uno con il corpo fisico, attraverso centri di gravità (chakra o centri di forza) che avrebbero corrispondenze precise in ogni corpo sottile, fino ad avere una corrispondenza anatomica nel corpo fisico.