La cultura di Golasecca (IX-IV secolo a.C.) è una cultura della prima età del ferro che si sviluppò nell'Italia settentrionale, soprattutto nelle attuali Lombardia occidentale, Piemonte orientale, Canton Ticino, e nella Val Mesolcina nel Grigioni italiano; essa prende il nome dalla località di Golasecca (VA), in Lombardia, presso il Ticino. È considerata di matrice celtica o proto-celtica, poiché, presentando evidenti affinità con le culture celtiche dell’Europa centrale, come la cultura di Hallstatt, testimonia un radicamento celtico nell'Italia settentrionale ben precedente le invasioni galliche del IV secolo a.C.

Fonti archeologiche importanti, tra cui iscrizioni in lingua celtica su pietra datate al VII secolo a.C., testimoniano l’uso di un alfabeto derivato da quello nord etrusco e un contesto culturale che unisce elementi mediterranei (culturali, commerciali e artistici) a usi e tradizioni celtiche. Gli abitanti della cultura di Golasecca fungevano da importanti intermediari commerciali tra il mondo mediterraneo, inclusi Etruschi e Greci, e le popolazioni celtiche transalpine.

Nel territorio di Castelletto sopra Ticino è stato ritrovato un masso iscritto, databile entro il VII secolo a.C., con quella che viene considerata la più antica iscrizione in lingua celtica (nello specifico, in lingua leponzia) su pietra finora nota: lettura probabile Chothios, interpretabile come il figlio dell'anziano. Il cippo è attualmente conservato presso la sede della Biblioteca civica castellettese.

I primi ritrovamenti, circa cinquanta tombe con ceramiche e oggetti metallici, furono effettuati, agli inizi del XIX secolo, dall'abate Giovanni Battista Giani nell'area del Monsorino. Le testimonianze materiali si trovano sparse in un ampio territorio di  km²Raffaele de Marinis, Liguri e Celto-Liguri in Italia. Omniun terrarum alumna, Garzanti-Scheiwiller, 1988. a sud delle Alpi, compreso tra i fiumi Po, Serio e Sesia, delimitato a nord dai valichi alpini. La maggiore densità demografica si è sempre avuta nella fascia collinare subalpina, con una continuità di circa un millennio, ed è questa l'area che ha visto lo sviluppo dei due epicentri della cultura stessa, le zone di Sesto Calende-Golasecca-Castelletto Ticino e quella nei dintorni di Como.

Storia degli scavi Il nome di "cultura di Golasecca" trae la sua origine dai primi ritrovamenti tratti dagli scavi effettuati a partire dal 1822, in alcuni siti del territorio di Golasecca, dall'antiquario abate Giovanni Battista Giani (1788-1857), che erroneamente identificò le tombe da lui rinvenute, che erano non romane, come resti della battaglia del Ticino, combattuta nel 218 a.C. tra Annibale e Publio Cornelio Scipione."La battaglia del Ticino tra Annibale e Scipione", 1824. La maggior parte degli oggetti inventariati provenivano da diverse sepolture rinvenute nelle aree di Sesto Calende, Golasecca e Castelletto sopra Ticino. Giani pubblicò una prima relazione nel 1824, ma fraintese i ritrovamenti. Tuttavia, egli comprese il carattere di civiltà locale dei materiali portati alla luce quando scrisse che per le urne destinate a contenere le ceneri dei caduti nella battaglia del 218 a.C. si dovette ricorrere alla ceramica della locale popolazione gallica.

Nel 1865 Louis Laurent Gabriel de Mortillet, uno dei padri fondatori dell'archeologia europea, giustamente assegnò le stesse tombe ad una cultura pre-romana, della prima età del ferro, con un probabile substrato celtico come illustrato dalle similarità riscontrate con i ritrovamenti della cultura di Hallstatt.G. de Mortillet, Sépultures anciennes du plateau de Somma (Lombardie), in Revue archéologique, 1865, pp. 453-468, 1866, pp. 50-58; Id., Le signe de la Croix avant le Christianisme, Paris, 1866, 182 pp. Mortillet compì diversi viaggi in Italia riportando in Francia parte della Collezione dell'abate Giani, che andò ad arricchire il Musée des Antiquités nationalesPoi divenuto Musée d'archéologie nationale. di cui egli era Vice-curatore.

L'ambito degli scavi golasecchiani si allargò a vari altri siti per tutto il tardo XIX secolo. Alexandre Bertrand, anch'egli curatore del Musée des Antiquités nationales, si recò sul posto nel 1873 per condurre personalmente una campagna di scavi. Con la collaborazione di numerosi archeologi francesi, italiani e tedeschi si pervenne, al Congresso Archeologico di Stoccolma del 1874, a stabilire la periodizzazione della cultura di Golasecca, divisa in tre periodi dal 900 al 380 a.C. e conclusa con l'invasione gallica della Pianura Padana nel 388 a.C.

La moderna ricognizione del Golasecca è dovuta alle campagne di scavi intraprese nel periodo 1965-1969 nell'area del Monsorino sotto la direzione di Angelo Mira Bonomi.

Studi cronologici più recenti sull'argomento sono stati prodotti da Raffaele C. De Marinis.

Nell'area di Castelletto sopra Ticino, tra il 2001 e il 2003, una campagna di scavi condotta sotto la direzione di Filippo Maria Gambari ha riportato alla luce in località Croce Pietra (Via del Maneggio, Via Aronco, Via Repubblica) la più antica necropoli gentilizia del Piemonte, sviluppatasi tra la fine del IX ed il VII secolo a.C., trasformata intorno al 670 a.C. in area di culto dinastico del primo centro protourbano del Piemonte. Delle 44 tombe individuate negli scavi, 33 erano ancora pressoché intatte. Dopo una lunga attività di catalogazione e restauro, i reperti (urne e corredi funerari) sono stati esposti fra il 2009 e il 2010 presso la sala polivalente Albino Calletti di Castelletto sopra Ticino.

Periodizzazione Le successive fasi della cultura di Golasecca sono così periodizzate:Raffaele C. De Marinis, La civiltà di Golasecca: i più antichi Celti d'Italia.

Cultura di Canegrate: XIII secolo a.C. Cultura del Protogolasecca: XII-X secolo a.C. Tipo Ascona I o A (XII secolo) Tipo Ascona II o B (XI secolo) Tipo Ca' Morta (Como) - Malpensa (X secolo). Golasecca I A: IX-VIII secolo a.C. Golasecca I B: fine VIII - inizi VII secolo a.C. Golasecca I C: VII secolo a.C. Golasecca II A: 600-550 a.C. Golasecca II B: 550-500 a.C. Golasecca III A: 500-350 a.C. G. III A 1: 500-450 a.C. G. III A 2: 450-400 a.C. G. III A 3: 400-350 a.C.

Alla cultura di Golasecca succede poi gradualmente un po' in tutto il Nord Italia, con un aumento progressivo, la cultura di La Tène, portata dai Galli transalpini, pur con il permanere di forti tradizioni golasecchiane, ben attestata dai ritrovamenti di Ornavasso.

Storia Dal punto di vista archeologico, sono attribuiti alla cultura di Golasecca i ritrovamenti databili dal IX al IV secolo a.C. Tuttavia, le origini di questa cultura si riallacciano direttamente alle precedenti fasi dell'età del bronzo recente (cultura di Canegrate, XIII secolo a.C.) e finale (cultura del Protogolasecca, dal XII al X secolo a.C.). Parimenti, gli studi effettuati negli ultimi anni (in particolar modo, gli studi cronologici condotti da Raffaele De Marinis) hanno dimostrato una notevole continuità culturale anche dopo la grande invasione dei Galli transalpini del 388 a.C.

Il Neolitico rappresenta un periodo di optimum climatico, infatti dal 1600 a.C. circa il clima si raffredda, divenendo più umido, fino a raggiungere i massimi negativi tra il 1400-1300 a.C. (età del bronzo) e il 900-300 a.C. (età del ferro). Tra il 900 e il 300 a.C. i ghiacciai ritornano anche a quote relativamente basse, dove l'uomo si era già da tempo insediato, la piovosità aumenta in tutta Europa e questo comporta, tra l'altro, la migrazione delle popolazioni celtiche verso zone più calde.

La possibilità di un facile accesso ai valichi alpini del San Gottardo, San Bernardino e Spluga, attraverso il corso dei fiumi e laghi insubrici allora più ricchi d'acquaSi veda anche alla voce Lago Gerundo., fa di questa regione il ponte di collegamento naturale tra il resto d'Italia e il Mediterraneo da una parte con l'Europa centro-occidentale dall'altra. A sua volta, il vicino territorio elvetico agisce come punto di raccordo delle vie fluviali di Reno, Rodano e Danubio.

Nell'insediamento di Golasecca la cultura fiorì particolarmente per le favorevoli circostanze geografiche. Qui infatti il Ticino esce dal Lago Maggiore e questa posizione agevolò lo sviluppo del commercio di sale, in cui gli abitanti di Golasecca facevano da tramite tra Etruschi e la cultura di Hallstatt (Austria). Nel VII secolo a.C. il comprensorio Sesto Calende-Golasecca-Castelletto Ticino non conta meno di tremila abitanti.

Nel VI secolo a.C. i Golasecchiani, grazie al controllo delle vie d'acqua e dei valichi alpini, diventano gli intermediari dei commerci greci ed etruschi con i Celti dell'Europa centrale. Le mediazioni commerciali si allargarono poi fino ad includere il mondo greco (olio e vino, oggetti di bronzo, ceramica attica, incenso e corallo) e il mondo transalpino (stagno della Cornovaglia e della Galizia atlantica, ambra proveniente dal Baltico).

Sempre nel corso del VI secolo a.C., si evolvono fenomeni di sviluppo protourbanoCon l'espressione centro protourbano si indicano grandi aggregazioni di villaggi densamente popolati, che si formano parallelamente all'emergere di differenziazioni socioeconomiche, allo sviluppo degli scambi commerciali a lungo raggio, alla nascita di officine artigianali specializzate nella produzione della ceramica e dei manufatti di metallo, integrate stabilmente nella comunità., comunque già presenti fin dall'VIII secolo a.C.Comprensori protourbani di Como e Golasecca., in particolare nel circondario di Como, che conferiscono a questo centro un ruolo commerciale particolare e un primato culturale sul territorio circostante. Il fenomeno della gerarchizzazione del territorio si accompagna a modifiche strutturali della comunità, attraverso un processo di stratificazione sociale, con la formazione di stabili élite, fenomeno già visibile fin dall'VIII secolo a.C. e che si accentua progressivamente.Nel VII secolo a.C. sia a Como sia a Golasecca circa 1/3 delle tombe hanno un corredo ceramico più ampio rispetto alla norma. La maggiore diversificazione dei corredi è dimostrata dall'uso di un vaso di bronzo come cinerario o come elemento di corredo e dalla presenza, in alcune tombe, di manufatti di grande pregio e di importazione dall'Etruria e, in qualche caso, da Este. (Raffaele De Marinis)

A quest'epoca (metà del VI e fine VI-inizio V secolo a.C.) risalgono anche le prime testimonianze scritte, con iscrizioni su ceramica e su pietra, redatte nel cosiddetto alfabeto leponzio, derivato dai caratteri alfabetici nord-etruschi. A questo periodo appartiene probabilmente un primo centro protourbano di Milano, punto di arrivo di un itinerario che, partendo dall'emporio etrusco di Genova, percorreva la valle del torrente Scrivia.Si veda: Fondazione di Milano. Lo sviluppo di Milano, poco dopo gli inizi del V secolo a.C., è poi probabilmente da collegarsi alla contemporanea fondazione etrusca di Genova, motivata dal continuo e rapido ampliamento dei percorsi che univano la regione dei laghi insubrici, e attraverso di essi l'Europa centrale celtica, alla Liguria (attraverso gli itinerari della Trebbia e della Scrivia) e, quindi, all'Etruria. Da Milano l'itinerario poi proseguiva su più possibili direttrici alternative, la più importante delle quali era probabilmente verso Como.