Figura di spicco del Risorgimento, fu l'ideatore del Corpo dei Bersaglieri che fondò e sostenne divenendone l’ispettore generale. Durante la prima guerra d’indipendenza si distinse nella battaglia del ponte di Goito e in quella di Mortara. Al comando di una divisione, morì di colera durante la guerra di Crimea. Viene a volte confuso con il fratello Alfonso, più volte presidente del Consiglio e comandante della spedizione piemontese in Crimea.
Biografia La famiglia e la gioventù (fino al 1823)
Alessandro nacque il 27 marzo 1799 dal marchese Celestino (1754-1805) della storica e nobile famiglia dei Ferrero della Marmora, capitano nel Reggimento d'Ivrea, e da Raffaella Argentero di Bersezio o di Berzé (1770-1828). Nel 1809, a 10 anni, Alessandro fu ammesso nel corpo dei paggi dell’imperatore Napoleone Bonaparte che aveva esteso il suo potere a buona parte dell’Europa. In particolare il bambino fu addetto alla corte del governatore del Piemonte, principe Camillo Borghese (marito di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone). Nella dimora del principe, a Palazzo Chiablese, Alessandro fu istruito dal conte Provana....
Dopo la restaurazione delle monarchie europee, l’esercito piemontese fu ricostituito e Alessandro, portato per la vita militare, nel 1814 entrò nel Reggimento “Guardie” con il grado di sottotenente, prima come ufficiale in eccedenza rispetto al quantitativo previsto, poi, nel gennaio dell’anno successivo, come effettivo. Sbarcato Napoleone a Cannes, partecipò alla Campagna austro-piemontese contro di lui sostituendo un portabandiera. Ma la sconfitta francese di Waterloo determinò la rapida conclusione delle ostilità. Risale a quel periodo la sua prima ferita, causata dall’accidentale esplosione di una fiaschetta di polvere da sparo che lo colpì agli occhi e gli procurò la perdita di un dito.
Nel contesto dei moti insurrezionali che scoppiarono in quegli anni in Piemonte, nel 1820, agli ordini del generale Vittorio Amedeo Sallier della Torre fu coinvolto nei combattimenti di Novara contro i liberali. Per essersi distinto negli scontri fu insignito, il 28 novembre 1821, della Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Due anni dopo, sempre come effettivo del Reggimento “Guardie”, fu promosso capitano. Approfondì in quel periodo i suoi studi militari associandoli all’esperienza del 1815. Tali riflessioni lo portarono a formulare un’idea che avrebbe dovuto risolvere le carenze tattiche dimostrate dai piemontesi a cui, evidentemente, mancava un corpo di fanteria leggera.
La nascita del corpo dei Bersaglieri (1823-1848) Per approfondire i suoi studi militari e le sue teorie intraprese in quel periodo diversi e interessanti viaggi in Francia, Prussia, Inghilterra, Baviera, Sassonia, Svizzera e Tirolo. In tutti questi posti studiò le istituzioni militari e i loro Corpi, venendo particolarmente attratto da quelli di fanteria leggera che, come i Tirailleurs francesi, avevano avuto impiego già nelle guerre napoleoniche. Studiò i Rifleman (fucilieri) britannici, gli Jäger (Cacciatori) prussiani e i Tiroler Schützen.
Ideato per azioni di bersagliamento del nemico e veloci incursioni in territori impervi come quelli che si trovano montagna, il nuovo Corpo prese vita in un progetto del 1828. Quando però La Marmora annunciò la sua proposta, l’idea ebbe fredda accoglienza e fu difficile recapitarla alle persone che avrebbero potuto decidere in merito. Per nulla scoraggiato, La Marmora insistette e nel gennaio 1831 presentò un fascicolo inviando al ministro e generale Matteo Agnes des Geneys (1763-1831) la proposta “per la formazione di una Compagnia di bersaglieri ed il modello di un'arma, che a questi riuscirebbe di maggior vantaggio”. Riuscì, finalmente, a presentare la proposta al nuovo re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia delineata in Proposizione per la formazione di una compagnia di bersaglieri e modello di uno schioppo per l’uso loro. L’incontro con il Re contemplò anche una dimostrazione pratica della divisa e dell’equipaggiamento, indossati da Giuseppe Vayra. Carlo Alberto ne fu entusiasta e il 18 giugno 1836, nonostante lo scetticismo di alcuni suoi consiglieri, firmò l’ordine per la formazione di una compagnia del nuovo corpo dei bersaglieri...
Iniziava così la carriera di La Marmora che il 21 dello stesso giugno venne nominato maggiore e comandante del Corpo che aveva creato. Nel 1837 si formò la seconda compagnia di un altro centinaio di bersaglieri e due anni dopo fu adottato il fucile che La Marmora aveva ideato. Egli si occupò anche dell’addestramento delle reclute, soprattutto per operare con velocità e agilità. La notizia dei bersaglieri valicò i confini e ben presto ci furono apprezzamenti da parte di personalità militari di Francia, Austria, Russia e Prussia. D’altronde anche in Piemonte si guardava ora con occhi più benevoli al nuovo Corpo, per il quale nel giugno del 1839 fu istituita una terza compagnia. Il 20 gennaio La Marmora fu promosso tenente colonnello e nel febbraio del 1843 venne formata una nuova compagnia di bersaglieri. Conseguentemente il 9 aprile dell’anno successivo La Marmora divenne colonnello, un grado in linea con gli effettivi sempre più numerosi sottoposti al suo incarico di comandante dei bersaglieri.
La prima campagna di guerra (1848) Dopo le cinque giornate di Milano e la dichiarazione di guerra del Regno di Sardegna all'Austria, l'esercito di Carlo Alberto attraversò il Ticino entrando nel Lombardo-Veneto alla fine del marzo 1848. Era scoppiata la prima guerra d’indipendenza. Le truppe piemontesi erano distribuite in due Corpi d'armata che seguivano gli austriaci in ripiegamento verso le fortezze del Quadrilatero: il 1º Corpo, guidato dal generale Eusebio Bava e il 2° comandato dal generale Ettore De Sonnaz. Alessandro La Marmora non aveva alcun comando effettivo, ma conservava una certa autonomia come comandante dei bersaglieri.
L'8 aprile quasi tutto l'esercito austriaco, comandato dal generale Josef Radetzky, si era ritirato sulla sponda sinistra del MincioCioè sulla sponda est, dato che il Mincio scorre da nord a sud., lasciando a guardia dei ponti di Goito, Valeggio e Monzambano alcune truppe per ostacolare l'avanzata nemica.. Fu il generale Bava che di sua iniziativa stabilì che si dovesse prendere subito Goito incolonnando alle 7 di mattina la 1ª Divisione del generale Federico Millet d'Arvillars sulla strada che da Gazoldo conduce a Goito e poi al suo ponte sul Mincio.. A Goito era presente una sola compagnia di Cacciatori tirolesi, i Kaiserjäger, ma nelle case oltre il ponte sul Mincio vi erano altre 5 compagnie con 4 pezzi d'artiglieria, e altre 5 compagnie con 2 pezzi tra Marengo e Marmirolo. In totale dai ai uomini appartenenti alla brigata del generale austriaco Ludwig Freiherr von Wohlgemuth..
La battaglia del ponte di Goito
Il battaglione di bersaglieri faticosamente costituito, contro il parere di La Marmora, era stato frazionato in piccole unità del livello di una compagnia e distribuito alle varie divisioni che componevano l’armata piemontese.. La battaglia del ponte di Goito fu il primo scontro della prima guerra d’indipendenza, il primo impiego dei bersaglieri in battaglia e la prima vittoria piemontese. L'avanguardia della 1ª Divisione di D’Arvillars urtò contro le forze austriache la mattina dell'8 aprile 1848 in vista di Goito. I bersaglieri della 2ª compagnia e il drappello di cavalleria attaccarono i Kaiserjäger che erano a guardia dell'ingresso al paese.. La Marmora divise i suoi uomini in due unità: la prima avrebbe attaccato il paese di Goito e la seconda il ponte per evitare la fuga dell’avversario.. In testa ai bersaglieri, La Marmora fu colpito gravemente alla mandibola da un proiettile nemico e disarcionato da cavallo. Nonostante la ferita, riuscì a difendersi dall’assalto di un ufficiale tirolese uccidendolo. Si riportò alla testa dei suoi uomini e smise di combattere solo a vittoria conseguita, quando consentì agli infermieri di essere medicato..
La convalescenza Il lungo periodo di convalescenza lo trascorse a Cremona, dove però l’osso della mandibola non guariva come si aspettava. In quel periodo di inattività bellica scrisse allora lIstruzione provvisoria pei Bersaglieri e il Trattato di tiro pei Volontari. Nel frattempo seguiva le vicende della guerra, dolendosi delle modalità di utilizzo dei bersaglieri, della loro scarsa preparazione e del loro armamento precario. La mandibola, tuttavia, non guariva o era guarita senza riprendere le sue normali funzioni, per cui La Marmora ideò e fabbricò una protesi che gli consentì di riprendere il servizio “con un cerchio di ferro che dalla nuca gli passa sotto il mento”.
La battaglia di Governolo
La Marmora così, nel luglio 1848, tornò a combattere e l’occasione fu quella della seconda battaglia di Governolo. Egli fu posto dal generale Bava al comando di alcune compagnie di volontari e regolari bersaglieri con i quali ottenne una brillante vittoria che fu determinante per la sua carriera e per la fama del corpo che aveva creato. Bava, infatti, percorso il Po fino al Mincio, fece avanzare i bersaglieri nascosti su dei barconi, attaccando e dividendo le sue forze in tre parti per attuare una manovra a tenaglia, ma senza poter prendere realmente contatto con il nemico perché nel villaggio di Governolo vi era un ponte levatoio che impediva ai piemontesi di attraversare il fiume. Furono i bersaglieri a risolvere la situazione, sbarcando vicino all’abitato e simulando di essere in numero maggiore rispetto a quanti fossero. Dopo un fitto combattimento tagliarono le corde del ponte levatoio e permisero al resto della fanteria e alla cavalleria di invadere il paese e sgominare il nemico, che dopo aver tentato la difesa si ritirò verso Nogara.
Tra la prima e la seconda Campagna (1848-1849) Conclusasi la prima campagna di guerra con la vittoria austriaca di Custoza e con l’armistizio Salasco del 9 agosto 1848, Carlo Alberto si dedicò a rinnovare l’esercito allontanando quelli che, secondo lui, erano stati i responsabili della sconfitta. Tenne però Alessandro La Marmora, il cui fratello Alfonso fu incaricato di riformare l’esercito in vista della ripresa delle ostilità. Fra i punti discussi ci fu quello del numero di effettivi dei singoli battaglioni. Alfonso e Alessandro furono d’accordo nel ridurre tale numero che avrebbe comportato una maggiore manovrabilità delle truppe, poiché “due battaglioni di 350 uomini l’uno batteranno sempre un battaglione di 900”..
Il rinnovamento dei vertici vide la nomina di Agostino Chiodo a ministro della guerra, la nomina del generale polacco Wojciech Chrzanowski a capo dell’esercito al posto di Bava e la nomina il 27 luglio 1848 a maggiore generale (generale di brigata), nonché, il 15 febbraio 1849 a capo di stato maggiore di Alessandro la Marmora. La sostituzione di Bava con un generale polacco portò inevitabilmente a delle polemiche e a un calo di morale negli ufficiali e nella truppa. La Marmora riprese tuttavia l'addestramento dei bersaglieri, i cui effettivi alla vigilia della ripresa delle ostilità erano saliti a 5 battaglioni..
La seconda campagna di guerra (1849)
Dopo la ripresa delle ostilità avvenuta il 20 marzo 1849 e il grave errore del generale Gerolamo Ramorino che consentì il passaggio quasi indisturbato del Ticino da parte degli austriaci presso Pavia, i piemontesi si arroccarono su una linea difensiva a sud di Novara che vedeva i due capisaldi a Vigevano, presso la Sforzesca, e a Mortara. Il comandante dell’esercito austriaco Josef Radetzky decise di portare il suo attacco principale su Mortara e assalire comunque Vigevano a copertura dell’azione principale. Nella battaglia della Sforzesca del 21 marzo i piemontesi respinsero l’attacco su Vigevano, ma non riuscirono a impedire agli austriaci di concentrarsi a sud di Mortara.