Comandante militare di un certo successo, salì al trono dopo aver deposto l'imperatore Avito. Il suo regno fu caratterizzato da una politica estera volta a restaurare il controllo romano sulle province perdute – in particolare Gallia, Hispania e Africa – e da una politica interna avente lo scopo di risollevare le finanze imperiali, garantendo al contempo equità e giustizia.

Il suo tentativo fu frustrato dai tradimenti: di alcuni suoi soldati, che causarono la perdita della flotta radunata per riprendere l'Africa ai Vandali, e del suo generale Ricimero, che lo catturò e lo uccise. Fu l'ultimo imperatore capace di tentare di risollevare le sorti dell'Impero romano d'Occidente con le proprie risorse: gli imperatori che gli succedettero fino alla caduta dell'impero nel 476/480 non ebbero il potere effettivo, ma furono strumenti di potere di generali di origine barbarica o imposti e appoggiati dalla corte d'Oriente.

Biografia Origini e carriera militare Maggioriano proveniva dall'aristocrazia militare: il suo omonimo nonno materno fu il magister militum di Teodosio I e, in qualità di comandante delle truppe dell'Illirico, assistette all'elevazione al trono dell'imperatore a Sirmio, nel 379. La figlia del magister militum Maggioriano sposò poi un ufficiale, probabilmente di nome Donnino,L'identificazione, derivata da un brano di Prisco di Panio, non è universalmente accettata dagli storici (si veda , per il riassunto delle argomentazioni a favore dell'identificazione e «Domninus 3», PLRE II, p. 373, per un'opinione contraria). che si occupava di finanze nell'amministrazione di Ezio, magister militum d'Occidente, cui diede un figlio, chiamato Maggioriano in onore del nonno..

Maggioriano incominciò la carriera militare proprio sotto Ezio,. in Gallia, assieme a due ufficiali di origine barbara che avrebbero successivamente ricoperto posti di rilievo nell'amministrazione imperiale, il suebo-visigoto Ricimèro. e il gallo Egidio.. Maggioriano si distinse particolarmente per la difesa della città di Turonensis (Tours) e in uno scontro con i Franchi di re Clodione presso un luogo chiamato Vicus HelenaIl luogo non è stato identificato con certezza, ma si trovava nella Francia settentrionale, probabilmente nei pressi della moderna Arras (Jan Willem Drijvers, Helena Augusta: the mother of Constantine the Great and the legend of her finding of the true cross, Leiden; New York, E.C. Brill, 1992, p. 12. ISBN 90-04-09435-0). (447 o 448), in cui svolse un ruolo di primo piano: mentre Ezio controllava la via d'uscita, Maggioriano combatté personalmente tra i ranghi della cavalleria sotto il suo comando sul vicino ponte..

Intorno al 450, l'imperatore d'Occidente Valentiniano III prese in considerazione la possibilità di dare in sposa la propria figlia minore Placidia proprio a Maggioriano. L'imperatore non aveva figli maschi e sperava quindi che questo giovane comandante mettesse fine alla successione di potenti generali che intendevano controllare l'imperatore (tra cui lo stesso Ezio); Maggioriano avrebbe avuto infatti la capacità di condurre di persona l'esercito romano, e risolvere contemporaneamente il problema della successione. Questo proposito, sebbene indirizzato a prevenire o limitare la conquista del potere da parte di Unerico o Attila, possibili successori di Ezio, cozzava col desiderio del generale di imparentarsi con la famiglia imperiale: Ezio pose quindi fine alla carriera militare di Maggioriano, allontanandolo dal proprio seguito e costringendolo a ritirarsi nella sua proprietà in campagna.. Sidonio Apollinare afferma che la causa dell'allontanamento di Maggioriano fu la gelosia della moglie di Ezio, che temeva che il giovane generale potesse oscurare il prestigio del marito (Carmina, v. 290–300). Solo nel 454 Maggioriano tornò alla vita pubblica, quando, dopo aver ucciso Ezio con le proprie mani, Valentiniano III lo chiamò a sedare i malumori delle irrequiete truppe fedeli al magister militum assassinato..

Nel 455 Valentiniano III fu assassinato a sua volta e si aprì la lotta per la successione. Maggioriano vi ebbe il ruolo di candidato di Licinia Eudossia, la vedova dell'imperatore, e del proprio amico Ricimero, che puntava a divenire il nuovo Ezio.; . Alla fine fu eletto imperatore il senatore Petronio Massimo, che costrinse Eudossia a sposarlo e nominò Maggioriano comes domesticorum («conte dei domestici», cioè comandante della guardia imperiale), forse a parziale compensazione.Esiste la possibilità che Maggioriano abbia ricevuto il titolo di comes domesticorum da Valentiniano III, quando fu richiamato dall'imperatore dopo la morte di Ezio ().

Petronio morì in occasione del sacco di Roma (maggio 455) da parte dei Vandali: se Maggioriano ebbe delle velleità di succedergli al trono, queste furono frustrate dall'elezione ad Augusto del nobile gallo-romano Avito, che godeva del sostegno delle truppe dei Visigoti. I due uomini forti dell'impero, Maggioriano e Ricimero, sostennero inizialmente il nuovo sovrano, ma quando l'appoggio dei Visigoti svanì, decisero di rovesciare l'imperatore, il quale già in agosto aveva perso il sostegno del Senato romano e si era ritirato ad Arelate, fulcro del suo potere. Nel settembre 456 Ricimero e Maggioriano si mossero con l'esercito verso Ravenna e, nei pressi della città, sorpresero e uccisero Remisto, il magister peditum di Avito; poi le truppe di Ricimero e Maggioriano si mossero verso nord, incontro all'esercito che Avito aveva raccolto ad Arelate, e nei pressi di Piacenza lo sconfissero. Maggioriano e Ricimero risparmiarono la vita di Avito, che fu però costretto a rinunciare alla porpora e a prendere i voti; Avito cercò però di fuggire verso Arelate, fu raggiunto da Maggioriano e si rifugiò in un santuario, che Maggioriano assediò causando la morte di Avito, forse per fame (inizio 457)...

Ascesa al trono

Dopo la morte di Avito, Maggioriano non avanzò formalmente la propria candidatura alla porpora imperiale, se ne aveva l'intenzione: formalmente spettava al sovrano d'Oriente, che all'inizio del 457 era Marciano, designare il proprio collega d'Occidente. Marciano non poté nominare un collega, perché morì il 26 gennaio 457; a succedergli fu nominato un generale, Leone I, il quale non scelse il nuovo imperatore d'Occidente, forse allo scopo di regnare da solo.Una situazione simile accadde dopo la morte di Libio Severo, avvenuta nel 465: Leone attese due anni prima di nominare un successore, Antemio. Leone decise, però, di compensare in qualche modo Maggioriano e Ricimero: il primo fu infatti nominato magister militum, il secondo patricius e magister militum (28 febbraio 457).Fasti vindobonenses priores, 583.

L'unico evento di rilievo accaduto dopo la nomina a magister fu l'invasione dell'Italia da parte di 900 Alemanni, che dalla Rezia penetrarono fino al lago Maggiore: qui si scontrarono con il contingente del comes Burcone, inviato dal proprio magister militum Maggioriano, e furono sconfitti nella battaglia dei Campi Cannini.. La vittoria fu attribuita a Maggioriano stesso, che l'esercito acclamò Augusto il 1º aprile, a sei miglia da Ravenna, in un luogo chiamato ad Columellas. La scelta dell'imperatore tra i candidati Maggioriano e Ricimero era in realtà obbligata, in quanto l'origine barbarica del secondo gli precludeva la porpora imperiale; non di meno Ricimero riteneva di poter esercitare un'enorme influenza sul nuovo augusto, sia in virtù degli antichi legami incominciati quando avevano entrambi servito sotto Ezio, sia in forza del controllo esercitato sull'esercito in qualità di magister militum.

Sebbene il panegirista Sidonio Apollinare affermi che Maggioriano inizialmente rifiutò l'acclamazione, si ritiene che in realtà fosse stato Leone a non riconoscere immediatamente il nuovo Augusto d'Occidente. Va anche considerato, però, che Maggioriano era per Leone l'unico candidato alla porpora accettabile: da una parte la deposizione di Avito non era certamente stata vista negativamente dalla corte orientale, dall'altra l'unico candidato alternativo, Anicio Olibrio, aveva un indesiderabile legame di parentela con il sovrano vandalo Genserico e non aveva il sostegno dell'esercito come Maggioriano. A indizio del ritardo nel riconoscimento di Maggioriano da parte di Leone,A Ravenna, e per esplicito volere di Leone, secondo . va segnalato che la sua elevazione al trono è registrata in alcune fonti solo il 28 dicembreAuctarium Prosperi Hauniensis, s.a. 458. e che Maggioriano esercitò il proprio primo consolato, assieme a Leone I, nel 458: era infatti consuetudine che un nuovo imperatore fosse console per il primo anno incominciato essendo già augusto.

Politica estera L'11 gennaio 458 Maggioriano fece leggere il proprio messaggio al Senato romano, in cui esprimeva il manifesto del proprio regno. Dal tenore di questo messaggio si comprende come l'intenzione di Ricimero e del nuovo sovrano fosse di regnare insieme, Maggioriano in qualità di imperatore e Ricimero come magister militum e patricius.Si tratta della Novella Maioriani 1, intitolata De ortu imperii domini Majoriani Augusti («Inizio del regno del Signore Maggioriano augusto»), conservata, come le altre Novellae Maioriani, nel Codice teodosiano.

Difesa dell'Italia Uno dei primi compiti che il nuovo imperatore si trovò ad affrontare fu quello di consolidare il dominio sull'Italia e riprendere il controllo della Gallia, che gli si era ribellata dopo la morte dell'imperatore gallo-romano Avito; i tentativi di riconquista della Hispania e dell'Africa erano progetti in là nel futuro.

Nell'estate del 458 un gruppo di Vandali e di Mauri. guidato dal cognato di Genserico sbarcò in Campania alla foce del Liri o del Garigliano e devastò la regione, saccheggiandola: la minaccia fu debellata dall'intervento dell'esercito imperiale, comandato da Maggioriano in persona, che sconfisse i Vandali nei pressi di Sinuessa e li inseguì, mentre erano appesantiti dal bottino, fino alle navi, uccidendone molti, tra cui il comandante. e André Loyen, Recherches historiques sur les panégyriques de Sidoine Apollinaire, Parigi, Champion, 1942, pp. 76-77 e nota 5, citati in Eliodoro Savino, Campania tardoantica (284–604 d.C.), Bari, Edipuglia, 2005, p. 84. ISBN 88-7228-257-8 Maggioriano capì che doveva prendere l'iniziativa e difendere il cuore del suo impero, l'unico territorio effettivamente in suo possesso, rafforzandone le difese.

Innanzitutto ripristinò una legge di Valentiniano III riguardo alla possibilità di portare le armi e l'obbligo per i civili di difendere le città della costa dagli attacchi provenienti dal mare; si tratta della Novella Maioriani 8, altrimenti nota come De reddito iure armorum («Ritorno del diritto di portare armi»), che riprendeva una legge omonima di Valentiniano del 440, la Novella Valentiniani 9, promulgata anche questa dopo un attacco dei Vandali; probabilmente sempre allo stesso periodo risale la legge nota come De aurigis et seditiosis («Aurighi e sediziosi»), la Novella Maioriani 12, contro i disordini in occasione delle gare di carri: entrambe le leggi non sono pervenute. Come seconda disposizione si curò di rinforzare l'esercito, assoldando un forte contingente di mercenari barbari; tra questi c'erano Gepidi, Ostrogoti, Rugi, Burgundi, Unni, Bastarni, Suebi, Sciti e Alani.. Infine riorganizzò due flotte, probabilmente quelle di Miseno e Ravenna, in quanto i Vandali erano forti per mare..

Conquista della Gallia