Biografia
Bernardo Segni nacque a Firenze il 21 febbraio 1504 da un'antica famiglia della città.
Frequentò gli studi letterari e giuridici a Padova, poi ritornò a Firenze per dedicarsi al commercio. Ma la scarsa fortuna che vi ebbe lo indusse, fin dal 1535, a entrare al servizio dei Medici. Cosimo I, nel 1541, lo inviò come ambasciatore presso l'imperatore Ferdinando, e da allora in poi Segni ebbe numerose cariche pubbliche; fu, tra l'altro, commissario a Cortona, capitano a Volterra, podestà di Anghiari, membro del Consiglio dei Dugento, degli Otto di pratica, dei Sei di mercanzia, dei conservatori delle Leggi. Morì a Firenze il 13 aprile del 1558 e fu sepolto in Santo Spirito.
Il gusto letterario e la preparazione filologica si rivelano nelle numerose versioni; infatti Segni tradusse lEdipo re di Sofocle, e parecchie opere di Aristotele, tra cui la Poetica, la Politica (Firenze 1549), e lEtica Nicomachea (1550). Si tratta del primo tentativo sistematico di rendere le opere dello Stagirita accessibili ad un più vasto pubblico, sprovvisto di adeguata conoscenza delle lettere greche e latine.. Ma Segni fu soprattutto uno storico, e tale attività è rappresentata dalle due opere principali: le Istorie fiorentine (1527-1555), in 15 libri, che vennero pubblicate solo nel 1723 e ristampate nel 1830; e la Vita di Niccolò Capponi, scritta probabilmente nel 1547 ma edita solo nel 1723, a Firenze, insieme con le Istorie.
Segni si trovò spettatore della fase finale della rivoluzione fiorentina e poi della definitiva restaurazione medicea. Ma fu ben lontano dal partecipare agli avvenimenti, o anche solo dal sentirli, con l'animo di un Machiavelli. In lui l'educazione letteraria prevaleva sulle passioni politiche; e queste si smorzarono sempre più con gli anni (il che pure risulta da un confronto tra la Vita e le parti posteriori delle Istorie), lasciando il posto a una calma, riposata e compiaciuta attività di scrittore.
La mancata adesione ai contrasti cittadini e la scarsa simpatia per ogni lotta politica in genere gli tolsero il senso vivo della storia, così che le sue narrazioni, pur rivelando qua e là i segni dell'influsso del Machiavelli, acquistano un carattere prevalentemente letterario. Non è un mero ritorno alla storiografia del primo umanesimo, perché a volte il giudizio realistico affiora tra le disquisizioni retoriche. Ma si sente che l'influenza di Machiavelli è rimasta alla superficie, e che l'interesse vivo e profondo per il fatto storico-politico è venuto meno.
Nelle Istorie fiorentine Segni tratta anche delle vicende europee, ma dichiara di esservi spinto dalla necessità di dare notizie di coloro "che sopra noi hanno potestà e imperio" (libro I). Anche la biografia di Niccolò Capponi è molto esteriore; noi però non la possediamo nella stesura originale, ma nel testo rimaneggiato da Luigi Capponi, nipote di Niccolò.
Animate da un fervido patriottismo e da uno spirito moderatamente repubblicano, le opere storiche di Segni toccarono il culmine della fama in epoca risorgimentale, tanto che per Ugo Foscolo la Istoria del Segni è «la migliore, dopo quella del Machiavelli» e «avanza in naturalezza e sobrietà il Guicciardini.»Discorso storico sul testo del Decamerone di Messer Giovanni Boccaccio , in Opere edite e postume di Ugo Foscolo, 3° vol., Prose letterarie, 1923, p. 23.
Opere
Trattato dei governi d'Aristotile tradotto di greco in lingua vulgare fiorentina, Firenze, Lorenzo Torrentino, 1549.
Note
Bibliografia Michele Lupo Gentile, Studî sulla storiografia fiorentina alla corte di Cosimo I, in Annali della R. Scuola normale superiore di Pisa, XIX (1905).
Voci correlate Palazzo Segni
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