Biografia La famiglia
Arthur Rimbaud nacque il 20 ottobre 1854 nella cittadina di Charleville, nelle Ardenne, al numero 12 di rue Napoléon (poi rue Bérégovoy). Il padre Frédéric (1814-1878) era un capitano dell'esercito che partecipò alle guerre d'Algeria e di Crimea, e nel 1854 fu decorato con la Legion d'onore.Riproduzione dell'attestato. La madre Marie Catherine Vitalie Cuif (1825-1907) era figlia di proprietari terrieri di Roche, villaggio nei pressi di Attigny.
Sposati l'8 febbraio 1853, ebbero cinque figli: Frédéric (1853-1911), Arthur, Victorine (1857, vissuta solo un mese), Vitalie (1858-1875) e Isabelle (1860-1917). Dopo la nascita dell'ultima figlia, Frédéric Rimbaud, già poco presente a causa dei suoi doveri militari, abbandonò la famiglia ritirandosi a Digione.G. Robb, Rimbaud, 2002, pp. 21-25.
Dopo la partenza del marito Vitalie prese a firmarsi «la vedova Rimbaud» e visse con i figli in una modesta casa di rue de Bourbon, in un quartiere popolare di Charleville. Molto rigida e severa, le principali preoccupazioni erano la cura della rendita delle terre, l'educazione dei figli e la rispettabilità sociale. Proibiva ai bambini di giocare in strada con i figli di operai e tutte le domeniche la si poteva vedere, «busto eretto, corsetto nero e guanti di filaticcio», chiudere la fila della famiglia diretta in chiesa: «davanti le due bambine che si tenevano per mano, poi i due maschietti, Frédéric e Arthur, ciascuno con un ombrello di cotone blu».J.-M. Carré, La Vie aventureuse de Jean-Arthur Rimbaud, 1926, p. 8.
Gli studi
Nel 1862 Arthur entrò da esterno, come il fratello Frédéric, all'Istituto Rossat. Durante l'anno scolastico scrisse una fantasia che ci è conservata: sogna di essere a Reims nel 1503, il padre è un ufficiale dell'esercito regio, «spesso in collera», la madre, diversamente dalla realtà, è «una donna dolce, calma, che si spaventa per un nonnulla». Quanto a sé, non gli piace studiare: la storia è un supplizio, i Latini non sono forse nemmeno esistiti e, per quanto riguarda il Greco, «nessuno al mondo parla il greco!».A. Rimbaud, Prologue, in Oeuvres, 1969, pp. 5-7.
Nella realtà Arthur era un allievo modello: nei tre anni passati all'Istituto Rossat vinse tredici premi e ottenne undici note di merito.G. Robb, cit., p. 29. Nella primavera del 1865 Madame Rimbaud, che nel frattempo aveva trovato una nuova casa nel rispettabile cours d'Orléans,G. Robb, cit., p. 30. Oggi cours Aristide Briand. decise di trasferire i due ragazzi al Collegio di Charleville. Arthur fu iscritto alla settima classe, e in ottobre era già in sesta. L'anno dopo fu autorizzato a frequentare la quarta classe.S. Bernard, in A. Rimbaud, Oeuvres, cit., pp. V-VI.
Nel 1869 il «Moniteur de l'Enseignement secondaire» pubblicò tre suoi componimenti in latino, Ver erat, L'Ange et l'enfant e il Jugurtha che ottenne il primo premio al Concorso accademico. Il 2 gennaio 1870 nella «Revue pour tous» comparvero i suoi primi versi francesi, Les Étrennes des orphelins, che rammentano L'Ange et l'enfant di Jean Reboul e Les Enfants trouvés di François Coppée. Jules Desdouets, il preside del collegio, diceva allora di lui: «In questa testa non germina niente di ordinario. Diventerà il genio del Male o il genio del Bene»,J.-J. Lefrère, Arthur Rimbaud, 2001, p. 54. mentre uno dei suoi insegnanti, M. Pérette, era più netto: «farà una brutta fine».E. Delahaye, Verlaine, 1919, p. 81.
Da gennaio venne a insegnare nel collegio Georges Izambard, un giovane professore di retorica. Aveva solo cinque anni più di Rimbaud: ne divenne il confidente e gli fece conoscere Rabelais, Hugo, Banville e i parnassiani. Ora Rimbaud ha «tre dèi: Leconte de Lisle, Banville, Gautier»,E. Delahaye, Rimbaud, l'artiste et l'être moral, 1923, p. 105. e la sua Invocation à Venus, traduzione del prologo lucreziano del De rerum natura stampata il 15 aprile dal «Bulletin de l'Académie de Douai», è un plagio di versi recenti di Sully Prudhomme.Scoperto solo nel 1932: cfr. A. Rimbaud, Vers de collège, introduzione di J. Mouquet, 1932; ediz. it. Tito Lucrezio Caro/A: Rimbaud: Alma Venus, pref. di Sandro Naglia, Roma, IkonaLiber, 2014.
Come scrive Izambard, Rimbaud gli sottoponeva spesso i suoi versi appena composti perché li esaminassero insieme. I primi furono i versi di Ophélie, scritti nel maggio del 1870 e ispirati a La Voie lactée di Banville. È anche probabile che Rimbaud conoscesse il quadro omonimo di Millais:S. Bernard, cit., p. 365. «Sull'onda calma e nera dove dormono le stelle / la bianca Ofelia ondeggia come un grande giglio».
Ma in Rimbaud quella di Ofelia non è una comune follia, come in Shakespeare e in Banville, ma è indotta dalle sue visioni: essa è «una veggente che ha intravisto grandi visioni» e ne è stata annientata:S. Bernard, cit., p. 366. «Le tue grandi visioni strangolavano la tua parola / - e l'Infinito terribile smarrì il tuo occhio blu!».
La passione per la poesia spinse Rimbaud, il 24 maggio 1870, a scrivere a Banville, «un discendente di Ronsard, un fratello dei nostri maestri del 1830», inviandogli tre poesie, Ophélie, Sensation e Soleil et chair,Allora con il titolo Credo in unam. sperando, con il suo appoggio, di vederle pubblicate nel mensile «Le Parnasse contemporain» dell'editore Lemerre. Si attribuisce 17 anni, «l'età delle speranze e delle chimere», dichiara di amare «tutti i poeti, tutti i buoni Parnassiani - poiché il poeta è un Parnassiano» e di adorare due dèe, «Musa e Libertà».A. Rimbaud, Oeuvres, cit., pp. 341-342. Non si conosce la risposta di Banville, ma i suoi versi non furono pubblicati.
Del resto, la sua ammirazione per i parnassiani, questi poeti del disimpegno politico, dell'impassibilità e del rigore formale, non durò a lungo: «dopo tre mesi, ne parlava solo con l'acredine dell'innamorato deluso».G. Izambard, cit., p. 24. Egli continua bensì a utilizzare, senza troppi scrupoli, i loro versi, ma li deforma seguendo un'intenzione satirica o scandalosa. Così, nella Vénus Anadyomène, tratta da Les Antres malsaines di Glatigny, dove questi immagina incise le parole «Clara Venus» sulle braccia di una donna, Rimbaud le colloca nel suo fondo schiena, e dove la classica dèa sorge dalla spuma del mare, la Venere di Rimbaud «emerge lenta e stupida da una vecchia vasca da bagno».S. Bernard, cit., pp. XXVIII e 373-374. «D'une vieille baignoire émerge, lente et bête».
Ora i Rimbaud abitavano nel quai de la Madeleine.Oggi quai Rimbaud. La casa sorge di fronte al Museo-Biblioteca intitolato a Rimbaud. Il 19 luglio 1870 Napoleone III dichiarò guerra alla Prussia e Frédéric Rimbaud si arruolò volontario, disapprovato dal fratello, che aveva già giudicato l'imperatore «meritevole di galera».F. Eigeldinger, A. Gendre, Delahaye temoin de Rimbaud, 1974, p. 71. Alla retorica patriottica che si diffuse in Francia, che evocava anche le glorie degli eserciti repubblicani della Rivoluzione, Rimbaud rispose col sonetto Morts de Quatre-vingt-douze et de Quatre-vingt-treize, dove - scrive - «noi, curvi sotto i re come sotto un randello» lasciavamo dormire sotto la Repubblica i morti di Valmy, di Fleurus e d'Italia, e ora i corifei del bonapartismo osano rievocare questi soldati «pallidi del bacio forte della libertà».Come il deputato e giornalista bonapartista Paul de Cassagnac: cfr. S. Bernard, cit., pp. 371-372.
Il 6 agosto Rimbaud concluse l'anno scolastico guadagnando un nuovo premio. Il 13 agosto apparve sulla rivista satirica «La Charge» la sua poesia Première soirée, una satira dell'amore lezioso, come la successiva Les Reparties de Nina.S. Bernard, cit., p. 37. Il 25 agosto scrisse a Izambard, in vacanza a Douai dalle zie, lamentando la propria condizione a Charleville. Era «spaventoso» vedere «i droghieri in pensione mettersi l'uniforme», vedere «tutte quelle pance» pattugliare la cittadina «con uno chassepot sul cuore», vedere «la patria in piedi». Lui, Rimbaud, preferiva «vederla seduta», senza muovere gli stivali.G. Robb, cit., p. 51.
Le prime fughe
Il 29 agosto acquistò un biglietto ferroviario per San Quintino, ma in realtà la sua destinazione era la più lontana Parigi. Alla Gare du Nord venne scoperto, consegnato alla polizia e, accusato di vagabondaggio, incarcerato nella prigione di Mazas in attesa di giudizio. Nel disordine delle comunicazioni in una Francia al collasso per la sconfitta, le sue lettere non raggiunsero la madre. Il 5 settembre Rimbaud scrisse a IzambardIl testo della lettera . che pagò il suo debito e l'ospitò a Douai.
Qui frequentò la redazione del giornale diretto da Izambard «Le Libéral du Nord», e vi conobbe il giovane poeta Paul Demeny, direttore di una piccola casa editrice di Parigi, la «Librairie artistique», al quale affidò quindici sue poesie. Caduto Napoleone III, la Francia era repubblicana e ancora in guerra con la Prussia. Il 25 settembre erano previste a Douai le elezioni comunali e Rimbaud si fece notare nei comizi elettorali per il suo radicalismo rivoluzionario, mettendo in imbarazzo il moderato Izambard.G. Robb, cit., pp. 57-58. Una lettera di Rimbaud, che richiedeva il ritorno a casa del figlio, lo cavò d'impaccio e il 27 settembre Izambard accompagnò Arthur a Charleville.G. Izambard, cit., p. 32.
Non ci rimase a lungo. L'8 ottobre era nuovamente in viaggio, parte a piedi e parte in treno, diretto a Charleroi, in Belgio. Qui si presentò alla redazione del «Journal de Charleroi», diretto dal padre di un suo compagno di scuola, il senatore Louis-Xavier des Essarts, offrendo la sua collaborazione. Invitato a cena, scandalizzò il senatore con la sua maleducazione e con le sue convinzioni politiche, e fu cacciato di casa.G. Robb, cit., pp. 63-64.
Non pare, però, che si sia perso d'animo. Le poesie di questo periodo, Rêvé pour l'hiver, Au Cabaret-Vert, La Maline, Ma Bohème, raccontano della felicità del poeta vagabondo, il cui «albergo è all'Orsa maggiore» e le stelle fanno «un dolce frou-frou»:Da A. Rimbaud, Ma Bohème: «dove, rimando in mezzo a fantastiche ombre / come lire, tiravo gli elastici / delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!».
Da Charleroi raggiunse a piedi Bruxelles, dove fu ospitato per due giorni da Paul Durand, un amico d'Izambard. Da Bruxelles raggiunse in treno Douai presentandosi il 20 ottobre dalle zie d'Izambard, dove scrisse altri sette sonetti per l'editore Demeny, finché giunse una lettera di madame Rimbaud che ingiungeva il riaccompagnamento forzato del figlio a casa e il 30 ottobre due gendarmi riportarono Arthur a Charleville. Il 2 novembre Rimbaud scrisse a Izambard promettendogli di non scappare più di casa «per meritare il suo affetto», pur dichiarando di «decomporsi nello squallore, nella malvagità, nel grigiore».G. Robb, cit., pp. 67-69.
La vicina cittadina di Mézières fu distrutta da un bombardamento prussiano il 1º gennaio 1871 e Charleville fu occupata poco dopo. Le scuole erano utilizzate come ospedali e l'anno scolastico avrebbe potuto riprendere soltanto il 23 aprile. Rimbaud non aveva alcuna intenzione di continuare gli studi e il 25 febbraio, venduto l'orologio, prese il treno per Parigi. Nella città affamata dall'assedio vagò per giorni, finché il 10 marzo riprese a piedi la via del ritorno a Charleville. Qui lo raggiunse la notizia che il 18 marzo a Parigi era stata proclamata la Comune.G. Robb, cit., pp. 76-79. Ne fu feliceE. Delahaye, Souvenirs familiers à propos de Rimbaud, Verlaine, Germaine Nouveau, 1925, p. 103. e decise di ritornare nella capitale. Probabilmente partì da Charleville il 18 aprile e si sarebbe arruolato volontario tra i franchi tiratori della Comune (sebbene sembri strano visto che dalla sua partenza al suo ritorno trascorsero solo 26 giorni).E. Delahaye, Rimbaud, l'artiste et l'être moral, 1923, pp. 32-34. Altro non si sa di questo periodo della sua vita e certamente il 13 maggio Rimbaud era nuovamente a Charleville.S. Bernard, cit., p. 398.