Flavio Ezio è famoso per la sua vittoria su Attila presso i Campi Catalaunici, dove i Romani inflissero una pesante sconfitta all'esercito degli Unni. Edward Gibbon lo ha definito «l'uomo celebrato universalmente come terrore dei Barbari e baluardo della Repubblica di Roma».
Biografia Famiglia Ezio nacque a Durosturum (odierna Silistra, in Bulgaria), una cittadina della Mesia Inferiore, attorno al 390. Suo padre, Flavio Gaudenzio, fu uno stimato generale romano di origini scite o - da come è stato avanzato da altri sulla scorta del suo cognomen - goticheThomas J. Craughwell, How the Barbarian Invasions Shaped the Modern World, Fair Winds, 2008, p.60 Google book, mentre sua madre, il cui nome non ci è stato tramandato, era una ricca nobildonna romana di origine italica.Giordane, Getica, 176; Merobaude, Carmina, iv, 42-43, e Panegirici, ii, 110-115, 119-120; Gregorio di Tours, ii.8; Zosimo, v.36.1; Chronica gallica 452, 100. Citati in Jones, p. 21.
Prima del 425 sposò la figlia dell'ex-comes domesticorum Carpilione, dalla quale ebbe un figlio cui diede il nome del nonno materno. Dopo il 432 sposò Pelagia, vedova del generale Bonifacio, da cui ebbe un figlio di nome Gaudenzio. Forse ebbe anche una figlia che sposò Traustila.Gregorio di Tours, ii.8; Prisco, frammento 8; Cassiodoro, Variae, i.4.11; Giovanni di Antiochia, frammento 201.3 e 204; Marcellino comes, s.a. 432; Sidonio Apollinare, Carmina, v.205; Idazio, 167; Merobaude, Carmina, iv (versi composti per il primo compleanno di Gaudenzio); Additamenta ad chron. Prosperi Hauniensis, s.a. 455 (unica fonte a citare Traustila come genero di Ezio. Citati in Jones, p. 21.
Ascesa al comando militare supremo d'Occidente
Da ragazzo servì probabilmente alla corte imperiale, arruolato nell'unità militare dei tribuni praetoriani partis militaris.Gregorio di Tours, ii.8; Jones, p. 21. Dal 405 al 408 fu dato in ostaggio ad Alarico I, re dei Visigoti, dal quale imparò l'arte della guerra; Alarico chiese espressamente Ezio nuovamente in ostaggio nel 408, ma questa volta gli fu rifiutato. Poco dopo, però, fu inviato come ostaggio presso Rua, re degli Unni.Gregorio di Tours, ii.8; Merobaude, Carmina, iv, 42-46, e Panegirici, ii.1-4 e 127-143; Zosimo, v.36.1
Nel 423 l'imperatore d'Occidente Onorio morì, e al suo posto l'uomo forte della corte occidentale, Castino, nominò imperatore Giovanni Primicerio; Ezio servì sotto Giovanni come cura palatii. Giovanni non fu però riconosciuto dall'imperatore d'Oriente Teodosio II, che inviò in Italia un esercito per porre sul trono suo cugino, il giovane Valentiniano III; Giovanni inviò allora Ezio presso gli Unni, allo scopo di chiedere il loro aiuto. Nel 425 Ezio tornò in Italia alla testa d'un forte contingente di Unni, ma Giovanni era stato già catturato, deposto e ucciso da Valentiniano e da sua madre Galla Placidia; non di meno Ezio attaccò con i propri Unni l'esercito romano comandato da Aspare. La presenza in Italia di un forte esercito barbarico spinse Galla Placidia a scendere a patti con Ezio, il quale strinse un accordo con il giovane imperatore e, in cambio di un comando militare, rimandò i propri uomini nelle loro terre.Cassiodoro, Chronica, s.a. 425; Gregorio di Tours, ii.8; Filostorgio, xii.4; Prospero Tirone, s.a. 425; Chronica gallica 452, 100; Giordane, Romana, 328; Jones, p. 22.
Gli anni che seguirono, caratterizzati dalla minore età dell'imperatore Valentiniano III (che aveva appena sei anni al momento dell'ascesa al trono imperiale), furono segnati dalle manovre di potere di tre personaggi forti: Ezio, Bonifacio e soprattutto Felice, oltre alla reggente Galla Placidia, che li schierò l'uno contro l'altro affinché nessuno ottenesse abbastanza potere da marginalizzare lei e l'imperatore..
Nel 425 Ezio si assicurò dunque la carica di comes et magister militum per Gallias, divenendo così il comandante supremo delle truppe stanziate in Gallia. La sua posizione era certamente inferiore a quella del patricius e magister militum Felice, ma la sua influenza sui contingenti ausiliari barbarici garantiva a Ezio una certa sicurezza e autonomia, facendone l'uomo più forte e influente in Gallia. Sempre nel 425, o nel 426, sconfisse i Visigoti che assediavano Arelate (Arles) e li costrinse a ritornare in Aquitania. Nel 428 sconfisse i Franchi, liberando del territorio da loro occupato lungo il Reno.Filostorgio, xii.4; Prospero Tirone, s.a. 425 e 428; Chronica gallica 452, 102 (s.a. 427); Cassiodoro, Chronica, s.a. 428. Citati in Jones, p. 22.
Nel 429 fu nominato magister militum; si trattava probabilmente del rango di magister militum praesentalis iunior dell'Impero d'Occidente; lo stesso grado, ma di rango senior, era tenuto all'epoca dal patricius Felice, il personaggio più potente della corte imperiale, sostenitore dell'augusta Galla Placidia. Nel maggio 430 Ezio accusò Felice di complottare contro di lui assieme alla moglie e li fece entrambi arrestare e uccidere. Morto Felice, Ezio divenne probabilmente il primo tra i magister militum, sebbene non ricevesse il rango di patricius. Sempre nel 430 sconfisse in Rezia gli Iutungi e distrusse un contingente visigoto nei pressi di Arelate, catturandone il capo, Anaolso. Nel 431 sconfisse i Norici e, tornato in Gallia, ricevette l'ambasciata di Idazio, vescovo di Aquae Flaviae, che si lamentava delle incursioni dei Suebi. Nel 432 sconfisse i Franchi, facendo pace con loro e rimandando Idazio in Spagna come ambasciatore presso i Suebi.Prospero Tirone, s.a. 429 e 430; Giovanni di Antiochia, frammento 201; Idazio, 92, 93 e 94 (s.a. 430), 95 e 96 (s.a. 431), 98 (s.a. 432); Chronica gallica 452, 106 (s.a. 430); Giordane, Getica, 176; Sidonio Apollinare, Carmina, vii.233. Citati in Jones, pp. 22-23.
In questo ruolo non passò molto prima che entrasse in conflitto col potente Bonifacio, che era stato nominato Comes Africae da Placidia. Lo storico greco del VI secolo Procopio di Cesarea sostenne che Ezio avrebbe intrigato ai danni del comes Africae, spingendolo subdolamente alla rivolta: avrebbe insinuato di fronte alla reggente che Bonifacio avesse intenzione di usurpare la porpora e separare l'Africa dal resto dell'Impero; le suggerì inoltre di mettere alla prova il comes Africae richiamandolo a Roma; a dire di Ezio una eventuale disobbedienza di Bonifacio a tale ordine sarebbe stata la prova dei suoi piani di tradimento; prima che l'ordine di richiamo nell'Urbe pervenisse a Bonifacio, il Comes Africae avrebbe ricevuto, tuttavia, una lettera da Ezio con cui gli veniva sconsigliato il ritorno a Roma, insinuando che Placidia in realtà avesse intenzione di farlo uccidere; Bonifacio, credendo alla lettera di Ezio, rifiutò di tornare nell'Urbe e sarebbe per tale motivo che fu dichiarato nemico pubblico di Roma.Procopio, III, 3. La stessa versione dei fatti è riportata dal cronista greco del VII secolo Giovanni di Antiochia. Invece il cronista coevo latino Prospero Tirone, in questo caso probabilmente più attendibile, non cita alcun presunto coinvolgimento di Ezio nella rottura tra Placidia e Bonifacio, dovuta verosimilmente anche a divergenze di natura religiosa (Placidia era cristiana ortodossa, Bonifacio invece favoriva gli eretici donatisti), attribuendo questo ruolo al generale Felice, che in effetti all'epoca godeva di un potere e di un prestigio superiori a quelli di Ezio.. Bonifacio fu nominato nemico pubblico di Roma (427), ma successivamente riottenne il favore di Galla Placidia (429).. Secondo Procopio, la riappacificazione tra Placidia e Bonifacio sarebbe stata agevolata dalla scoperta dei presunti intrighi di Ezio.
La resa dei conti tra i due potenti generali avvenne nel 432, quando Bonifacio concentrò nelle proprie mani il magisterio militare e il patriziato, di fatto superando in prestigio Ezio che era console per quell'anno e al più Magister militum. Bonifacio sbarcò in Italia richiamato da Galla, portando con sé l'esercito più grande che potesse raccogliere; Ezio, che stava organizzando un esercito con l'aiuto del re unno Rua, ritornò dalla Gallia in Italia, di fatto ponendosi come fuorilegge. I due avversari si affrontarono in campo aperto nella battaglia presso Ravenna, che vide come vincitore Bonifacio, il quale, però, morì poco tempo dopo a causa delle ferite riportate nello scontro.Prospero Tirone, s.a. 432; Chronica gallica anno 452, 109 e 111 (s.a. 432); Idazio, 99; Marcellino comes, s.a. 432; Giovanni Antiocheno, frammento 201.3 (che però afferma in maniera errata che Ezio sconfisse Bonifacio)..
Ezio, sconfitto, riparò nei propri possedimenti di campagna, ma dopo essere stato bersaglio di un fallito attentato, fuggì prima a Roma e poi presso gli Unni, passando per la Dalmazia e la Pannonia.Prospero Tirone, s.a. 432; Chronica gallica anno 452, 112 (s.a. 433); Cronaca gallica del 511, 587. Col supporto militare dei suoi alleati, l'anno successivo Ezio tornò in Italia e costrinse Galla Placidia ad accettarne il ritorno al potere: fece esiliare fuori dall'Italia il genero e successore di Bonifacio, Sebastiano;Idazio, 99. sposò la vedova del suo nemico, Pelagia, e ne ottenne i possedimenti e i contingenti militari privati.Giovanni Antiocheno, frammento 201.3. Infine, fu nominato Comes et Magister militum, il massimo rango militare d'Occidente, e ottenne finalmente il rango di patricius, conferitogli il 5 settembre 435 a Ravenna.Annales Ravennatenses, s.a. 435.
L'alleanza con gli Unni (433 – 439) Negli anni che vanno dal 433 al 450 Ezio divenne la personalità più potente dell'Impero d'Occidente. Egli continuò a curare in special modo la difesa della frontiera delle Gallie ricorrendo alla diplomazia per raggiungere un compromesso con gli invasori degli altri fronti. Nel 435, con la pace di Trigezio, l'Africa fu spartita tra Vandali e Romani, con questi ultimi che per il momento conservavano Cartagine con Byzacena e Proconsolare. Con la partenza dei Vandali per l'Africa, in Spagna erano rimasti solo gli Svevi in Galizia. Sembra che l'intervento di Ezio in Spagna si fosse limitato a negoziazioni diplomatiche con gli Svevi in modo da raggiungere a un accomodamento tra invasori e abitanti della Galizia, nonostante le pressioni esercitate da alcuni ispano-romani, che avrebbero preferito un intervento militare.. Ezio non intendeva però perdere soldati nella riconquista di una provincia poco prospera quale la Galizia e si limitò a ripristinare il dominio romano sul resto della Spagna, che ricominciò di nuovo a far affluire entrate fiscali nelle casse dello Stato a Ravenna. Il panegirico di Merobaude asserisce che in Spagna, dove prima «più niente era sotto controllo, [...] il guerriero vendicatore [Ezio] ha riaperto la strada un tempo prigioniera e ha cacciato il predatore [in realtà andatosene in Africa per propria iniziativa], riconquistando le vie di comunicazione interrotte; e la popolazione è potuta ritornare nelle città abbandonate».