Biografia Infanzia e formazione

Secondo i dati ufficiali, Grazia Deledda nacque a Nuoro, il 28 settembre 1871 alle due del mattino, quarta di sette tra figli e figlie, tra cui Nicolina Deledda,in M. Massaiu, La Sardegna di Grazia Deledda, p. 44: quattro sorelle femmine, Giovanna (6 gennaio 1874-17 gennaio 1880), Vincenza (12 dicembre 1868-27 novembre 1896), Giuseppa (19 marzo 1877-Roma 1938), Nicolina (8 maggio 1879-14 ottobre 1972); due fratelli Giovanni Santo o Santus (1864-1914) e Andrea (1866-1922) da famiglia benestante. Sebbene la data riportata nell'atto presso il registro di Stato Civile di Nuoro sia il 28 settembre, era allora usanza registrare i bambini diversi giorni dopo la nascita. La stessa scrittrice ne specifica infatti il giorno in diverse lettere indirizzate all'allora fidanzato, Andrea Pirodda: nella prima, datata 10 dicembre 1892, scrive: «Il mio compleanno cade il 27 settembre» e in un'altra dell'11 maggio 1893 ribadisce: «Io non sono certa se ho venti o ventun anni compiuti; neanche mia madre ne è certa, ma è più probabile che ne abbia ventuno che venti. Sono vecchia, non è vero? La nostra vecchia serva, che ho interrogato a proposito, dice che a lei sembra ne abbia venti; ciò che si ricorda bene è che son nata una sera verso le otto, il giorno di San Cosimo, cioè il 27 settembre. Questo lo sapevo già».

Il padre, Giovanni Antonio Deledda, era laureato in legge ma non esercitò la professione. Era un benestante imprenditore e possidente, si occupava di commercio e agricoltura; si interessava di poesia e componeva egli stesso versi in sardo; aveva fondato una tipografia e stampava una rivista. Fu sindaco di Nuoro nel 1863. La madre era Francesca Cambosu, descritta come donna di severi costumi; dedita alla casa, educò lei la figlia..

Dopo aver frequentato le scuole elementari fino alla classe quarta, Grazia fu seguita privatamente dal professor Pietro Ganga, docente di lettere italiane, latine e greche che parlava francese, tedesco, portoghese, spagnolo. Ganga le impartì lezioni di base di italiano, latino e francese.I costumi dell'epoca non consentivano alle ragazze un'istruzione oltre quella primaria e, in generale, degli studi regolari. Quella con Ganga fu anche un'amicizia diretta e profonda, testimoniata da un appassionato epistolario.Grazia Deledda, Giovanna cerina (a cura di), Un'amicizia nuorese. Lettere inedite a Pietro Ganga (1898-1905), Rubbettino, 2019 - ISBN 8849858310 Proseguì la sua formazione da autodidatta, e sviluppò un particolare amore per la letteratura greca.

Secondo alcune letture, fra cui Collu e Petrignani, Deledda avrebbe affrontato un lungo corpo-a-corpo per dar forma alle aspirazioni profonde e rispondere alla voce interiore che la chiamava irresistibilmente alla scrittura, soprattutto contro la piccola e chiusa società di Nuoro in cui il destino della donna, si è detto, non poteva oltrepassare il limite di «figli e casa, casa e figli». Reagì, Deledda, rivelando così da protagonista il travaglio della crisi epocale del mondo patriarcale contadino e pastorale, incapace ormai di contenere e promuovere le istanze affioranti nelle nuove generazioni. Il bisogno di realizzarsi in spazi sociali aperti e vasti, la progressiva coscienza delle proprie capacità e il confronto con modelli comportamentali diversi da quelli imposti poteva indurla ad assumere altre identità. Ma questo rischio era lontano dai suoi intendimenti. Se l’identità da un lato non può pensarsi stagnante, immobile e senza relazioni nutritive, dall’altro assumere l’identità di un altro significa perdere la propria, dare l’identità a un altro significa sottrargli la sua. La giovane ha seguito una strada esemplare: ha fatto esplodere le contraddizioni di una società ormai in declino (secondo le dette fonti), ma senza tradirne la radice identitaria profonda che la distingue da tutte le altre. La sua ribellione è stata interpretata come un «tradimento». Invece, tutta la sua opera testimonia l’opposto.Cfr. anche Sandra Petrignani, La scrittrice abita qui, cap. I, dedicato a Grazia Deledda.

Importante per la sua formazione letteraria, nei primi anni della sua carriera da scrittrice, fu l'amicizia con lo scrittore, archivista e storico dilettante sassarese Enrico Costa, che per primo ne comprese il talento. Per un lungo periodo scambiò delle lettere con lo scrittore calabrese Giovanni De Nava, che si complimentava del talento della giovane scrittrice. Queste missive poi si trasformarono in lettere d'amore in cui si scambiavano dolci poesie. Poi, per l'assenza di risposte da parte di Giovanni per un lungo periodo, smisero di scriversi.

La famiglia fu colpita da una serie di disgrazie: il fratello maggiore, Santus, abbandonò gli studi e divenne alcolizzato; il più giovane, Andrea, fu arrestato per piccoli furti. Il padre morì per una crisi cardiaca il 5 novembre 1892 e la famiglia dovette affrontare difficoltà economiche. Quattro anni più tardi morì anche la sorella Vincenza.

Attività letteraria giovanile

Nel 1887 inviò a Roma alcuni racconti (Sangue sardo e Remigia Helder), pubblicati dall'editore Edoardo Perino sulla rivista "L'ultima moda", diretta da Epaminonda Provaglio.Luciano Marrocu, Deledda: una vita come un romanzo, Donzelli editore, 2016 - ISBN 886843590X Sulla stessa rivista venne pubblicato a puntate il romanzo Memorie di Fernanda. Nel 1890 uscì a puntate sul quotidiano di Cagliari L'avvenire della Sardegna, con lo pseudonimo Ilia de Saint Ismail, il romanzo Stella d'Oriente, e a Milano, presso l'editore Trevisini, Nell'azzurro, un libro di novelle per l'infanzia.

Deledda incontrò l'approvazione di letterati quali Angelo de Gubernatis e Ruggiero Bonghi, che nel 1895 accompagnò con una sua prefazione l'uscita del romanzo Anime oneste.. Collaborò inoltre con riviste sarde e continentali, quali La Sardegna, Piccola rivista e Nuova Antologia. L'intervento di Bonghi (letterato, deputato e ministro della Pubblica Istruzione) fu notevole in quanto questi considerava il romanzo come inutile, dannoso, anzi uno dei maggiori strumenti del dissolvimento intellettuale e morale che attingevano la società del tempo; eppure delle anime oneste del titolo intravvide una reale onestà che lo spinse a sbilanciarsi favorevolmente.

Fra il 1891 e il 1896, sulla Rivista delle tradizioni popolari italiane, diretta da Angelo de Gubernatis, venne pubblicato a puntate il saggio Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna, introdotto da una citazione di Tolstoi, prima espressione documentata dell'interesse della scrittrice per la letteratura russa. Seguirono romanzi e racconti di argomento isolano. Nel 1896 il romanzo La via del male fu recensito in modo favorevole da Luigi Capuana, che ne scrisse anche la prefazione.Senato della Repubblica, MinervaWeb, Grazia Deledda, n. 68 (nuova serie), maggio 2022 Nel 1897 uscì una raccolta di poesie, Paesaggi sardi, edita da Speirani.

Maturità

Conclusa la tesa relazione con il maestro elementare Andrea Pirodda, il 22 ottobre 1899 si trasferì a Cagliari, in via San Lucifero (strada in cui fece abitare Anania, protagonista di Cenere); in questa città conobbe Palmiro Madesani, un funzionario del Ministero delle finanze, che sposò a Nuoro due mesi dopo, l'11 gennaio 1900, portata all'altare dallo zio prete Salvatore Cambosu, essendo il padre morto da tempo. Madesani era originario di Cicognara di Viadana, in provincia di Mantova, dove anche Grazia Deledda visse per un periodo. Dopo il matrimonio, Madesani lasciò il lavoro di funzionario statale per dedicarsi all'attività di agente letterario della moglie. La coppia si trasferì a Roma nel 1900, dove condusse una vita appartata. Ebbero due figli, Franz e Sardus.

Nel 1903 la pubblicazione di Elias Portolu la confermò come scrittrice e l'avviò a una fortunata serie di romanzi e opere teatrali: Cenere (1904), L'edera (1908), Sino al confine (1910), Colombi e sparvieri (1912), Canne al vento (1913), L'incendio nell'oliveto (1918), Il Dio dei venti (1922). Da Cenere fu tratto un film interpretato da Eleonora Duse. La prima candidatura al Premio Nobel per la letteratura, sul quale si discusse presso l'apposita commissione dell'Accademia di Svezia, data al 1913. Uno dei più convinti sostenitori delle ripetute candidature di Deledda fu Carl Bildt, ambasciatore di Svezia a Roma e membro dell'Accademia, ma la prima fu proposta da Karl August Hagberg, che aveva tradotto Deledda in svedese.

La sua opera fu apprezzata da Giovanni Verga, oltre che da scrittori più giovani come Enrico Thovez, Emilio Cecchi, Pietro Pancrazi, Antonio Baldini.Mario Miccinesi, Notizie biografiche, in Grazia Deledda, Edizioni Il Castoro, 1975, p. 118. Fu riconosciuta e stimata anche all'estero: David Herbert Lawrence scrisse la prefazione della traduzione in inglese de La madre. Deledda fu anche traduttrice: è sua infatti una versione in lingua italiana di Eugénie Grandet di Honoré de Balzac.

Dal 1909 le sue opere furono illustrate da Giuseppe Biasi, con il quale intrattenne anche un carteggio.Centro di Studi Filologici Sardi, Lettere e cartoline di Grazia Deledda a Giuseppe Biasi

Grazia Deledda, fuori dall'isola, era solita stringere amicizia e confrontarsi con personaggi internazionali, anche di piccolo calibro, che solevano frequentare il suo salotto. Fu anche una donna sensibile al sociale, insegnò lettere all'Asilo Lazio, creato dalla Società Podistica Lazio nel 1915.

Prima donna candidata al Parlamento italiano Nel marzo del 1909, alla presentazione delle liste per le elezioni alla XXIII legislatura del Regno d'Italia, il nome di Grazia Deledda comparve al collegio di Nuoro della Camera per il Partito Radicale Italiano. Non solo si trattava della prima volta che una donna veniva candidata,Messaggero Sardo, Grazia Deledda la prima candidata , di Eugenia Tognotti, marzo 1988 ma ancora le donne in Italia non potevano votare, malgrado la questione fosse oggetto di sempre più vivo pubblico dibattito.Peraltro, al suffragio universale maschile ci si avvicinerà solo con la successiva XXIV legislatura. Perciò la candidatura è stata interpretata come una provocazione, per il suffragio femminile e contro il candidato 'ministeriale', l'avvocato di Orani Antonio Luigi Are, e fu accompagnata da polemiche sulla stampa non solo locale. Su La Tribuna, ad esempio, Giuseppe Piazza dubitava che la scrittrice potesse avere qualità adatte al ruolo in quanto "anziché un'adeguata preparazione per presieder domani una qualche Commissione di bilancio ha impiegato la sua vita in due cose, a scriver romanzi e a partorire degli ottimi figliuoli... Due cose delle quali l'ultima soprattutto è troppo grande per darle tempo e volontà di essere femminista e «deputata»".La Tribuna, "La prima candidata! Grazia Deledda a Nuoro", di Giuseppe Piazza, 7 marzo 1909 Il partito l'aveva invece selezionata sulla base di alcuni requisiti fra cui buona cultura, rispettabile posizione sociale, trasversalità nei consensi elettorali, e si ipotizza che fra i sostenitori vi fossero, oltre al poeta Sebastiano Satta, anche ambienti di Roma, città in cui Deledda viveva ormai da 9 anni.L'Ortobene, Cronaca di una incomprensione, di Francesco Mariani, 29 Novembre 2021

Ad esito della consultazione, Deledda ottenne 34 voti, di cui 31 contestati;Avanti!, I risultati delle elezioni di ieri, 8 maggio 1909. vinse l'avvocato Are, la cui elezione dovette però essere ripetuta.L'elezione fu annullata su proposta della Giunta delle elezioni in quanto al giorno del voto non erano ancora trascorsi i richiesti 6 mesi dalla cessazione dalle funzioni di sindaco di Nuoro; si vedano i relativi Atti Parlamentari. Are fu rieletto e poté prestare giuramento il successivo 27 giugno 1909 (Atti Parlamentari relativi).

Il premio Nobel