Rovigo (; ) è un comune italiano di abitanti, capoluogo della provincia omonima nel Veneto.
Geografia fisica Territorio Il comune di Rovigo si estende tra l'Adige a nord e il Canalbianco a sud, con l'eccezione della frazione di Fenil del Turco, che è situata tra il Canalbianco e lo scolo Zucca; si trova a circa 41km dalla costa del mare Adriatico.
Il territorio è estremamente pianeggiante e l'altitudine varia tra i 5 e gli 8 metri sul livello del mare. È attraversato dall'Adigetto e da numerosi canali artificiali che servono sia per la bonifica idraulica sia per l'irrigazione. Tra questi il Ceresolo, il Rezzinella, il Valdentro, l'Adigetto, il Canalbianco, il Pontecchio, lo Zucca segnano, in alcuni tratti, i confini del comune; il Collettore Padano Polesano attraversa la frazione di Fenil del Turco.
Il terreno è di formazione alluvionale e per quanto concerne l'attività agricola vi si coltivano prevalentemente cereali e prodotti orticoli, in particolare l'aglio polesano.
Il comune di Rovigo confina (in senso orario): a nord con i comuni di Barbona, Vescovana, Boara Pisani e Anguillara Veneta; a est con i comuni di San Martino di Venezze, Villadose e Ceregnano; a sud con i comuni di Crespino, Pontecchio Polesine e Bosaro; a ovest con i comuni di Arquà Polesine, Costa di Rovigo, Villanova del Ghebbo e Lusia.
Clima
Il comune di Rovigo si trova nella zona climatica "E" (tra 2101 e 3000 GG) e nella zona sismica "3" (sismicità bassa).
Posizionata nella pianura Padano-Veneta, Rovigo presenta un clima piuttosto subcontinentale. A meno di 40 km ad Est della città si trova il mar Adriatico, il quale esercita a volte una certa mitigazione. Le zone di campagna e di periferia attorno al centro risentono dell'inversione termica, con formazione di brinate nelle notti di inverno. L'area urbana sperimenta una discreta isola di calore. Tra inizio autunno e prima primavera, è frequente la formazione di foschie dense o nebbie, specialmente in occasione di continui o potenti anticicloni. In inverno, in caso di irruzioni fredde specie dalla porta della Bora, fino ai primi anni 2010 si sono registrati veri e propri blizzard con buone nevicate. Tra le cause anche l'inversione termica, chiamata in gergo cuscinetto Padano. L'ultima nevicata degna di nota risale all'ondata di freddo di fine febbraio 2018 con un accumulo di circa 10 cm.
Le estati sono molto calde con disagi dovuti all'alto tasso di umidità accentuati dall'afa, intervallati da temporali anche forti che possono produrre grandine e tornado. Le precipitazioni seguono andamenti abbastanza irregolari, specie negli ultimi anni, con picchi massimi tra autunno e primavera (talvolta d'estate in caso dei temporali) e minimi in inverno.
Accumuli nivometrici importanti Si nota nella zona un andamento degli accumuli nevosi generalmente irregolare, con fasi alternanti di decenni in decenni, dal 1960 fino agli anni 2010. Si parte dai 30 cm degli anni '60, ai 19 cm degli anni '70, 27 cm degli anni '80, 7 cm degli anni '90 ed infine 21 cm degli anni 2000.
A Rovigo nella stagione 1962/1963 caddero 43 cm di neve, la stagione 1963/1964 55 cm.
Inoltre, si ricordano i notevoli accumuli durante l'estrema ondata di freddo del gennaio 1985: tra il 4 ed il 6 gennaio caddero sui 18 cm, tra il 9 e l'11 dello stesso mese 10 cm come a Verona e Parma e tra il 13 ed il 17 gennaio altri 32 cm di neve. Dal 1960/61 al 2009/10 proprio l'inverno 1984/85 fu il più nevoso con 64 cm totali.
Origini del nome Citato per la prima volta nell'838 come Rodigo e poi come Rudi e Ruuigo, il toponimo sembra essere in relazione con il nome personale germanico Hrodico.
Secondo gli eruditi del passato, esso deriverebbe invece dal greco rhodon "rosa" (nellOrlando furioso Ludovico Ariosto descrive la città come «la terra il cui produr di rose / le dié piacevol nome in greche voci»), il che lo ricollega alla leggenda che vorrebbe il Polesine colonizzato da un gruppo di Achei capitanati da Diomede. La tradizione ha valso a Rovigo il titolo di "Città delle rose".
Storia Alcuni reperti archeologici documentano la presenza di un insediamento di età romana all'interno dell'area occupata dall'attuale centro cittadino. Tuttavia nel territorio comunale o nelle aree immediatamente prossime, i primi insediamenti stabili risalgono al II millennio a.C. Un importante villaggio della tarda età del Bronzo (XII sec. a.C.), collegato alla cosiddetta "via dell'ambra", è quello di Campestrin di Grignano Polesine. Nell'età del Ferro (VI e V a.C.), nell'area di Rovigo fu attivo un insediamento collegato all'etrusca Adria, come documenta la necropoli di loc. Balone. I materiali archeologici sopracitati sono conservati presso il Museo dei Grandi Fiumi di RovigoMuseo dei Grandi Fiumi di Rovigo.
Il primo documento storico sicuramente attendibile sulla città è dunque quello del 24 aprile 838, dove Rovigo viene definita in latino villa que nuncupatur Rodigo, ossia "borgo [rurale] detto Rodigo". Nel 920 il vescovo di Adria Paolo Cattaneo fece costruire una fortificazione in questo borgo per trasferirvi temporaneamente la sede vescovile al riparo dalle scorrerie ungare. Questa prima fortificazione fu completata nel 954.
Gli Estensi erano presenti a Rovigo già nel 1117 e furono presumibilmente loro a promuovere l'ampliamento della fortificazione nel XII secolo, quando l'abitato di Rovigo si estendeva già su entrambi i lati dell'Adigetto, tombato nel 1937, che all'epoca era un vero e proprio fiume. Il maschio del castello, conosciuto come torre Donà, alto 66 metri è una delle più alte torri medievali italiane. Il dominio estense su Rovigo fu ufficializzato dall'Imperatore Enrico VI nel 1194, che ne nominò conte Azzo VI; a parte brevi parentesi, Rovigo rimase estense per quasi tre secoli.
Il XV secolo fu tormentato per Rovigo e tutto il Polesine, conteso dalla Repubblica di Venezia che cominciava in quel periodo a espandersi verso la terraferma. Durante i fatti della Guerra del sale, nel 1482 i Veneziani entrarono definitivamente a Rovigo, e a parte la parentesi della Lega di Cambrai (1508–1511) ne mantennero il dominio per circa tre secoli. Per imprimere l'impronta della Repubblica, fu costruita in piazza Maggiore (l'attuale piazza Vittorio Emanuele II) la torre civica in cui fu trasferita la campana che aveva suonato nel maschio del castello; nel 1519 fu innalzata anche la colonna con il Leone di San Marco.
Alla fine del XVI secolo la Serenissima celebrò il proprio dominio edificando su progetto del bassanese Francesco Zamberlan il tempio della Beata Vergine del Soccorso, noto col nome di Rotonda, il cui interno è decorato con tele di elevato valore artistico e allegorico, raffiguranti i podestà veneziani che governarono su Rovigo fino agli anni 1660.
Durante il XVIII secolo fu ampliato il duomo la cui facciata rimase incompiuta; l'edilizia privata produsse piccoli capolavori come il palazzo Roncale e il palazzo Angeli. In questo periodo il borgo S. Bortolo cominciò ad assumere una sua identità di quartiere fuori porta. Rovigo conservò la sua pianta pentagonale circondata dalle mura e attraversata dall'Adigetto (che nei secoli perse progressivamente di importanza).
All'inizio del XIX secolo, in seguito alla caduta della Repubblica di Venezia e all'instaurarsi della dominazione francese, Rovigo conobbe un rinnovato impulso sociale e culturale alla crescita e allo sviluppo. In piazza Maggiore si trovò finalmente il posto per una sede di prestigio all'Accademia dei Concordi. Venne demolita la storica chiesa di Santa Giustina e al suo posto nacque la piazza minore ora intitolata a Giuseppe Garibaldi; affacciati su questo nuovo spazio pubblico nacquero in seguito, durante la dominazione austriaca, il teatro Sociale e il palazzo della borsa commerciale. Vennero abbattute quattro delle sei porte di accesso alla città e le fosse furono trasformate in passeggi pubblici per promuovere lo sviluppo della città all'esterno delle mura estensi.
L'economia era ancora prevalentemente basata su agricoltura e allevamento; il cavallo polesano divenne famoso in tutta Europa come la migliore razza di cavalli per il traino di carrozze. L'annessione al Regno d'Italia diede la spinta definitiva allo sviluppo; nel 1866 la città risentì favorevolmente della costruzione della linea ferroviaria Padova-Rovigo, subito prolungata verso Ferrara.
Nel 1927 il territorio del comune fu allargato, inglobando i territori fino a quel momento autonomi di Boara Polesine, Buso-Sarzano, Sant'Apollinare con Selva, Borsea, Grignano di Polesine e Concadirame. Inoltre, la costituzione del quartiere della Commenda e del nuovo centro sanatoriale favorirono lo sviluppo della città a nord, mentre a sud-ovest la località Tassina ormai diventava un quartiere periferico della città.
Nel 1938 il corso dell'Adigetto, ormai ridotto a un corso d'acqua di scarsa importanza, fu deviato a ovest; il progetto era quello di creare al suo posto una grandiosa via di celebrazione in stile fascista. Il progetto fu realizzato solo parzialmente, interrotto dalla seconda guerra mondiale; tra gli edifici costruiti, spiccano per imponenza e stile di realizzazione il palazzo delle poste e il palazzo INA. Il castello nel dopoguerra venne trasformato in giardino pubblico; il gruppo delle "due torri" sopravvissute nella cittadella diventò così uno dei simboli della città.
A partire dagli anni 1950 e 1960, Rovigo ha avuto un notevole sviluppo, sia come tradizionale mercato agricolo, sia come centro industriale, favorito dall'inserimento del Polesine nelle zone a economia depressa; furono costituiti la nuova parrocchia e quartiere di San Pio X per l'espansione della città a ovest, fu costruita la chiesa della Commenda e il quartiere fu ampliato ulteriormente a est; nel territorio a sud-est compreso tra l'abitato e la frazione di Borsea si è sviluppata un'organica zona industriale, che ora ha uno sbocco naturale sul porto appena realizzato sul Canalbianco.
A partire dagli anni 1980 è iniziato il recupero del patrimonio urbanistico e architettonico del centro cittadino.
In tempi recentissimi si sono sviluppati il nuovo polo ospedaliero a est e la zona commerciale a nord della città, dove si sono stabilite anche le sedi della Fiera e dell'Università.
Si sta infine completando in questi anni il recupero urbanistico dell'ex ghetto ebraico, incominciato negli anni 1930.
Grazie alla categorizzazione come zona depressa, durante gli ultimi due decenni del XX secolo ha beneficiato di una positiva spinta economica che ha sradicato il capoluogo e parte della provincia dalla dipendenza dall'economia agricola. Un buon numero di industrie manifatturiere si sono sviluppate nella zona industriale della città.
Simboli Lo stemma di Rovigo è stato riconosciuto con decreto del Capo del Governo del 7 ottobre 1938.
Le tre torri, tradizionale emblema del Polesine, sono sormontate dal leone di San Marco, inequivocabile simbolo della Repubblica di Venezia. La partizione d'argento e di verde rappresenterebbe la fertile pianura della regione. Il gonfalone è un drappo interzato in fascia di azzurro, di bianco e di verde.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose