I Borromeo sono un'importante famiglia della nobiltà milanese. Di origine mercantile toscana, documentati a San Miniato dalla fine del XIII secolo, dopo la fallita rivolta della cittadina contro Firenze del 1367-1370 si stabilirono a Milano e a Padova, dove fecero fortuna con la mercatura e con il banco; con Vitaliano I Borromeo, tesoriere ducale e conte di Arona dal 1445, entrarono nell'aristocrazia del Ducato di Milano. Per secoli la famiglia ebbe forte influenza sulla città di Milano e sulle zone del Lago Maggiore, dove i suoi feudi formarono il cosiddetto "Stato Borromeo", smantellato solo dall'occupazione napoleonica del 1797; dal 1916 il capo della casata porta il titolo di principe di Angera.

Tra i membri più noti della casata si possono ricordare il cardinale Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano venerato come santo dalla Chiesa cattolica, e il cardinale Federico Borromeo, fondatore della Biblioteca Ambrosiana e immortalato da Alessandro Manzoni nel romanzo I promessi sposi. Dallo stemma familiare prendono nome gli anelli borromei, noti dalla topologia alla fisica nucleare.

Storia Origini Le notizie relative alla famiglia risalgono alla fine del XIII secolo, quando i suoi membri sono documentati a San Miniato al Tedesco (nell'attuale provincia di Pisa), dove appartenevano al ceto mercantile e portavano il cognome de' Buonromei o Borromei.Le origini documentate della famiglia partono da San Miniato; l'ipotesi di una precedente origine romana, suggerita dal solo cognome (romeo indicava nel Medioevo il pellegrino diretto a Roma), è priva di riscontri documentari. Cfr. e .

Alla vigilia dello scontro con Firenze il personaggio di maggior rilievo era Filippo di Lazzaro Borromei, fra gli uomini più ricchi della cittadina: i registri sanminiatesi anteriori al 1368 indicano nel prestito di denaro una delle sue principali fonti di reddito, e i profitti risultano investiti in un vasto patrimonio fondiario, con un mulino sul fiume Elsa, due torri, oltre due dozzine fra case e cascine e più di 1.200 staiora (circa 146 ettari) di seminativo, mentre i beni che egli deteneva a Firenze erano valutati nel 1370 oltre 2.000 fiorini. Filippo aveva sposato Talda Lascaris di Tenda, sorella maggiore di quella Beatrice di Tenda che avrebbe sposato prima il condottiero Facino Cane e poi, nel 1412, il duca Filippo Maria Visconti: un legame che spiega la successiva scelta di Milano come rifugio di parte della famiglia e forse gli stessi motivi politici della partecipazione di Filippo alla rivolta.

A causa delle lotte tra Firenze e i presidi ghibellini in Toscana, negli anni 1367-1370 San Miniato si ribellò infatti al dominio fiorentino; Filippo fu tra i capi della rivolta e, caduta la cittadina, venne catturato e messo a morte dai Fiorentini nel 1370. La sconfitta disperse la famiglia fuori dalla Toscana: la vedova Talda riparò con i figli dapprima a Padova, dove uno di loro, Andrea, già studiava diritto e dove si stabilirono anche Borromeo e Alessandro, in seguito attivi con un banco proprio a Venezia; il più giovane, Giovanni, rimase invece a Milano, dove ottenne la cittadinanza nel 1395, costruì con il commercio e con il cambio il banco Borromei e giunse alla carica di tesoriere generale della città. Un ramo della famiglia si professò invece guelfo e si stabilì a Firenze, tenendovi a lungo case, palazzi e ville.

A Padova si celebrano le nozze tra Margherita Borromeo e Giacomo Vitaliani, che era stato ambasciatore della città presso Venezia. Giacomo era ricco esponente della famiglia Vitaliani, che vantava, benché senza prove storicamente accettabili, la discendenza da santa Giustina di Padova, la santa martirizzata sotto Diocleziano nel 303.

Nel 1409, alla morte di Giacomo Vitaliani, che aveva sperperato il patrimonio di famiglia, il figlio Vitaliano Vitaliani fu adottato dallo zio materno, Giovanni Borromeo, privo di figli, con l'obbligo di assumerne il cognome.Galli-Monferrini, pp. 18-19.La data dell'adozione non è concorde nelle fonti: il progetto di ricerca sul banco Borromei la colloca attorno al 1406-1408, all'epoca delle nozze di Vitaliano con Ambrogina da Fagnano, mentre il Dizionario Biografico degli Italiani data al 1431, anno della morte di Giovanni, l'atto formale di adozione che comportava il diritto alla successione. Cfr. e . Vitaliano divenne così il capostipite della famosa famiglia milanese, con il nome di Vitaliano I Borromeo.

XV secolo Vitaliano I Borromeo continuò i commerci dello zio aprendo due nuove filiali della banca a Burgos e a Barcellona e nel 1416 acquistò la cittadinanza milanese venendo creato nel 1418 tesoriere del ducato di Milano. Vitaliano inoltre nel 1432, fortificò il suo palazzo fuori città (l'attuale castello di Peschiera Borromeo) e tra il 1439 e il 1440, gli furono concessi dal Duca di Milano, Filippo Maria Visconti vari feudi, tra cui quello di Arona sul Lago Maggiore, sul quale, nel 1445, gli venne concesso il titolo di Conte di Arona. Si guadagnò poi anche il favore di Francesco Sforza, che gli donò altri feudi tra cui quello di Angera nel 1449.

Da Vitaliano I discesero altri grandi personaggi della famiglia.

Il figlio di Vitaliano, Filippo Borromeo (1419-1469), venne favorito notevolmente da Francesco Sforza, che lo nominò suo consigliere di fiducia e gli consentì di aprire filiali della sua banca a Barcellona ed a Londra. Nel 1461 venne nominato Conte di Peschiera.

Il figlio di Filippo, Giovanni I "Il Giusto" (1439-1495), fu vincitore a Crevoladossola di Svizzeri e Vallesani nella battaglia presso il ponte di Crevola il 28 aprile 1487.

Nel 1497 Ludovico il Moro, elevò Angera da borgo a città e mise ivi la sede del Capitano del Lago Maggiore e concesse il diritto di mercato e due Fiere annuali. Il Moro riconobbe agli angeresi anche importanti esenzioni dai dazi sulle merci che circolavano sul lago Maggiore, a danno dei Borromeo che di tali dazi erano titolari.

"Stato Borromeo" L'insieme delle terre appartenute al re dei Longobardi Desiderio, indi all'imperatore Federico Barbarossa,Canetta, p. 36Grassi-Manni, p. 58 situate intorno al lago Maggiore, costituirono, tra il XIV e XV secolo, lo "Stato Borromeo",Annoni, pp. 27-101 vasto più di mille chilometri quadrati, con Arona ed Angera sedi del Conte e Marchese.

Era ripartito in dieci podesterie: Mergozzo, Omegna, Vogogna, Val Vigezzo, Cannobio, Intra, Laveno, Lesa, Angera e Arona. Il podestà di Arona era il delegato comitale anche per le funzioni giurisdizionali, dato che le proprietà borromaiche non dipendevano dalla giustizia ordinaria di Novara e di Milano. Il territorio, che era stato affidato in comodato dal Barbarossa e poi da Federico II di Svevia a feudatari locali,Le Isole Borromee, p. 152Pisoni, p. 35 era scarsamente popolato, ma permetteva da parte del signore il controllo della navigazione lacustre e l'introito daziario che veniva incamerato ad Arona.

Collocato al limite nord-occidentale del ducato di Milano e confinante con la Svizzera, conquistò un determinante ruolo strategico per il gran numero di siti fortificati, la disponibilità di un esercito locale, il sostegno dell'aristocrazia del posto. Il vasto feudo ebbe una lunga vita e solo l'occupazione napoleonica nel 1797 riuscì a smantellarlo. I Borromeo, però, conservarono il patrimonio immobiliare.Canetta, pp. 35-37

XVI secolo Si ricordano poi i tre figli di Giovanni I: Giberto Borromeo (1460-1508), Lancillotto Borromeo (1473-1513) e Ludovico Borromeo (1468-1527) che, quando Ludovico il Moro cercò di ottenere con la forza il castello di Domodossola che era controllato dai Borromeo, si opposero fermamente. Ad Arona, feudo della famiglia, venne poi concordata il 10 aprile 1503 la pace tra la Francia e Milano nonché quella tra Milano e la Confederazione Elvetica. Con la cacciata degli Sforza e l'ascesa di Luigi XII di Francia, i Borromeo assieme ad altre casate come i Trivulzio ed i Pallavicino, ottennero ancora più potere a Milano. Lancillotto è, inoltre, ricordato per aver acquistato la proprietà di Isola Madre nel 1501.

Nel 1519 Ludovico Borromeo scaccia la famiglia Malpaga dai castelli di Cannero, al confine con la Svizzera e dà inizio alla costruzione della fortezza detta Vitaliana, in onore del capostipite della famiglia.In pochissimo tempo la fortificazione fu completata, ma divenuta in poco tempo inutile dal punto di vista militare fu abbandonata nel secolo successivo..

Dal 1535 Angera, come tutto il Ducato di Milano, passò sotto il dominio spagnolo, e fu nuovamente concessa in feudo ai Borromeo, almeno fino al 1577, quando tornò a dipendere direttamente dal governo di Milano.

Dei figli di Ludovico ricordiamo Camillo I Borromeo (m. 1549), governatore di Como e poi di Pavia. Sposò nel 1529 la contessa Corona Cavazzo della Somaglia da cui ebbe tre figli: Barbara (1538-1572), Giustina (1540-1593) e Giovanni Battista (??-1577). Giovanni Battista I Borromeo fu Signore di Cannobio e sposò Giulia Sanseverino. La figlia Barbara sposò Camillo I Gonzaga, sovrano della Contea di Novellara nel 1555.

Dei figli di Giberto ricordiamo Federico Borromeo (1492-1528) che sposò Veronica Visconti di Somma ed ebbe 3 figli tra cui: Giberto II Borromeo (1511-1558), governatore del Lago Maggiore, e Giulio Cesare Borromeo (1517-1572).

Di Giberto II furono figli: Carlo Borromeo (1538-1584), arcivescovo e cardinale italiano, santo della Chiesa cattolica, e Federico II Borromeo (1535-1562), principe di Oria e marito di Virginia della Rovere (figlia del duca di Urbino e "pretendente" del ducato di Camerino). Tra le figlie di Giberto II ricordiamo Camilla Borromeo moglie di Cesare I Gonzaga, principe di Molfetta, duca di Ariano e signore della contea di Guastalla di cui Camilla fu reggente per il figlio Ferrante II Gonzaga (primo duca sovrano di Guastalla).

XVII secolo

Dei figli di Giulio Cesare Borromeo, vi furono Renato I Borromeo (1555-1608), chiamato dal governatore di Milano, Carlo d'Aragona Tagliavia, a ricoprire incarichi di rilievo nella politica del ducato venendo sfruttato per le sue naturali dote oratorie come ambasciatore, e il cardinale Federigo Borromeo (1564-1631), uomo di chiesa di manzoniana memoria che resse le sorti di Milano e ne improntò la vita politica e culturale, ribadendo l'opera del cugino San Carlo.

Tra i figli di Renato I ed Ersilia Farnese vi furono Giulio Cesare Borromeo (1590-1638), valido uomo di guerra, e Carlo III Borromeo (1586-1652), che fu il primo ideatore dei lavori di trasformazione dell'Isola Bella sul Lago Maggiore.

Nel 1623 il Cardinale Federigo Borromeo acquistò nuovamente il feudo, con il titolo di Marchese di Angera, per sé e per i propri nipoti, tenendo il titolo di Conte di Arona come titolo sussidiario che, ancora oggi, solitamente viene concesso al primogenito del capo della casata. Il Cardinale, che fu capace di ricreare con gli angeresi un rapporto di fiducia, ricostituì la Collegiata nella chiesa di S. Maria Assunta con un Capitolo di sei canonici. Il Cardinale ottenne inoltre per gli angeresi la libertà di pesca: nel 1623 il re Filippo IV di Spagna concesse infatti l’uso civico di pesca agli abitanti di Angera e di Ranco, ancora oggi in vigore.

Tra i figli di Giulio Cesare, da ricordare il cardinale Federico Borromeo (1617-1673).