Lokapi (Okapia johnstoni ) è un mammifero artiodattilo giraffide originario del settore nord-orientale della Repubblica Democratica del Congo in Africa centrale. Nonostante presenti una serie di striature che ricordano molto quelle delle zebre, è imparentato con le giraffe; sia l'okapi che le giraffe sono le uniche specie viventi della famiglia Giraffidae.
L'okapi misura circa 1,5 metri d'altezza al garrese e ha una lunghezza media di circa 2,5 metri. Il suo peso varia tra i 200 e i 350 chilogrammi. È dotato di un lungo collo e di grandi orecchie flessibili. Il manto ha una colorazione variabile dal cioccolato al bruno rossastro; su di esso spicca nettamente il bianco delle caviglie e delle strisce orizzontali e degli anelli che cingono le zampe. I maschi sono dotati di brevi corna ricoperte di pelo chiamate ossiconi, che misurano meno di 15 centimetri di lunghezza. Nelle femmine, invece, gli ossiconi sono assenti: al loro posto sono dei ciuffi di pelo.
Gli okapi sono prevalentemente diurni, ma possono essere attivi anche nelle ore notturne. Essenzialmente solitari, si incontrano unicamente per accoppiarsi. Gli okapi sono erbivori e si nutrono di foglie e boccioli di albero, erba, felci, frutta e funghi. La fregola nei maschi e l'estro nelle femmine non dipendono dalla stagione. In cattività, il ciclo estrale si ripete ogni 15 giorni. Il periodo di gestazione è lungo circa 440-450 giorni, trascorsi i quali nasce di solito un unico piccolo. Il piccolo rimane nascosto nel folto della foresta, e la madre lo allatta di rado. I giovani iniziano ad assaggiare cibi solidi a partire dai tre mesi, e lo svezzamento ha luogo a sei mesi.
Gli okapi vivono nelle foreste a baldacchino a un'altitudine di 500–1500 metri. Sono endemici delle foreste tropicali della Repubblica Democratica del Congo, più precisamente delle sue regioni centrali, settentrionali e orientali. L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) classifica l'okapi tra le specie in pericolo. Tra i principali fattori che ne minacciano l'esistenza figura la perdita dell'habitat, a causa dell'industria del legname e dell'avanzata degli insediamenti umani. Anche la caccia intensa, per la carne e per la pelle, e le estrazioni minerarie illegali hanno contribuito al declino della popolazione. Nel 1987, con lo scopo di proteggere le popolazioni di okapi, è stato istituito l'Okapi Conservation Project. Fu creduto estinto nel lontano 1901, ma fu riscoperto 25 anni fa, nel 2001.
È anche l'animale nazionale della Repubblica Democratica del Congo.
Etimologia e tassonomia
Anche se l'okapi rimase sconosciuto al mondo occidentale fino al XX secolo, alcuni esemplari potrebbero essere stati raffigurati agli inizi del V secolo a.C. sulla facciata della Apadana a Persepoli, un dono dalla processione etiope all'impero achemenide.; . The Oriental Institute identifies the subject as an Okapi with a question mark.
Per anni, i primi europei che giunsero in Africa udirono dai locali lstorie di un animale chiamato "l'unicorno africano". L'animale venne portato all'attenzione europea propria grazie alle speculazioni sulla sua effettiva esistenza, trovata in articoli di stampa che coprivano i viaggi di Henry Morton Stanley, nel 1887. Nel suo diario di viaggio durante la sua esplorazione del Congo, Stanley menzionò una specie d'asino che i nativi chiamavano atti, che gli studiosi hanno successivamente identificato come okapi. Gli esploratori potrebbero aver intravisto di sfuggita la parte posteriore striata dell'animale mentre fuggiva nella vegetazione, portando a supporre che l'okapi fosse una sorta di zebra della foresta pluviale.
Quando il commissario speciale britannico dell'Uganda, Sir Harry Johnston, scoprì che alcuni pigmei del Congo erano stati imprigionati da uno showman che voleva farli esibire nel suo show, li liberò e promise di riportarli alle loro case. I pigmei alimentarono la curiosità di Johnston per l'animale menzionato nel libro di Stanley. Johnston rimase perplesso dalle tracce dell'okapi che gli indigeni gli mostrarono; Johnston, infatti, si aspettava di essere sulle tracce di una specie di cavallo che abitava le foreste, ma le tracce erano di una bestia dotata di due zoccoli.
Sebbene Johnston non riuscì mai ad avvistare un okapi, riuscì ad ottenere dei pezzi di pelle striati ed un cranio. Da questo cranio l'okapi venne correttamente classificato come un parente della giraffa; nel 1901, la specie fu formalmente riconosciuta come Okapia johnstoni.
Okapia johnstoni venne descritta per la prima volta come Equus johnstoni dallo zoologo inglese Philip Lutley Sclater, nel 1901. Il nome generico Okapia deriva dal nome Mbuba okapi o dal relativo nome lese-karo o'api, mentre il nome specifico, johnstoni, è in riconoscimento a Johnston, che per primo ha acquisito un esemplare di okapi per la scienza dalla foresta dell'Ituri.Nowak, Ronald M (1999) Walker's Mammals of the World. 6th ed. p. 1085. I resti di una carcassa furono successivamente inviati a Londra da Johnston, divenendo un evento mediatico nel 1901.
Nel 1901, lo zoologo Philip Sclater presentò alla Società Zoologica di Londra un disegno che mostrava con grande chiarezza le caratteristiche fisiche dell'animale. Riguardo allo stato tassonomico dell'animale appena scoperto si creò subito una gran confusione. Lo stesso Sir Harry Johnston lo considerava un Helladotherium, o un parente di un altro giraffide estinto. Basandosi sulle descrizioni dell'okapi fatte dai pigmei, che si riferivano a esso come a un «cavallo», Sclater battezzò la specie Equus johnstoni. Successivamente, Lankester dichiarò che l'okapi rappresentava un genere sconosciuto di Giraffidi, che ribattezzò Okapia, e assegnò alla specie il nome Okapia johnstoni.
Nel 1902, lo zoologo svizzero Charles Immanuel Forsyth Major suggerì di includere O. johnstoni tra i Palaeotragini, una sottofamiglia estinta di Giraffidi. Tuttavia, la specie venne posta in una sottofamiglia a sé, quella degli Okapiini, dal paleontologo svedese Birger Bohlin nel 1926, soprattutto a causa della mancanza di un cingolo (una cresta di smalto sulla base o sul margine della corona di un dente), una delle caratteristiche principali dei Palaeotragini. Nel 1986, Okapia venne finalmente riconosciuto come un genere strettamente imparentato con Giraffa sulla base di analisi cladistiche. I due generi, assieme a Palaeotragus, costituiscono, secondo la classificazione moderna, la tribù Giraffini.
Evoluzione
Le più antiche specie di Giraffidi fecero la loro prima comparsa in Africa nel Miocene inferiore, dopo essersi separati dai Climacoceratidi, creature dall'aspetto simile a quello dei cervi. I Giraffidi si diffusero in Europa e in Asia a partire dal Miocene medio nel corso di una prima radiazione. Un'altra radiazione ebbe inizio nel Pliocene, ma terminò con un declino nella diversità durante il Pleistocene. Varie importanti specie primitive di Giraffidi vissero più o meno contemporaneamente nel Miocene (23-10 milioni di anni fa), tra cui il Canthumeryx, il Giraffokeryx, il Palaeotragus e il Samotherium. Secondo la paleontologa e scrittrice Kathleen Hunt, da Samotherium ebbero origine sia Okapia (18 milioni di anni fa) che Giraffa (12 milioni di anni fa). Tuttavia, un altro scrittore, J. D. Skinner, sostiene che sia stato il Canthumeryx ad aver dato origine all'okapi e alla giraffa attraverso gli altri tre generi sopra elencati, e che l'okapi sia una forma vivente di Palaeotragus. L'okapi viene talvolta indicato come un esempio di fossile vivente, poiché esiste come specie da moltissimo tempo e ricorda nella morfologia forme più primitive (ad esempio il Samotherium).
Nel 2016, uno studio genetico ha scoperto che l'antenato comune delle giraffe e dell'okapi visse circa 11,5 milioni di anni fa.
Descrizione
L'okapi è un giraffide di medie dimensioni, che misura 1,5 m di altezza al garrese. La lunghezza del corpo si aggira sui 2,5 m e il peso varia tra i 200 e i 350 kg. È dotato di un lungo collo, e di orecchie grandi e flessibili. Il manto ha colorazione variabile dal cioccolato al bruno rossastro, e su di esso spicca nettamente il bianco delle caviglie e delle strisce orizzontali e degli anelli che cingono le zampe. Le striature rendono l'animale simile a una zebra. Esse forniscono un efficace camuffamento tra la fitta vegetazione. Faccia, gola e petto sono bianco grigiastro. Tra gli zoccoli, si trovano disposte delle ghiandole interdigitali, più sviluppate nei piedi anteriori. I maschi sono dotati di brevi corna ricoperte di pelo chiamate ossiconi, che misurano meno di 15 cm di lunghezza. L'okapi presenta un lieve dimorfismo sessuale: le femmine sono alte in media 4,2 cm più dei maschi, hanno il manto leggermente più rossastro e sono prive di corna; al loro posto si notano soltanto due protuberanze ricoperte di crini.
L'okapi mostra vari adattamenti all'habitat tropicale in cui vive. Il gran numero di bastoncelli nella retina facilita la visione notturna, e il senso dell'olfatto è molto sviluppato. Le grosse bolle timpaniche indicano un acuto senso dell'udito. La formula dentaria dell'okapi è I 0/3, C 0/1, P 3/3, M 3/3. I denti hanno corona bassa e cuspidi sottili, e sono perfetti per tagliare con efficacia il fogliame tenero. Il grosso intestino cieco e il colon aiutano la digestione microbica, e dal momento che il cibo passa rapidamente attraverso il tubo digerente, l'okapi digerisce le pareti cellulari in proporzioni minori rispetto ad altri ruminanti.
L'okapi si distingue facilmente dalle sue uniche parenti attuali, le giraffe. È molto più piccolo e ha una morfologia più simile a quella dei cervi e dei bovidi. Mentre nelle giraffe le corna sono presenti in entrambi i sessi, nell'okapi sono presenti solo nei maschi. L'okapi ha grandi seni palatini, caratteristica unica tra i Giraffidi. Tuttavia, proprio come le giraffe, l'okapi si muove all'ambio - cioè sollevando a ogni passo le due zampe dello stesso lato, diversamente da altri ungulati che camminano poggiando gli arti uno per volta, uno dopo l'altro - e ha una lunga lingua nera (più lunga di quella della giraffa) che usa per strappare germogli e foglie dagli alberi e per la pulizia del corpo.
Ecologia e comportamento
Gli okapi sono prevalentemente diurni, ma possono essere attivi anche nelle ore notturne. Essenzialmente solitari, si incontrano unicamente per accoppiarsi. Occupano domini vitali sovrapposti tra loro e generalmente la loro densità di popolazione è di circa 0,6 animali per chilometro quadrato. I domini vitali dei maschi misurano in media 13 km², quelli delle femmine 3–5 km². I maschi si spostano in continuazione, mentre le femmine sono sedentarie. I maschi spesso marcano il territorio e i cespugli con la loro urina, mentre le femmine utilizzano siti di defecazione comuni. La pulizia del corpo, in particolare dei lobi delle orecchie e del collo, è una pratica comune. Gli okapi spesso strofinano il collo contro gli alberi, rilasciando un essudato bruno.
Il maschio è molto protettivo nei confronti del suo territorio, ma consente alle femmine di attraversarlo per potersi alimentare. I maschi visitano i domini vitali delle femmine all'epoca della riproduzione. Nonostante sia un animale generalmente tranquillo, l'okapi può scalciare e dare testate per manifestare aggressività. Dal momento che le corde vocali sono poco sviluppate, la comunicazione vocale è ristretta soprattutto a tre tipi di suoni - una sorta di «sbuffo» (richiamo di contatto usato da entrambi i sessi), un «gemito» (emesso dalle femmine durante il corteggiamento) e un «belato» (emesso dagli infanti quando sono nervosi). Nella specie si può osservare il flehmen, un'espressione visuale in cui l'animale tira indietro il labbro superiore, mette in mostra i denti e inala attraverso la bocca per pochi secondi. Il predatore principale dell'okapi è il leopardo.
Alimentazione