Le Torricelle (Toresele in dialetto veronese) sono le colline che chiudono a nord la città di Verona. I colli sono parte integrante del paesaggio urbano fin dalla fondazione della città, i cui primi insediamenti in epoca preromana videro la luce proprio su queste alture.. Da un punto di vista orografico, le Torricelle sono l'estrema propaggine meridionale dei Monti Lessini compresa tra la Valpolicella e la Valpantena; appartengono quindi al settore delle Prealpi Venete. Oltre a vari luoghi di culto, ville e abitazioni private, sulle Torricelle si sviluppa parte della cinta muraria veronese di epoca scaligera e si trovano ancora varie fortificazioni militari realizzate durante la dominazione austriaca e diventate oggi elemento caratterizzante del paesaggio collinare e cittadino veronese.

Origini del nome

Il nome con cui i veronesi identificano le colline a nord della città, Torricelle, deriverebbe dalle quattro torri massimiliane erette tra il 1837 e il 1843 da Franz von Scholl, direttore dell'Imperiale Regio Ufficio delle Fortificazioni di Verona. Le torri, ancora esistenti, vennero costruite per chiudere a nord il complesso sistema difensivo collinare realizzato dall'impero austriaco: da qui, le artiglierie potevano battere la Valpantena, la Valdonega e la valle di Avesa. Le quattro torri a pianta circolare sorgono sulla dorsale di Santa Giuliana ed erano all'epoca visibili dalla città, essendo la vegetazione meno fitta, tanto da spingere i veronesi a identificare l'intera area collinare con questo nome...

Geografia fisica Confini e paesaggio

Per quanto sia difficile definire un confine netto tra i colli a nord di Verona e il più ampio complesso dei Monti Lessini, con il termine Torricelle si designa generalmente l'area collinare sita interamente all'interno del territorio comunale di Verona tra la Valpolicella a ovest e la Valpantena a est, e più precisamente i rilievi compresi tra l'abitato di Parona e il quartiere di Borgo Venezia. L'area si articola in vari cordoni collinari che, partendo dal Monte Comun nei pressi di Montecchio, si estendono a ventaglio in direzione nord-sud verso la pianura. Come per l'intera Lessinia, i rilievi sono intervallati da strette valli, dette vaj, attraversate da torrenti, detti "progni", che sfociano nel fiume Adige dopo aver attraversato la città: il loro corso è spesso interrato nei quartieri più densamente urbanizzati..

Procedendo da ovest verso est dopo l'abitato di Parona (frazione di Verona già compresa nella Valpolicella), si incontrano il colle di san Dionigi, il Monte Cavro con l'Eremo di san Rocchetto, la valle di Quinzano, il Monte di Villa e il Monte Ongarine che separano la valle di Quinzano da quella di Avesa, la valle di Avesa attraversata da vari progni tra cui il Borago e il Lorì (che verso monte si suddivide nei vaj Borago e Galina, separati dal Monte Spigolo), il Monte Arzan che divide il vajo Galina dalla Valpantena, il colle di Santa Giuliana e il Monte Calvo dominato dal forte San Mattia e più a sud il Colle San Leonardo con il santuario della Madonna di Lourdes, la Valdonega, il Colle San Felice e quello di San Pietro (detto anche Monte Gallo), dove si insediarono i primi abitanti di Verona, la valle di San Giovanni in Valle che ospita l'omonima chiesa romanica, e il Monte Castiglione che separa il quartiere di Veronetta da quello della Biondella e dalla Valpantena, che chiude a est l'area delle Torricelle.

La prossimità di queste valli e colline alla città di Verona ne ha favorito l'antropizzazione fino a farle diventare parte integrante del paesaggio urbano, soprattutto dopo l'annessione di vari comuni autonomi della cintura metropolitana collinare (tra cui Parona, Quinzano e Avesa) al Comune di Verona nel 1927.

Geologia

Da un punto di vista geologico, le Torricelle sono costituite da rocce calcaree la cui datazione va dall'Eocene medio all'Eocene superiore. Come i vicini Lessini, si tratta di un'area un tempo sommersa la cui emersione si verificò tra l'Oligocene e il Miocene inferiore. Nell'area sono presenti fenomeni di paleocarsismo evidenti nelle numerose cavità, grotte, doline e gallerie sotterranee, alcune abitate fin dalla preistoria, e da corsi d'acqua che sgorgano da risorgive.. Nella fascia mediana sono presenti nuclei di rocce eruttive: un filone basaltico attraversa il vajo Borago a nord di Avesa.

L'area valliva attorno ad Avesa è stata interessata in passato da un'intensa attività estrattiva di materiali usati nell'edilizia, quali la Pietra di Avesa e la Pietra Gallina, quest'ultima caratterizzata da giacimenti fossili come il più noto rosso ammonitico veronese. Le cave, ora abbandonate, sono ancora visibili sui fianchi dei monti Ongarine e Arzan.. Dalle colline si ricavava anche la cosiddetta "terra gialla" di Verona, un'ocra usata per gli affreschi in età rinascimentale..

Idrografia

L'area delle Torricelle presenta fenomeni di carsismo con corsi d'acqua superficiali di portata limitata e un'intensa circolazione idrica nel sottosuolo. Nella valle di Avesa, una sorgente carsica pedemontana è il Lorì, piccolo corso d'acqua che nasce da risorgive vicino alla frazione e poi sviluppa il suo corso solo parzialmente in superficie fino ad attraversare interrato i quartieri di Ponte Crencano e Borgo Trento e sfociare nell'Adige nei pressi del ponte Garibaldi. In epoca romana le acque del Lorì venivano convogliate nel cuore della città attraverso un acquedotto che attraversava l'Adige e proseguiva verso il foro romano (l'attuale piazza Erbe).

La valle di Avesa è attraversata anche dai progni Borago e Galina, che solcano i rispettivi vaj a nord del centro abitato per ricongiungersi nei pressi del Monte Spigolo in un unico corso. Dopo aver attraversato Avesa, il progno taglia il quartiere di Ponte Crencano e sfocia nell'Adige all'altezza della località Ca' Rotta, poco distante dall'ospedale di Borgo Trento.

A ovest, anche la valle di Quinzano è attraversata da un progno che, dopo aver tagliato in due la frazione, raggiunge la città nei pressi della località Ca' di Cozzi e sfocia nell'Adige all'altezza di Via Saval, poco prima dell'omonimo ponte.

Una maggiora portata d'acqua la si ritrova a fondo valle dove scorrono numerosi veli idrici tra cui quelli di San Dionigi, di Sommavalle, della Valdonega, della Fontana del Ferro, di castel San Pietro, del teatro romano e di San Giovanni in Valle..

Flora

Come per le vicine Valpolicella e Valpantena, il clima mite dell'area, riparata dalle correnti fredde del nord dalla corona dei Monti Lessini, ha favorito nei secoli la coltura dell'olivo, della vite, dei mandorli e dei ciliegi. Tipici del paesaggio antropico sono i terrazzamenti con muretti a secco diffusi sui fianchi delle colline, costruiti nei secoli dall'uomo per facilitare la coltivazione (localmente detti marogne)...

Nelle aree boschive, le specie arboree più diffuse sono l'orniello, la roverella e il carpino nero. Nelle zone più umide si incontrano invece il carpino bianco e il castagno. Sono presenti anche varie specie di conifere impiantate in epoca più recente (anni cinquanta del Novecento) per contenere l'erosione dei versanti collinari con scarsa vegetazione: pino nero, cipresso, pino d'Aleppo, cedro atlantico e pino domestico.

Fauna La fauna vertebrata comprende:

varie specie di mammiferi tra cui il riccio, il toporagno comune, la talpa, la lepre comune, lo scoiattolo, l'arvicola rossastra, il ghiro, il moscardino, il topo selvatico, la volpe, il tasso, la donnola e la faina;. anfibi quali il tritone punteggiato, la salamandra pezzata, il rospo comune, il rospo smeraldino, la raganella, la rana verde e la rana agile;. rettili tra cui il ramarro, la lucertola, l'orbettino italiano, il biacco, la biscia dal collare, il colubro liscio e la vipera comune; un centinaio di specie di uccelli tra cui la cinciarella, la cinciallegra, la cincia mora, il picchio muratore, la ghiandaia, lo sparviero, la poiana, la cornacchia grigia, il fringuello, il cuculo. Nel fondo dei vaj si incontrano il gheppio, il falco pecchiaiolo, il corvo imperiale, e il falco pellegrino. Sono stati avvistati anche l'aquila reale e il gufo reale. Negli uliveti nidifica il torcicollo e si incontra spesso l'upupa..

La fauna invertebrata è caratterizzata da varie specie tipiche della regione mediterranea. Sono presenti anche due specie endemiche: il Niphargus canui, un crostaceo anfipode di acque sotterranee che ha il suo habitat nella cava "il Busetto" di Quinzano, e il Lathrobium pinkeri, un coleottero stafilinide endogeo che vive nei vaj Borago e Galina..

Principali rilievi e luoghi di interesse Colle di San Dionigi Colle di modeste dimensioni tra Parona e Quinzano, dominato dall'omonima cappella medievale affiancata dall'ottocentesca villa Erbisti Rossi Chiampan, realizzata in forme neoclassiche nel 1834 e attorniata da un parco novecentesco con un laghetto artificiale alimentato dalle sorgenti della zona. Si raggiunge la cima del colle dalla strada dei Monti, traversa di via Preare, la provinciale che conduce da Verona a Parona..

Monte Cavro

Il colle che domina i quartieri periferici della Ca' di Cozzi e del Saval e chiude a ovest la valle di Quinzano è dominato dall'eremo di San Rocchetto, chiesetta in stile romanico raggiungibile da una scalinata del XVIII secolo. Alla collina era attribuita una connotazione religiosa anche in epoca precristiana: nell'età del bronzo si trovava sulla sua sommità un castelliere, luogo da cui forse si divinavano il sole e le stelle. In età medievale, la sua particolare forma ha portato la popolazione ad accostarla al monte Calvario, da cui deriverebbe il toponimo attuale, e a erigere tre croci sulla cima. Tra il XII e il XIII secolo, i pellegrini provenienti dalla Terra Santa ricavarono nella roccia una piccola cappella detta del Santo Sepolcro su cui poi si edificò la chiesa attuale nel XV secolo. Ai piedi del colle sorge invece la chiesa di San Rocco, anch'essa eretta alla fine del Quattrocento..

Monte di Villa

La piccola altura (142 m) separa a sud la valle di Quinzano da quella di Avesa. Trae il suo nome dall'omonima contrada, un tempo frazione del comune autonomo di Quinzano e oggi inglobata nel quartiere di Ponte Crencano. Nell'abitato sono state rinvenute tracce di un insediamento residenziale risalente al I secolo a.C. Il colle è dominato dalla peculiare architettura della cinquecentesca villa Rizzoni detta "el Castel" per il suo restauro neomedievale di fine Ottocento. L'edificio e la cima del colle sono raggiungibili percorrendo la strada Monte di Villa da Ponte Crencano e via Cava Bradisa dal centro di Quinzano.

Monte Ongarine (o Crocetta)

Il monte Ongarine (detto anche Longarine o Longarina, 313 m) si alza a nord degli abitati di Quinzano e Avesa e ne separa le due valli. È detto anche monte Crocetta per la croce in cemento collocata sulla cima meridionale (281 m), visibile anche dai quartieri a ovest della città. Alla base del monte si trovano varie cave, dette "i busi", da cui si è estratta fino a metà Novecento la pietra di Avesa, tufo usato come materiale da costruzione in città. Pare che lo stesso nome del monte derivi da "longarine", termine che rimanderebbe alle travi e alle colonne realizzate con la pietra qui estratta. Più a nord, la dorsale del monte chiude a ovest la stretta valle del progno Borago: in questo tratto prende il nome di monte Cossa (385 m), monte Tosato (436 m) e Maso (546 m); quest'ultimo rilievo segna il confine con il comune di Negrar. Il colle è percorso da vari sentieri che partono da via Volte Maso nella valle di Quinzano, e da via Monte Ongarine e dalla strada del Borago nella valle di Avesa.

Monte Spigolo