Con il termine verità (; ) si indica il senso di accordo o di coerenza con un dato o una realtà oggettiva, o la proprietà di ciò che esiste in senso assoluto e non può essere falso.<ref name=treccani> alla voce omonima.</ref>
I principali argomenti di dibattito riguardano da un lato la definizione e l'identificazione della verità, secondo cioè una prospettiva ontologica, dall'altro i criteri per conseguire tale verità, attinenti piuttosto all'ambito gnoseologico. Quest'ultimo può coinvolgere anche l'aspetto etico, essendo collegato con l'esigenza di onestà intellettuale, buona fede e sincerità.Karl Popper sostiene al riguardo che i princìpi posti alla base di ogni intento rivolto a ricercare la verità «sono ad un tempo principi epistemologici ed etici» (K. Popper, Come io vedo la filosofia e altri saggi, p. 107, Armando Editore, 2005).
Teorie sulla verità
La questione della verità insita in proposizioni, affermazioni, dichiarazioni, idee, convinzioni e giudizi rimanda alla necessità di individuarne i fondamenti. Per Parmenide la verità si fonda sull'indistinzione, o coincidenza, tra pensiero ed essere, tra logica e ontologia, che avrebbe contraddistinto tutto il pensiero antico: egli non attribuisce alla verità nessuna determinazione, appellandosi piuttosto al rigore logico che vede la verità rigorosamente contrapposta all'errore, per cui semplicemente l'«essere è», e il «non-essere non è».
Le caratteristiche dell'eternità e dell'immobilità del vero-essere di Parmenide saranno le stesse alla base dell'idea di Platone. Per costui la caratteristica della verità in un discorso consiste nel «dire gli enti come sono», mentre la proprietà del falso è quella di «dire come non sono».Platone, Cratilo, 385 b. Aristotele ne diede una definizione simile: «dire di ciò che è che non è, o di ciò che non è che è, è falso; dire di ciò che è che è, o di ciò che non è che non è, è vero».Aristotele, Metafisica, IV, 7, 1011 b.
Si è sostenuto in proposito il carattere tautologico di una verità così formulata, dato che nel sillogismo le premesse già contengono la deduzione. Ad ogni modo, sempre partendo dalla concezione di verità come identificazione immediata del pensiero nel suo oggetto, Aristotele è stato anche autore dell'opera di scomposizione della verità nei suoi aspetti analitici che va sotto il nome di Logica. In seguito, al tentativo di identificare ontologicamente la verità si verrà invece sostituendo il problema di stabilire un criterio per perseguirla: Epicuro la individua nella sensazione, mentre gli stoici nell'assenso catalettico.
Nell'ambito del Cristianesimo, Agostino d'Ippona trova il fondamento della verità nell'opera di illuminazione dell'anima da parte della Grazia divina. Se nella tradizione agostiniana, perpetuata da Anselmo d'Aosta, è dunque l'intelletto illuminato a fornire il criterio della verità, Tommaso d'Aquino lo rinviene piuttosto nell'oggetto da conoscere.
Nella filosofia moderna il problema gnoseologico degli strumenti di ricerca della verità diventa preponderante, soprattutto in Cartesio che individua nel cogito il metodo fondamentale per distinguere il vero dal falso; mentre Kant darà per scontata la verità preoccupandosi piuttosto delle possibilità di accesso alla verità.
Rifacendosi a Kant, Karl Popper distinguerà la verità dalla certezza, evidenziando la differenza tra la possibilità oggettiva di approdare alla verità, che può avvenire anche per caso, e la consapevolezza soggettiva di possederla, che invece non si ha mai.«Dobbiamo distinguere chiaramente tra verità e certezza. Aspiriamo alla verità, e spesso possiamo raggiungerla, anche se accade raramente, o mai, che possiamo essere del tutto certi di averla raggiunta [...] La certezza non è un obiettivo degno di essere perseguito dalla scienza. La verità lo è» (Karl R. Popper, Congetture e confutazioni, prefazione italiana, 1985).
Tipi di teorie salde e deflazionarie L'insieme delle teorie sulla verità proposte dai filosofi e dai logici possono essere raggruppate in due classi.
Le teorie che seguono hanno tutte in comune il presupposto che la verità è un concetto saldo e sicuro per la conoscenza (cosa che risulterà più chiara nel seguito): La teoria corrispondentista vede la verità come corrispondenza con la realtà. Così, un'affermazione è vera solo quando trova conferma nelle cose presenti. La teoria della coerenza vede la verità come coerenza (ovvero non-contraddittorietà) all'interno di un certo insieme di affermazioni o, più spesso, di convinzioni. Per esempio, la convinzione di una certa persona è vera solo se è coerente con tutte (o con la maggior parte) delle altre sue convinzioni. La teoria del consenso sostiene che la verità è ciò che mette d'accordo (nel presente o in un futuro prossimo) le opinioni di certi gruppi di persone specifici, quali ad esempio gli studiosi competenti in un certo ambito (come gli scienziati). il principio di autorità si appella alla tesi più autorevole, proveniente cioè da una fonte ritenuta saggia, esperta o prestigiosa, per stabilirne la validità (come ad esempio nellipse dixit). Il pragmatismo valuta la verità in base all'utilità delle conseguenze pratiche di una certa idea. Un'idea è vera, in altri termini, se – mediante le idee e gli atti che ci suscita – è capace di guidarci senza intoppi da un'esperienza ad un'altra. Il costruttivismo sociale sostiene che la verità è costruita dai processi sociali, e che essa rappresenta la lotta di potere all'interno di una comunità. Molti filosofi rifiutano l'idea che la verità sia un concetto "saldo" in questo senso. Essi sostengono che dire "2 + 2 = 4" è vera sia dire niente di più che 2 + 2 = 4, e che non c'è nient'altro da dire sulla verità oltre questo. Queste posizioni sono quasi universalmente chiamate teorie "deflazionarie" della verità (in quanto il concetto è stato "sgonfiato" della sua importanza) o anche teorie "senza virgolette" (per appuntare l'attenzione sul fatto che esse rimuovono le virgolette da ogni proposizione, come mostrato nell'esempio precedente). Il principale proposito teoretico di queste prospettive è di illustrare quei casi particolari nei quali emergono proprietà particolarmente interessanti del concetto di verità. (Vedere anche paradossi semantici e nel seguito). In questo insieme ricadono anche alcune varianti del pragmatismo, ed anche molti teorici della corrispondenza possono essere interpretati come appartenenti a questo campo.AA.VV., Archives Internationales d'Histoire des Sciences, vol. 45, edd. 134-135, Franz Steiner Verlag, 1995, p. 171.
Teorie specifiche Ciascuna di queste può essere interpretata sia come definizione della natura fondamentale della verità, sia come criterio per la determinazione dei valori di verità. Così, ad esempio, un realista può definire la verità come la corrispondenza ai fatti, e concludere che l'unico modo valido per stabilire la verità di una proposizione è controllare se essa corrisponda o meno ai fatti. In tal modo affermazioni fatte in lingue diverse, quali ad esempio (in inglese) The sky is blue e (in tedesco) Der Himmel ist blau (il cielo è blu) sono entrambe vere e, soprattutto, lo sono per lo stesso motivo, e cioè perché entrambe esprimono la stessa proposizione.
Un coerentista terrà per fermo che la verità o la falsità di una affermazione è determinata dalla sua coerenza all'interno del corpo delle conoscenze scientifiche condivise. Pierce ha proposto nei suoi ultimi scritti che la verità può essere definita come corrispondenza alla realtà, ma ricordando che la verità o la falsità di una proposizione può essere stabilita solo tramite l'accordo degli esperti.
La teoria semantica si fonda sul caso generale: 'P' è vera se e solo se P, dove 'P' è il riferimento all'affermazione (ovvero, il nome di quell'affermazione), e P è l'affermazione stessa. Il suo inventore, il filosofo e logico Alfred Tarski, pensò che la teoria semantica, per diversi motivi, non potesse essere applicata a nessuna delle lingue naturali, quali ad esempio l'italiano..
Tarski pensò alla sua teoria come a una particolare teoria della corrispondenza, nella quale si suppone che il termine situato a destra corrisponda ai fatti. Ma egli è stato anche elaboratore e fondatore di una semantica della verità, basata su "modelli", per cui le condizioni del vero sono già implicate dalle componenti del discorso.
Le teorie deflazionarie, dopo Gottlob Frege e F. P. Ramsey, dichiarano inoltre che "verità" non è il nome di qualche proprietà delle proposizioni — qualche cosa circa la quale si possa avere una determinata teoria. La convinzione che la verità sia una proprietà è solo un'illusione provocata dal fatto che il nostro linguaggio dispone del predicato "è vero", in riferimento alle cose, proprio come se la verità appartenesse loro. Tuttavia, dicono i deflazionisti, le affermazioni che sembrano predicare la verità non fanno altro che segnalare una certa concordanza con l'affermazione stessa. Per esempio, la teoria della ridondanza sostiene che asserire che una certa affermazione è vera non è altro che asserire l'affermazione stessa. Quindi, dire "La neve è bianca" è vera non è né più né meno che dire che la neve è bianca. Un secondo esempio è portato dalla teoria performativa, che sostiene che dire "La neve è bianca" è vera consiste semplicemente nell'effettuare l'atto linguistico del segnalare la propria convinzione che la neve sia bianca. L'idea che alcune affermazioni siano più vere e proprie azioni che comunicazioni non è così strana come potrebbe sembrare. Si consideri, ad esempio, che quando la sposa dice "Lo voglio" al momento opportuno della cerimonia nuziale, ella effettua con ciò l'atto di prendere quest'uomo come suo legittimo sposo; ella quindi in tal caso non sta descrivendo sé stessa prendere quest'uomo. Un terzo tipo di teoria deflazionaria è la teoria "senza virgolette" che utilizza una variante dello schema di Tarski: dire che '"P" è vera' è come dire P.
In filosofia e in teologia
Nello specifico, lo studio della verità attiene alla logica filosofica; ad essa si interessano particolarmente la metafisica, l'epistemologia, la gnoseologia, la filosofia della scienza e la filosofia del linguaggio.
L'etimologia greca
L'esigenza di ricercare la verità fu un tratto caratteristico già della filosofia greca, che per prima sollevò il problema dell'essere, ossia di ciò che veramente è. Il termine greco utilizzato per indicare la verità era , alétheia, la cui etimologia, come ha messo in luce Heidegger,Martin Heidegger, Dell'essenza della verità (conferenza del 1930 pubblicata nel 1943) in Segnavia, trad. it. a cura di F. Volpi, Adelphi, Milano 1987. significa «non nascondimento», in quanto è composta da alfa privativo (α-) più λέθος, léthos, che vuol dire propriamente eliminazione dell'oscuramento, ovvero disvelamento. Doxa è invece la verità relativa dell'opinione comune che si forma in democrazia anche a seguito della persuasione retorica e non necessariamente come inferenza logica. La verità infatti era intesa non come una semplice realtà di fatto, ma come un atto dinamico, mai concluso, attraverso cui avviene la confutazione dell'errore e il riconoscimento del falso: non un pensiero statico e definito una volta per tutte, bensì movimento di rivelazione dell'essere.
Se i sofisti, da un lato, tendevano a relativizzare il concetto dell'essere sulla base di un soggettivismo e nichilismo radicali, fu con Socrate e il suo discepolo Platone che si ebbe una forte reazione a questa concezione,Vedasi il dialogo Teeteto di Platone. facendo della verità un bisogno fondamentale dell'anima, che si distingue nettamente dalle opinioni per la sua intrinseca validità e oggettività. Ne conseguì il carattere etico della verità.