Un gruppo di pressione, colloquialmente indicato con l'anglicismo lobbyPronuncia inglese , pronuncia italiana (), è un gruppo organizzato di persone o di aziendeMa anche Istituzioni di livello inferiore a quella soggetta ad influenza: v. Rebecca Goldstein e Hye Young You, Cities as Lobbyists, American Journal of Political Science, Version of Record online: 11 APR 2017 (DOI: 10.1111/ajps.12306). che cerca di influenzare le istituzioni per favorire particolari interessi, la cui influenza può far leva su elementi immateriali, come il prestigio di cui il gruppo gode, o su elementi materiali, come il denaro di cui dispone.Bruce M. Owen, Ronald Braeutigam, The Regulation Games: Strategic Use of the Administrative Process, Ballinger Pub Co, (1978),ISBN 0884100669 ISBN 9780884100669
In genere vi sono ditte specializzate nell'offrire servizi di lobbismo, che possono svolgersi con diverse modalità, che vanno da contatti diretti con personale istituzionale a campagne propagandistiche attraverso i media, all'organizzazione di congressi scientifici, ecc. .
Il termine inglese lobby significa propriamente «loggia» (nel senso di «tribuna [parlamentare riservata al pubblico]»).Vocabolario Treccani online"... «tribuna del pubblico (in aule parlamentari)» ... per definire quei gruppi di persone che, senza appartenere a un corpo legislativo e senza incarichi di governo, si propongono di esercitare la loro influenza su chi ha facoltà di decisioni politiche, per ottenere l’emanazione di provvedimenti normativi, in proprio favore o dei loro clienti, riguardo a determinati problemi o interessi" La modalità di azione con cui esso si inserisce, esercitando la propria pressione sul sistema politico, viene denominata lobbying (o lobbismo).
Etimologia del termine Lobby è parola di derivazione latina medioevale (da laubia = «loggia, portico»). Secondo Adrian RoomAdrian Room, Dictionary of changes in meaning, London & New York, 1986. questa parola venne usata per la prima volta da Thomas Bacon in The Relikes of Rome nel 1553; nel 1593 essa venne ripresa da William Shakespeare in Enrico VI, parte II, con il significato di «passaggio», «corridoio».
Fu nel XIX secolo, intorno al 1830, che il termine lobby venne ad indicare, nella House of Commons, quella grande anticamera in cui i membri del Parlamento usavano votare durante una "division". Successivamente il termine venne attribuito a quella zona del Parlamento in cui i rappresentanti dei gruppi di pressione cercano di contattare i membri del Parlamento stesso: le lobby, ovvero le anticamere di fronte alle aule in cui le decisioni collettive venivano prese. Per indicare questi rappresentanti e l'attività da essi esercitata, si iniziò, nel XIX secolo, a far uso dei termini lobbyist e lobbying. Estensivamente lobby indica da allora, anche se in modo improprio, il gruppo di pressione che lì si riuniva per incontrare i soggetti del sistema politico.
Anche le varianti del termine lobby sono entrate a far parte della lingua italiana o, per lo meno, del linguaggio giornalistico italiano. Abbiamo quindi: "lobby", "lobbies", "lobbying", "lobbista" ecc.
Caratteristiche del fenomeno Il gruppo di interesse si attiva in modo da esercitare influenza sulle decisioni dei decisori pubblici, siano essi i rappresentanti del potere legislativo, dell'esecutivo, delle Authority e degli enti di controllo o della funzione di implementazione realizzata dalla pubblica amministrazione.
Il termine lobby viene usato anche per indicare gruppi e organizzazioni legati tra loro dalla volontà di esercitare l'influenza a favore dell'interesse particolare presso le istituzioni legislative, politiche ed amministrative chiamate ad individuare l'interesse generale e a legiferare in merito ad esso. In Europa questo processo si verifica presso la Commissione che ha sede a Bruxelles, e in misura minore presso il Parlamento, che ha sede a Strasburgo; negli USA la pressione si esercita sul Congresso di Washington, ma anche sui vertici dell'esecutivo, guidato dal Presidente degli Stati Uniti.
Come osservato da Luigi GrazianoL. Graziano, Lobbying, Pluralism and Democracy, Palgrave Macmillan, 2001. il lobbying - come libero mercato dei gruppi di pressione organizzati, in competizione pura e perfetta per ottenere accoglimento dell'interesse rappresentato presso il decisore politico"Dove c'è un processo decisionale, ci sono degli interessi che chiedono rappresentanza (...) Le lobby sono presenti in tutte le democrazie evolute, non è un fenomeno italiano. Si chiede ascolto al decisore pubblico perché prenda in considerazione le proprie istanze": Noi professionisti danneggiati da chi cerca scorciatoie, Fatto quotidiano, 11 aprile 2016, p. 5. - è una modalità che si verifica all'interno di sistemi politici di tipo liberaldemocratico, come gli Stati Uniti, in cui la società civile rileva un tasso maggiore di articolazione degli interessi e una migliore capacità di aggregazione degli stessi, mentre il sistema politico manifesta una minore capacità generale di intervento dentro ai subsistemi sociali ed economici. Il lobbismo in questo senso nasce all'interno di una cornice di stato minimale e di una maggiore attivazione della società civile organizzata. Al contrario, modelli alternativi di rappresentanza degli interessi, come il neo-corporativismo, connotano i sistemi politici con uno stato, etico, intensivamente inserito nella regolazione di economia e società - come accade nei sistemi politici europei continentali (i.e. Germania) - e un subsistema sociale ed economico meno articolato, in cui si stagliano pochi, qualificati gruppi di pressione, inclusi dall'esecutivo nella determinazione di un limitato numero di politiche pubbliche (economia, lavoro, fiscalità).
Recentemente, come osservato da Marco MazzoniM. Mazzoni, Il coverage della lobby nella stampa italiana. Paper presentato al Convegno della Società Italiana di Scienza Politica 2012, disponibile on line http://www.sisp.it/files/papers/2012/marco-mazzoni-1249.pdf si è diffuso un improprio uso giornalistico del termine anche per indicare ogni gruppo più o meno organizzato che si dedichi allo scopo di attivare attenzione mediatica in supporto di (o controGAGGI MASSIMO, SONO UN LOBBISTA, AFFOSSO LE LEGGI, CORRIERE DELLA SERA, 8 aprile 2018, pag. 20.) un preciso provvedimento legislativo. Parte della dottrina ritiene che se l'attività di lobbying ha per oggetto una "mediazione illecita" verso un pubblico ufficiale essa costituisce gli estremi del reato di traffico di influenze.
Comitato d'affari Il comitato d'affari è un'associazione chiusa, spesso segreta, formata da individui che utilizzano il loro ruolo e potere per favorire interessi privati e spartirsi benessere. Tra i più noti troviamo quelli fondati sul credo religioso come quello cristiano, specialmente di circoli ristretti o di movimenti di massa, o ebraico caratterizzato dalla chiusura all'esterno e la barriera linguistica e religiosa, o ancora massonico diffuso dall'illuminismo in poi. Taluni sono retaggio di movimenti di autonomia e indipendenza territoriale come nel Meridione o nel Settentrione d'Italia.
Nel mondo Stati Uniti d'America
Una lunga tradizione di lobbismo (circa due secoli) ha portato una regolamentazione della pratica attraverso: The Federal Regulation of Lobbying Act (1946), che nel disciplinare le attività dei gruppi di interesse in seno al Congresso prevede l’iscrizione in un registro dei gruppi di interesse, consulenti e lobbisti e impone il rispetto di un codice di condotta; TheBird Amendment, The foreign Agents Registration Act (del 1938, emendato nel 1966).
Negli Stati Uniti d'America i lobbisti hanno un avanzato grado d’istruzione (80% con laurea), una formazione scolastica eterogenea (legge, ingegneria, medicina, chimica, eccetera) e retribuzioni molto elevate: negli Usa, infatti, il lobbying ha costituito un mezzo concorrente a quello politico nella rappresentanza degli interessi della società civile, circa la metà dei parlamentari e senatori uscenti diventano lobbistiGeorge Akerlof, Robert Shiller, Ci prendono per fessi. L'economia della manipolazione e dell'inganno, pag. 114, 2016, Mondadori, Milano, ISBN 978 88 04 66322 5. Oggi questo fenomeno impegna a Washington decine di migliaia di operatori in rappresentanza di qualsiasi soggetto anche estero come imprese, associazioni professionali, università, chiese, politici stranieri eccetera e, quindi, non riguarda solo interessi economici forti. Secondo un aneddoto diffuso nel Congresso americano, il modo più rapido per conoscere in profondità un progetto di legge è ascoltare il lobbista a favore del provvedimento e quello contrario"Giuseppe Nucci, Lobbying, la comunicazione imperfetta, Rivista italiana di comunicazione pubblica. Fascicolo 7, 2001 (Milano, Franco Angeli)..
Istituzioni europee
Si stima vi siano a Bruxelles quindicimila lobbisti che difendono gli interessi delle grandi aziende, delle associazioni di categoria (peak o umbrella associations), ma anche dei gruppi ambientalisti, per la tutela dei diritti sociali e delle organizzazioni non governative nei confronti del sistema politico-decisionale europeo. La sempre maggiore presenza di gruppi di pressione a Bruxelles è dovuta alla crescente capacità dell'Unione europea di intervenire con legislazione e regolazione in molte materie ed ambiti precedentemente normati dalle istituzioni nazionali. Sia i Commissari e i dipendenti della Commissione, sia i Parlamentari e i dipendenti del Parlamento europeo sono chiamati al rispetto di specifici codici di condotta, inclusivi di una specifica disciplina per le relazioni con i rappresentanti degli interessi, nello svolgimento del proprio mandato politico o dell'incarico amministrativo. Inoltre, uno specifico codice di condotta viene sottoscritto dai rappresentanti degli interessi particolari che su base volontaria si iscrivono al Registro della Trasparenza, frutto di un processo di regolamentazione del lobbying affrontato tanto dalla Commissione quanto dal Parlamento europeo.
Con il Libro bianco sulla governance europea della Commissione (2001) veniva prevista la possibilità che gruppi organizzati del mondo economico e della società civile organizzata prendessero parte al processo decisionale europeo, non più connotato da un government, centralizzato e basato su una logica top-down, ma fondato sulla governance, diffusa e fondata su un modello bottom-up. Con il Libro verde del 2006, Iniziativa europea per la Trasparenza, la Commissione europea avvia una consultazione pubblica volta a indagare sulle modalità migliori per avere un quadro più strutturato per le attività dei rappresentanti dei gruppi di interesse (lobbisti). L'esito della consultazione - con contributi inviati da associazioni di categoria, gruppi della società civile organizzata, organizzazioni non governative e organizzazioni non a scopo di lucro, cittadini, portatori di interessi pubblici - porta alla creazione presso la Commissione nel marzo 2007 di un Registro europeo dei rappresentanti di interessi, a iscrizione volontaria ma basato su incentivi selettivi, e del relativo Codice di condotta per i lobbisti.
Nel corso del 2011 anche il Parlamento europeo aderisce all'iniziativa della registrazione per i lobbisti e crea un Registro comune europeo (Commissione-Parlamento) dei rappresentanti di interessi, denominato Registro per la trasparenza.
In questo senso, essendo l'attività di lobbying esercitata presso le istituzioni decisionali europee trasparente e pubblica, l'intero processo di policy making appare più facilmente leggibile agli osservatori (cittadini, giornalisti, portatori di interessi, ecc.) e più aperto alla partecipazione di una molteplicità di interessi.
Una delle più importanti organizzazioni impegnate nello studio del fenomeno lobbistico in Europa è il Corporate Europe Observatory di Bruxelles, nato nel 2005.