Una bufala è un'affermazione falsa o inverosimile, diffusa a prescindere da qualunque tipo di controllo di veridicità, sulla base del cosiddetto principio della "post-verità"Edoardo Scarpanti,Bufale. Post-verità, linguaggio e fascinazione dai falsi storici al web, Padova, Libreriauniversitaria, 2018, pp. 5-15.. Si definisce anche "bufala mediatica", quando la falsa notizia viene diffusa e amplificata dai mass media, intenzionalmente oppure involontariamente, a causa delle insufficienti verifiche sulle fonti della notizia.

In ambito informatico è invalso l'uso di identificarle anche col nome inglese di hoax.

Etimologia Secondo il Vocabolario della Crusca il termine "bufala" deriva dall'espressione "menare per il naso come una bufala", ovvero portare a spasso l'interlocutore trascinandolo come si fa con i buoi e i bufali per l'anello attaccato al nasoAccademia della Crusca, Lemmario, V Edizione, volume II, pagina 307.. Secondo Giorgio De Rienzo, invece, la parola deriva dal dialetto romanesco e sta a indicare, in analogia all'animale, una "persona ottusa e rozza"Corriere della Sera del 10 settembre 2010, rubrica di Giorgio De Rienzo.. Secondo il Vocabolario della Crusca, il vocabolo potrebbe però anche derivare dalla bufalata, una festa senese o fiorentina dove venivano fatte correre le bufaleLuca Damani: Bufale: breve storia delle beffe mediatiche da Orson Welles a Luther Blissett, Castelvecchi 2004.. Sempre in riferimento alla bufala, ma in particolare alla qualità della sua carne (più economica di quella vaccina), si è ipotizzato anche un legame con l'abitudine di alcuni macellai poco onesti di vendere carne di bufala come se fosse carne vaccina, ingannando così gli ignari clienti e spacciando loro una "bufala"Scarpanti, Bufale..., cit., p. 13..

Un'altra possibile etimologia è quella dall'espressione "pescare a bufala", ovvero la pesca con due tartane che tirano una sola reteCarlo Antonio Vanzon, Dizionario universale della lingua italiana, Tipografia Demetrio Barcellona, Palermo 1840, Tomo I, pag. 327., tecnica di pesca difficile e che, in caso di errori, può portare a risultati disastrosi. Una possibile interpretazione del significato si può collegare al termine "buffa", ovvero folata o soffio di vento (buffare = soffiare).

Il termine deriva quasi sicuramente da Roma: le prime attestazioni scritte risalgono agli anni 1950 e la parola era rivolta verso produzioni cinematografiche di scarsa qualità, così come afferma Ercole Patti nel suo romanzo "Un amore a Roma", assumendo pian piano con il tempo il significato di fregatura in generale. Un'altra teoria indica come alcuni ristoratori romani disonesti ingannassero la clientela servendo loro carne di bufala piuttosto che quella di vitello, più costosa e pregiata.

Caratteristiche Viene considerata una forma di disinformazione, alle volte può ingannare il pubblico, presentando deliberatamente per reale qualcosa di falso o artefatto. In alcuni casi si prefigura il reato di truffa, nel caso in cui l'autore, o gli autori, procurino per sé o per altri un ingiusto profitto a scapito delle vittime. Spesso il termine "bufala" viene utilizzato come sinonimo di fake news poiché rientra nel campo della mistificazione dell'informazione. Esiste, però, una differenza che gli studiosi e gli esperti rintracciano nell'intenzionalità della creazione della notizia: la prima, infatti, è considerata una notizia creata ad arte, mentre la seconda potrebbe essere semplicemente un errore giornalistico o una distorsione a partire da una fonte primaria per giungere a fonti secondarie. La bufala può essere ricondotta al termine "dis-information", come spiega Claire Wardle nel "Council of Europe report DGI(2017)09", cioè viene ritenuta falsa e ideata deliberatamente per creare scompiglio e recare danni di immagine, reputazionali ed economici a persone, gruppi sociali, organizzazioni, aziende o paesi.

Al tipo sono riconducibili leggende metropolitane che magari prendono spunto da fatti realmente accaduti: in una piccola parte dei casi si ispirano a veri casi umanitari che continuano a girare anche anni dopo che il caso è risolto o il destinatario degli aiuti è defunto, arrivando così a perseguitare involontariamente i parenti; spesso riguardano virus inesistenti che eseguirebbero fantasiose operazioni distruttive (gran parte delle quali irrealizzabili da un punto di vista tecnico).

Assumono una forma particolare di spamming, che spesso fa leva sui buoni sentimenti delle persone che, spinte ingenuamente dal desiderio di compiere una buona azione, inviano copia del messaggio a tutti i propri conoscenti, senza prima effettuare alcuna seria verifica sul contenuto; in tal modo, possono arrivare a sovraccaricare i sistemi di posta elettronica con migliaia di messaggi inutili. A volte questi messaggi contengono virus oppure link a siti web (anch'essi con contenuto falso e/o pubblicitario).

Utilizzi Possono essere utilizzate per mettere in atto tentativi di truffa, soprattutto quando contengono promesse di facili guadagni o richieste di denaro (vedi ad esempio truffa alla nigeriana e truffa di Valentin). È da sottolineare che tecnicamente è impossibile "registrare il traffico email" nel senso in cui è inteso da alcune di queste forme di catena (e inoltre sarebbe violazione della privacy), per cui non va dato credito a quelle che chiedono di essere inviate a più persone possibili, in modo da accreditare soldi a qualche bisognoso (tra l'altro solitamente inesistente).

Contrasto alle bufale La capacità di riconoscere una notizia non vera è una delle basi del giornalismo, tuttavia nell'epoca delle comunicazioni digitali la diffusione delle bufale può essere molto rapida. Perfino la successiva dimostrazione pubblica della falsità di una notizia può non riuscire a interromperne la diffusione.

Negli anni 1940, nell'ambito degli studi della comunicazione, emersero dei temi legati alle cosiddette "variabili intervenienti", tra le quali l'abilità critica analizzata dal sociologo Hadley Cantril. Si definisce abilità critica: Questo concetto è strettamente legato all'istruzione dell'individuo, alla sua variabile religiosa e ad alcuni fattori personali come l'emotività o la sfiducia in sé stessi.

Joseph Klapper, sociologo delle comunicazioni di massa, famoso tra gli studiosi degli effetti dei media, durante gli studi del 1960-1964 sostenne che esistono forme di contrasto alla "persuasione" dei messaggi mediatici sugli individui. L’individuo difficilmente può cambiare il suo modo di pensare; piuttosto, vi è un'opera di rafforzamento dei pensieri già esistenti nella sua mente. Quindi in genere è l’individuo che sceglie a cosa prestare fede, non in base alla credibilità della notizia ma in base a quello che più si avvicina al suo modo di pensare. Tale processo è detto "esposizione selettiva”, come definita dallo studioso stesso.

Numerose persone e organizzazioni si dedicano a sfatare i miti di queste bufale, tra queste si segnala il CICAP fondato da Piero Angela, e affiliato al European Council of Skeptical Organisations e al Committee for Skeptical Inquiry.

Discovery Channel produce la trasmissione MythBusters (nota anche come Miti da sfatare). Su Internet, il sito Snopes contiene una delle maggiori collezioni di bufale e leggende metropolitane, con analisi dettagliate.

Esempi storici famosi

Donazione di Costantino

La Donazione di Costantino è probabilmente uno dei più antichi falsi storici a noi noti. Il testo fu composto durante l'Alto Medioevo con lo scopo di giustificare il potere temporale del papato agli occhi dei regni occidentali. La sua natura di falso fu evidenziata già nel XV secolo da Lorenzo Valla e altriLa falsa donazione di Costantino, a cura di Gabriele Pepe, Firenze, Ponte alle Grazie, 1992..

Antiquitatum variarum volumina XVII

Gli Antiquitatum variarum volumina XVIIEdoardo Fumagalli, «Un falso tardo-quattrocentesco, lo pseudo-Catone di Annio da Viterbo», 1984, p. 363. sono una complessa falsificazione storica in 17 volumi, realizzata nel Quattrocento dall'erudito Annio da Viterbo (alias Giovanni Nanni, 1437Riccardo Fubini, «NANNI, Giovanni (Annio da Viterbo)», Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 77 (2012).-1502), frate domenicano molto vicino a papa Rodrigo Borgia (Alessandro VI). La sua mistificazione si reggeva sia su remotissime cronache da lui inventate, sia sulla finta scoperta di reperti archeologici da lui stesso fabbricati e seppelliti.

L'opera intendeva costruire un supplemento alla cronologia biblica e proporre una visione radicalmente nuova della storia universale, venata di miso-ellenismo, in cui la tradizione orientale caldea e aramea veniva direttamente connessa e riconciliata con le radici della storia d'Europa, con il rigetto, come cosa vana, erronea e favolistica, dell'intera tradizione della storiografia greca fondamento della cultura occidentale.

Nonostante i sospetti adombrati quasi subito da alcuni umanisti, l'opera riscosse una grande fortuna, con numerose edizioni a stampa (anche in volgare) prima dello svelamento definitivo della sua reale natura di colossale falsificazione, nel secolo successivo alla pubblicazione. Gli effetti nefasti dell'opera si sono comunque protratti fino al XVII secolo e, in misura occasionale, fino al XVIII secolo, con uno strascico prolungato ha costretto gli studiosi seri a dover ripetutamente ritornare sulla dimostrazione (già data) della falsità dell'operaWalter Stephens, «Annius of Viterbo», in Anthony Grafton, Glenn Warren Most, Salvatore Settis, The Classical Tradition, 2010 (p. 47).. Non è mancato nemmeno un disperato tentativo di riabilitazione novecentesca da parte di qualcuno appartenente allo stesso ordine domenicano di Annio da ViterboMario Signorelli, Fra' Annio da Viterbo, umanista e storico (dissertazione pronunciata all'Accademia degli Ardenti di Viterbo il 2 febbraio 1965, pubblicata in «Memorie domenicane», n.s., vol. XLI, 1965, pp. 102-112..

Per la sua complessa originalità, la sterminata opera di Annio non è equiparabile a una semplice "falsificazione", ma a un processo creativo di "reinvenzione simbolica di tradizioni", in grado di toccare a fondo le "corde [...] della sensibilità del tempo", come dimostra la "vasta e tenace fortuna" che il lavoro di Annio era destinato a incontrare in tutta Europa. Il suo autore può essere considerato un autentico creatore di miti, in grado di esprimere, con mezzi simbolici, il disagio e la crisi culturale di un'epocaRiccardo Fubini, «Annio da Viterbo nella tradizione erudita toscana», in Storiografia dell'Umanesimo in Italia da Leonardo Bruni ad Annio da Viterbo, p. 341..

Finta morte di Napoleone

La notizia della finta morte di Napoleone Bonaparte fu diffusa il 21 febbraio del 1814, quando un uomo in uniforme bussò alla porta di una locanda a Dover, presentandosi come Colonnello du Bourg. Quest'uomo iniziò a diffondere, di locanda in locanda, la notizia della presunta morte di Napoleone per mano dei cosacchi e in poco tempo tutta Londra si convinse dell'accaduto.

All'apertura della Borsa, la falsa notizia portò gli azionisti ad acquistare i titoli di Stato francesi, ma l'entusiasmo durò poco. Infine, la bufala e il suo autore, Charles Random de Berenger, vennero smascherati. In seguito, il comitato della Borsa Valori, sospettando una deliberata manipolazione della borsa, iniziò a investigare sulla bufala. Fu presto scoperto che c'era stata una vendita, quel lunedì, di più di 1,1 milioni di sterline in due azioni del governo, la maggior parte di esse comprate la settimana precedente.