Figura balcanica più rappresentativa del XV secolo, fu principe albanese. Abile condottiero, stratega e diplomatico di nobile lignaggio, unì i principati d'Albania, animando la resistenza degli Albanesi e bloccando per due decenni l'avanzata dell'Impero ottomano verso l'EuropaL'ardua resistenza ai tentativi di conquista dell'Impero ottomano consentì nel frattempo agli stati europei di organizzare l'esercito, che sconfisse successivamente a Lepanto e alle porte di Vienna le falangi turche e fermò definitivamente i loro avanzare in Europa.. Per tale motivo, a seguito delle eroiche imprese conseguite nelle strenua difesa dell'Europa cristiana dall'invasione islamica, ottenne da papa Callisto III l'appellativo di Athleta Christi et Defensor Fidei (Atleta di Cristo e Difensore della Fede). e da papa Pio II quello di "nuovo Alessandro" (con riferimento ad Alessandro Magno).. La sua figura divenne ben presto simbolo della libertà tanto agognata dal popolo albanese. Le sue gesta ispirarono in generale nei secoli la letteratura, le arti e il senso identitario del popolo albanese, soprattutto quello della diaspora in Italia, influendo altresì sulla civiltà romantica europea.
Biografia Origini e gioventù Giorgio Castriota nacque da Giovanni I Castriota (Gjon I Kastrioti), signore di due villaggi, Sinë e Gardi-Bassa, sulle pendici ad ovest del fiume Drin nella regione di Dibër-Mat., nel nord-est dell'odierna Albania.John Musachi, Brief Chronicle on the Descendants of our Musachi Dynasty, p. 54., e da Voisava, indicata da Giovanni Musachi come Voisava Tripalda, con cognome secondo alcuni derivato dal popolo "dei Triballi", come gli storici bizantini erano soliti indicare i serbiDella madre di Giorgio Castriota sono giunti solo due riferimenti coevi (Marino Barlezio, alias Marin Barleti, e Giovanni Musachi, alias Gjon Muzaka) che indicano la origine nobile e l'eponimico ("pater nobilissimus Triballorum princeps", scrive Barlezio), ma non esattamente la sua famiglia di appartenenza. La nobildonna è stata, col tempo, accreditata come appartenente alla famiglia dei Branković (cfr. ), come originaria arbër-epirota (cfr. ) o della valle di Polog (cfr. ). A quest'ultimo proposito, Fan Stilian Noli specifica che Voisava era la figlia del principe di Pollogu (secondo la denominazione albanese), nei pressi di Tetova, una regione che faceva parte del principato dei Balsha e rientrava nell'area di influenza dei Castriota, e che fa oggi capo alla regione statistica di Polog della Macedonia del Nord. Gli abitanti di tale area erano di stirpe bulgara, ma i suoi prìncipi erano albanesi dall'epoca dei Balsha o comunque si erano albanesizzati tramite legami matrimoniali (). Per una disamina particolareggiata delle problematiche riguardanti la madre di Scanderbeg, si veda anche .
Tra la fine del XIV secolo e i primi decenni del XV secolo l'Albania fu occupata dalle forze ottomane, le quali dovettero subito reprimere le rivolte dei principi albanesi.
Il primo progetto di una coalizione balcanica anti-ottomana risale al 1359, appena cinque anni dopo l'arrivo degli ottomani in Europa. I principi albanesi, insieme a quelli bosniaci e bulgari, risposero alla richiesta di aiuto dei serbi contro i conquistatori ottomani.Franco Demarchi, Minoranze linguistiche tra storia e politica, p. 175 Il 15 giugno 1389 la coalizione balcanica (albanesi, bosniaci, bulgari, valacchi, serbi, ungheresi e dalmati) fu sconfitta nella battaglia della Piana dei Merli da Murad I, sultano dell'Impero ottomano. Giovanni I Castriota combatté al fianco di suo padre Pal, che morì in battaglia. Successivamente, gli ottomani si stabilirono nei Balcani centrali (Macedonia e Bulgaria). I principi albanesi Giovanni I Castriota, Giorgio II Balsha e Teodoro II Muzaka si ritirarono all'interno dei loro confini, dove riuscirono a resistere agli ottomani e fondarono un'entità cristiana albanese che si estendeva dal confine meridionale di Ragusa al golfo di Patrasso.Irvin Faniko, L’evoluzione storico-giuridico della Carta Fondamentale Albanese, p. 29 Giovanni I, come molti altri signori albanesi, divenne vassallo ottomano; doveva quindi rendere omaggio al Sultano e sostenere le guerre dello stesso nei Balcani con un suo esercito. Povijesno društro Hrvatske: Historijski zbornik, Volumi 41-42, 1989, p. 24 Nel 1402 Giovanni sostenne il sultano Bayezid I nella battaglia di Angora (l'odierna Ankara), una battaglia tra gli ottomani e i timuridi nella quale questi ultimi vinsero. John Van Antwerp Fine, The Late Medieval Balkans, p. 422
Per poter sfuggire alla crescente pressione degli ottomani, Giovanni aveva stabilito buoni rapporti con la Repubblica di Venezia; nel 1406 fu registrato negli archivi veneziani come “dominus partium Albanie”Agostino Pertusi, Martino Segono di Novo Brdo, p. 292 e nel 1409 come ”magnifici domini Johannis Castrioti”Janko Šafařík, Acta archivi Veneti spectantia ad historiam Serborum et reliquorum Slavorum meridionalium, p. 447 e, per ottenere protezione contro gli ottomani, Giovanni era diventato vassallo della Repubblica di Venezia, l'unico paese cattolico a lui vicino. Giovanni Castriota condusse la sua guerra contro gli ottomani senza sosta dal 1407 al 1430, restandone sconfitto almeno quattro volte, nel 1410, 1416, 1428 e 1430.. Quando Giovanni nel 1410 subì la prima sconfitta per mano degli ottomani, comunicò a Venezia di essere stato costretto, come pegno per la sua fedeltà, a consegnare al nemico un figlio come ostaggio. Non dice quale: probabilmente sarà stato Stanisha, che com'è noto sposerà una turca dalla quale avrà un figlio con il nome di Hamza Castriota. Nel 1413, nei documenti veneziani, Giovanni viene citato come "dominus partis Bosine".Archivio di Stato di Venezia: Acta Albaniae Veneta saeculorum XIV et XV, Parte 1, Volumi 3-4, Typis Josephi Tosini, Venezia, 1980, p. 405 Nel 1415 Giovanni, che aveva ceduto Kruja agli ottomani, dovette riconoscere il sultano come suo Signore, pagandogli un tributo, e il figlio Stanisha, dato in ostaggio agli ottomani nel 1410, poté fare ritorno in patria..
Nel 1420 il territorio di Giovanni si era esteso a est quasi fino a Prizren, nell'odierno Kosovo, e a ovest fino ad Alessio, nell'odierna Albania. Christine von Kohl, Albanien, p. 23 Il 28 gennaio 1423 "Juannus Castrioti" divenne "unus ex dominis Albanie"Janko Šafařík, Acta archivi Veneti spectantia ad historiam Serborum et reliquorum Slavorum meridionalium, p. 134 e il 25 febbraio 1420 Giovanni Castriota, con tutti e quattro i suoi figli maschi (Stanisha, Reposh, Costantino e Giorgio) firmò un accordo commerciale con la Repubblica di Ragusa, con il quale furono definite le imposte doganali che i mercanti ragusei dovevano pagare quando attraversavano le terre dei Castriota, da Shufada, a sud di Alessio fino a Prizren. Nel 1422 Giovanni Castriota voltò le spalle a Venezia e si alleò con Stefano Lazarević del Despotato di Serbia, al quale mandò uno dei suoi figli, forse ancora Stanisha, con un esercito di albanesi per combattere contro Scutari, allora veneziana.
Nel 1426 Giovanni, con i quattro figli Stanisha, Reposh, Costantino e Giorgio, sottoscrisse un documento in cui la famiglia faceva dono al monastero di Hilandar, a Monte Athos, delle rendite di due villaggi, Rostusha e Trebishtë, nell'odierna Macedonia del Nord. Forse nello stesso anno, o poco più tardi, Giovanni, Reposh, Costantino e Giorgio comprarono la torre di san Giorgio (detta anche torre albanese) dal suddetto monastero. Dall'assenza di Stanisha nel documento, si deduce che è lui, e non Giorgio, il figlio che Giovanni inviava periodicamente con le sue armate, alleate di volta in volta del sultano o del despota di Serbia.
Nel 1428 Giovanni venne sconfitto nuovamente dagli ottomani e fu costretto a fare pace col sultano: "scrive a Venezia pregandola, […], di non volergliene se il figlio, convertito alla fede musulmana, occupa territori veneziani insieme con l’esercito turco. Da Venezia gli si risponde che lui, come padre, deve servirsi della sua influenza sul figlio e impedirgli di dar noie alla Repubblica." Non viene detto, neanche in questo caso, di quale figlio si stesse parlando, ma dovrebbe trattarsi di Stanisha. Comunque, sembra verosimile che questo figlio prendesse ordini più dal padre che non dal sultano..
Infine, Giovanni divenne nuovamente alleato di Venezia nella battaglia di Tessalonica (1430), che, dal 1423, apparteneva a Venezia. Giovanni, come i veneziani, fu sconfitto dagli ottomani e le condizioni di pace, questa volta, divennero più pesanti: quattro suoi castelli furono rasi al suolo e due convertiti per alloggiare delle guarnigioni ottomane; Ludwig von Thallóczy, Illirisch-Albanische Forschungen, p. 140 le sue terre, in gran parte, vennero poste sotto l'amministrazione ottomana, così che Giovanni si dovette ritirare nella stretta zona montuosa che, come vassallo, gli era stata lasciata. Inoltre, Giovanni doveva pagare al sultano un tributo annuale e lo doveva servire col proprio esercito ovunque sarebbe stato chiamato. A parte Reposh, che, nel frattempo, si era fatto monaco, i suoi tre figli (Stanisha, Costantino e Giorgio) servivano nell’esercito ottomano come alleati; in realtà questa sorta di servizio militare coatto veniva svolto non lontano dai confini albanesi, dove ritornavano appena terminava una missione. Sempre dopo la sconfitta nella battaglia di Tessalonica (1430), Giovanni e i suoi tre figli si convertirono all'Islam, ma, secondo Fan Noli, solo in apparenza. Secondo la testimonianza di papa Pio II e del cronista di Ragusa, Pietro Luccari, lo stesso Giovanni prese il nome musulmano di "Hamza" e i figli Stanisha e Giorgio rispettivamente quello di Karagus. e İskender (Alessandro, con riferimento ad Alessandro Magno)..
Intorno al 1436 Scanderbeg doveva essere stato un timariota a Dibër, oppure nei possedimenti di Dhimitër Jonima, alle dipendenze del sanjak-bey di Ocrida perché si presentò davanti a quest’ultimo per chiedergli un certificato di benevolenza (şefkatname), in modo da ottenere il feudo di Misia rimasto vacante e che in precedenza aveva fatto parte dei possedimenti del padre. Fino a quel momento Giorgio Castriota compare col solo nome di İskender; successivamente, tra il 1436 e il 1438, quando il governo ottomano lo nominò subashi (in turco: subaşı) della circoscrizione amministrativa di Kruja, acquisì anche il titolo di Beg, necessario per il nuovo ruolo, divenendo così Skënderbeg(u), forma moderna albanese Skënderbej/beu "Scanderbeg"..
Secondo Frashëri, tre cronisti ottomani (Hoca Sadeddin Efendi, Sollak zade e Munecim Başi) affermano che Scanderbeg, nella primavera del 1438, avrebbe organizzato una ribellione che non ebbe successo, costringendolo a chiedere "perdono" al sultano; ritornò quindi ad essere vassallo ottomano.. Questo fatto viene confermato dai documenti catastali dove, alla fine del 1438, risulta subashi a Kruja non più Scanderbeg ma un certo Hızır beg, anche se si può supporre che Skanderbeg abbia mantenuto la carica di subashi in qualche altro distretto e che, in questa qualità, abbia preso parte alla maggior parte delle campagne ottomane del periodo, quali la conquista della Serbia e della sua capitale Smederevo nel 1439, il fallito assedio di Belgrado nel 1440 e l'offensiva a nord del Danubio nei pressi dell'attuale Sibiu (Hermannstadt) del 1442, dove le truppe ottomane furono annientate dal capitano generale ungherese Giovanni Hunyadi..