Il Regno di Sardegna ebbe inizio formalmente a Roma, come Regnum Sardiniae et Corsicae, nell'antica basilica di San Pietro il 4 aprile del 1297 allorché papa Bonifacio VIII, per risolvere la contesa tra Angioini e Aragonesi circa il Regno di Sicilia (che aveva scatenato i moti popolari passati alla storia come Vespri siciliani), attraverso la bolla Ad honorem Dei onnipotenti Patris investì il re d'Aragona Giacomo II dello ius invadendi sulla Sardegna e sulla Corsica.

Il nuovo regno fu poi realizzato giuridicamente e territorialmente dagli Aragonesi il 19 giugno del 1324 limitatamente alla sola Sardegna in quanto gli Aragonesi non riuscirono a sottrarre la Corsica ai Genovesi, nonostante i vari tentativi. Il regno passò poi attraverso diverse monarchie, vale a dire l'Impero spagnolo, gli Asburgo d'Austria e infine la Casa Savoia nel 1720.

Nel corso del XV secolo venne utilizzata la denominazione di Regnum Sardiniae e la monetazione coniata fin dall'istituzione del regno porterà il riferimento alla sola Sardegna.E. Piras, Le monete della Sardegna, dal IV secolo a.C. al 1842, Fondazione Banco di Sardegna, Sassari, 1996

Lo Stato sardo

Il Regno di Sardegna era uno Stato vero e proprio, con un territorio ben definito, con un popolo ed un ordinamento giuridico, inserito in una confederazione a cui capo era un unico sovrano, i cui atti, a seconda delle situazioni, portavano uno, alcuni o tutti i titoli di cui lo stesso sovrano era portatore. Faceva inizialmente parte del variegato complesso di Stati che formavano la Corona d'Aragona e, dal 1479 in poi, la Corona di Spagna.

Ottenne il controllo totale dell'isola solo nel 1420, quando gli Aragonesi, sconfitto definitivamente il Giudicato di Arborea, ultimo a capitolare, ne incamerarono i territori.

L'unificazione del Regno Durante il XIII secolo, al tempo di Pietro III d'Aragona, la corona di Aragona era protesa verso un'audace espansione politica e mercantile su tutta l'area mediterranea, in netta concorrenza con le marinerie pisane, genovesi e veneziane alle quali contendeva il predominio sui ricchi mercati orientali. Grazie ad una rotta d'altura chiamata ruta de las islas, attraverso le isole Baleari, la Sardegna, la Sicilia, la Grecia e Cipro, e per mezzo di empori lungo queste tappe intermedie, i catalani riuscivano a dimezzare i tempi di percorrenza delle navi mercantili, con un gran risparmio sui costi nella tratta da Barcellona a Beirut. La Sardegna, per la sua posizione strategica, era una base indispensabile per questo audace progetto in quanto i suoi porti costituivano un approdo ideale per le navi che percorrevano quelle rotte. Da quando poi Giacomo II d'Aragona, ricevuta la corona del regno di Sardegna e Corsica, si trovò nella condizione di non poter sostenere economicamente la dispendiosa conquista militare e si trovò nella necessità di invocare l'aiuto dei suoi sudditi, allora l'Isola rappresentò per i catalano-aragonesi una terra che prometteva facili arricchimenti.

Rispondendo positivamente al loro sovrano, contribuirono in prima persona al finanziamento delle spedizioni militari, spinti dalla certezza di una lauta ricompensa. A conquista avvenuta, infatti, il Re ricompensò e premiò generosamente chi aveva contribuito al successo, distribuendo cariche, prebende, terre e privilegi. La presa di possesso del Regno, come di consueto a quei tempi, fu dunque un'operazione militare vera e propria e si verificò solamente nel 1324, sottraendo i territori della Gallura e del Cagliaritano ai Pisani. In quell'anno, nei pressi dell'attuale Cagliari, nacque il primo nucleo territoriale del regno di Sardegna. Le due isole in realtà erano già stabilmente conformate politicamente e fu in totale spregio della loro autonomia che il Papa dava al re d'Aragona piena licentia invadendi, cioè il permesso di occuparle militarmente per dare vita al regno di Sardegna e Corsica. I giudicati di Calari, di Arborea, di Torres e di Gallura erano Stati sovrani, ciascuno dei quali superiorem non recognoscens, formatisi come conseguenza dell'isolamento cui fu costretta l'Isola in seguito all'espansione islamica nel Mar Mediterraneo, tra VIII e IX secolo, ed al conseguente ritiro da parte dei Bizantini. Dopo la conquista araba della Sicilia, il territorio sardo si ritrovò già diviso in più entità autonome, sull'orma della suddivisione amministrativa bizantina. Ben presto queste entità amministrative presero fisionomia in quattro regni indipendenti e i loro rispettivi territori corrispondevano a quelli dei quattro lociservatores che l'amministrazione bizantina aveva lasciato in eredità. L'origine storica dei regni sardi medievali risiederebbe, quindi, nell'evoluzione delle antiche circoscrizioni bizantine in entità sovrane autonome. Le repubbliche marinare di Pisa e di Genova avevano aiutato i sardi a liberarsi dalle scorrerie barbaresche, ma l'aiuto prestato ebbe come conseguenza una loro sempre più crescente ingerenza, fino a quando non la occuparono militarmente e si spartirono tre dei quattro regni, fino ad allora rimasti indipendenti: il Giudicato di Cagliari, quello di Gallura e quello di Torres. Estese aree lungo tutta la costa orientale, dal Cagliaritano fino alla Gallura, costituivano invece i territori d'oltremare del Comune di Pisa, mentre vasti erano i possedimenti delle ricche famiglie dei Doria, dei Malaspina e dei Donoratico nella parte nord occidentale. La Corsica dal 1299 apparteneva stabilmente alla repubblica di Genova e, nonostante i vari tentativi di invasione, non fu mai conquistata. Il Regno di Arborea e le guerre nazionaliste di Mariano IV

Il regno di Arborea fu quello che oppose una fiera resistenza e aspre furono le guerre che i regnicoli sostennero per unificare l'isola. Il regno di Sardegna fu svariate volte sul punto di soccombere definitivamente e di scomparire. Per lunghi periodi fu ridotto unicamente alle città fortificate di Castel di Castro e di Alghero, mentre tutto il restante territorio isolano era in mano arborense. Paradossalmente, l'invasione della Sardegna fu possibile grazie al contributo militare dato proprio dai sardi arborensi alla realizzazione della prima testa di ponte sull'isola per conto dei regnicoli. Per un errato calcolo politico, infatti, Ugone II de Bas Serra si alleò con Giacomo II di Aragona con il preciso piano di diventare suo luogotenente nei territori conquistati al Comune di Pisa. Anche se già legittimamente sovrano del suo regno, ambiva a governare direttamente ed indirettamente tutta la Sardegna e la Corsica. Dopo la sanguinosa battaglia di Lucocisterna il 29 febbraio 1324, le truppe arborensi collaborarono alla presa di Castel di Castro. Nel trattato di resa, sottoscritto da vincitore anche da Ugone IILo storico F.C. Casula scrive nel libro Breve storia di Sardegna a p. 153 che il contributo dato da Ugone II alla realizzazione del regno di Sardegna e Corsica fu determinante e fu scaturito dall'errato calcolo politico di diventare l'unico principe sardo, monarca nel suo giudicato e luogotenente del lontano sovrano di Barcellona nei territori tolti di forza ai Pisani., i pisani rinunciarono ai loro possedimenti nel Cagliaritano e nella Gallura, tenendosi in feudo la città di Cagliari, persa poi definitivamente l'anno seguente dopo la sconfitta della flotta pisana nelle acque del golfo degli Angeli.

Gli anni che seguirono lo sbarco sull'isola furono per il regno assai tormentati. Nel 1347, con la salita al trono di Mariano IV di Arborea, figlio di Ugone II, iniziò un lungo periodo di guerre accompagnato da terribili epidemie di peste. Intelligente e colto, in un primo tempo alleato dei regnicoli, Mariano IV si rese ben presto conto che l'Isola era troppo stretta per due stati sovrani. La guerra fu dichiarata dalla Corona de Logu nel settembre 1353. Il suo esercito invase il Cagliaritano, catturò in uno scontro Gherardo della GherardescaGiuseppe Meloni, Lo stagno di Decimo e alcuni avvenimenti del Medioevo sardo-catalano. Il processo contro Gherardo di Donoratico, in "Atti del 3º Convegno internazionale di studi geografico-storici (Sassari - Porto Cervo - Bono, 10-14 aprile 1985)", Sassari, 1990. = "Medioevo Catalano. Studi (1966-1985)", Sassari, 2012, pp. 219 sgg., comandante dei catalano-aragonesi, e assediò Castel di Castro. Nel nord dell'Isola le sue truppe, insieme a quelle alleate dei Doria, riuscirono a prendere Alghero e posero sotto assedio la città di Sassari. Il re di Sardegna Pietro il Cerimonioso reagì inviando una spedizione militare. Giunto nell'isola, fallì però miseramente l'intento di fermare gli arborensi. L'11 luglio 1355 fu firmata la pace di Sanluri, assai vantaggiosa per Mariano IV anche se prevedeva la restituzione di Alghero. Dopo un decennio di pace, Mariano IV, munito di una licenza invadendi rilasciata dal pontefice Urbano V in quanto il re d'Aragona non pagava alla Chiesa in censo pattuito al momento dell'incoronazione, il 18 ottobre 1365 riprese la guerra. Pietro il Cerimonioso allestì una nuova spedizione militare. Con a capo Pietro Martinez de Luna, gli aragonesi sbarcarono sull'Isola ma furono duramente sconfitti in una furiosa e sanguinosa battaglia nei pressi di Oristano, nel giugno 1368. Ormai padrone della Sardegna, Mariano IV portò avanti il suo disegno unificatore; continuò la guerra e mise sotto assedio la città di Sassari, questa volta espugnandola. Al regno di Sardegna e Corsica non restavano che le sole città di Cagliari e di Alghero, che resistevano ancora perché rifornite via mare. Non riuscì però a coronare il suo sogno: proprio mentre si apprestava a dare la spallata finale, nell'estate del 1376, all'età di 57 anni morì di peste. Alla morte di Mariano IV salì al trono il figlio Ugone III. Questi aveva avuto un'educazione prettamente militare ed aveva seguito il padre nelle numerose campagne militari contro gli aragonesi. Seguendo la politica paterna rivolse i suoi sforzi alla continuazione delle ostilità. Con le guerre di Mariano IV prima e con Ugone III poi gli arborensi erano ormai padroni dell'isola. Il diritto al tirannicidio se il sovrano non rispettava il giuramento del bannus-consensus, portò il popolo a condannarlo a morte a causa della sua ferocia. In seguito alla morte di Ugone III e dell'erede legittimo si aprì una difficoltosa fase di successione e la Corona de Logu chiamò a regnare Federico Doria Bas, figlio primogenito di Eleonora d'Arborea e di Brancaleone Doria. Avendo però 6 anni, governò per suo conto la madre Eleonora, che fu reggente anche per l'altro figlio, Mariano V, divenuto giudice quando morì il fratello all'età di 10 anni. Fu il marito Brancaleone che condusse la guerra contro il regno di Sardegna continuando il sogno unificatore di Mariano IV. Il 1º aprile 1391 ricusò la pace del 1388 e alla testa del suo esercitò occupò Sassari. Insieme al figlio Mariano invase i territori aragonesi della costa nord orientale, espugnando i castelli della Fava (presso il paese di Posada), di Galtellì, di Pedreso e di Bonvenì o San Michele, nei pressi di Cagliari. Ben presto conquistò tutta la Sardegna settentrionale, lasciando in mano aragonese solo Alghero e Santa Teresa di Gallura. A settembre si diresse verso Sud e il 3 di ottobre con il suo esercito entrò a Iglesias e occupò tutto l'Iglesiente: in meno di sei mesi, il regno di Sardegna e Corsica si era nuovamente ridotto alle sole città di Alghero e di Cagliari.

La battaglia di Sanluri