La storia di Velletri, città di poco più di abitanti situata ai margini meridionali della provincia di Roma, sulle propaggini dei Colli Albani in vicinanza dell'Agro Pontino, raccoglie un insieme di eventi che hanno influenzato in maniera spesso importante la storia del Lazio. Già l'antica Velitrae, roccaforte dei Volsci, diede filo da torcere ai Romani che poterono entrarvi da conquistatori solo nel 338 a.C., mentre in età moderna a Velletri si sono combattute due diverse battaglie (nel 1744 e nel 1849) nell'ambito rispettivamente della guerra di successione austriaca e dell'assedio di Roma in conseguenza della proclamazione della Repubblica Romana. Durante la seconda guerra mondiale la città ha subito ingenti danni a causa della sua strategica posizione in quanto punto della linea Hitler, estremo baluardo difensivo tedesco tra Velletri e Valmontone prima della presa di Roma nel giugno 1944.

Età antica (III millennio a.C. - 476) Età pre-romana (III millennio a.C. - 338 a.C.) I primi insediamenti nel territorio di Velletri sono fatti risalire al Paleolitico medio, invece l'origine del più antico raggruppamento urbano è etrusca e la fondazione dovrebbe essere avvenuta intorno al 700 a.C., quando gli Etruschi, muovendo dall'attuale Toscana verso il sud Italia fondavano città nei punti strategici.

Il nome Velletri è etrusco significa probabilmente luogo dove si coltiva ("VEL" luogo e "THER" coltiva), simile a quello di Vetralla e Veroli, altri insediamenti fondati dal popolo etrusco. Nonostante tutto esistono molte fonti che le attribuiscono erroneamente una fondazione volsca, cioè ad opera del popolo dei Volsci; questo perché la città perse la dominazione etrusca intorno al 500 a.C. e fino al 338 a.C., quando venne conquistata definitivamente dai romani, Velletri passò sotto il controllo di vari popoli tra cui Volsci, Latini e Romani. Quello dei Volsci comunque fu un popolo che segnò socialmente Velletri, visto che la città si trovava sul confine tra il territorio di Roma e quello di questa popolazione osco-umbra originaria forse della SabinaSull'origine sabina dei volsci, si veda: F. Coarelli, Roma, I Volsci e il Lazio antico. in Crise et transformation des sociétés archaïques de l'Italie antique au Ve siècle av. JC. Actes de la table ronde de Rome (19-21 novembre 1987), Rome, École Française de Rome, 1990, pp. 135-154., e poi stanziatasi nelle aree del Lazio meridionale. Anche la lingua che si parlava a Velletri era la lingua volsca, lingua che rimase in uso per alcuni secoli dopo la conquista di Roma. Esistono poi leggende che narrano come Velletri fosse fondata dai rifugiati di Troia; ma sono leggende che ogni città del luogo, tra cui la stessa Roma, ha fatto proprie, e non vanno prese in seria considerazione.

Età romana (338 a.C. - 476) La città fu sottomessa da Roma nel 338 a.C. dopo una guerra di circa due secoli, che aveva visto Velletri cambiare bandiera più volte a seconda di quale etnia (Volsci, Latini, Romani) veniva a costituirsi nella città dopo epidemie e guerre che decimavano l'etnia dominante. Nel 356 a.C. Velletri aveva assunto un ruolo predominante, poteva contare su solide mura difensive costruite nei periodi di pace e così riuscì addirittura a saccheggiare Roma che in quel periodo era stata appena depredata dai Galli senoni. Questo gesto costerà caro a Velletri ma in generale a tutti i popoli Latini: Roma, infatti, riorganizzerà il suo esercito e darà vita alle guerre latine che andarono dal 340 al 338 a.C. e culmineranno con la definitiva sconfitta dei popoli della Lega latina e la conquista di Velletri da parte del console romano Furio Camillo, che si dice riuscì ad espugnarla perché un traditore di notte aprì le porte della città. In ogni modo Furio Camillo farà abbattere le mura difensive, che saranno ricostruite solo nell'ottavo secolo per difendersi dai predoni Arabi: la città conserva ancora quest'avvenimento, infatti nel Medioevo sarà ripristinata la porta dove entrò il console e fu chiamata appunto "Porta Furio" e, ancora oggi, la strada interna della città che portava a questa porta è chiamata "Via Furio".

Dopo quest'atto nascerà la Velletri municipio Romano che combatterà a fianco dei Romani sia contro Pirro sia contro Annibale e darà legionari alla repubblica e poi all'impero e avendo in cambio uno dei periodi più fiorenti della sua storia millenaria. In questi secoli di prosperità si costruirà molto, la città sarà scelta come dimora di campagna d'imperatori e personaggi illustri. Ricordiamo per esempio che a Velletri morì Claudia Atte, liberta e amante di Nerone; Catilina vi organizzò la sua fallimentare congiura con l'aiuto di ex-legionari; inoltre e vi sono state trovate la tomba di Sesto Vario Marcello, padre dell'imperatore Eliogabalo, e altre tombe di personaggi importanti come quella di un certo Baebus, forse un ebreo, e quella di uno schiavo di nome Datus, di origine africana. Questi ritrovamenti testimoniano il cosmopolitismo di Velletri. Sappiamo inoltre che Caligola, insieme ad altri imperatori, aveva una villa a Velletri, dove secondo alcuni storici festeggiò anche un compleanno; lo stesso Caligola fece costruire a Velletri dei bagni pubblici che esistono ancora oggi: le tre cisterne principali situate vicino alla chiesa di San Clemente; l'imperatore inoltre diede alla città una libertà quasi totale da Roma.

Nel 120 sarà costruito un anfiteatro (ristrutturato nel 364) simbolo di prestigio e importanza che si unirà ai diversi templi, tra cui quello di Giove, Mitra ed Ercole. Del forzuto semidio se ne contavano addirittura tre: uno di questi è l'attuale chiesa di San Giovanni in Plagis. Questo perché la città era molto legata a Ercole: si racconta che nell'antichità un bandito ferocissimo saccheggiasse i territori veliterni e che gli abitanti per ucciderlo chiamarono proprio il forte semidio; nella stessa epoca si poteva ammirare anche il tempio di Apollo e Diana, costruito quest'ultimo in una zona conosciuta ancora adesso come "Sole e Luna", proprio in retaggio dei due Dei associati al culto del Sole e della Luna, oppure il tempio di Saturno che secondo una delle tante leggende sarebbe stato il fondatore della città (non a caso Saturno era il Dio dell'agricoltura); oggi questo tempio è la chiesa di San Michele Arcangelo. Infine si ergeva il famoso tempio di Marte, descritto anche da Svetonio e già tempio sacro della gente volsca; in quel periodo esso diede grande importanza e prestigio alla città: venivano organizzati giochi in onore del Dio guerriero che richiamavano molti spettatori e concorrenti dalle città vicine. Non a caso Velletri era considerata "Urbs inclyta Martis" celebre città di Marte.

Per quanto riguarda il Cristianesimo secondo tradizione Velletri sarà convertita da un certo Clemente poi divenuto il quarto papa della chiesa con il nome di Papa Clemente I nell'88. Sembra che costui nacque proprio a Velletri. Nel 350 il tempio di Marte diventerà una chiesa cristiana dedicata proprio a San Clemente.

Augusto e la Gens Octavia La città inoltre fu patria della gens Octavia da cui discese Augusto, da ciò la diatriba secolare tra gli storici romani e veliterni che vogliono rispettivamente legare la nascita del primo imperatore romano alla propria città. Oggi sappiamo che probabilmente Augusto nacque a Roma, ma che discese dalla gens Ottavia, originaria come già detto di Velletri ed entrata nel Senato Romano dopo l'estenuante lotta secolare che portò i Romani a conquistare Velletri; il suo biografo Svetonio c'informa che Augusto passò la sua infanzia a Velletri dove la famiglia Ottavia era la più importante e possedeva varie proprietà; ma come lo stesso Svetonio precisa che Augusto nacque a Roma.

Pare però che Augusto, divenuto imperatore, nascose le sue origini umili perché da primo imperatore romano si vergognava di non essere di pura stirpe romana. Inoltre lo storico greco Cassio Dione Cocceiano riporta invece che Augusto era nato proprio nella città di Velletri. Possiamo citare poi una leggenda antichissima che afferma che durante le fasi della guerra tra Roma e Velletri al tempio l'oracolo sentenziò: "Un cittadino veliterno s'impadronirà del mondo". Probabilmente questa leggenda è stata inventata di sana pianta in seguito alla nascita di Augusto, ma dimostra lo stretto legame di Augusto con la città; esiste inoltre un'altra che racconta che chi entrava nei ruderi della villa d'Augusto a Velletri fosse scagliato fuori da una forza sconosciuta, e che un contadino, volendo dimostrare il suo coraggio e la falsità di questa storia, decise di passare una notte nei resti della villa dell'imperatore, ma fu sbattuto fuori con tutto il giaciglio. La Velletri fiorente dell'era romana cadrà in disgrazia quando Costantino I nel 330 sposterà la capitale da Roma a Costantinopoli.

L'Alto-Medioevo e la decadenza Dopo la caduta dell'impero romano Velletri fu devastata dai barbari, prima dai goti di Alarico che avevano da poco compiuto il saccheggio di Roma, questi si insidieranno a Velletri tanto che il suo primo vescovo fu proprio di origine Gota, la città sarà temporaneamente liberata dai Bizantini del grande generale Belisario che il 9 dicembre 536 entrò a Velletri mentre dal sud Italia marciava verso Roma, durante i fatti della Guerra gotica. In seguito la città fu toccata anche dall'altro generale bizantino Narsete che sappiamo riconobbe a Velletri la fedeltà verso l'Impero tanto che diede alla città delle libertà speciali poi riconfermate dall'Imperatore Giustiniano I, così qui si formerà la prima parte del motto della città di Velletri cioè Est mihi libertas imperialis. Sempre durante le fasi della guerra gotica entrerà in città anche il grande condottiero dei goti Totila. Da quello che ci raccontano gli storici cristiani fu un sanguinario in realtà la sua figura fu molto più alta e nobile.

In questo periodo Velletri era un passaggio cruciale tra il nord e il sud Italia visto che la vicina Palude Pontina dalla caduta dell'impero Romano era tornata un posto malarico e inospitale, così Velletri che si adagiava sui colli Albani rimaneva l'unico percorso percorribile attraverso la via Appia Antica. Finita la Guerra tra i Bizantini ei Goti la penisola subì l'ultima e più disastrosa invasione barbarica, quella dei Longobardi, entrati attraverso le Alpi intorno al 568 e che spedirono l'Italia in pieno Medioevo. Possiamo immaginare che nella loro discesa verso il sud dello stivale i Longobardi passarono anche da Velletri che ormai del ricco e fiorente centro romano conservava solo il ricordo, dato che la città era semi-spopolata dai abitanti di qualche secolo prima era passata ad appena 1.000. Lo stesso papa Gregorio Magno nel 592 con una lettera al vescovo ordino ai cittadini di abbandonare la città perché insicura, questa lettera è molto importante perché ci dice che Velletri in questo periodo faceva parte del Ducato di Roma ed era tenuta molto in considerazione. Il fatto di far parte del ducato di Roma diede la possibilità alla città di non dover subire troppo le angherie dei Longobardi.

Nel 730 ormai insofferente verso Goti, Longobardi e gli stessi Bizantini, Velletri si schierò al fianco del Papa, ricevendone in cambio una certa autonomia nei confronti dello stato pontificio. A tale circostanza si deve la nascita del motto completo della città ("EST MIHI LIBERTAS PAPALIS ET IMPERIALIS") che campeggia ancora oggi nello stemma cittadino. Nel 774 Velletri venne visitata da Carlo Magno che trascorreva la pasqua da Papa Adriano I, sappiamo anche che una delegazione di Velletri era presente nell'800 quando Carlo Magno venne incoronato da papa Leone III.

In questo periodo intorno all'865 l'allora vescovo di Velletri Gauderico redasse un racconto sulla vita dei Santi Cirillo e Metodio, più precisamente su Cirillo che aveva riportato, sembra, le reliquie di San Clemente in Italia.