Rappresentante centrale della scuola romana, insieme a Orlando di Lasso e Tomás Luis de Victoria, è considerato uno dei principali compositori europei del XVI secolo. Palestrina fu uno dei pochi compositori rinascimentali a non essere mai completamente dimenticato, e il cosiddetto "stile palestriniano", soprattutto nella forma codificata da Johann Joseph Fux, esercitò una notevole influenza sulle generazioni successive di compositori.
Nato nella città di Palestrina nello Stato Pontificio, si trasferì a Roma da bambino e lì intraprese gli studi musicali. Nel 1551, Giulio III lo nominò maestro della Cappella Giulia presso la Basilica di San Pietro. Lasciò l'incarico quattro anni dopo, non potendo continuare come laico sotto il pontificato di Paolo IV, e ricoprì posizioni simili presso la Basilica di San Giovanni in Laterano e la Basilica di Santa Maria Maggiore nel decennio successivo. Palestrina tornò alla Cappella Giulia nel 1571 e rimase a San Pietro fino alla sua morte nel 1594.
Principalmente noto per le sue messe e i suoi mottetti, che ammontano rispettivamente a oltre 100 e 250, Palestrina ha avuto un'influenza duratura sullo sviluppo della musica sacra e profana in Europa, in particolare sullo sviluppo del contrappunto. Secondo Grove Music Online, il successo di Palestrina nel conciliare quella che era la funzione propriamente sacra della musica cattolica con gli aspetti più apertamente estetici gli valse, nel periodo postridentino, la reputazione di compositore cattolico ideale,Massimo Mila, Breve storia della musica, Torino, Einaudi, 1963 oltre a conferire al suo stile (o, più precisamente, alla visione prescrittiva che ne hanno avuto le generazioni successive) lo status iconico di modello di perfezione per la composizione polifonica sacra.Jerome Roche, Palestrina (Oxford Studies of Composers, 7; New York: Oxford University Press, 1971),
Biografia Giovanni Pierluigi (o, in latino, Johannes PetraloysiusPalestrina firmava di solito le proprie lettere con il nome Giovanni Petraloysio), figlio di Sante (o Santo) Pierluigi e Palma Veccia, nacque probabilmente a Palestrina, vicino a Roma, dove vivevano Sante e Palma, o forse a Roma stessa, dove un certo Santo di Prenestino (antico nome della città di Palestrina), identificato come suo padre, visse negli anni intorno alla sua nascita. Anche la data è oggetto di dibattito. Il 1525 è generalmente accettato come anno di nascita sulla base di un elogio commemorativo scritto da un giovane contemporaneo, Melchiorre Major, nel quale si affermava che al momento della morte Palestrina aveva 69 anniLo storico Leonardo Cecconi, nella sua Storia di Palestrina del 1756, sostenne invece che il compositore sarebbe morto il 2 febbraio 1593 all'età di 65 anni (e, dunque, sarebbe nato nel 1528). L'affermazione di Melchiorre Major è in genere ritenuta verosimile semplicemente perché coeva alla morte di Palestrina, ma non è mai stato rinvenuto alcun documento ufficiale a conferma.. Il suo nome fu scritto in vari modi: Giannetto (Gianetto/Zanetto) da Pallestrino o Pelestino, Giovanni Pietro Luigi da Panestrina, in latino Johannes Petraloysius, e negli ultimi anni assunse la forma Giovanni Pietraloysio."Il Palestrina, Principe della Musica". Pierluigi da Palestrina
Il suo talento musicale si manifestò fin dall'infanzia, ma la sua formazione è avvolta nel mistero. Potrebbe aver iniziato gli studi con l'organista del Duomo di Palestrina. Il 25 ottobre 1537 compare nell'elenco dei coristi della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, ma la sua ammissione potrebbe essere avvenuta diversi anni prima.Marvin, Clara. Giovanni Pierluigi Da Palestrina: A Guide to Research. Taylor & Francis, 2002, pp. 1-11 È possibile che questa posizione vantaggiosa, che gli garantiva anche istruzione, formazione musicale, alloggio e sostentamento, sia stata ottenuta grazie ad Andrea della Valle, vescovo di Palestrina e arciprete di Santa Maria Maggiore. Studiò dapprima con Robin Mallapert, e poi probabilmente con un certo Roberto (forse Robert de Févin) e Firmin Le Bel. Nel 1544 tornò nella sua città natale e assunse l'incarico di organista presso la cattedrale. I suoi compiti, oltre a suonare l'organo la domenica e nei giorni festivi, includevano l'insegnamento e il canto nel coro ogni giorno, durante la Messa, i Vespri e la Compieta.Tibaldi, Rodobaldo. “Pierluigi da Palestrina, Giovanni, detto anche il Palestrina". Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 83. Treccani, 2015"Palestrina, Giovanni Pierluigi da". Enciclopedia Treccani online Le sue eccellente performance attirarono l'attenzione del vescovo Giovanni Maria Ciocchi del Monte. Nel 1547 sposò Lucrezia Gori, che gli diede tre figli: Rodolfo, Angelo e Iginio.Stevens, Denis William. "Giovanni Pierluigi da Palestrina". Encyclopedia Britannica online
Nel 1551 il vescovo di Palestrina Giovanni Maria del Monte fu eletto papa e nel mese di settembre Giovanni diventò magister cappellae della Cappella Giulia, che in pratica lo rese maestro di cappella della Basilica di San Pietro, la principale istituzione musicale del papato, una posizione di immenso prestigio.Melvin P. Unger, Historical Dictionary of Choral Music, p. 338 In segno di gratitudine, nel 1554 Palestrina gli dedicò la sua prima opera pubblicata, un libro di messe con quattro pezzi,Iohannis Petri Loisij […] Missarum liber primus, Valerio Dorico, Roma, 1554; L'incisione del frontespizio è la stessa usata per il Missarum liber secundus di Morales del 1544, dedicato a Paolo III. Rispetto a tale edizione, il volto e le braccia del pontefice sono alterati, così come il viso del compositore, ma la musica è la stessa, anche se le parole sono cancellate; Palestrina è perciò rappresentato mentre offre una messa che in realtà è di Morales. L'incisione del libro di Morales è ispirata a quella che ornava il Liber quindecim missarum di Andrea Antico, dedicato nel 1516 a Leone X. che già dimostravano una perfetta padronanza dello stile polifonico della scuola franco-fiamminga, allora prediletta a Roma, e l'anno seguente, cedendo la carica di maestro del coro a Giovanni Animuccia, fu nominato compositore della basilica, anch'esso un incarico illustre, e fu nominato cantore del coro della Cappella Sistina senza consultare gli altri cantori, come era consuetudine; un simile atto di eccezionale deferenza nei confronti di un uomo sposato (a eccezione di altri due cantori, tutti gli altri erano ecclesiastici celibi) e che aveva una voce non considerata eccezionale, è stato attribuito al riconoscimento dei suoi meriti compositivi.
Il suo protettore Giulio III morì nel marzo del 1555 e, dopo il brevissimo pontificato di Marcello II (risale forse a questo periodo la composizione della famosa Missa papae Marcelli, la cui importanza è legata alle riforme del Concilio di Trento) il papa successivo, Paolo IV, avviò una rigorosa riforma delle istituzioni ecclesiastiche e costrinse tutti i cantori sposati a dimettersi. Ricevette una piccola pensione a vita dal papa, ma lasciò San Pietro, assumendo immediatamente la direzione musicale della Basilica di San Giovanni in Laterano, ma il suo lavoro lì fu ostacolato dalla scarsa preparazione del coro. Sempre nel 1555 pubblicò il suo primo volume di opere profane, un libro di madrigali. Nel 1557 ottenne la cittadinanza romana.
Nel 1560 lasciò il Laterano, a quanto pare a causa di una controversia salariale, portando con sé il figlio Rodolfo, che era stato introdotto nel coro dal padre. Dopo alcuni mesi di inattività, nel 1561 Palestrina ottenne un incarico presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, che vantava una cappella musicale di alto livello, dove rimase per diversi anni. Nel 1567 fu assunto dal cardinale Ippolito II d'Este per dirigere la musica della sua cappella privata e delle sue residenze estive, un incarico piuttosto impegnativo, e contemporaneamente iniziò a dirigere la musica di un nuovo seminario fondato a Roma, dove avrebbe dovuto cantare nei giorni di festa e dare lezioni di canto. Durante questo periodo ha occasionalmente collaborato con diverse altre chiese di Roma.
Nel 1564, apparve il suo primo volume di mottetti a tre voci, che rivela un'evoluzione del suo stile verso una scrittura più fluida e chiara. Tuttavia, l'ambiente romano di quel tempo non era molto favorevole alla musica pertanto sono registrati diversi contatti tra il compositore e altre corti – Vienna, Spagna e il Ducato di Mantova – per esplorare prospettive di lavoro, ma questi non ebbero successo, forse a causa delle sue elevate richieste salariali. Si instaurò però un rapporto amichevole e proficuo con Guglielmo Gonzaga, Duca di Mantova, musicista dilettante, che durò molti anni, durante i quali condivisero esperienze musicali e composero brani per la cappella mantovana.
Nel 1569 pubblicò un volume di mottetti a 5, 6 e 7 voci, un'opera brillante per l'uso ingegnoso e trasparente della polifonia, e nel 1570 pubblicò un altro libro di messe con 8 pezzi per 4, 5 e 6 voci. Lo stile tra di esse non è molto uniforme, con alcune opere molto complesse tipiche della scuola fiamminga, forse più antiche, e altre più progressiste, in linea con le tendenze contemporanee di raffinatezza e controllo della polifonia, ma il contenuto disomogeneo della raccolta potrebbe essere stato scelto deliberatamente per dimostrare la sua padronanza di diversi stili.
Animuccia morì nel 1571 e il Vaticano, desideroso di riaverlo, gli offrì l'incarico con uno stipendio più alto, proposta che il compositore accettò. Ciò scatenò una disputa con la chiesa di Santa Maria Maggiore, che non voleva perderlo, pareggiando l'offerta di San Pietro, e per assicurarsi che Palestrina rimanesse, i canonici di San Pietro aumentarono ulteriormente la sua remunerazione. Nel 1572 pubblicò un altro volume di mottetti, con 44 pezzi per 5, 6 e 8 voci, in cui perfezionò il descrittivismo musicale delle emozioni descritte nel testo, una tecnica che sarebbe poi stata conosciuta come "teoria degli affetti". Nello stesso anno morì suo figlio Rodolfo; nel 1573, l'altro figlio, Angelo, si sposò, ricevendo una ricca dote dalla moglie, che nel 1574 diede alla luce il primo nipote del compositore. Alla fine dell'anno, Palestrina eseguì un mottetto festivo all'apertura della Porta Santa.
Nel 1575 vide la luce un'altra raccolta, ancora più avanzata, che sviluppò uno stile di ricca e intensa espressività e di grandioso effetto. A dicembre suo figlio Angelo morì in un'epidemia che uccise diecimila romani, ma nel gennaio dell'anno successivo nacque un figlio postumo, che prese il nome del padre. Nel 1577, Papa Gregorio XIII, in collaborazione con Annibale Zoilo, gli commissionò la revisione del repertorio tradizionale del canto gregoriano, epurandolo da tutto ciò che la Chiesa considerava barbaro e oscuro, nonché la correzione degli errori di concordanza tra testo e musica e la standardizzazione delle diverse versioni degli stessi brani. Tuttavia, la revisione non fu completata e i suoi risultati parziali non furono pubblicati. A quel tempo, era già un compositore di fama internazionale e nel 1578 ricevette il titolo di maestro di cappella della basilica, diventandone anche il compositore non ufficiale. Continuò a dirigere il coro di San Pietro fino alla sua morte."Palestrina, Giovanni Pierluigi da". Nella decade che va dal 1570 al 1580 ricevette diverse commissioni dalla prestigiosa Confraternita della Santissima Trinità dei pellegrini, fondata da San Filippo Neri. Alla fine del 1578 nacque il primogenito di suo figlio Iginio, a cui fu dato il nome di Tommaso.