È stato governatore della Banca d'Italia dal 1979 al 1993, presidente del Consiglio dei ministri (1993-1994), ministro del tesoro e del bilancio e della programmazione economica (1996-1997), quindi ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica (1998-1999). Primo presidente del Consiglio e primo capo dello Stato non parlamentare nella storia della Repubblica, fu anche il secondo presidente della Repubblica eletto dopo essere stato governatore della Banca d'Italia, preceduto da Luigi Einaudi nel 1948. È stato anche governatore onorario della Banca d'Italia.
Ha ricoperto inoltre numerosi incarichi di rilevanza internazionale, tra cui quelli di presidente del comitato dei governatori della Comunità europea e del Fondo europeo di cooperazione monetaria (nel 1982 e nel 1987); vicepresidente della Banca dei regolamenti internazionali (dal 1994 al 1996); presidente del gruppo consultivo per la competitività in seno alla Commissione europea (dal 1995 al 1996) e presidente del comitato interinale del Fondo Monetario Internazionale (dall'ottobre 1998 al maggio 1999). Dal 1996 ha ricoperto gli incarichi di consigliere d'amministrazione e, successivamente, di consigliere scientifico e vicepresidente dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani.
Dopo una militanza giovanile nel Partito d'Azione, Ciampi non ha più aderito ad alcun partito politico, anche se è stato sempre considerato vicino al centro-sinistra.
Come capo dello Stato conferì l'incarico a tre presidenti del Consiglio dei ministri: Massimo D'Alema (del quale ha respinto le dimissioni di cortesia presentate nel 1999), Giuliano Amato (2000-2001) e Silvio Berlusconi (2001-2006); ha nominato cinque senatori a vita: Rita Levi-Montalcini nel 2001, Emilio Colombo nel 2003, Mario Luzi nel 2004, Giorgio Napolitano e Sergio Pininfarina nel 2005; ha infine nominato cinque giudici della Corte costituzionale: nel 2000 Giovanni Maria Flick, nel 2004 Franco Gallo e nel 2005 Sabino Cassese, Maria Rita Saulle e Giuseppe Tesauro.
In quanto presidente emerito della Repubblica, è stato senatore di diritto e a vita.
Biografia Infanzia ed istruzione Figlio di Pietro Ciampi (1882-1947) e di Maria Masino (1890-1976), quest'ultima nata a Pisa da famiglia di Cuneo,Carlo Azeglio Ciampi, Da Livorno al Quirinale. Storia di un italiano. Conversazione con Arrigo Levi, Bologna 2010, pp. 9-10. frequentò l'Istituto San Francesco Saverio, retto dai Gesuiti, dalla terza elementare al liceo. Saltò la quinta elementare e la terza liceo per gli ottimi voti conseguiti nelle classi precedenti.
Dopo la maturità, concorse alla Scuola Normale Superiore di Pisa per un posto nel corso di laurea in lettere: nella prova scritta di italiano del concorso trattò di Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro e nella prova orale fu esaminato da Giovanni Gentile; superò il concorso classificandosi undicesimo insieme con Scevola Mariotti.
Durante il suo percorso di studi, compì diversi soggiorni all'estero, in particolare all'Università di Lipsia. Conseguì la laurea in lettere nel 1941, discutendo una tesi in filologia classica e letteratura greca intitolata Favorino d'Arelate e la consolazione Περὶ φυγῆςLa tesi è stata ripubblicata dalla Normale di Pisa nel 2011, con ristampa anastatica curata da Franco Montanari e con introduzione di Salvatore Settis ISBN 978-88-7642-411-3 (relatore Augusto Mancini) alla Normale, dove aveva frequentato, rimanendone affascinato, le lezioni del filosofo Guido Calogero e dove aveva conosciuto anche Franca Pilla, futura moglie. Fu chiamato alle armi nello stesso anno con il grado di sottotenente nel corpo automobilistico e inviato in Albania.
Durante la Resistenza
Quando fu siglato l'armistizio dell'8 settembre 1943, Ciampi, che si trovava in Italia con un permesso, rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e si rifugiò a Scanno, in Abruzzo, dove trovò Guido Calogero, suo professore a Pisa, condannato al confino per le sue idee antifasciste, esponente di primo piano del pensiero liberal socialista e vicino al Partito d'Azione. Il 24 marzo 1944 Ciampi, con un gruppo di una sessantina di persone, fra cui lo stesso Calogero, altri antifascisti, prigionieri sfuggiti alla Wehrmacht e con l'aiuto della guida locale Alberto Pietrorazio, partendo da Sulmona si mise in marcia per raggiungere gli Alleati, attraversando il massiccio della Maiella.
Si trattava di un viaggio difficile e pericoloso, in mezzo alla neve e con temperature molto basse, lungo un percorso che toccava Campo di Giove e attraversava le linee tedesche passando per il Guado di Coccia:
L'itinerario, passando per Taranta Peligna, condusse infine i sopravvissuti a Casoli. Il gruppo, che perse una decina di componenti, stremati dal freddo e dalla fatica, incontrò per primo i patrioti della Brigata MaiellaNel 2001, nella prima edizione del Freedom Trail, il Sentiero della Libertà, una marcia escursionistica che ripercorre lo stesso tracciato seguito da Ciampi e dai prigionieri di guerra fuggiti dal campo di prigionia di Fonte d'Amore, l'allora Presidente fu presente all'inaugurazione della manifestazione.. Ciampi riuscì quindi ad arrivare a Bari, dove consegnò a Tommaso Fiore il testo manoscritto del «catechismo liberalsocialista del Partito d'Azione» datogli da Calogero, si arruolò nel rifondato esercito italiano e si iscrisse al Partito d'Azione, di cui fondò una piccola sezione a Livorno.
Il diario personale sulla traversata fu donato da Ciampi stesso al liceo scientifico di Sulmona, in occasione della sua visita a Sulmona per l'inaugurazione de "Il sentiero della libertà".
In seguito allo scioglimento del Partito d'Azione, nel 1947, decise di non aderire al Partito Socialista Italiano (in cui il PdAz era prevalentemente confluito) o alla Concentrazione Democratica Repubblicana di Ugo La Malfa e da allora non ebbe affiliazioni politiche, anche se rimase sempre vicino all'area liberal socialista e progressista.
Banca d'Italia
Nel 1946 sposò Franca Pilla (1920) conosciuta nel 1938, conseguì una seconda laurea, in giurisprudenza, presso l'Università di Pisa e partecipò al concorso che lo fece entrare come impiegato in Banca d'Italia, dove sarebbe rimasto per 47 anni (14 da governatore).
Prima di entrare in Banca d'Italia era professore di liceo, e l'insegnamento era, per sua stessa ammissione, la vera grande passione. Dopo la laurea in Lettere aveva infatti ottenuto una cattedra di Lettere Italiane e Latine al liceo classico "Niccolini e Guerrazzi" di Livorno, dove sono ancora conservati i documenti che attestano il suo passaggio dalla Scuola alla Banca d'Italia.
Nel 1946 s'iscrisse anche alla CGIL e ne conservò la tessera fino al 1980. Inizialmente, in Banca d'Italia, prestò servizio presso alcune filiali, svolgendo attività amministrativa e di ispezione ad aziende di credito. Nel 1960 fu chiamato all'amministrazione centrale della Banca, presso il Servizio Studi, di cui ha assunto la direzione nel luglio 1970. Nel 1973, diventò segretario generale, vice direttore generale nel 1976 e direttore generale nel 1978. Nell'ottobre del 1979 fu nominato governatore della Banca d'Italia e presidente dell'Ufficio italiano dei cambi nel pieno della bufera che aveva travolto l'istituzione dopo il fallimento di Michele Sindona, l'incriminazione del governatore Paolo Baffi e l'arresto del vice direttore Mario Sarcinelli (ambedue poi scagionati da ogni accusa). Ciampi ha dichiarato che «Appena nominato governatore andai a rendere omaggio al Capo dello Stato e dissi chiaramente che se Mario Sarcinelli avesse dovuto lasciare la Banca d'Italia, mi dovevano considerare dimissionario»La Storia siamo noi - puntata "Qualunque cosa succeda" dedicata a Giorgio Ambrosoli.
Fin dal primo testo redatto come governatore della Banca d'Italia (le “Considerazioni finali” del 1980), Ciampi sostenne come l'Europa dovesse essere «il chiodo al quale l'Italia doveva aggrapparsi con tutte le sue forze». Egli riteneva che l'unico modo per eliminare il problema di una società e di un'economia che non volevano accettare «né vincoli, né discipline» fosse legarsi a un vincolo esterno forte come il Sistema monetario europeo (SME). Le misure economiche che Ciampi adottò da governatore furono perlopiù varate in una prospettiva sovranazionale piuttosto che nazionale. Significativo in quest'ottica il fatto che la prima svalutazione della lira decisa da Ciampi, decretata nel marzo 1981 in seguito a una grave crisi sindacale scoppiata all'interno della FIAT che si era trascinata per tutto l'ultimo trimestre del 1980, sia avvenuta nell'ambito di un riallineamento con lo SME, e non in maniera unilaterale.
Per perseguire il duplice obiettivo di vincere l'inflazione e mantenere la lira all'interno dello SME, e dunque tenere l'Italia agganciata alle altre grandi economie europee, il governatore evidenziò ripetutamente, nelle sue “Considerazioni finali”, la necessità per l'istituto da lui presieduto di raggiungere l'indipendenza nell'indirizzo della politica monetaria nazionale. Nel luglio del 1981, quindi, fu fautore insieme al ministro del tesoro Beniamino Andreatta del "divorzio" tra Banca d'Italia e Ministero del tesoro. Le conseguenze di questa separazione furono molteplici: i tassi di interesse reali si attestarono su livelli idonei ai parametri fissati dall'adesione allo SME, congrui ad assicurare il rientro dell'inflazione sul lungo periodo; il fabbisogno pubblico venne quasi del tutto finanziato sul mercato, senza creare nuova moneta e infine la Banca d'Italia cominciò ad annunciare l'obiettivo di espansione della moneta.
La convinzione di Ciampi fu che il ritorno a una moneta stabile richiedesse una “costituzione monetaria”, fondata su tre pilastri: indipendenza della Banca Centrale, procedure di spesa rispettose del vincolo di bilancio e dinamica salariale coerente con la stabilità dei prezzi (in forte contrapposizione con la cosiddetta “scala mobile ”).
Furono invece tesi, in questo periodo, i rapporti con Bettino Craxi, soprattutto nel cosiddetto "Venerdì nero" del 19 luglio 1985. Quel giorno, mentre sul mercato dei cambi il dollaro oscillava sulle 1 860 lire con una tendenza al rialzo, il direttore finanziario dell'Eni, Mario Gabbrielli, diede l'ordine di acquistare i 125 milioni di dollari necessari a rimborsare un prestito. La Banca d'Italia (e per essa il capo del servizio esteri, Fabrizio Saccomanni) appreso che l'Eni aveva intenzione di effettuare l'acquisto, chiese all'ente di rinviare l'operazione. L'Eni, invece, insistette nel tenere fermo l'ordine. Nelle ore successive la quotazione del dollaro in lire schizzò vertiginosamente fino a superare il tasso di cambio con il marco, costringendo la Banca d'Italia a servire la partita e chiudere il mercato. Per contrastare gli effetti negativi di questo episodio, Ciampi scelse di intraprendere nuovamente la via europea. Durante la riunione del Comitato monetario della CEE a Basilea si decise la svalutazione della lira del 6% rispetto all'ECU (la moneta-paniere dello SME) e la corrispettiva rivalutazione del 2% delle altre valute. La delegazione italiana riuscì così a evitare ulteriori effetti negativi e a far riassorbire parte del danno. Questo evento causò ampi dissapori fra il vertice di Palazzo Koch e l'esecutivo guidato da Craxi. I dissidi si attenuarono solo dopo la minaccia di dimissioni di Ciampi e il conseguente rinnovo della fiducia da parte del leader del Partito Socialista.
Ciampi fu inoltre in quegli anni protagonista, insieme a Giovanni Goria, della protesta formale che portò il G7 a riunirsi a partire dal 1987 sempre e solo in formazione completa, senza essere preceduto da un vertice a cinque in cui l'Italia era esclusa. Il suo appoggio alla diserzione decisa dal governo Craxi fu determinante per la buona riuscita dell'operazione.