Era figlio di Aimone di Savoia, per un breve periodo re di Croazia, che rinunciò al titolo pochi giorni dopo la nascita di Amedeo.Kingdom of Croatia - House of Savoy. Come discendente del re di Spagna Amedeo I, era 41º in linea di successione al trono spagnolo.
Rappresentò più volte Umberto II, costretto all'esilio fino alla morte, alle manifestazioni svoltesi nel territorio nazionale. Nel 2006 Amedeo rivendicò per sé il titolo di duca di Savoia e il ruolo di Capo della Real Casa, in disputa con Vittorio Emanuele di Savoia.
È stato inoltre cittadino onorario di Marigliano, Pantelleria e Abetone. Appassionato di botanica, in particolare di piante succulente, ha viaggiato in tutto il mondo, particolarmente in Africa.
Biografia Amedeo di Savoia-Aosta era l'unico figlio di Irene di Grecia e di Aimone di Savoia, che fu quarto duca d'Aosta e re de iure dello Stato Indipendente di Croazia con il nome di Tomislavo II; suo zio era l'omonimo eroe dell'Amba Alagi, detto il "Duca di ferro" e suo nonno era il "Duca Invitto" Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta. Per parte di suo padre era pronipote di Amedeo I di Spagna, mentre per parte di sua madre era nipote di re Costantino I di Grecia, nonché pronipote di Federico III di Germania e di Giorgio I di Grecia.
Infanzia e prigionia Tre settimane prima della nascita di Amedeo il Regno d'Italia aveva firmato l'armistizio di Cassibile, cessando le ostilità contro le forze inglesi e statunitensi nell'ambito della seconda guerra mondiale.
La caduta di alcune bombe alleate nei pressi di Firenze, in Villa Cisterna, la residenza fiorentina di Aimone di Savoia e di sua moglie Irene, provocò, il 27 settembre 1943, il parto anticipato di quest'ultima, che avvenne in una stanza al piano terra considerata al riparo dai bombardamenti. Leggenda vuole che egli sarebbe stato battezzato dal cardinale arcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa, tuttavia il duca ha smentito questa voce. In un'intervista al Corriere della Sera, Amedeo di Savoia-Aosta ha raccontato che, al momento della nascita, la madre gli fece prendere le impronte digitali dal questore di Firenze, per timore che venisse rapito.
Alla nascita ricevette il titolo di duca delle Puglie.
Il 26 luglio 1944, su ordine firmato personalmente da Heinrich Himmler, i nazisti internarono il piccolo Amedeo a Hirschegg, vicino a Graz (Austria), insieme alla madre Irene di Grecia e alle cugine Margherita e Maria Cristina, uniche figlie di suo zio Amedeo, terzo duca d'Aosta, e della duchessa Anna d'Orléans. Carmine Senise, anch'egli prigioniero a Hirschegg, ricorda nel suo diario:
Liberazione e ritorno in Italia Dopo la liberazione dal campo di internamento nazista di Hirschegg, avvenuta nel maggio 1945, Amedeo visse per alcune settimane in Svizzera.
Il 7 luglio 1945 Irene di Grecia col figlio rientrarono in Italia: si fermarono prima a Milano, dove Aimone vide per la prima volta il figlio, e successivamente raggiunsero Napoli, dove Amedeo incontrò la nonna paterna Elena d'Orléans. In Italia, Irene e Amedeo si stabilirono a Fiesole, vicino a Firenze.
Nel 1948 Aimone di Savoia, padre di Amedeo, morì a Buenos Aires, dove si era trasferito dopo l'esito del referendum del 1946, colpito da un infarto e il figlio assunse il titolo ducale come capo della casa Savoia-Aosta. In seguito Amedeo ebbe come precettore agli studi l'ammiraglio Giulio Cerrina Feroni, studiò presso il Collegio alle Querce di Firenze e al Seaford College in Inghilterra, poi presso il Collegio Navale Morosini di Venezia. Frequentò i corsi dell'Accademia Navale di Livorno, al termine dei quali venne imbarcato con il grado di ufficiale di complemento della Marina Militare per esercitazioni nell'Atlantico e nel Mediterraneo. Si laureò in scienze politiche all'università di Firenze.
Il 14 maggio 1962 Amedeo fu uno dei principi di madre greca scelti per sostenere le corone sulla testa degli sposi durante la cerimonia ortodossa del matrimonio di Juan Carlos di Borbone (suo cugino di secondo grado) e Sofia principessa di Grecia (sua cugina prima). .
I matrimoni
Secondo la tradizione degli Aosta, Amedeo ha sposato una principessa francese, Claudia d'Orléans (nata nel 1943), figlia di Enrico d'Orléans, conte di Parigi e pretendente al trono di Francia. Si incontrarono alle nozze dei cugini Juan Carlos di Spagna e Sofia di Grecia.AA.VV., "Storia Illustrata", n. 306, maggio 1983, A. Mondadori Editore, pag. 80. Il matrimonio venne celebrato il 22 luglio 1964, a Sintra, in Portogallo. Testimoni dello sposo erano Juan Carlos I di Spagna e Umberto II di Savoia. Tra Amedeo e Claudia regnano un'assoluta discordia e continue liti: nel 1976 la convivenza termina, i coniugi divorziano a Port-au-Prince (Haiti) il 26 aprile 1982 e il matrimonio viene dichiarato nullo dalla Sacra Rota a Roma l'8 gennaio 1987. I figli sono rimasti con Amedeo nella tenuta del Borro. Claudia si è risposata subito con un editore americano, Arnaldo la Cagnina.
Il 30 marzo 1987, a seguito della dichiarazione di nullità del precedente matrimonio, Amedeo ha potuto sposare, a Bagheria (Palermo), Silvia Paternò di Spedalotto, figlia di Vincenzo Paternò e di Rosanna Bellardo.
Ultimi anni: la politica, la morte Negli anni 1990, durante la crisi della prima Repubblica,
Nel 1992 il PSDI lo corteggiò per le elezioni politiche alla Camera dei deputati per la circoscrizione di Napoli.
Nel 1996 è stato nominato rappresentante del comune di Palermo per la Fondazione Internazionale "Pro Herbario Mediterraneo", e, dal 1997, ne è stato presidente.
Nel 1997 il Polo delle Libertà riuscì quasi a convincerlo a candidarsi alla guida del comune di Torino.Corriere della Sera (12 gennaio 1997). Nel giugno 1997 presenziò a un simposio di progettazione politica, tenutosi nella città di Arezzo, nel quale si immaginava la costituzione di un movimento monarchico trasversale ai partiti.Corriere della Sera (2 giugno 1997).
Nel 2003 è stato nominato dal Governo italiano presidente del Comitato di gestione permanente della Riserva Naturale Statale dell'isola di Vivara.Corriere della Sera (19 aprile 2003). Nello stesso anno è stato nominato "testimonial" della Rassegna Internazionale del Cinema Nomade e di Emigrazione "Metix Film Festival".
Ha vissuto l'ultimo periodo in Toscana, a Castiglion Fibocchi, dove era imprenditore agricolo (Vini Savoia-Aosta) e dove seguiva alcune società in veste di consulente, consigliere d'amministrazione e presidente.
Muore a causa di un arresto cardiaco il 1º giugno 2021 a 77 anni presso l'ospedale San Donato di Arezzo, dove era ricoverato da alcuni giorni per un intervento chirurgico a un rene. Il funerale si è tenuto il 4 giugno alla basilica di San Miniato al Monte a Firenze, celebrato dall'abate Bernardo Gianni. Al feretro è stato reso un picchetto d'onore della Marina Militare. Il successivo 1º luglio la salma viene tumulata nella cripta reale della basilica di Superga a Torino, dopo una cerimonia celebrata da monsignor Antonio Vigo, che ha visto l'uso della Corona reale di Savoia oltre che del già utilizzato collare dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata. In entrambi i casi è stato suonato S'hymnu sardu nationale, antico inno del Regno di Sardegna.
Disputa dinastica
La sua posizione nella linea di successione al trono dal 2006 è controversa: parte dei monarchici sostiene che Amedeo fosse il Capo della Real Casa, e quindi il legittimo pretendente al trono d'Italia. Altri ritengono che la posizione di Capo della Casa spetti a Vittorio Emanuele di Savoia e che Amedeo fosse terzo in linea di successione dopo Emanuele Filiberto. La controversia, nota come questione dinastica, ruota attorno alla possibilità che Vittorio Emanuele di Savoia (con ciò che ne deriva nei confronti del figlio Emanuele Filiberto) abbia perso ogni diritto al trono d'Italia, con il conseguente passaggio in capo ad Amedeo di ogni diritto dinastico. La controversia è stata oggetto di un pronunciamento ufficiale della Consulta dei senatori del Regno.
La Consulta, avente la veste giuridica di un'associazione di diritto privato creata nel 1955, in data 7 luglio 2006 ha infatti formalmente comunicato che:
Amedeo diverrebbe così l'erede di Umberto II. Motivo ufficiale è il matrimonio di Vittorio Emanuele di Savoia con una persona di differente condizione sociale senza l'esplicita autorizzazione del sovrano nella sua veste di capo della casa (il cosiddetto regio assenso), così come stabilito dal combinato disposto dell'art. 2 delle regie patenti date il 13 settembre 1782 dal re di Sardegna Vittorio Amedeo III di Savoia, del regio decreto del 1890 sulla Real casa e dell'art. 92 del codice civile.
Da diversi commentatori - a torto o a ragione - si è ipotizzato che la decisione, o quanto meno la scelta del momento in cui renderla nota, sia stata anche una conseguenza delle vicende giudiziarie che coinvolsero il figlio dell'ultimo Re d'Italia. È comunque da notare che tale esplicitazione non è da considerarsi giuridicamente necessaria, poiché l'esclusione dallo status di membro della Real Casa e di decadenza da qualsiasi prerogativa, titolo, grado e onorificenza di Vittorio Emanuele si sarebbe prodotta direttamente e automaticamente ipso iure al momento stesso della celebrazione del matrimonio.
Tuttavia Amedeo, in alcuni contesti, aveva in passato sostenuto con alcune dichiarazioni le tesi di Vittorio Emanuele, anche ponendosi in contrasto con la Consulta dei senatori del Regno presieduta da Aldo Alessandro Mola.
All'indomani della morte di Umberto II, interpellato, con una dichiarazione rilasciata al Corriere della Sera, smentì un cambiamento nella successione a danno di Vittorio Emanuele:
In un'intervista al Corriere della Sera, nel 2002, egli dichiarava, alla domanda di Giuliano Gallo di proporsi come candidato all'ipotetico trono d'Italia:
Sempre nel 2002, nel suo libro-intervista curato da Fabio Torriero, Amedeo dichiarava:
Al comunicato riportato più sopra di Mola, i sostenitori di Vittorio Emanuele hanno reagito energicamente, contestando la stessa legittimità dell'organo autore del documento, che, per altro, riveste una natura essenzialmente dichiarativa, limitandosi alla mera constatazione degli effetti che già si sarebbero prodotti in capo a Vittorio Emanuele, ai sensi e per gli effetti delle disposizioni che regolano la successione dinastica in Casa Savoia e che si sono più sopra menzionate.
Aldo Alessandro Mola, presidente della Consulta, rispondendo alle affermazioni di Emanuele Filiberto, secondo cui tale organo non è legittimato a proclamare Amedeo d'Aosta come capo di Casa Savoia, ha dichiarato:
Sulla vicenda, peraltro, la polemica non si è ancora placata, e le due posizioni continuano a fronteggiarsi sostenendo opposte tesi. L'Annuario della Nobiltà Italiana ha riconosciuto Amedeo di Savoia-Aosta quale Capo della Real Casa d'Italia dal 1983, anno della morte di Umberto II.
Il 15 gennaio 2020 ha pubblicato sul suo sito ufficiale un comunicato stampa col quale dichiara nulla e illegittima la modifica apportata da Vittorio Emanuele alla legge di successione dinastica di Casa Savoia, con l'abolizione della legge salica.
Controversia sul nome "di Savoia"
Nel settembre 2006, Vittorio Emanuele e suo figlio Emanuele Filiberto di Savoia depositarono all'ufficio brevetti dell'Unione europea la richiesta di registrazione dello stemma di "principe ereditario d'Italia" come logo aziendale, insieme ad altri simboli del patrimonio araldico di Casa Savoia. L'azione è volta a impedirne l'uso ad Amedeo e Aimone di Savoia, cui fu ingiunto di utilizzare il cognome per esteso, ovvero "Savoia-Aosta".
Nella primavera del 2008 Vittorio Emanuele e suo figlio Emanuele Filiberto citarono in giudizio Amedeo e Aimone per il fatto che si firmavano col solo cognome di Savoia e non di Savoia-Aosta, configurando l'ipotesi di uso illecito di cognome.