Gorla Maggiore (Gòrla Magiùr in dialetto varesotto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Varese in Lombardia. Dista dalla città di Busto Arsizio ed è lambito dal fiume Olona.
Origini del nome Il primo documento al quale ci si può riferire per uno studio etimologico risale al 1046 nel quale viene riportato il nome latino di Gorla Maior che è seguito da un altro detto "Minor". Ancora da risolvere è il significato dell'aggettivo Maior, dato che in molti altri casi viene usata la terminologia Superiore-Inferiore o Nuovo-Vecchio.
Ghirla, da cui Gorla è il nome che venne assegnato a vari rafforzamenti di difesa lungo delle strade. D'altro canto, Secondo l'OlivieriDante Olivieri - Dizionario di toponomastica lombarda - Ceschina 1961, si ipotizza un diminutivo della parola romana gulula che sta a significare "gola" o "anfratto", o una derivazione da gurgula (vortice, gorgo) in riferimento all'agitarsi delle acque dell'Olona, ipotesi peraltro condivisa dal LuratiOttavio Lurati - Natura e cultura nei nomi di luogo a Castel S. Pietro - 1983. Un'ipotesi ancor più recente invece propone il significato di "radura" o "campo dell'esercito".
La prima ipotesi si basa su dati orografici ed in effetti in entrambe le Gorla varesine sono presenti delle gole nelle quali sono state ricavate delle vie che collegano il centro storico con il fondovalle. La seconda ipotesi sebbene si basi su dati diversi è riconducibile alla prima dal fatto che una gola può risultare strategica per il posizionamento di un esercito.
La questione dell'aggettivo Maior ha portato ad una spiegazione che si rifà al corso del fiume Olona il quale disegna una grande ansa in corrispondenza di Gorla Maggiore e di conseguenza viene detta Minore l'altra Gorla. La spiegazione risulta essere troppo semplicistica e si è cercato di mettere a confronto altri luoghi che portano lo stesso aggettivo. In conclusione, nonostante la carenza di notizie, si può dire che l'aggettivo "Maggiore" spetta ad un luogo che è sorto per opera di un altro centro omonimo acquisendo in seguito maggiore importanza sociale e politica. Si potrebbe, quindi, affermare che in epoca romana era più importante Gorla Minore mentre successivamente, con l'avvento dei Longobardi, si è sviluppata una predominanza dell'altro centro, il quale sarà denominato Maggiore. I fattori che riconducono al cambiamento portato dai longobardi si possono trovare nel toponimo Canton Lombardo (una zona del paese), dalla forma del centro storico e dai rinvenimenti archeologici.
Negli anni 1580, il toponimo Gorla compare, senza ulteriori specificazioni, nella mappa che nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani riguarda il Ducato di Milano.
Storia Età antica In età romana Gorla si trovava nella fascia di confine tra i municipia di Comum e Mediolanum, del quale si possono trovare delle delimitazioni del suolo che scendono verso sud ed inoltre un'estesa fascia boschiva alla quale si poteva appoggiare il confine municipale, i cui residui arborei erano ben visibili fino al XIX secolo. Non vi è dubbio, dopo gli studi archeologiciM.V. Antico Gallina - A proposito del confine settentrionale del municipium di Mediolanum, in "Sibrium", Vol. XVI - 1982 sui vari decumani della zona, che l'area di Gorla Maggiore sia stata centuriata ma considerati gli scarsi ritrovamenti archeologici e la natura del terreno appare improbabile che già in età romana possa esservi risieduto uno stabile insediamento di coloni. Le abitazioni erano sporadiche e si trattava di gente che viveva in capanne isolate dedicandosi all'allevamento di suini ed ovini o alla coltivazione cerealicola puramente per autosostentamento.
Riguardo all'etnia degli stessi abitanti appare verosimile la genti di origine celtica. Il periodo di massima frequentazione dovrebbe essere stato quello tra il I ed il II secolo d.C., fatto testimoniato dal ritrovamento di una moneta di Traiano dell'anno 103. Una nuova ripresa dell'insediamento si potrebbe ipotizzare con l'avvento di Diocleziano (III secolo) quando Milano divenne la capitale dell'Impero Romano d'Occidente e tutti i territori circostanti videro lo stanziamento di nuovi coloni e militari.
I ritrovamenti più importanti nella zona sono due are di epoca romana, una dedicata a Diana con un'apposita patella sulla quale si poneva l'incenso per i sacrifici ed una dedicata a Giove Ottimo Massimo. Nel primo caso l'ara riporta un'iscrizione secondo la quale una certa Rivasia offre l'altare a Diana per lo scampato pericolo del padre Mieco. La seconda è stata ritrovata durante i lavori di restauro della Chiesa dei SS. Vitale e Valeria e reca un'iscrizione votiva di tale Meserius Verus a Giove avendo beneficiato di una grazia. Quest'ultima si può far risalire al I secolo d.C., cioè a quando la zona era già ampiamente romanizzata.
Sul territorio di Gorla Maggiore non passarono di certo le grandi vie romane ma solo qualche strada secondaria. Una strada, invece, di una certa importanza che interessò il territorio, sebbene indirettamente, fu la Milano-Castel Seprio-Varese, la quale metteva in comunicazione i centri abitati sulla costa est ed ovest della Valle Olona.
Età medievale Con l'avvento dei Longobardi a Milano nel 569 ebbe luogo una ridistribuzione territoriale che interessò anche l'Alto-milanese ed il Seprio, di cui Gorla era parte. Si ebbe l'istituzione delle arimannie, beni patrimoniali appartenenti alla corona dati in usufrutto alle fare (gruppi guerrieri) in cambio di un servizio di guardia. Pare proprio che anche a Gorla Maggiore si sia stanziato uno di questi gruppi. I dati che lo fanno presupporre sono di tipo toponomastico. Qualche studioso vorrebbe far derivare Gorla dal nome longobardo Worila ("gora") o dal diminutivo Wora ("chiusa")P.G. Sironi, I Longobardi fra noi, in "Sibrium", vol. XVIII, 1985-86. anche se il segno più probante della loro presenza è il toponimo indicante la zona del "Canton Lombardo", che starebbe a designare dove originariamente si insediarono quelle genti. Le testimonianze archeologiche non ci aiutano a dare delle conferme ma è pur certo che gli abitanti di Gorla nel XII secolo vivevano secondo leggi e consuetudine proprie dei Longobardi.
La tradizione locale vuole che il Canton Lombardo sia sorto come postazione di difesa, attestato per altro dalle fondamenta della torre detta "Colombera" che risalgono al medioevo, probabilmente al tempo delle invasioni ungariche (X secolo). Quest'ultima era usata come dimora fortificata probabilmente dalla famiglia locale di origine arimannica, i da Gorla. Per capire chi fossero i signori (domini loci) di Gorla Maggiore dobbiamo andare per supposizioni, dato che non ci è dato sapere a quale famiglia capitaneale milanese venne assegnata la Pieve di Olgiate Olona nella cui giurisdizione ecclesiastica rientrava Gorla Maggiore; su tale documento sarebbe stato riportato il nome del dominus loci di Gorla Maggiore che si può supporre, dato i grandi possedimenti ed atti di compravendita nell'area, sia stata la famiglia dei Bacicaza.
Età Ducale Con la conquista del Seprio da parte dei Visconti e la conseguente istituzione del Ducato di Milano (1395), Gorla Maggiore e seguì le vicende. In un atto datato 17 agosto 1536, rogato da Galeazzo Visconti, fu stabilito un accordo tra il conte Vitaliano Visconti Borromeo e diversi uomini della comunità gorlese circa il versamento di un censo nel giorno di S. Martino da parte di questi ultimi. Venne inoltre decisa la nomina di un podestà per avere così un'autorità direttamente sul luogo. Il pagamento del censo si ripeté fino al 1599 quando le famiglie gorlesi si rifiutarono di pagare, in quanto secondo loro la giurisdizione territoriale era tornata sotto il Vicario del Seprio, residente a Gallarate. I successivi 50 anni videro l'alternarsi di una serie di cause, peraltro in un periodo già devastato da guerre e peste, che si concluse con un accordo con il quale solo la nobile famiglia dei Moneta diventava esente dal pagamento, istituendo la cosiddetta "comunità dei nobili Moneta",C. Menaresi, Orientamenti sulla ricerca della Nobiltà. ed inoltre avrebbero dovuto essere corrisposti i pagamenti arretrati. La disfatta del popolo gorlese però non fermò la propria tenacia e nel 1603 si radunò in convocato al suono delle campane e diede mandato al proprio console di notificare un ricorso alla Regia Camera. La sentenza di quest'ultima, datata 1606, pare desse ragione al popolo gorlese dichiarando chiaramente che «non è tenuta a fornire nessun versamento di censo in quanto il nobile Pietro Francesco [Visconti Borromeo] non risulta essere feudatario della terra di Gorla Maggiore». Nonostante la sentenza, i Visconti riuscirono ad ottenere il pignoramento di svariati beni da molte famiglie gorlesi in sostituzione delle quote arretrate. Quando in seguito, nel 1650, la terra fu infeudata dalla famiglia Terzaghi rimarranno evidenti le ingiustizie e soprattutto i sacrifici economici subiti dalla comunità gorlese.
Il 1603 vide l'inizio della costruzione della chiesa di S. Carlo, sovvenzionata dalla famiglia Varedeo, che ebbe fine nel 1612 con l'apporto delle reliquie del santo patrono. La comunità dovette provvedere al sostenimento delle truppe ma non avendo la quota da versare si rivolse ai domini loci di Lonate Ceppino. Questo debito fu estinto solo agli inizi del XX secolo. Nel 1630 arrivò la peste nel bustese (nota come la "peste di Busto Arsizio'") ed a Gorla vennero raccolti gli aiuti che verranno portati ai bisognosi. Ma il contagio già a luglio arrivò nella valle e toccò anche Gorla Maggiore colpendo il 60% della popolazione. La disastrosa situazione economico-sanitaria di quel periodo non fece che incrementare il diffondersi della peste cosicché venne costituito un lazzaretto nella zona boschiva a nord del comune, oggi ricordato solo dalla presenza di una croce. La liberazione dal morbo della peste fu annunciata ufficialmente il 7 dicembre 1631.
Nella metà del XVII secolo, il Ducato di Milano decise di mettere all'asta tutti quei territori "liberi" perché fossero infeudati. Come detto, il territorio di Gorla era stato riconosciuto libero dalla signoria dei Visconti Borromeo e quindi oggetto d'asta. Fu la famiglia Terzaghi, nella persona di mons. Carlo Gio. Giacomo Terzaghi, creditore dello Stato Milanese, a volgere lo sguardo sulle terre adiacenti ai loro possedimenti. Furono evitati gli ostacoli burocratici per il fatto che egli fosse un ecclesiastico e fu così che nel 1650 i Terzaghi infeudarono il territorio di Gorla Maggiore. Mons. Terzaghi preparò nel 1664 un testamento nel quale fu decisa la successione del feudo all'interno della famiglia.
Età Napoleonica e Lombardo-Veneta Le spese di amministrazione furono molto pesanti nel periodo napoleonico, peraltro aggravate dallo sviluppo industriale pressoché nullo, e le difficoltà sorte nella convocazione dei consigli comunali portarono in governo ad adottare un'estesa concentrazione tra i piccoli comuni. Fu così che un decreto del 1809 annesse Gorla Maggiore come frazione al vicino comune di Fagnano Olona, salvo poi spostarlo nel 1811 sotto Gorla Minore.
I primi decenni del XIX secolo videro dei cambiamenti in Valle Olona dato che molti borghesi arricchiti dalla vicende napoleoniche pensarono di investire nei mulini già presenti nella valle trasformandoli in vere e proprie industrie attuando i cambiamenti tecnologici che si erano appena sviluppati. Gorla Maggiore, restaurata come comune nel 1816, vide i suoi mulini scomparire a favore dell'industria valligiana nascente nella vicina Solbiate. Fu la famiglia industriale gallaratese dei Ponti che, intorno al 1821, acquistò beni e terreni della valle dai grandi proprietari terrieri - tra cui figuravano ancora gli eredi Terzaghi, i Bulgarini Visconti, i von Tanzi e i parenti di questi ultimi – Visconti di Saliceto – e le tramutò in opifici dediti alla filatura del cotone.
Dall'Unità d'Italia al Dopoguerra