San Prisco (Santu Prisc nel dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Caserta in Campania.
Geografia fisica
Territorio Il territorio di San Prisco si colloca nella pianura Campana a sud del fiume Volturno e dei Monti Tifatini e ad nord dei Regi Lagni. È situato in una posizione pianeggiante con una media di con picchi di e minimi di Il comune, legato urbanisticamente, senza soluzione di continuità, ai comuni di Santa Maria Capua Vetere, Casapulla e Curti, è parte integrante della conurbazione casertana.
Per quanto attiene al rischio sismico, San Prisco è posta in una zona classificata a sismicità media.
Clima
Il clima è quello tipico dei comuni della pianura Campana: l'estate è caratterizzata da caldo afoso, mentre l'inverno è mediamente freddo con rare nevicate. Le precipitazioni oscillano dai di novembre ai di luglio. Il tasso di umidità è invece in media del 74% mentre il vento oscilla nei massimi tra i W e i W .http://clisun.casaccia.enea.it/Profili/tabelle/490%20%5BCaserta%5D%20capoluogo.Txt Tabella climatica
Storia La "Capua" antica
Il territorio di San Prisco, originariamente, era in buona parte compreso nelle mura della città dell'antica Capua. La restante parte era adibita prevalentemente come necropoli della città di Capua. Questo è confermato dal ritrovamento presso la località chiamata Ponte di San Prisco, vicino al limite della cinta muraria della Capua antica, di resti di una necropoli del IV secolo a.C. Nella medesima località negli anni settanta del XX secolo furono scoperte varie tombe sannitiche, alcune delle quali dipinte. Le tombe erano ricche di vasellame, ornamenti personali, fra cui anche oro. Le pitture e il vasellame erano tipici della tradizione ellenica. Parti del territorio dell'attuale San Prisco, soprattutto sulle pendici del monte Tifata, erano usate, inoltre anche per usi civili come cisterne e acquedotti per l'approvvigionamento della città di Capua ma anche ad uso sacrale. Di eccezionale importanza è stato il ritrovamento nel 1997 da parte della Soprintendenza dei Beni Archeologici dell'impianto dell'antico tempio di Giove della città di Capua in San Prisco nella località Costa delle Monache, come sostenuto anche dal Beloch e da autori classici. L'edificio è datato fra il III e il II secolo a.C.
La fondazione La fondazione della città di San Prisco è strettamente collegata alla fondazione della chiesa arcipretale intorno alla quale il villaggio si sviluppò. Secondo la tradizione San Prisco, divenuto poi primo vescovo di Capua, era giunto a Capua insieme a San Pietro da Antiochia di Siria, e si era fermato a predicare gli insegnamenti cristiani intorno alla Via Acquaria, chiamata in questo modo perché Augusto l'aveva fatta costruire per far giungere a Capua l'acqua Julia che sorgeva ai piedi del Taburno, nei pressi di Sant'Agata de' Goti. Sempre secondo la tradizione, una certa Matrona ritrovò lungo la Via Acquaria le ossa del primo vescovo Prisco e successivamente si rivolse al Papa, probabilmente attraverso il vescovo Rufino (di nazione siriaca, forse anch'egli di Antiochia), ed ottenne il permesso di costruire una chiesa in onore di San Prisco. La fondazione della chiesa arcipretale è stata oggetto di numerosi studi e di diverse interpretazioni. Secondo gli storici Michele Monaco e Francesco Granata, risalirebbe all'anno 506, come attesta anche un'iscrizione ritrovata nel luogo. Altre interpretazioni indicano il V secolo sotto i vescovi Simmaco o Prisco II. La prima fonte ufficiale che parla di San Prisco resta però una pergamena longobarda del 1020 che attesterebbe quindi la sua fondazione almeno già in quella data.
Dal medioevo all'unità d'Italia
San Prisco fu uno dei più importanti casali della città di Capua fino all'epoca moderna, insieme a Santa Maria Maggiore (l'attuale Santa Maria Capua Vetere) e Marcianise, sia per numero di abitanti, sia per importanza storico-religiosa. Nel 1523 il casale di Santo Prisco contava 55 fuochi, unità abitative coincidenti con la famiglia allargata, con circa 294 abitanti. Nella seconda metà degli anni quaranta del Cinquecento si diffuse in diversi casali capuani un movimento religioso di influsso calvinista, che diede vita a delle vere e proprie comunità eterodosse con caratteristiche originali rispetto agli altri esempi conosciuti nella penisola. Centro propulsore di questo movimento fu Santa Maria di Capua. A partire dal 1552 si registrò una massiccia azione repressiva da parte prima del governatore capuano e poi della stessa Curia capuana che, attraverso i processi, i sequestri dei beni degli adepti e l'azione capillare dei parroci, riuscì ad avere ragione sul movimento religioso. Il casale di San Prisco con 31 indagati era quello con maggior numero di inquisiti. Secondo lo storico Scipione Mazzella, all'inizio del XVII secolo San Prisco era formato da 134 fuochi, con circa 800 abitanti. L'8 settembre del 1694, poco dopo l'eruzione del Vesuvio, accadde un terremoto disastroso che provocò gravi danni a molte città della Campania, della Basilicata e della Calabria; tra queste vi erano anche Santa Maria di Capua e Capua. Quasi sicuramente anche San Prisco subì consistenti danni. Nel 1714 il numero dei fuochi di San Prisco era 294, rimanendo abbastanza stabili rispetto al dato registrato nel 1665; ma nel 1741 i fuochi diminuirono sensibilmente a 224. Nel 1796 il numero dei suoi abitanti era . Qualche anno dopo la sua popolazione ascendeva a abitanti. All'inizio dell'Ottocento Lorenzo Giustiniani scriveva che il casale di San Prisco era abitato da circa individui, era situato in pianura ed era di "aria non insalubre"; vi si coltivavano: grano, granone, biada, canapa e lino. Il suo territorio era molto fertile, l'agricoltura era per i suoi abitanti l'attività prevalente; l'artigianato e il commercio, sebbene presenti, erano complementari al settore primario. Nel luglio del 1805 vi fu un fortissimo terremoto, considerato uno dei più catastrofici che abbiano colpito la penisola e conosciuto anche come terremoto di Sant'Anna (26 luglio), che interessò maggiormente le province del Molise e della Campania. In San Prisco ci furono consistenti danni alla chiesa parrocchiale e ad alcuni edifici. In seguito alla legge emanata l'8 agosto 1806 da Giuseppe Bonaparte, San Prisco divenne Comune autonomo. Il primo sindaco fu Francesco de Angelis e fu eletto nel 1807. Il governo del “Decennio francese” tentò di favorire l'istruzione pubblica e invitò il Comune a nominare maestri per i fanciulli e le fanciulle. I prescelti erano in ogni caso religiosi (parroci e monache), ai quali era sempre spettato questo compito, e il Comune dovette farsi carico sia degli stipendi sia dell'affitto di eventuali locali deputati a quest'importantissima attività. In questi anni furono rifatte più volte le strade interne comunali: nel 1812 da Giuseppe Valenziano di San Prisco e nel 1815 da Pascale Conforto di S. Angelo in formis. Negli anni dal 1818 al 1820 furono compiuti lavori al camposanto, che già in precedenza era stato stabilito lontano dall'abitato. Negli anni 1828-32 fu costruito un nuovo ponte nella strada della lava detta dell'Arena, che permetteva di recarsi in Santa Maria Maggiore e in altri comuni vicini. Il Comune riteneva urgentissimi tali lavori. Nel 1837 la comunità sanprischese fu colpita, così come accadde per tantissimi altri Comuni della provincia, dal colera. Si registrarono 187 morti, mentre negli anni precedenti e in quelli successivi la media dei decessi era stata circa 80. In questi anni nel Comune vi era una brigata di gendarmeria che, insieme alla Guardia Urbana, doveva sorvegliare molti individui per disposizioni di polizia. Nell'anno 1839 fu installato nel Comune in località Croce Santa un telegrafo ad asta, ovvero di tipo ottico, per comunicare con Capua e Caserta. Con il raggiungimento dell'unità italiana fu costituita la Guardia Nazionale che nel 1861 chiese soccorsi perché temeva ancora assalti briganteschi. In essa furono inseriti molti uomini appartenenti alle maggiori famiglie locali. Il suo mantenimento richiese molti sacrifici alle finanze comunali e negli anni successivi più volte i rappresentanti del Comune chiesero il suo scioglimento. Nel 1861 iniziarono i lavori della quotizzazione dei pascoli del monte San Nicola a cura dell'ingegnere Ernesto Sparano del Genio Civile. Le operazioni iniziarono nel 1862 e si trascinarono per molti anni. Nel 1866 il Comune elaborò un progetto per lavori alle strade della Piazza e della via Cupa, affidando il compito all'architetto Sorbo. L'anno successivo vi fu un caso isolato di vaiolo nel Comune che colpì una donna puerpera e malsana, che morì poco dopo. Questo caso diede inizio ad una massiccia vaccinazione. Il Comune nel 1869 emanò il primo regolamento della polizia urbana. Nel 1871 furono pubblicati i regolamenti della polizia rurale e quello mortuario. Nel corso dell'anno i rappresentanti comunali, in più occasioni, espressero il desiderio di edificare una casa comunale, indicando un fabbricato cadente appartenente alla chiesa di S. Maria di Costantinopoli, situato in Strada della Piazza. Nel Comune di San Prisco nel 1874 fu aperto il primo Banco lotto e fu affidato, dietro concorso indetto dall'Amministrazione del Lotto Pubblico, a Francesco Acerbo. Il Comune proseguì nel 1875 nello sforzo di disciplinare le varie attività con l'emanazione del regolamento edilizio e di quello igienico. Inoltre, furono approvati i lavori di accomodo alla strada di Circunvallazione (detta anche strada di Loreto). Nel 1882 il Comune si interessò per fare diverse riparazioni al poligono sul monte Tifata. Inoltre, fu riparata la strada che portava al Camposanto e furono fatti nuovi lavori alle strade interne con l'impresa Montefusco. Il Comune per far fronte alle spese dovette contrarre un prestito di lire. Nel 1888 il Comune ripristinò l'abolito macello, ma poi continuò ad indebitarsi per sistemare nuovamente le strade interne ricorrendo ad un prestito di lire per affrontare le nuove spese. Nel marzo del 1897 fu fondata in San Prisco la Cassa Rurale Cattolica di depositi e prestiti, prima della provincia di Terra di Lavoro e seconda in Campania.
Dal XX secolo ad oggi
Nel 1928 il Comune di San Prisco fu aggregato alla città di Santa Maria Capua Vetere, fino al 1946, quando riacquistò nuovamente la sua autonomia amministrativa. Durante la seconda guerra mondiale in San Prisco subì molti danni bellici: furono colpiti la chiesa parrocchiale e anche la Casa comunale.
Simboli
Lo stemma ufficiale della Città di San Prisco raffigura un'aquila bicipite con al capo una corona d'oro, recante in petto due scudi. La corona d'oro è quella reale e presenta un cerchio d'oro ornato di pietre sormontato da 5 staffe visibili d'oro, orlate di perle e sostenenti un globo cimato da una crocetta: indica il grado di nobiltà e quella raffigurata nello stemma è usata nelle armi dal Re di Napoli. L'aquila bicipite è quella dell'impero d'oriente, o Bisanzio, e identifica l'unione dei due imperi (quello di Gerusalemme e il Regno delle due Sicilie).
Lo scudo sinistro è troncato semipartito. Vi sono rappresentati: una trinacria (un triscele con una testa di gorgone) antico emblema della Sicilia; tre gigli: stemma dei Borbone di Napoli e di Sicilia (poi Due Sicilie); Il cavallo rampante: simbolo del Regno di Napoli. Nello scudo di destra sono presenti una mitra, un bastone pastorale ed il Libro dei Sette Sigilli: la mitra: cappello prelatizio diviso alla sommità in due punte, che visto di prospetto, assume forma pentagonale da cui pendono due larghi nastri detti infule. Esso rappresenta il premio alla virtù; il pastorale è una delle insegne della giurisdizione vescovile e rappresenta la dignità ecclesiastica; il Libro dei Sette Sigilli è uno dei libri dellApocalisse di Giovanni (ultimo libro del Nuovo Testamento), sul quale talora posa l'Agnus Dei.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose