La lingua maltese (nome nativo: lingwa Maltija, ilsien Malti o più semplicemente Malti) è una lingua semitica, derivata dalla lingua araba, parlata a Malta, notevolmente influenzata dal latino, a cui si impose, dalle lingue neolatine, quali l'italiano e il siciliano, e più recentemente dall'inglese.

Distribuzione geografica Il numero di parlanti è stimato in circa 570.000 nel 2012, tra madrelingua dell'arcipelago e numerosi emigrati maltesi che abitano in Australia, Canada, Stati Uniti, Tunisia e nel resto d'Europa.

Lingua ufficiale Insieme all'inglese, è la lingua ufficiale della Repubblica di Malta, ed è una delle lingue ufficiali dell'Unione europea, unica lingua semitica ufficiale nell'UE.

Classificazione Da un punto di vista linguistico, il maltese è una lingua appartenente alla famiglia semitica, imparentato con i dialetti parlati nella regione del Maghreb.. È l'unica varietà araba minore ad essere riconosciuta come lingua nazionale, nonché unica lingua della famiglia afro-asiatica ad adottare l'alfabeto latino. Lo caratterizzano, però, elementi morfologici e semantici propri delle lingue romanze, in particolare del siciliano, acquisiti nel corso della storia, soprattutto durante il dominio dei Cavalieri di Malta, vassalli del Regno di Sicilia.

Storia

Malta era completamente latinizzata nel quinto secolo alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, secondo lo storico Theodor Mommsen nel suo classico "Le Province dell'Impero Romano". Ma la conquista araba - avvenuta dopo tre secoli - probabilmente spopolò quasi completamente l'isola, per cui si sono perse le tracce del maltese neolatino.

La lingua maltese attuale nasce infatti dal dialetto arabo di Sicilia, il quale a sua volta era legato alle varietà vernacolari parlate nel Maghreb e in particolare nell'attuale Tunisia con l'arabo tunisino. La pressoché completa sparizione della lingua parlata prima del IX secolo si evince dall'assenza di parole di diretta origine greco-bizantina, punica o soprattutto latina classica.

Con la conquista normanna, questo dialetto arabo cominciò ad incorporare elementi lessicali e morfologici dalle lingue romanze, in particolare dal siciliano e dal latino medievale. Inoltre da allora l'influenza esercitata dalla numerosa emigrazione italiana verso le isole maltesi risulta evidente in molti aspetti culturali e sociali, come la stessa lingua maltese, che risulta essere solo parzialmente semitica dal momento che circa il 60% del lessico proviene dalla lingua siciliana.

Comunque ancora nel 1240 una relazione inviata all'imperatore Federico II dichiarava che tre quarti degli abitanti dell'isola erano "mussulmani", che ovviamente parlavano il loro dialetto arabo:

Il testo letterario più antico redatto in lingua maltese è un poemetto chiamato Il-Kantilena, che fu redatto intorno al 1470 da un certo Petrus Caxaro.

Il secondo testo più antico è il sonetto Mejju ġie bil-Ward u Zaħar ("Maggio è arrivato con le rose e coi fiori"), che venne composto attorno al 1670 da Giovan Francesco Bonamico in onore del Gran Maestro Niccolò Cottoner.

I primi tentativi di codificare una versione scritta della lingua maltese in un alfabeto latino modificato avvennero durante il dominio dei Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni, che regnarono su Malta dal 1530 al 1798.

La maggiore opera di sistematizzazione fu tuttavia quella di Mikiel Anton Vassalli (1764-1829), che pubblicò nel 1790 Alfabet Malti Mfysser byl Malti u bit-Taljan, Alfabeto Maltese spiegato in lingua maltese e italiana, nel 1796 un primo dizionario (Lexicon) in lingua maltese e nel 1827 la seconda edizione di il-Grammatika Maltija.

Tra le due guerre mondiali, l'uso della lingua maltese al posto dell'italiano fu al centro di una questione politica, che vide contrapposti il Partito Nazionalista, di orientamento ideologico conservatore e favorevole al mantenimento dell'italiano, e l'amministrazione coloniale britannica, che associava l'uso della lingua italiana alle rivendicazioni territoriali avanzate dal regime fascista (e che quindi promuoveva la lingua maltese — dandovi sempre maggiore importanza ai vocaboli di origine araba — al posto dell'italiano).

Maltese parlato In 220 anni di occupazione, gli occupanti arabi riuscirono a dare vita a un dialetto arabo, l'arabo maltese, antenato del moderno maltese, come in Sicilia con la lingua siculo-araba. A differenza della Sicilia, che abbandonò il dialetto arabo in seguito all'invasione normanna, i maltesi mantennero il loro dialetto.

Gli occupanti successivi agli arabi, o non erano abbastanza numerosi da integrarsi, essendoci solo tre villaggi Mdina, la capitale, Birgu, il porto commerciale, e Rabat su quella di Gozo, o non condividevano abbastanza con la popolazione maltese per rendere possibile l'adozione di un'altra lingua, essendo lo stato signorile restrittivo per gli scambi. Il destino dell'isola legato alla Sicilia ha promosso l'integrazione di un vocabolario siciliano insieme ad alcuni immigrati. Come nel 1223, quando l'intera popolazione del villaggio di Celano in Abruzzo venne deportata a Malta da Federico II di Svevia.

Durante il periodo normanno esisteva a Malta e in Sicilia una vita culturale che si esprimeva nella lingua siculo-araba e scritta usando l'alfabeto arabo. L'esigua popolazione maltese era composta principalmente da agricoltori, marinai e artigiani, alcuni commercianti e notabili. Il maltese veniva usato oralmente, mentre per lo scritto venivano usate altre lingue, soprattutto il siciliano. I documenti più antichi che utilizzano la lingua maltese o che parlano di esso risalgono al XV secolo e si trovano negli archivi notarili. È possibile affermare gli atti di un notaio di nome A. Manuele, risalenti al 1426, in cui il maltese è chiamato lingwa arabica, e in un testamento, che risale al 1436, di un certo Paul Peregrino, in cui il maltese è chiamato per la prima volta con il nome di lingwa maltensi.

Nel 1966, due ricercatori, il professor Godfrey Wettinger e padre Michael Fsadni, trovarono ciò che è considerata ad oggi la prima testimonianza scritta della lingua maltese, una poesia attribuita a Pietru Caxaro (1410-1485). Il testo He-Kantilena (Xidew il-Qada in maltese), melodia di venticinque versi, è scritto in antico maltese sull'ultima pagina di un registro notarile, preceduto da linee di presentazione in siciliano scritte tra il 1533 e il 1563 da Brandano, nipote del notaio Caxaro. In effetti era una pratica comune per i notai del tempo scrivere in siciliano i loro atti incorporando, secondo le varie grafie, nomi di persone o di luoghi. Numerosi esempi sono stati trovati nelle carte del notaio Giacomo Zabbara risalenti al 1486-1501.

Dispute sulle origini della lingua maltese Storicamente, sulle origini della lingua maltese vi sono state due teorie, una che sostiene che derivi dalla lingua araba, e l'altra sosteneva che fosse di origine punica. C'è una tesi in comune in queste due teorie: che la lingua maltese è una lingua semitica.

A parte i viaggiatori, sulla base delle loro curiosità, a scrivere sulle origini della lingua maltese è stato il professore tedesco Johannes Heinrich Maius, che nel 1718 scrisse Specimen Lingua Punicae in hodierna Melitensium superstitis (Esempio di lingua punica nella sua sopravvivenza nell'odierno maltese), in cui cercava di dimostrare delle affinità tra il maltese e la lingua punica. Il primo maltese a studiare la sua lingua e a dichiararne l'origine punica è stato il canonico Gian Pietro Francesco Agius de Soldanis, che tra il 1750 e il 1759 pubblicò diversi volumi in maltese e in italiano. Malgrado la notorietà di Soldanis nell'isola, nonostante l'opposizione a questa teoria, manifestata dal conte maltese Giovanni Antonio Ciantar (1696-1778), con l'opera accademica mai pubblicata De Punica Melitensium Lingua. Nel 1809, Johann Joachim Bellermann sostenne la teoria dell'origine punica del maltese nell'opera Phoeniciae linguae vestigiorum in Melitensi specimen, ma con l'opposizione dell'orientalista Wilhelm Gesenius nell'opera Versuch über die maltesische Sprache (Saggio sulla lingua maltese), dove sottolinea la grande affinità tra lingua maltese e lingua araba.

Nel 1791, Mikiel Anton Vassalli, un patriota maltese che venne poi conosciuto come il padre della lingua maltese, collegò la lingua maltese alle sue origini fenicio-puniche. Le sue tesi prenderanno più peso quando diverrà primo titolare della cattedra delle lingue orientali e della lingua maltese, creata appositamente per lui nell'Università di Malta nel 1825. Nel 1829 il celebre linguista francese Antoine-Isaac Silvestre de Sacy, nel Journal des Sçavans, pur riconoscendo l'importanza del lavoro del Vassallì, lo contraddirà dimostrando le radici arabe del maltese. Nel 1839, anno in cui le autorità coloniali concedono la libertà di stampa, Don Salvatore Cumbo inizia a pubblicare la rivista Il-Filologo Maltese, interamente dedicata allo studio della lingua maltese, e dove verranno inseriti numero dopo numero, sotto forma di inventario, vocaboli maltesi, ebraici, aramaici e arabi, al fine di sottolineare le affinità tra queste lingue. Per tutto il XIX secolo le origini del maltese saranno chiare per gli studiosi: mentre qualche raro linguista, generalmente maltese, sostiene ancora l'origine punica della lingua, la maggior parte dei filologi europei riconosce le origini arabe. Questa situazione si cristallizzerà tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, quando vi saranno delle argomentazioni di natura più religiosa che linguistica.

Nel XX secolo a Malta l'italiano era la lingua della cultura, il latino era la lingua della Chiesa, essendo allora le funzioni religiose della Chiesa cattolica in latino (fatta eccezione per la parrocchia cattolica di rito bizantino de La Valletta, con la koine greca come lingua liturgica), mentre l'inglese era la lingua dell'amministrazione e dell'esercito. Il maltese-siciliano erano le lingue della gente comune, dei contadini e degli operai.

L'amministrazione coloniale inglese cercherà di far sostituire l'uso dell'italiano con quello dell'inglese o della stessa lingua maltese, ad hoc rivista per allontanare Malta da eventuali irredentismi italiani. Gli inglesi trovarono degli alleati nelle Chiese protestanti e nella Chiesa anglicana, che cercarono di usare il maltese per fare proselitismo. Nel 1847, Michelangelo Camilleri, un ex prete cattolico convertitosi all'Anglicanesimo, istituì la Society for Promoting Christian Knowledge, e tradusse in maltese con l'alfabeto del Vassalli il Nuovo Testamento. Tale traduzione venne rifiutata da alcuni cattolici maltesi a causa dei legami della lingua maltese con la lingua araba. Nello stesso secolo, molti scrittori maltesi vollero continuare a dimostrare le origini punico-fenicie della lingua, cercando anche di semitizzare la lingua, eliminando i termini di origine latina. Ciò si riflette nell'opera Tagħrif fuq il-Kitba Maltija (Informazioni sulla scrittura del maltese), dove venivano esposte le regole della scrittura della lingua maltese.

Maltese scritto