Di origine ebraica e di lingua tedesca, nacque nel capoluogo della Bucovina settentrionale. Scampato all'Olocausto, sofferente di disturbi mentali, morì suicida a Parigi nel 1970, annegandosi nella Senna.
Biografia
Era figlio unico di Leo Antschel-Teitler (1890-1942) e di Fritzi Schrager (1895-1942). Il futuro scrittore, sin dalla sua infanzia, trascorsa quasi interamente a Cernăuți (oggi Černivci) e caratterizzata dall'educazione rigida e repressiva del padre, apprende la conoscenza della lingua e della letteratura tedesca in particolare grazie alla madre. Fino dall'infanzia soffre di disturbi psicologici che peggioreranno gravemente a causa degli avvenimenti tragici successivi. I primi scrittori ai quali si appassiona sono Goethe, Rilke, Rimbaud; sin dal ginnasio coltiva un certo interesse per i classici dell'anarchismo, quali Gustav Landauer e Kropotkin, che preferisce decisamente alla lettura di MarxI. Chalfen, P.C., Eine Biographie seiner Jugend.. Nel 1938, conseguita la maturità, decide di iscriversi alla facoltà di Medicina a Tours, in Francia; il treno sul quale viaggia sosta a Berlino proprio durante la Notte dei cristalli.
È in questo periodo che Antschel inizia a scrivere le prime poesie (poi confluite nell'antologia postuma "Scritti romeni"), intensificando la lettura di Kafka, Shakespeare e Nietzsche. Tornato in patria, a causa dell'annessione della Bucovina settentrionale all'URSS, non può più ripartirne; si iscrive perciò alla facoltà di romanistica della locale università. Poco più tardi, nel 1942, in seguito all'occupazione tedesca della Bucovina, Celan vive direttamente le deportazioni che condussero gli ebrei di tutta Europa all'Olocausto. Il giovane Antschel (Celan, il suo nome d'arte è l'anagramma del suo vero cognome in ortografica rumena Ancel, ideato solo nel 1947) riesce a sfuggire alla deportazione ma viene spedito in diversi campi di lavoro in Romania; perderà però definitivamente i genitori, catturati dai nazisti: il padre muore di tifo e la madre viene fucilata nel campo di concentramento di Michajlovka, in Ucraina.
Nel 1944, dopo aver lavorato perfino come assistente in una clinica psichiatrica, pur di sfuggire alle deportazioni, con la conquista da parte delle truppe sovietiche, torna a Černivci per completare gli studi nella facoltà di anglistica; nel 1945, dopo aver donato tutte le sue prime poesie a Ruth Lackner, attrice e suo primo amore, lascia la città natale annessa all'URSS, e si trasferisce in Romania a Bucarest, dove lavora come traduttore e conosce alcuni importanti poeti romeni, fra cui Petre Solomon; è di questo periodo la pubblicazione della prima versione di Todesfuge. È però costretto a fuggire nuovamente, attraverso l'Europa, a causa delle persecuzioni del regime comunista; raggiunge prima Vienna, dove pubblica la sua prima silloge ufficiale, "La sabbia delle urne", e un breve saggio di movente psicoanalitico, "Edgar Jené e il sogno dei sogni", poi trova ospitalità in Francia, a Parigi, dove si iscrive all'École normale supérieure.
Nel 1947 Paul Antschel cambia il suo nome in Paul Celan. A questo proposito, lo studioso Federico Dal Bo ha commentato: «Paul Celan, il nome con cui avrebbe sigillato ogni suo componimento poetico, nacque dall'anagramma del nome di famiglia Antschel. Si trattava della permutazione delle lettere del proprio nome, quasi a significare che l’abbandono del proprio stato sarebbe sempre rimasto incompleto e che il conseguimento del nuovo sé sarebbe sempre rimasto imperfetto. Lo stesso pseudonimo, che diverrà il “nome proprio” di Paul, era nato da un vertiginoso richiamo tra le lingue: ebraico, yiddish e rumeno. Queste tre lingue contribuirono a pari merito all’elaborazione del nuovo nome che il giovane Paul scelse per sé già dai tempi del suo soggiorno a Bucarest tra il 1945 e il 1947, originariamente per firmare la versione rumena della sua celeberrima Todesfuge: il cognome Celan. Questo nuovo cognome era infatti un piccolo gioiello linguistico che nasceva dall’incrocio di diverse lingue: il cognome ebraico Asher, divenuto Antschel in yiddish, si trasformava ora in Ancel, secondo l’ortografia rumena, per diventare Celan con un facile anagramma.»F. Dal Bo, Qabbalah e traduzione. Un saggio su Paul Celan, Salerno, Orthotes, 2019, p. 28.
Nel 1950 pubblica una raccolta di aforismi, intitolata "Controluce".
Si sposa nel 1952 con la pittrice Gisèle de Lestrange e pubblica il suo scritto più famoso, Mohn und Gedächtnis (Papavero e memoria) contenente la celeberrima poesia Todesfuge, cioè "fuga (termine musicale) della morte" ma anche molte poesie di ispirazione più romantica. Si appassiona in questi anni alla lettura di Martin Heidegger, filosofo che ammira molto nonostante abbia appoggiato il nazismo, lettura che segnerà profondamente il suo percorso poetico; ha anche frequenti contatti con René Char e, poco dopo, con la poetessa Nelly Sachs. Nel 1953, ormai inseritosi nel tessuto culturale francese, subisce gravissime accuse di plagio da parte della vedova del poeta Yvan Goll; Celan riuscirà a scagionarsi, ma questa vicenda minerà profondamente le sue condizioni psichiche, già provate dagli avvenimenti dell'infanzia e del periodo bellico.
Sempre più frequenti divengono in quegli anni i contatti con gli ambienti culturali tedeschi, con il Gruppo 47 (anche in seguito a una breve relazione, risalente al 1948, con la poetessa Ingeborg Bachmann) e altri poeti e scrittori. Occasione di questi incontri sono diverse letture pubbliche di poesie (peraltro inizialmente accolte con una certa freddezza dagli esponenti del gruppo 47) e, in particolare, alcuni premi, fra i quali quello della città di Brema, nel 1958, in occasione della cui consegna Celan descrive la sua poesia come "un messaggio in bottiglia".
In particolare dalla metà degli anni cinquanta si dedica, anche al fine di mantenersi economicamente, a una intensa attività di traduttore da varie lingue: traduce Emil Cioran, Giuseppe Ungaretti, Paul Valéry e altri. I contatti con la Germania, dopo il premio dell'associazione industriali (1956) e quello di Brema, divengono sempre più frequenti. Nel 1959 diviene lettore di lingua tedesca all'ENS, attività che proseguirà fino alla sua morte. Un progettato incontro con il filosofo Theodor Adorno non riesce; conosce invece il critico letterario Péter Szondi, che gli dedicherà significativi scritti.
Nel 1960, in occasione della consegna del premio Georg Büchner, pronuncia un importante discorso sul valore della poesia, dal titolo Der Meridian. Nel 1962 subisce il primo ricovero in clinica psichiatrica, derivante da un pesante sentimento di angoscia; gli sono vicini, in questo periodo, il poeta Yves Bonnefoy e lo scrittore Edmond Jabès. Proprio in questo periodo, fra i frequenti ricoveri in clinica, concepisce le sue massime opere poetiche, la prima, ispirata all'epitaffio di Rilke, "La rosa di nessuno", e la breve silloge "Cristallo di respiro", illustrata dalla moglie ed esposta in edizione di lusso al Goethe Institut di Parigi, nel 1965.
Nel febbraio 1966 è nuovamente ricoverato in clinica per la sua depressione psicotica, o forse schizofrenia, dopo che ha aggredito la moglie con un coltello a gennaio, in un probabile tentativo di omicidio-suicidio; si diffonde una notizia, come riferito dall'amico Emil Cioran, del suo suicidio già avvenuto, poi smentita. Nel 1967, in seguito a un progressivo peggioramento delle sue condizioni psichiche, si separa dalla moglie, dalla quale aveva avuto due figli, François nel 1953 (morto dopo pochi giorni di vita) ed Eric nel 1955.
Dapprima vicino al movimento studentesco del 1968, se ne allontana dopo il maggio francese temendone la svolta violenta e ideologica; nel 1969 finalmente riesce a compiere il suo primo viaggio in Israele; svolge inoltre alcune letture pubbliche, fra le quali ancora una a Friburgo, presso Heidegger, che il poeta rimprovera aspramente per la disattenzione con cui lo ascolta. Celan tenta di ottenere, in alcuni colloqui, una sconfessione pubblica di Heidegger verso il nazismo, poi litiga con un fotografo in quanto non vuole essere mostrato accanto a lui e mentre gli stringe la mano. Heidegger, in seguito, si adopererà per far esporre le opere di Celan nelle vetrine delle librerie di Friburgo, per alleviare in qualche modo la sofferenza psichica del poeta rumeno.
Le sue condizioni mentali peggiorano sempre di più, soffre di deliri, paranoia e allucinazioni uditive, Cioran scrive: «quando mi venne incontro, mi chiesi se non fosse uno spettro [...] Stavolta sono certo che è alle soglie di una nuova crisi. Una mimica simile l’ho vista solo nei manicomi».
Nella notte tra il 19 e il 20 aprile 1970, in preda a un'ennesima crisi mentale, si toglie la vita gettandosi nella Senna dal ponte Mirabeau, prossimo alla sua ultima dimora di Avenue Émile Zola (XV arrondissement).
Il suo corpo sarà ritrovato i primi di maggio, a pochi chilometri dal ponte. Si lanciò nel fiume dal punto esatto cantato dalla ballata di Apollinaire intitolata appunto Il ponte Mirabeau, che si trova proprio sotto la finestra della stanza in cui Marina Cvetaeva passò l'ultima notte in Francia prima di tornare alla desolazione e alla morte (anche lei suicida) in Unione Sovietica.
Gli eventi successivi a quella notte sono scanditi dalla pubblicazione delle sue ultime raccolte di poesie: Lichtzwang, che uscirà nel mese di giugno del 1970, già da tempo consegnata all'editore, Schneepart, composta nel 1968 e licenziata nel 1971, infine Zeitgehöft, che comparirà, davvero postuma nel 1976, ricomposta ed intitolata sulla scorta di una cartella ritrovata in avenue Zola, ma non ordinata dall'autore.
Le spoglie di Celan oggi dimorano nel Cimitero parigino di Thiais.
L'opera Fuga di morte Todesfuge, ovvero "Fuga di morte", pubblicata nel 1948, rappresenta forse la più trasparente e conosciuta poesia dell'autore: è un potente grido di dolore che descrive la realtà del campo di concentramento, denuncia la condizione dei prigionieri, e mette a nudo la crudeltà dei carcerieri nazisti nella sua elementare banalità quotidiana. Il titolo, originariamente TodesTango, coniuga la morte con il ritmo musicale proprio della Fuga, che Celan si propone di riprodurre nell'andamento dei suoi versi; in esso è da vedersi anche un richiamo diretto all'imposizione umiliante, inflitta dai nazisti agli ebrei prigionieri dei campi, di suonare e cantare durante le marce e le torture. Celan scrisse questa poesia pochissimi anni dopo la fine della guerra, tratteggiando quindi una descrizione a caldo dell'evento; Todesfuge divenne quindi l'emblema poetico della riflessione critica intorno all'Olocausto, soprattutto essendo stata scritta da un ebreo, che aveva conosciuto la realtà dei lager, e tuttavia in lingua tedesca - la lingua materna di Celan.
Celan stesso non mancò di dare lettura pubblica della sua poesia, in Germania, e di concederne l'inserimento in alcune antologie; successivamente però si rammaricò dell'eccessiva notorietà di questo testo, la cui diffusione poteva costituire anche un modo troppo facile da parte dei tedeschi, a suo avviso, di liberarsi del senso di colpa per i crimini nazisti. In questo quadro va ricordato anche il celebre verdetto di Adorno, secondo il quale scrivere poesie, dopo Auschwitz, sarebbe barbarico: in questo senso Todesfuge, ma anche tutta l'opera poetica di Celan, costituisce una vera e propria resistenza a questa condanna, un tentativo disperato e tuttavia lucidissimo di trasformare l'orrore assoluto in immagini e linguaggio.