Lo Scalogno di Romagna (ecotipo romagnolo di Allium ascalonicum) è una varietà di scalogno (un ortaggio simile alla cipolla) che si coltiva tipicamente in Romagna. Dal 1997 è un marchio IGP tutelato dall'Unione europea.
Si differenzia dalle altre tipologie di scalogno per le sue peculiari proprietà organolettiche: colore, aroma e sapore. Delicato, l'aroma si situa a metà strada fra aglio e cipolla. Altra particolarità dello scalogno è che non dispone di alcun seme e, dunque, non ha né infiorescenza né impollinazione: per la sua riproduzione è necessario piantare i “bulbilli” (bulbi di dimensioni ridotte) selezionati a mano dagli agricoltori fra i bulbi appena raccolti.
Origine e zona di produzione Lo scalogno vanta una storia millenaria, infatti la sua coltivazione è nota da almeno anni. Originario del Vicino Oriente, in particolare dalla città di Ascalona di Giudea, da cui trarrebbe il nome, lo scalogno è citato negli scritti del poeta romano Ovidio. A partire dal XIII secolo il suo uso è descritto in numerose produzioni gastronomiche.
Lo scalogno viene coltivato in terreni collinari, ben esposti e drenati. Ha un periodo di rotazione colturale di 5 anni. La zona di produzione è ben identificabile in un'area che comprende gli appennini imolese, faentino e forlivese, contigui tra loro.Viene trapiantato a fine nei mesi di novembre e dicembre (anche gennaio se la stagione è avversa), e la raccolta avviene nell'estate successiva da metà giugno a fine luglio
Uso gastronomico Numerose ricette tradizionali romagnole utilizzano lo scalogno, soprattutto in sughi e soffritti.
Lo scalogno conservato sott’olio si usa come contorno, soprattutto per accompagnare i secondi di carne lessata. La conserva a base di olio extravergine d’oliva, aceto e sale è preparata secondo una ricetta tradizionale in uso nelle campagne fino agli anni Cinquanta, ed è tuttora diffusa.
Tutela e valorizzazione Nel 1997 lo scalogno di Romagna ha ottenuto il riconoscimento del marchio Indicazione geografica protetta (IGP). Lo Scalogno IGP ha un areale di produzione ben definito che comprende: il territorio in destra del torrente Sillaro, la vallata del Santerno e la vallata del Senio con i suoi affluenti Elenco dei comuni: Castel del Rio, Borgo Tossignano, Fontanelice, Casalfiumanese, Castel Guelfo, Dozza, Imola e Mordano per la provincia di Bologna, Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme e Solarolo per la provincia di Ravenna e i comuni di Modigliana e Tredozio per quella di Forlì..
Il 27 giugno 2018 si è costituito il Consorzio dello Scalogno di Romagna allo scopo di indirizzare, regolamentare e qualificare la produzione dell'ortaggio. Presidente è Glenda Vignoli, vicepresidente Giordano Alpi (confermati nel 2024). Note
Voci correlate Cucina romagnola Prodotti agroalimentari tradizionali emiliani e romagnoli
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Categoria:Cucina romagnola Categoria:Cultivar di scalogno